giovedì 10 luglio 2008

IRAN: DOPO POCHI MESI DI TREGUA TORNANO IMPICCAGGIONI PUBBLICHE






Alcune immagini dell'impiccaggione di 4 uomini avvenuta stamattina nella città di Barazjan


Grazie alle pressioni internazionali, pochi mesi fa il regime dei mullah ha dichiarato che per "ragioni di morale pubblica è proibito l'impiccaggione pubblica salvo decisione della massima autorità religiosa Ayattolah Shahroudi", capo della forza giudiziaria dei mullah. Dal momento che il regime dei mullah si regge su tre pilastri fondamentali di cui uno è appunto la repressione interna attraverso l'uso del terrore e della violenza e delle impiccaggioni pubbliche, non ha potuto rispettare più di tanto la sua promessa anche se le impiccaggioni continuavanao regolarmente all'interno delle carceri iraniane. Il regime dei mullah ha bisogno di portare a contato del pubblico la sua feroce faccia e identità. Esattamente come lo fa con gli stranieri in Iraq e in Afghanistan. Senza l'uso della violenza il regime dei mullah non regge in piedi manco per pochi secondi. La gente lo spazzerebbe in pattumiera della storia in una sola notte.
Le foto qui sotto riportate riguardano l'impiccaggione pubblica di 4 uomini avvenuto stamattina nella citta di Barazjan, in provincia di Bushehr sud Iran, di fronte al vecchio carcere di città. Uno degli uomini era cittadino afghano.
L'Associazione rifugiati politici iraniani in Italia chiede l'intervento urgente degli enti umanitari a favore delle donne e dei minorenni condannati a morte denunciando la ripresa delle esecuzioni pubbliche finalizzate a terrorizzare ulteriormente la mente e il fisico di tutta la popolazione iraniana. La ripresa di tali atti criminali pubblici dimostra la forte preoccupazione del regime dei mullah proveniente dal fronte interna cioè dalla popolazione iraniana.
La difesa dei diritti del popolo iraniano è esattamente equivalente alla difesa dei diritti di tutti i cittadini del mondo. Il terrorismo e il fondamentalismo iraniano non riconosce nè limiti e nè confini.
karimi davood

FORTI PREOCCUPAZIONI DEL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI SUL LANCIO DEI MISSILI IRANIANI


Foto: ministro degli esteri italiano Franco Frattini

Il regime dei mullah ieri secondo le informazioni diffuse dai mass media ha lanciato 9 missili di cui uno può colpire Israele. Secondo me le preoccupazioni non devono venire dal fatto che uno di essi può colpire Israele. Questa politica di visione è sbagliatissima. Bisogna essere preoccupati per l'esistenza del regime dei mullah. E non per i suoi missili. La sua politica di aggressione provviene dalla sua ideologia fondamentalista. Finchè regna in Iran questa mentalita terroristica e aggressiva il mondo non vedrà mai la pace e la stabilità e nemmeno l'Israele potrà mai sperare in una pace duratura con i vicini e i palestinesi. Il mio consiglio al ministro Frattini è di non preoccuparsi solamente per uno dei missili ma per l'ideologia con cui questi missili vengono construiti che sono un'anticamera della bomba atomica islamica. Se il ministro Frattini usasse uno pò di matematica nei suoi calcoli vedrà sicuramente che 9 missili + ideologia del fondamentalismo porterà il mondo alla totale distruzione.
Non bisogna trascurare le recenti minacce dei vari dirigenti dei mullah+ il lancio dei missili+ attacco terroristico all'ambasciata americana+ la dura repressione della popolazione+ interferenze terroristiche in Iraq e in Afghanistan+ ecc... Questi sono pezzi di un puzzle che si chiama "la repubblica islamica iraniana"
karimi davood, analista politico iraniano

IRAN: FRATTINI, DOPO TEST MISSILE BLOCCARE ESCALATION
Ramallah, 9 lug. (Adnkronos/Aki) - Dopo il test iraniano del missile Shihab 3, il ministro degli Esteri Franco Frattini da Ramallah ha espresso la propria preoccupazione per il rischio di un'escalation da parte di Teheran. ''In un briefing particolarmente dettagliato le autorita' israeliane mi hanno informato dell'evoluzione della situazione iraniana e le loro preoccupazioni sono serie e fondate'', ha detto il capo della Farnesina che ieri ha incontrato alcuni responsabili della sicurezza dello Stato ebraico. ''Il test del missile da parte dell'Iran chiarisce di cosa stiamo parlando - ha concluso Frattini - sono missili di gittata medio-lunga, molto pericolosi ed ecco perche' tutta la comunita' internazionale, e non solo Israele, ha interesse a bloccare questa escalation in modo definitivo''.

mercoledì 9 luglio 2008

IRAN SI PREPARA ALLA GUERRA


Foto: Maryam Rajavi, presidente eletta dal Consiglio Nazionale della resistenza Iraniana



Iran si prepara alla guerra? Si, la mia risposta è positiva. Anche perchè il regime dei mullah è l'unica parte che sa esattamente come sono messe le cose. Prima di tutto i mullah iraniani sanno quello che stanno facendo: "la costruzione della bomba atomica come l'unica garanzia della soppravvivenza dell'Islam". Di conseguenza i mullah sono certi della reazione della comunità internazionale nei confronti della loro ambizione atomica. Ecco perchè i militari e i dirigenti di Teheran continuamente colpiscono il tamburo della guerra e schiacciano i bottoni delle autobombe in Iraq e in Afghanistan in particolar modo contro i militari americani e europei. Per loro un motivo reale esiste. Sono certi della reazione militare della comunità internazionale ma non sono certi della data dell'operazione. Ecco perchè si sono levate in aria le minacce da per tutto insieme alle esercitazioni militari nel Golfo e il lancio esperimentale della Shahab 3 avvenuto ieri pomeriggio.
Secondo le informazioni pervenute dall'interno del regime, il capo supremo, ayattolah Ali Khamenei ha lanciato allarme rosso e ha chiesto a tutte le fazioni interne di di abbandonare le divergenze e di allinearsi sulle posizioni del governo e di prepararsi alla guerra.
Secondo me la "data" si sta avvicinando e purtroppo stiamo andando verso una guerra inevitabile di cui il primo responsabile è il regime disumano e terroristico dei mullah.
In questo momento molti analisti e esperti del medioriente si chiedono ci sono alternative alla guerra per poter fermare realmente il regime dei mullah? La mia risposta è si. Esiste una forte alternativa che si chiama la "terza via di Maryam Rajavi". Una alternativa indolore per gli stranieri e per la comunità internazionale ma efficace allo stesso tempo per fermare definitivamente il regime dei mullah. Una alternativa che nasce dal ventre della popolazione iraniana, laica, pluralista e democratica che può garantire una volta costruito il suo governo a portare la società iraniana verso uno stato laico, democratico e pluralista nei confronti dell'interno e pacifico nei confronti del mondo esterno. Una autostrada a 6 corsie verso la pace in medioriente. Non capisco perchè a volte si sceglie la tortose strade
di montagna che sono pieno di rischi.
La parola è del nostro presidente Mryam Rajavi.
karimi davood, analista politico iraniano
A voi una notizia che conferma lo stato di guerra già esistente nella zona di Golfo Persico:

(ASCA-AFP) - Teheran, 9 lug - Le Guardie Rivoluzionarie dell'Iran, corpo militare d'elite, hanno effettuato nuovi test missilistici nel Golfo lanciando diversi razzi tra cui un missile, lo Shahab 3, il cui raggio d'azione potrebbe raggiungere con tutta tranquillita' i territori israeliani. A riferirlo e' stata l'emittente araba 'Al-Alam'.

Secondo l'emittente, si e' trattato in particolare di un test missilistico effettuato con il lancio di uno ''Shahab-3, con testata esplosiva convenzionale di una tonnellata e 2 mila chilometri di raggio d'azione''.

Il test, inoltre, ha coinvolto diversi altri razzi (circa nove) che non fanno altro che aumentare il clima di timore e la crescente preoccupazione della comunita' internazionale riguardo al programma nucleare di Teheran.

''L'obiettivo del test - ha detto Hossein Salami, generale al comando delle Guardie Rivoluzionarie - e' quello di dimostrare che siamo pronti a difendere l'integrita' della nazione iraniana''.

''I nostri missili sono capaci di colpire qualsiasi luogo in qualsiasi momento, con rapidita' e accuratezza'', ha aggiunto. ''Il nemico non deve ripetere i propri errori. I bersagli nemici sono sotto osservazione'', ha continuato Hossein Salami.

martedì 8 luglio 2008

8 LUGLIO, ANNIVERSARIO DELLA RIVOLTA STUDENTESCA DI TEHERAN






Per commemorare il nono anniversario del movimento degli studenti di Teheran, iniziato il 18 tir(data iraniana equivalente 8 luglio), del 1999 quando le forze di sicurezza del regime di Khatami hanno aggredito il dormitorio degli studenti e hanno ferito e ucciso numerosi studenti che contestavano pacificamente contro la repressione in Iran. Gli agenti di Khatami nell'uso della violenza hanno superato ogni limite e perfino malmenando gli studenti gli gettavano giu dalla finestra. Uno degli studenti di nome Ezzat Ebrahim Nejad ha perso la vita. Successivamente uno dei leader storici del movimento di nome Akbar Mohamamdi è stato ucciso nel carcere di Evin. Questo giorno ha segnato un punto di riferimento per il movimento studentesco e ha mandato via la maschera dietro il quale il mullah Khatami aveva nascosto la sua vera natura. Infatti dietro l'ordine diretto di lui gli agenti hanno agito e portato a termine la repressione della protesta di quel giorno. Alcuni studenti arrestati quel giorno tuttora si trovano nel carcere di Evin e molti altri sono stati uccisi sotto le piu bruttali torture.
Gli studenti di teheran con il loro coraggio e eroismo e sacrifico della loro vita hanno dimostrato quanto è debole e fragile le mura del palazzo di carta del regime dei mullah. Successivamente questo movimento è entrato nella mente e nel cuore della popolazione tanto vero che ogni anno è stata commemorata questa data da tutta la popolazione in particolare dagli studenti dell'intero paese. Oggi lo slogan fondamentale del movimento è "abbasso dittatore", "noi siamo donne e uomini della guerra, scendi in campo dittatore, che noi siamo pronti". Non dimentichiamo che l'anno scorso questo movimento ha protestato contro la presenza di Ahmadinejad all'università di Teheran appicando il fuoco al suo ritratto all'interno della sala di conferenza. Il movimento ha segnato un altro fatto di coraggio e di eroismo. Quelli studenti sono stati arrestati e tuttora si trovano in diversi carceri del paese sottoposti alle piu feroci maltrattamenti.
In ricordo di quegli eroi dell'università di Teheran vi lascio un videoclip che si chiama "Compagno di scuola". E' in persiano ma ci si capisce immediatamente. La sua musica trascina ascoltatore nell'immenso mare della protesta e del dissenso verso il regime dei mullah e in particolare contro il grando vigliacco del secolo il mullah Khatami.
karimi davood

lunedì 7 luglio 2008

DOMANI, 8 LUGLIO ANNIVERSARIO DELLA GRANDE MANIFESTAZIONE DEGLI STUDENTI DI TEHERAN: UN BREVE FILMATO DELLA LORO RIVOLTA


foto: una manifestazione degli studenti a favore dei loro colleghi arrestati e detenuti nel famigerato carcere di Evin

Un breve filmato della manifestazione degli studenti di fronte al ministero degli interni a Teheran

9 anni fa numerosi studenti dell'università di Teheran, delusi dalle promesse del grande viliacco della storia contemporanea, appunto il mullah Khatami, sono scesi in piazza gridando la libertà e la democrazia. Gli agenti in borghese, dietro l'ordine diretta dello stesso Khatami, riformatore, moderato! hanno aggredito il dormitorio degli studenti ferendo numerosi giovani studenti di Teheran uccidendo un loro collega di nome Ezzat Ebrahim Nejad.
In persiano questo giorno, che nel calendario si chiama 18 Tir è stato registrato come il giorno degli studenti. Studenti ribelli e democratici che non hanno esitato a sacrificare la loro vita per la libertà e la democrazia del loro paese. Naturalmente il popolo iraniano, ogni anno ricorda questa data e commemora il ricordo di coloro che hanno sacrificato la loro vita per il bene del paese. Ogni anno anche il regime dei mullah in procinto dell'avvicinarsi di questa data adotta una serie di iniziative onde reprimere il movimento degli studenti e allontanare la prospettiva delle manifestazioni di protesta. Ma gli studenti iraniani non si intimoriscono dalle iniziative repressive dei mullah e organizzano puntualmente le loro manifestazioni di commemorazione e di protesta.
Devo ribadire che il movimento degli studenti ha superato anche i confini iraniani tanto che in diversi paesi gli oppositori iraniani organizzano delle manifestazioni in sostegno ai loro coraggiosi studenti che sono scesi in piazza gridando la libertà e la giustizia per i loro colleghi. Recentemente anche a Roma si è parlato di una inziativa del comune e del sindaco di Roma che vorrebbero intitolare la via dove è dislocato la nefasta ambasciata e covo dei terroristi iraniani, come via 18 tir.
Già il regime dei mullah ha protestato contro questo provvedimento minacciando di cambiare il nome di una via di Teheran intitolata "Via Italia"!
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia insiste e sollecita il comune di Roma e il suo sindaco Alemanno di non cedere al terrorismo iraniano e quanto prima cambi il nome della via in considerazione in ricordo del movimento degli studenti di Teheran.
Viva gli studenti
karimi davood

Padova News
IRAN: CACCIARI, BELLA IDEA INTITOLARE STRADA AL '9 LUGLIO'
07-07-2008

Venezia, 7 lug. - "E' una bella idea". Cosi' il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, commenta all'ADNKRONOS la proposta di Roberto Pella, responsabile delle Politiche giovanili dell'Anci, di presentare in Commissione Politiche giovanili un ordine del giorno che sensibilizzi i Comuni d'Italia a promuovere l'intitolazione di una strada al '9 luglio', in ricordo della rivolta studentesca scoppiata in Iran il 9 luglio del 1999 e repressa nel sangue.

Sulla possibilita' che anche a Venezia nasca una strada intitolata al 9 luglio, Cacciari ha risposto: "Non ci ho ancora pensato, bisognera' parlarne con i consiglieri comunali. In questo momento ci sono altre priorita', ma sicuramente affronteremo l'argomento".

(Adnkronos)

domenica 6 luglio 2008

Intervento dell'On. Ciccioli a Parigi durante il meeting della resistenza iraniana


Foto: On. Ciccioli insieme all'On Beatrice Lorenzin e On. Paola Goesis


Iran / On.Ciccioli: la vostra battaglia per il futuro del vostro popolo è per la pace del mondo
Sunday, 06 July 2008

Karimi Davood: allo storico meeting di Parigi, svoltosi il 28 giugno scorso in occasione della commemorazione di una serie di date importanti per la resistenza iraniana, hanno partecipato moltissimi amici della causa iraniana tra cui i parlamentari Carlo Ciccioli(An), Beatrice Lorenzin( Pdl), Paola Goesis(lega Nord)e la deputata del Pd On. Amalia Schirru, Prof. Antonio Stango del Helsinky Watch, Avv, Mario Lana, un gruppo di partigiani italiani, E IL vice sindaco di Cuneo ecc..
A nome del gruppo parlamentare italiano ha preso la parola On. Carlo Ciccioli che ha espresso la solidarietà del popolo italiano alla resistenza del popolo iraniano.
Ho onore di pubblicare il discorso dell'On. Ciccioli del Pdl(An):



Carissimi, inanzi tutto un grande saluto, un grande abbracio ciascuno di voi. Insieme ai parlamentari Italiani Beatrice Lorenzin del Popolo della Libertà, Paola Goisis della Lega Nord e Amalia Schirru del Partito Democratico qui presenti , rappresentiamo i sentimenti della maggioranza del popolo Italiano.
La vostra imponente presenza iraniani provenienti da tutto il mondo è la misura del consenso della vostra oraganizzazione . La nostra presenza di parlamentari dei parlamenti nazionali provenienti dalle piu importanti nazioni dimostra che finalmente il mondo ha aperto occhio ricchi per vedere e per ascoltare ed aperto la mente per capire.

La vostra battaglia per la libertà e per i diritti civili è la battaglia per i nostri principi. Non possiamo non essevi vicini. Avete lottato con tenacia generosita’ per anni tra il silensio generale, ora venuto il vostro tempo. Quasi 30 anni di buio in Iran sono stati troppi, il mondo ora ha capito. Non possono essere gli interessi economici, petroliferi o equilibri internazionale a non farci capire , a non farci vedere. La sentenza di Londra che ha cancellato la vostra organizzazione dal elenco dell’organizzazioni sospetti di terrorismo gli rende finalmente giustizia.

Ora siete finalmente i rappresentanti ufficiali dei diritti del popolo iraniano nel mondo. Buona fortuna, avete la nostra solidarietà e il nostro appoggio, perche la vostra battaglia per il futuro del vostro popolo è per la pace del mondo. I vostri martiri, i vostri caduti non sono caduti in vano ma in piu carceri e piu assassini , impiccagioni e lapidazioni. Vi siamo vicini , grazie di averci invitato .


Viva l’Iran libero

MOMENTI DI GIOIA CON MARYAM RAJAVI

sabato 5 luglio 2008

ALDO FORBICE: AD AGOSTO L'ATTACCO ALL'IRAN


Foto: Aldo Forbice durante il meeting della resistenza iraniana a Parigi
Il Tempo.it
5.07.08
la rivelazione
Ad agosto l'attacco all'Iran


Israele si sta preparando ad attaccare l'Iran con bombe di profondità per distruggere tutti i siti nucleari. Non è escluso neppure l'uso di piccole bombe atomiche per essere certi della distruzione totale degli impianti. Siamo di grado di confermare questa terribile notizia da fonti attendibilissime,come adesso vi diremo.

Innanzitutto i tempi c'è chi parla addirittura di una data vicina ad agosto,forse durante le Olimpiadi di Pechino (quando il mondo è distratto dalle competizioni sportive e i riflettori sono accesi nella capitale cinese per possibili rischi di azioni terroristiche). In ogni caso non si dovrebbe andare al di là della fine di quest'anno,comunque prima delle elezioni presidenziali Usa.

Bush nei suoi più recenti discorsi ha fatto capire che "l'opzione militare" non è esclusa visto il sostanziale fallimento anche delle ultime sanzioni decise dall'Onu. Per il momento Washington ha frenato l'attuazione dei progetti militari israeliani ma ci sono due scadenze in vista che renderebbero improcrastinabile l'ora X . La prima è legata all'arricchimento dell'uranio che si sta producendo nella centrale sotterranea di Natanz. Se sarà prodotta una quantità di uranio arricchito sufficiente per mettere a punto la prima bomba nucleare gli aerei israeliani potrebbero ricevere il segnale rosso di intervento.L'altra scadenza è rappresentata dall'installazione dei potenti missili russi SA ( che risultano già acquistati da Teheran ).

L'Iran dispone già di missili a media e lunga gittata,ma quelli russi potrebbero rafforzare, non solo il dispositivi difensivo, ma anche quello offensivo,essendo in grado di colpire obiettivi israeliani, oltre che le basi americane nel Golfo persico. I tempi sono ora molto stretti e tutte le cancellerie europee sono in allarme:dalla Germania alla Francia ,alla Gran Bretagna. Proprio due giorni fa il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha ribadito con fermezza al congresso dell'Internazionale socialista, a Lagonisi (Grecia),che «la minaccia nucleare dell'Iran non può essere permessa».

Ma ad essere fortemente preoccupati sono proprio gli iraniani,quelli della resistenza, che da molti anni combattono il regime islamico di Teheran. Sabato scorso nei padiglioni della Fiera di Parigi oltre 70 mila iraniani (dati della polizia francese) sono arrivati da tutta Europa (ma anche dagli Usa,Canada,Australia,Iraq,Giordania,ecc.) in un meeting , convocato anche per sollecitare una presa di posizione dell'Unione europea sulla cancellazione dei mojahedin del popolo (che sono una componente del Consiglio della resistenza) dalla lista del terrorismo internazionale,così come ha fatto nei giorni scorsi il parlamento inglese. Marjiam Rajavi,storica presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (che ha sede proprio a Parigi) è stata molto esplicita nel suo lungo discorso: «no» al regime islamico- fascista di Ahmadinejad ,«no» a una nuova guerra in Iran ( che può diventare più sanguinosa di quella del'Iraq),«si» alla «terza via» ,come unica alternativa pacifica possibile per riportare la libertà e la democrazia in Iran,che deve tornare ad essere «uno Stato laico,pluralista,rispettoso di tutte le etnie,culture e credi politici e religiosi».

Il clima che si percepiva (anche nei nostri parlamentari presenti,sia del Pdl,della lega e del Pd) era molto teso. Anche i rappresentanti di governo irakeno ci hanno confermato che, dalle notizie in loro possesso, «ci troviamo alla vigilia di un grande evento e pensiamo che,come ritorsione l'Iran possa attaccare anche noi,coinvolgendoci in una guerra totale, in tutta la regione». Un ministro ha aggiunto,chiedendoci l'anonimato: «Siamo oppressi dalla forte ingerenza dei pasdaran iraniani:dalle nostre frontiere ,ridotte a un colabrodo, passa di tutto(armi, dollari ,militari iraniani ,ecc.) per finanziare i gruppi armati,anche quelli vicini ad al Qaeda. Sono ormai oltre 300 mila gli iraniani,con nomi irakeni,compresi diversi parlamentari e alcuni ministri ,sulla busta paga della Forza Qod ,che fa capo al Corpo delle guardie rivoluzionarie di Teheran.

Noi temiamo mille volte di più gli iraniani che gli americani». Le notizie su un prossimo attacco israeliano ( con la copertura americana) ora vengono confermate dai mojaheddin ,le cui informazioni si sono rivelate sempre sono molto attendibili. Ricordiamo infatti che le prime denunce pubbliche sui siti nucleari sono venuti proprio da loro perché dispongono di una rete diffusissima di informatori sul territorio,anche nei cantieri dove si costruiscono gli impianti nucleari mimetizzati nel vasto territorio iraniano. Essi continuano a sfidare l'attivissima vigilanza dei pasdaran e sono consapevoli che,una volta scoperti,non sfuggiranno alla tortura e alla morte.Una sorte che è stata riservata negli ultimi anni a ben 120 mila uomini ,donne e anche ragazzi iraniani che si sono ribellati alla tirannia dei mullah . Neppure l'Aiea (l'agenzia dell'Onu per l'energia nucleare) e il Pentagono ,prima dei dossier resi noto dalla resistenza iraniana, non sapevano nulla sulla reale portata del programma nucleare del regime.

Non solo,ma sono stati sempre loro a rivelare l'anno scorso,la gigantesca ingerenza iraniana in Iraq e in Libano ,documentando tutti i finanziamenti ,compresi centinaia di migliaia di agenti mascherati tutt'ora sul libro paga di Teheran. Ecco perché le informazioni,confermate a Parigi,sono credibili. I partigiani iraniani si stanno preparando a questa eventualità. Forse anche l'Italia ,a di là delle dichiarazioni rituali,dovrebbe fare qualcosa di più.




venerdì 4 luglio 2008

DELEGAZIONE IRACHENA INCONTRA I DIRIGENTI DEL PARTITO RADICALE








Oggi pommeriggio ho avuto il piacere di accompagnare una folta delegazione dei rappresentanti della società civile irachena presso la sede del partito Radicale Italiano dove hanno incontrato i deputati e rappresentanti del partito tra cui On. Zamparotti e il leader storico del partito Marco Pannella. La delegazione irachena ha esposto i oproblemi attuali della società irachena e ha denunciato la forte interferenza del regime dei mullah in tutti i settori della società. Ha denunciato la forte violenza con cui il regime dei mullah cerca di spaventare e fomentare il terrore tra le popolazioni e le diverse etnie. I rappresentanti iracheni hanno soffermato sul ruolo fondamentale dell'Organizzazione dei Mojahedin del popolo nella lotta al fondamentalismo islamico e a tutte le organizzazioni che fanno capo al regime dei mullah tra cui tutte le squadre della morte. Gli iracheni presenti all'incontro hanno chiesto il coinvolgimento dell'Italia nel sostegno dello sviluppo della democrazia e nella lotta alle inetrferenze iraniane. La delegazione formata da tutte le etnie e religioni e settori civili iracheni ha ribadito che l'occupazione silenziosa del regime dei mullah in Iraq è mille volte più pericolosa dell'occupazione americana. La delegazione ha ribadito che il governo di Almaleki è totalmente sotto l'influenza del regime dei mullah tanto vero che due ministeri chiave del governo sono gestiti totalmente dagli iraniani: ministero della difesa e dell'interno.
Alla fine la delegazione ha risposto alle domande dei presenti e dei giornalisti e ha lanciato un messaggio al mondo civile per il loro impegno nella lotta al fondamentalismo e per la democrazia in Iraq e in Iran. Uno dei membri della delegazione ha sostenuto ceh il regime dei mullah sulla questione atomica militare ha fatto diventare il territorio iracheno un campo per il regolamento dei conti con gli americani coinvolgendo migliaia di innnocenti iracheni che muoiono a causa delle bombe iraniane esplose quotidianamente sul territorio iracheno.
karimi davood

ULTIMA NOTIZIA. ATTACCO TERRORISTICO CONTRO IL CAMPO DI ASHRAF IN IRAQ



STAMMATINA IL REGIME TERRORISTICO DEI MULLAH HA BOMBARDATO IL CAMPO DI ASHRAF DOVE RISIEDONO ALL'INCIRCA 3000 COMBATTENTI DELLA RESISTENZA IRANIANA


Secondo il comunicato diffuso dai Mojahedin del Popolo. l'attacco terroristico ha avuto il luogo alle ore 5 e 25 minuti di stamattina. Fortunatamente questo attacco terroristico non ha potuto causare vittime tra i residente del campo. Secondo la resistenza iraniana, questo attacco è una palese risposta alla recente petizione firmata da 3 milioni di sciiti iracheni a favore dei Mojahedin del Popolo. Nei giorni precedenti, molte autorità irachene che si trovano sulla busta paga del regime dei mullah, tra cui il mullah Hakim avevano avvanzato le solite accuse dettate dal regime dei mullah chiedendo l'espulsione dei Mojahedin dal territorio iracheno.
L'Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia considera l'attacco contro il campo di Ashraf come un crimine contro l'umanità chiedendo la presa di posizione dei paesi interessati in particolare quelli convolti nella sicurezza irachena nonchè l'espulsione dell'ambasciatore iraniano in Iraq che è uno dei massimi elementi della Sepah Ghods in Iraq e responsabile numero 1 di tutte le azioni terroristiche verificatesi in Iraq.
karimi davood

LIBERATA INGRID BETANCOURT


La notizia della liberazione di Igrid Betancourt ha avuto l'effetto di dell'esplosione di una grande festa di gioia e di speranza. Speranza per altri ostaggi che tuttora vivono nelle stesse condizioni in cui ha vissuto Ingrid.
L' Assciazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia esprime la sua piena soddisfazione per la liberazione del presidente Ingrid Betancourt augurando che questo evento sia un passo verso la pacificazione nazionale e costituisca il primo mattone per la costruzione di una società civile, pluralista ed espressione di tutta la popolazione di questo paese martoriato da lunghissimi anni di lotta e di guerriglia.
Mi auguro che la signora Ingrid riesca a conquistare, un giorno non lontano, la poltrona della presidenza del paese e che possa usare l'esperienza di tanti anni di convivenza con la guerriglia in una direzione di pacificazione nazionale.
Benvenuta a casa presidente Betancourt
karimi davood, presidente associazione rifugiati politici iraniani in Italia

giovedì 3 luglio 2008

DICHIARAZIONI ALLARMISTICHE DEL PROFESSOR PANICCIA, MASSIMO ESPERTO IN STRATEGIE MILITARI


FOTO: PROFESSORE PANICCIA, DOCENTE DELL'UNIVERSITA' DI TRIESTE
Commento: il treno senza freni del progetto per la costruzione della bomba atomica islamica dei mullah sta conducendo il mondo intero verso una catastrofica guerra di cui la fine è ignota. Esattamente questo è obiettivo del regime dei mullah: portare il mondo intero in una crisi generale e senza fine per poi costringerlo, attraverso l'uso della sua violenza terroristica, di accettare la "realta atomica iraniana". Tutto l'obiettivo dei mullah si sintetizza in quste quattro parole: il "mondo deve accettare la nostra realta atomica". Il che significa sottomettersi al terrorismo iraniano per secoli e secoli subirne la atrocità politica e ideologica e medievale.
E' da anni che noi continuamo a ribadire che la nomina del passdar Ahmadinejad alla presidenza del regime dei mullah è stata una dichiarazione di guerra sia al popolo iraniano che a tutto il mondo. E anche abbiamo sottolineato la pericolosità del suo progetto atomico rivelando in tempo tutti i suoi particolari aprendo l'occhio del mondo su una realta tenuta nascosta per ben 18 anni. Ribadiamo ancora che la soluzione non è la guerra ai siti atomici. La giusta via è quella di aiutare la popolazione iraniana a liberarsi da soli da questo tumore maligno che ormai sta prendendo delle dimensioni catastrofiche. Il vento della guerra che si soffia in questi giorni e che ne parlano anche i massimi esperti mondiali ne è la prova.

karimi davood
A voi l'intervista con Arduino Paniccia, docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste e consulente di strategie militari:

''Gli Usa non parteciperebbero ma darebbero appoggio laterale a Tel Aviv''

Iran, l'esperto: ''Israele attaccherà quanto prima''


Arduino Paniccia, docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste e consulente di strategie militari: ''Un'azione dimostrativa e non di forza nei confronti di Teheran''

Roma, 2 lug. (Ign) - "E' una questione molto delicata, ma dopo il mio recente viaggio in Israele e Medio Oriente mi sento di azzardare un'ipotesi: le notizie di un attacco contro l'Iran hanno un certo fondamento". Lo rivela a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos, Arduino Paniccia (nella foto), docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste, uno dei massimi esperti italiani di strategie diplomatiche e militari. Per Paniccia, che ha commentato la notizia diffusa in questi giorni dal network americano Abc secondo la quale Israele potrebbe sferrare un attacco militare contro le centrali nucleari dell'Iran entro l'anno, "l'attacco che il governo di Tel Aviv compirà molto presto, sarà un'azione dimostrativa e non di forza nei confronti di Teheran". Un attacco preventivo, "leggero" ed unilaterale, che prenderebbe le mosse da un rapporto riservato in possesso delle intelligence israeliane, americane e inglesi.

"Questo documento -continua Paniccia- proverebbe che il programma nucleare iraniano" - che ha subito una forte accelerazione nel corso di quest'anno- "verrà terminato molto presto, entro la fine del 2009". A questo si aggiunga che, ''secondo altre indiscrezioni, i comandi militari di Iran e Siria saranno affiancati a breve sotto un unico organismo". Minacce troppo forti per Olmert che, se aggiunte alle prossime elezioni americane, che potrebbero modificare gli attuali scenari diplomatici e geopolitici in medioriente, aumenterebbero la probabilità di un'azione militare. Secondo l'esperto ''Israele potrebbe sferrare un'incursione aerea su pochi obiettivi dimostrativi entro la fine dell'estate'', con un effetto non di annientamento, ma di dimostrazione. "Vogliono far capire che Israele è in grado di colpire: pochi target, non in superfice, ma in profondità''. Un'incursione rapida, capillare e di precisione come quella dell'anno scorso contro la Siria.

E' difficile stabilire quali scenari si aprirebbero in caso di un bombardamento contro l'Iran. Secondo il docente, se l'attacco resterà solo dimostrativo, "non si aprirà una crisi internazionale troppo aspra". Non sarà dunque una "catastrofe planetaria" come molti, da entrambe le parti, sostengono: ''la marina iraniana è troppo debole per attuare delle significative azioni di rivalsa''.

E la ricaduta sui prezzi del petrolio? ''L'oro nero subirebbe una temporanea impennata sui mercati -spiega- per poi ridimensionarsi dopo una ventina di giorni e scendere addirittura al di sotto delle quotazioni raggiunte in questi giorni. Solo un quarto dei rifornimenti di greggio passa attraverso lo stretto di Hormuz e i contraccolpi non sarebbero significativi per il mercato internazionale".

Quale sarebbe il ruolo degli Stati Uniti? "Il 70-80% della classe politica americana -prosegue Paniccia- non desidera un intervento diretto contro l'Iran, ma ne è preoccupata". Washington, secondo il docente, non lascerebbe mai solo il suo storico alleato. Un coinvolgimento diretto è impensabile, visti anche i risvolti drammatici del conflitto in Iraq, "ma è probabile -conclude- che gli Usa mettano comunque a disposizione di Israele le basi militari, fornendo assistenza e sostegno laterale alle operazioni di Tel Aviv".

mercoledì 2 luglio 2008

IRAN DEMOCRATICO VISTO DA NELLA CONDORELLI



Politica in movimento
Iran
il cambiamento democratico



Marjam Radjavi, dove osano le aquile


di Nella Condorelli
E così, Marjam Radjavi ce l’ha fatta. A sette anni esatti dall’iscrizione dei Mujahedin del Popolo Iraniano tra i terroristi internazionali, e’ riuscita a portarli fuori dalle sabbie mobili della lista nera.
Per il momento, solo in Gran Bretagna, ma la decisione del Parlamento inglese di annullare la proscrizione nei confronti dell’OMPI, Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, e’ di quelle destinate a pesare sull’agenda internazionale. A partire dall’Unione europea che dovrebbe adottarne una simile nel giro di pochi giorni. “Una settimana, al massimo due”, sostengono i responsabili degli Affari esteri dei Mojahedin, il maggiore partito politico del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) che, da trentanni, riunisce gli oppositori in esilio degli ayatollah di Thèran, dai monarchici alle sinistre, messi fuori legge e perseguitati, ovunque e senza tregua, dal regime komeinista della Guida Suprema.
Esponente di punta da sempre dei Mojahedin del Popolo, Marjam Radjavi e’ la presidente del CNRI. Eletta nel 1998, dopo avere via via scalato tutti i gradini della piramide interna, convinta sostenitrice della politica dei diritti umani e dei diritti delle donne su cui ha costruito approccio e prassi politica, in altre parole l’intera architettura della sua azione, portando una maggioranza di donne nei luoghi decisionali del Consiglio e dell’Organizzazione, e rivoltando come un calzino umori e abitudini del suo popolo in esilio. Tre milioni di persone, uomini, donne e bambini, rifugiati politici nei cinque continenti.
56 anni, una laurea in ingegneria, una figlia di primo letto, Marjam e’ sposata in seconde nozze, - c’e’ chi dice, “nozze politiche”-, a Massud Radjavi, il leader storico dei Mojahedin, alla testa della rivoluzione che nel 1979 porto’ alla fuga dello Shah Palhevi dall’Iran. Poco piu’ di un anno dopo, costretto a fuggire anch’egli da Thèran, travolto dall’affermazione della corrente komeinista piu’ oscurantista, e dalla selvaggia repressione scatenata dal partito dei religiosi contro proteste di piazza e guerriglia partigiana. A pagare il prezzo di sangue piu’ alto, per tutti gli anni Ottanta e anche oltre, i suoi Mojahedin del Popolo, 120mila morti, un’intera generazione di giovani, profondamente motivati dal punto di vista ideologico, vittime di torture ed esecuzioni sommarie che non risparmiarono nessuno, neanche i familiari, neanche le donne incinte, neanche i neonati. Mentre la dittatura del “velayat-e faqiq’, il principio komeinista della Guida Suprema religiosa, si andava via via consolidando.

Carismatico quanto lo e’ d’altra parte anche Marjam, Massud Radjavi e’ considerato dai suoi lo stratega occulto dell’operazione che ha portato alla cancellazione dei Mojahedin dalla lista dei terroristi internazionali. E Marjam, la politica sagace e prudente quanto tenace e incrollabile che ha condotto le alleanze interne e internazionali necessarie.
Questo, almeno, il sussurro che la vostra cronista ha colto qua’ e la’, sabato 28 giugno, al Centro Sportivo di Villepinte, periferia di Parigi, dove settantamila iraniani elettrizzati hanno condiviso l’ufficializzazione dell’evento con la presidente Radjavi, (Massud e’ ancora clandestino), e con tutto lo stato maggiore del CNRI, organizzatore della Convention "Avec Marjam Radjavi, pour le changement democratique en Iran", presente una foltissima delegazione di parlamentari ed esponenti di diversi governi occidentali e mediorientali.
Dall’Australia al Canada, dalla Giordania all’Iraq, dalla Palestina alla Tunisia, dalla Gran Bretagna (rappresentata dai Lords, con in testa Lord Corbett, che hanno votato la cancellazione) al Parlamento europeo, agli Stati Uniti, partecipi con numerosi delegati tra i quali si notava il vicesegretario di Stato, parecchi congressisti e rappresentanti di organizzazioni non governative. Presenti per l’Italia, gli onorevoli Carlo Ciccoli di Alleanza Nazionale, Amalia Schirru del Partito Democratico, Paola Goisis della Lega Nord, Beatrice Lorenzetti del Popolo delle Liberta’. Tra gli ospiti, anche rappresentanti religiosi, cattolici e battisti, missionari, esponenti dell’ebraismo, con il rabbino capo di New York.
Convention imperniata in sostanza da una parte sulla massima visibilizzazione della decisione londinese, con una Marjam sorridente e felice come mai si era vista, in mezzo all’incontenibile entusiasmo della sua gente, tailleur ricamato e foulard bianco-argentato-azzurro nei toni del palco su cui spiccava il nuovo logo, un segno rosso stilizzato su campo piu’ scuro. E, dall’altra, sulla (ri)conferma ufficiale del ruolo istituzionale di Massud Radjavi e del protagonismo politico della sua citta’, Achraf, lo “stato” provvisorio dei Mojahedin su suolo iracheno, al confine con l’Iran. Spina nel fianco degli aytollah che per anni hanno cercato con tutti i mezzi (disinformazione e delegittimazione politico-religiosa comprese) di ottenerne la chiusura, bersaglio degli iraniani che sostengono gli sciiti di Badgad, e recentemente al centro di una petizione a favore della sua indipendenza, come citta’ dei mojahedin, firmata da tre milioni di iracheni sostenitori della politica di Massud.

Il voto inglese. La decisione votata all’unanimita’ dalle due Camere del Parlamento britannico, la Camera dei Lords e la Camera dei Comuni, accoglie e ratifica di fatto la sentenza della Corte d’Appello inglese del maggio scorso, e quella della Corte di Giustizia europea (2006), che avevano definito l’organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano “non terrorista”.
Avversato dal premier Gordon Brown, piuttostro propenso ad accogliere le pressioni contrarie di Teheran (fu sotto la presidenza di Kathami, nel 1999, che l’OMPI venne inserita nella lista nera, prima dall’UE e dagli Stati Uniti, e dopo via via dai vari governi europei), sostenuto invece tanto da parlamentari conservatori quanto dai laburisti, il voto inglese rappresenta per i Mojahedin molto piu’ di una legittimazione e persino molto di piu’ di un riconoscimento politico.
Nei fatti, quel che interessa a Marjam e a Massud Radjavi, e a tutti i Mojahedin, dallo stato maggiore sino all’ultimo militante di base, e’ la ricaduta che questa decisione avra’, sta avendo, in patria. Da Thèran a Mashad, da Akwaz (la regione dell’industria petrolifera, sul Golfo) ad Isfahan, a Shiraz, a Qom, alle piccole e media citta’ di provincia di questo sterminato Paese, grande quattro volte l’Italia, con ottanta milioni di abitanti.
Sino a ieri, il nome dei Mojahedin vi era bandito. Per criminalizzarlo presso un’opinione pubblica sempre piu’ provata e distante dalla dittatura religiosa, sempre piu’ insofferente alle regole imposte dalla presidenza Ahmadinejead, - codice di abbigliamento per donne e uomini, luoghi separati (l’ultimo: il cosiddetto “parco della liberta’ di Thèran, un giardino pubblico riservato alle donne, vero e proprio spazio di segregazione sessuale, cinto da un’alto muro di cemento), censura sulla musica e sulla stampa, riesumazione di punizioni corporali come frustate pubbliche, recrudenscenza della pena di morte anche per minorenni, lapidazioni e amputazioni di arti…, insomma un catalogo di violazioni di diritti umani, insopportabile per i moderni ceti borghesi e cittadini del Paese -, … dunque, per criminalizzare il nome dei Mojahedin e segarne le radici popolari, gli aytollah hanno sempre fatto ricorso proprio alla questione della lista nera. “Come dire: abbiamo ragione noi, se anche l’Occidente li considera terroristi…”, mi spiega un responsabile OMPI, “ma adesso, questo non sara’ piu’ possibile…,aggiunge. “Il castello di menzogne del regime e’ destinato a crollare, e sara’ il popolo a farlo fuori. Noi iraniani siamo gente paziente. Un anno, dieci, trenta…quello che conta e’ il risultato, il destino dell’Iran non puo’ essere e non sara’ questo anacronistico regime religioso, antidemocratico…”.
Il pensiero corre alla rivoluzione che costrinse alla fuga lo Shah Reza Palhevi, il 16 gennaio 1979, saranno giusto trant’anni l’anno prossimo. Anche li’, vinsero le manifestazioni e le proteste popolari che montavano da mesi e mesi come un fiume in piena, nonostante gli arresti indiscriminati, il carcere e le torture con le quali per anni la polizia segreta, la Savak, aveva cercato di stroncare l’opposizione politica… Contestato dagli studenti nelle universita’, assediato dalle proteste popolari, boicottato dai grandi mercanti dei bazaar, tutti dietro il pavese dell’“iranita’ sciita” (la questione dell’identita’ nazionale), quindi isolato dalla perdita del favore internazionale, crollo’ alla fine come un castello di carta, il regime di Reza Palhevi che si era fatto imperatore.

La reazione in Iran. Dunque, e’ la legittimazione popolare, degli iraniani e delle iraniane in patria, quello che sta al cuore di Marjam, e ha fatto battere il cuore della convention di Roissy.
Il CNRI punta infatti all’isolamento internazionale del regime teocratico; quel che preme a Marjam e a Massud Radjavi e’ la fine degli aytollah per mano del popolo. Nel discorso di Roissy, la presidente ha chiesto al Parlamento europeo di seguire la decisione adottata a Londra, e cosi’ via agli altri governi, a partire dalla Francia presidente di turno del semestre UE che inizia a luglio. Non era certo la prima volta: da sette anni, la cancellazione dei Mujahedin dalle liste del terrorismo internazionale rappresenta il punto di snodo principale della politica della “Terza Via” che Radjavi ha citato anche a Roissy, e che in un’intervista trasmessa su Rai News24 nel 2005, ai primi venti di guerra soffiati da George W. Bush contro l’Iran, la presidente del CNRI ha sintetizzato anche alla vostra cronista.
In sostanza, ‘No alla compiacenza verso la dittatura religiosa, No all’intervento armato dall’esterno, Si all’autodeterminazione del popolo, attraverso un referendum”. Nei piani politici dell’OMPI, c’e’ dunque il rovesciamento popolare del regime teocratico, il ritorno dei Mojahedin legittimati in patria, l’instaurazione di un governo provvisorio che prepari il referendum per la scelta della forma dello stato, basato sulla democrazia rappresentativa, la liberta’ di stampa e di espressione, l’uguaglianza tra donne e uomini, e la separazione tra stato e religione.
Quanto gli iraniani di oggi, sono pronti a seguirli in questo nuovo scenario politico?
A chi glielo chiede, Marjam dalla fede incrollabile nelle sue tesi, dall’avversione profonda verso gli ayatollah eretici corrotti e corruttori, dalla passione inesauribile per la politica come azione al servizio della collettivita’, risponde ricordando le centinaia e centinaia di manifestazioni contro il presidente Ahmadinejead e la Guida Suprema Kamenej organizzate in questi anni dagli studenti universitari, dagli operai delle zone industriali, dagli insegnanti, dalle donne, dai camionisti, dalle minoranze religiose perseguitate. Sottolinea le proteste della gente qualunque, provata da una progressiva a montante poverta’ nel Paese del petrolio; denuncia gli arricchimenti illeciti e gli storni di risorse pubbliche a favore di tasche private, l’aumento esponenziale del consumo di oppio tra giovani e donne, casalinghe per lo piu’, le fughe delle ragazzine da casa, la prostituzione e la tratta degli esseri umani. Risponde con i filmati sulle esecuzioni pubbliche, le impiccagioni alle gru sulla pubblica piazza per omosessualita’ e sodomia, la lapidazione nei cimiteri delle adultere.

La decisione britannica che riconsegna le donne e gli uomini militanti dell’OMPI al loro status di “resistenti”, di “partigiani”, puo’ dunque avere un significato altissimo nell’Iran di Ahmadinejead, lontano dalle brume di questa campagna francese dove da trent’anni si consuma nel bene e nel male il destino dei capi dell’opposizione in esilio. Il che spiega le pressioni sul governo inglese prima, e l’irritazione con cui il governo di Tèrhan ha gestito poi la notizia della decisione. Non sfugge certo il suo possibile impatto sugli assetti presenti e futuri dell’intera regione. Anche la Storia vi gioca la sua parte: gli inglesi, antichi colonizzatori di quest’area (e rivali tra Ottocento e Novecento della Russia zarista, anch’essa interessata ad estendervi i suoi interessi), si sentono in qualche modo ancora a casa loro. E i cugini americani non sono da meno. Bush e’ alla fine del suo mandato, ma l’Iran rimane il chiodo fisso. A nord e a est, ci sono le repubbliche asiatiche ex-sovietiche, c’e’ la strada per l’India e per la Cina, la via del gas e la via della seta… Affari e commerci.
Forse per questo, della convention di Roissy che ha celebrato il trionfo della realpolitik di Marjam Radjavi (“siamo, siete cambiati”, disse due anni fa parlando ad un pranzo per poche decine di persone, nella sala mensa di Auvers sur Oise, dov’e’ il quartier generale del CNRI), colpiva anche l’efficienza tutta nuova (e istituzionale) dell’organizzazione. Computer e linee adsl per la stampa, traduzioni simultanee in tre lingue, grandi schermi qua’ e la’, sottotitolatura del discorso presidenziale… Ma insieme c’erano le banderolles di fiori blu, dal sapore cosi’ indiscutibilmente persiano e arabo, le colombine della pace di gesso bianco, la musica, e quel silenzio totale piombato improvvisamente sugli ospiti stranieri quando sullo schermo sono apparse le immagini del Novecento iraniano, in tutt’uno con i ritratti dei leaders che guidarono le rivolte contro l’assolutismo delle dinastie degli shah, introducendo preziose riforme costituzionali.
Dalle foto stinte di Mirza Taghi Khan che, ancora prima, a meta’ Ottocento, favori’ la riforma dell’amministrazione statale, a quelle della Rivoluzione Costituzionale che nel 1906 costrinse lo shah Mozaffar al-Din a firmare una Costituzione garante di una certa liberta’ di parola, di stampa e di associazione, alle foto di Mohammed Mossadeq, primo ministro dello Shah Palhevi, che negli anni Cinquanta nazionalizzo’ il petrolio, destituito da un colpo di stato organizzato da Cia e servizi segreti inglesi, sino ai filmati di repertorio di Massud Radjavi, e’ chiaro. A partire da un altro giugno di ventotto anni fa, il 1980, con il leader dei mujahedin che parla nella sua Tèrhan ad una folla enorme, la giacchetta verde dei guevaristi, il palco pieno di altri giovani… Sfilano velocemente, e sfumano, nello stesso documentario, le foto di migliaia di martiri, ragazzi e ragazze, volti giovani, occhiali spessi come usava negli anni Ottanta, sotto i capelli neri riga laterale o sotto un nero chador. Achraf e Massoumeh, le eroine. In quanto alla memoria, i mojahedin non l’hanno persa.

LA SEPAH PASSDARAN SI PREPARA A LLA GUERRA E CAMBIA LA SUA STRUTTURA DI COMANDO



Con l'adozione delle sanzioni contro la bomba atomica dell'Iran, la comunità internazionale ha voluto dimostrare, pur timidamente, la sua opposizione all'arricchimento dell'uranio da parte del regime dei mullah. E la risposta di Teheran? Niente meno che una reazione sempre più violento e minaccioso da parte di tutte le autorità militari e religiosi. Ma oltre alle solite risposte ci sono state anche delle reazioni materiali alle sanzioni e alle minacce provenienti dall'estero. E' di recente la notizia di forti cambiamenti al livello militare in particolar modo nella struttura della maggior forza della repressione del regime dei mullah: la famigerata Sepah Passdaran. E' da due giorni che i media del regime diffondono delle notizie sui vari cambiamenti al livello di comando della armata dei mullah. innanzitutto la Sepah Passdaran è stato suddiviso in 31 corpi autonomi su tutto il territorio con la flessibilità di organizzazione secondo le esigenze e i pericoli che si troveranno in situazioni di emergenza. Secondo le mie informazioni sono stati licenziati numerosi comandanti del Corpo oppure sostituiti e spostati in altri reparti. Questo cambio di classe dirigenziale e di organizzazione interna dimostra che il regime dei mullah sta prendendo sul serio l'opposizione del mondo intero alla sua bomba atomica e segna un punto a favore di coloro che chiedeno piu sanzioni e piu fermezza nei confronti del regime dei mullah. Comunque la notizia di per se è una preoccupante segnale della ripresa du una guerra che potrebbe essere catastrofico e dannoso sia per la comunità internazionale che per il popolo iraniano. Secondo me l'unica alternativa è quella di scegliere la terza via proposta dalla signora Maryam Rajavi, presidente eletta dalla resistenza iraniana secondo cui il mondo per evitare la guerra deve dire "non alla guerra, non alla politica di accondiscendenza e si al popolo iranianao". In poche parole bisgona lasciar libere le mani del popolo iraniano per rimuovere chirurgicamente questo maligno tumore che sta crescendo a dismisura e sta divorando tutto il mondo civile. I suoi tentacoli stanno maciullando e sterminando diversi popoli sul globo: iraniano, iracheno, afghano, libanese, palestinese, israeliano ecc...
karimi davood

martedì 1 luglio 2008

PARIGI: ALLA PRESENZA DEL PRESIDENTE MARYAM RAJAVI MANIFESTANO 70000 IRANIANI


Azar Karimi insieme all'On: Beatrice Lorenzin del Pdl

Maryam Rajavi: " la sentenza della Corte di Appello di Londra e la cancellazione del nome dei Mojahedin dalla lista nera britannica è stato il risultato della pazienza e della resistenza del popolo iraniano"


Il presidente Maryam Rajavi durante il suo storico intervento alla manifestazione di Parigi, dove ribadì i principi di un Iran democratico, laico e pluralista dove la religione è totalmente lontano dallo Stato.


Il noto giornalista italiano dott. Aldo Forbice tra la signora Loredana David e Karimi Azar, presidente associazione giovani iraniani in Italia


Due momenti della partecipazione della delegazione dei parlamentari italiani: da dx a sx, On Paola Goeisis, della Lega Nord, On. Beatrice Lorenzin della Pdl, forza Italia, On Carlo Ciccioli del Pdl, Alleanza Nazionale. Oltre i parlamentari della maggioranza era presente anche On. Amalia Schirru del Pd.

28 giugno di questo anno è rimasta una data storica per quelli iraniani che hanno coltivato per lunghissimi anni il sogno della libertà e della democrazia in Iran. Ho personalmente toccato questo sogno e ho visto i mezzi per la sua realizzazione: il popolo iraniano unito in una sola figura che è il presidente Maryam Rajavi. Altrimenti come si spiega il fatto che piu di 70000 iraniani provenienti dai 4 angoli della terra raccogliersi sotto un unico tetto e gridare tutti insieme " libertà, libertà e ancora libertà"? Comunque è stato un trionfo per la resistenza e il popolo iraniano poter raccogliere tantissima gente con un unico obiettivo: noi iraniani possiamo farcela da soli basta che la comunità internazionale rimuove le catene poste ai piedi della sua resistenza.
Oltre agli iraniani presenti nella mega sala della manifestazione si notavano numerosi personalità e parlamentari provenienti da tutti i paesi dove gli iraniani risiedono abitualmente: America, Iraq, Giordania, Canada, Australia, Italia, Germania, Olanda, Danimarca, Inghilterra...
Dall'Inghilterra: Lord Corbett, presidente dei gruppo parlamentare del partito laburista alla Camera dei Lords, Lord Waddington, ex ministro degli interni del governo del Lady Margaret Tatcher, Lord Russel Johnston, Lord King. Lord Clarke, Lord Dholakia, Baronessa Anne Gibson, Baronessa Verma, Joe Benton e tantissimi altri parlamentari occidentali. La pecularietà della manifestazione di questo anno è stata la massiccia partecipazione dei rappresentanti parlamentari giordani ed iracheni appartenenti a tutti i gruppi etnici e religiosi: Sunniti, Sciiti, Cattolici, Laici ecc..
Il giorno dopo, il ministero degli esteri del regime dei mullah ha convocato l'ambasciatore giordano a Teheran per presentargli la protesta ufficiale contro la presenza dei rappresentanti giordani alla "manifestazione dei terroristi a Parigi"!
Durante la manifestazione hanno parlato, oltre al nostro presidente, molti parlamentari europei, iracheni e giordani ricordando la grande vittoria della resistenza iraniana a Londra chiedendo all'Unione Europea di rimuovere immediatamente il nome dei Mojahedin dalla lista nera europea.
Il presidente Maryam Rajavi durante il suo intervento ha ringraziato tutti coloro che hanno affiancato la resistenza iraniana in questi 7 anni di battaglia politico e giuridico chiedendo l'immediata cancellazione anche da parte dell'UE.
L'Italia è stato rappresentato egregiamente da un gruppo abbastanza equilibrata di parlamentari di tutti i gruppi della camera: On. Amalia Schirru del Pd, On. Carlo Ciccioli del Pdl, On. Beatrice lorenzin del Pdl, On. Paola Goeisis della Lega Nord e il dott. Antonio Stango, presidente del Helsinky Watch Italia.
Era presente anche il noto conduttore radifonico del programma Zapping della radio Rai 1, dott. Aldo Forbice che ha successivamente incontrato il presidente Maryam Rajavi.
Dall'Italia ha intervenuto in rappresentanza del parlamento On. Carlo Ciccioli che tra l'altro ha espresso la solidarietà al popolo iraniano e alla sua resistenza.

 
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