giovedì 7 agosto 2008

ENNESIMO RIFIUTO IRANIANO. 5+1 PESTA ACQUA IN MORTAIO


7/8/2008
Nuclerare, presto sanzioni a Iran
Da gruppo 5+1 una nuova risoluzione

I Paesi del gruppo "5+1" (i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu più la Germania) sono d'accordo sulla necessità di lavorare a una quarta risoluzione, a settembre, contro l'Iran. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato Usa che ha respinto la lettera di risposta iraniana all'offerta di incentivi come "una tattica dilatoria". Più cauta la Russia secondo la quale non ci sarebbe un accordo definitivo.

L'Iran "non ha fornito una risposta chiara" al pacchetto d'incentivi offerto dal gruppo del "5+1" durante i colloqui tenuti lo scorso 19 luglio a Ginevra, in Svizzera. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Gonzalo Gallegos. "Siamo molto insoddisfatti per il fatto che l'Iran ha nuovamente mancato di fornire all'Alto rappresentante della politica estera Ue, Javier Solana, una risposta chiara al generoso pacchetto di incentivi internazionali", ha detto Gallegos, sottolineando che la "lettera che abbiamo ricevuto ha tutta l'apparenza di una tattica di stallo" nei negoziati sul dossier nucleare.

Il "5+1" ha presentato, nel corso della riunione di Ginevra, una serie di incentivi economici per convincere Teheran a rinunciare all'attività d'arricchimento dell'uranio. Stati Uniti e partner europei, in quella sede, avevano precisato che una mancata risposta da parte iraniana si sarebbe tradotta in ulteriori sanzioni votate al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Non abbiamo altra scelta, se non quella di perseguire misure nei confronti dell'Iran, nel quadro di questra stragegia di stallo", ha concluso il portavoce del Dipartimento di Stato Usa.

L'ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite Vitaly Ciurkin ha detto che il gruppo dei "5+1" non ha ancora raggiunto un accordo definitivo. Rispetto agli Stati Uniti, Ciurkin ha usato toni più cauti. "E' un argomento molto delicato", ha sottolineato il diplomatico di Mosca, ribadendo che eventuali sanzioni contro Teheran verranno discusse in settembre.

martedì 5 agosto 2008

Il Messaggero.it: La Rajavi e la strategia della Resistenza Iraniana


Il presidente Maryam Rajavi insieme al presidente Gianfranco Fini, On. Carlo Ciccioli e Mohaddessin, ministro degli esteri del Consiglio Nazionale della Reisistenza Iraniana


Saturday, 02 August 2008
di Sergio Talam

Il Messaggero del 25 luglio, Due occhi luminosi che non parlano di guerra, né di dolore, né del rischio di morire in ogni momento. La mente corre alla nobiltà antica della Persia. ma il fatto è che Marvain Rajavi stringe nelle mani un tesoro. E la convinzione di non essere mai sola. Lontana dalla sua terra, il martoriato Iran dove l’uomo è schiavo nel nome di dio, la leader del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (un vero parlamento in esilio che opera a Parigi) marcia per il mondo insieme ad un popolo che l’aspetta e spera in lei.

Ed è un popolo lanciato verso il futuro, pieno di giovani - l’età media è 26 anni - e di tante donne perseguitate per il solo fatto di essere donne: se sciolgono i capelli, se cantano o se ballano. se camminano da sole. "L’Iran demonizza l’eros perché non lo conosce", dice la scrittrice iraniana Azar Nafisi.

La Maryam, leggiadra e guerriera, racconta come fosse per domani dell’Iran in cui le donne saranno libere come l’acqua che rompe la montagna; racconta di un parlamento in esilio composto più di donne che di uomini.

Mentre Maryam Rajavi ringrazia Roma e il parlamento italiano che si è schierato con lei, viene naturale pensare che il dominio dei pochi, da sempre, passa per la segregazione della donna. Ogni dittatura reprime il pensiero libero, ma solo la teocrazia, "il regime fascista islamico" come lo chiama Maryam, organizza la sistematica repressione di un genere umano: immobilizza la donna per rendere gli uomini più poveri, più tristi, buoni solo come soldati di una mitologia religiosa; la reclude in un cantuccio perché ha paura di lei, "come un uomo impotente tiene in catene la sua bella moglie" (Azar Natisi).

"Come mai porta il velo, signora Rajavi?", le chiedo incuriosito da quel drappo così controverso che le incornicia il viso. "Perché sono una donna musulmana e credo che ogni donna debba vestirsi come desidera: l’imposizione di vestirsi in una certa maniera e' contro l’Islam".

Due parole, due concetti sferzanti come la sabbia nel vento: la voglia quasi rabbiosa di restare fino in fondo musulmana, la pretesa veemente di declinare l’Islam come libertà e rispetto dei diritti umani. La guardo e penso alla sua storia di ragazza della borghesia di Teheran che si laurea in ingegneria e lotta prima contro lo Scià, che le uccide una sorella, poi contro l’Ayatollah, che le uccide un’altra sorella, incinta, dopo averla torturata. E la storia di una rivoluzione fallita, il simbolo di un’illusione, quella di uscire dal dominio del monarca amico degli Usa per entrare in una nuova era: i giovani che sognavano la democrazia sbatterono il muso contro il potere religioso e otto anni di guerra con l’Iraq. "Signora, la società iraniana ha la forza per credere ad una nuova rivoluzione?". Ancora quello sguardo sicuro, radioso, aperto sul futuro: "E’ lo stesso regime a dire che il 90 per cento del popolo è contro i mullah".

Maryam Rajavi sente che il clima sta cambiando. Dopo il Regno Unito, che ha aperto gli argini, anche Francia, Belgio e Italia stanno decidendo di togliere i Mujahedin del Popolo Iraniano (Mpoi) dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Tenere la resistenza iraniana dentro quel recinto di infamia era la conseguenza di una convenienza e di un calcolo sbagliato: la convenienza di non inimicarsi una potenza del Medio Oriente ("la posizione di Parigi puzza di petrolio", ha detto un deputato francese) e il calcolo di piegare l’Iran del nucleare e dei missili puntati su Israele con le sanzioni e le minacce di guerra.

”La formula ‘o il dialogo o la guerra’ è solo un inganno", dice Maryam Rajavi, ed è l’unico caso in cui la voce lesi alza appena. "C’è una terza via fattibile: il cambiamento democratico della società iraniana per mano del popolo e della resistenza".

La piccola donna dal viso dolce che porta il peso delle torture, delle mutilazioni, dei 120mila morti perché accusati di dissenso, pare davvero felice di incontrare il mondo occidentale, proprio quello che i giorni pari minaccia Teheran e quelli dispari lo blandisce con onori politici e diplomatici.

Maryam non sembra darsi pena per le debolezze, le ipocrisie, le incertezze di una comunità di paesi che tratta Ahmadinejad con la stessa leggerezza con cui le democrazie europee trattarono Hitler: "La minaccia del regime iraniano non riguarda solo noi ma tutto il mondo".

E quel tipo che comanda a Teheran, quel giovanotto che inchioda il resto del pianeta con la sua barbetta e l’aria innocua da laureato con lode, non lo chiama mai "presidente dell’Iran" ma solo "presidente dei mullah". Per lei, per Maryam leggiadra e guerriera il vero Iran è un sogno che deve ancora venire.

LA SECCA RISPOSTA DEI MULLAH ALLE RICHIESTE DELLA COMUNITA' INTERNAZIONALE


foto: il presidente Maryam Rajavi insieme al presidente della Camera On. Gianfranco Fini, On. Ciccioli e il ministro degli esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana Dott. Mohaddessin

Nucleare, Iran consegna risposta scritta a proposta Ue
martedì, 5 agosto 2008 10.14


TEHERAN (Reuters) - L'Iran ha consegnato ai rappresentanti dell'Unione europea la sua risposta scritta alla proposta delle sei maggiori potenze mondiali per mettere fine al controverso programma nucleare iraniano. Lo ha riferito oggi l'agenzia di stampa Fars, mentre una fonte Ue a Bruxelles ha detto di non poter confermare.....


Commento e riflessione: la risposta qualsiasi che sia sarà evidente che non soddisfarà la comunità internazionale e secondo me avvicina ancora di piu il mondo intero ad una guerra inevitabile e catastrofica voluta fondamentalmente dal regime dei mullah. Una buona parte di questa colpa cade sulla testa dell'alto rappresentante della politica estera dell'Unione Europea Ayattolmullah Solana. E' lui il responsabile numero uno di una sbagliata politica che ci sta conducendo verso la guerra. E' la sua politica di accondiscendenza che ha permesso al regime dei mullah di portare avanti indisturbato la sua politica di arricchimento dell'uranio e la costruzione della sua bomba atomica islamica. Solan and company hann permesso al regime di Ahmadinejad di temporeggiare e prendere per fondo schiena tutto il mondo civile che vive in una situazione di terrore e di ansia.
La comunità iraniana chiede alla politica europea e americana di porre fine a questa situazione di tira e molla che favorisce solamente il regime dei mullah e la loro bomba atomica. Secondo me Teheran sta cercando di temporeggiare fino alle presidenziali americane e poi quello che succederà succederà. Loro sperano nell'elezione del candidato nero Obama. Per il regime dei mullah, l'investimento di miliardi e miliardi di dollari in seno alla campagna di Obama ha delle logiche giustificazioni: Obama non è uomo di guerra!
Comunque vadano le cose la guerra ci sarà finche il regime dei mullah restera in piedi. Per me Obama non ha nessuna chance di vincita. E non so se il candidato repubblicana seguirà le orme di Bush ma so solamente una cosa che il regime dei mullah non arretrerà nemmeno di un milimetro e di conseguenza la guerra ci sarà con chiunque regni su Casa Bianca.
Riflessione:
La recente visita miracolosa del nostro presidente Maryam Rajavi a Roma ha dimostrato che una buona parte della politica italiana entrata in letargo da anni ancora vive in una situazione di semicoscienza e mezza ubrica senza rendersi conto della gravita della situazione. E per fortuna una larga fetta della politica, di orientamento di destra, ha gli occhi aperti e vive nell'ansia della prossima guerra contro l'Iran. Purtroppo nella scena politica italiana i valori si sono confusi e nel caso iraniano la destra che ha le radici nell'anti resistenza prende le difesa della resistenza iraniana e la sinistra che ha le radici nella resistenza anti fascista prende le difese della dittatura più sanguinaria della storia dell'umanità. Questo è l'evoluzione della specie umana. Ecco perchè ho chiamato miracoloso il viaggio del nostro presidente Maryam Rajavi a Roma. Nturalmente non generalizzo la questione. Nella recente risoluzione firmata dalla maggioranza dei parlamentari italiani ci sono numerosi componenti di sisnitra e di centro. Ma la destra ha occupato e giocato, in questa facenda, la parte che aspettava storicamente alla sinistra, difensore delle cause dei popoli.
Grazie di cuore al presidente Fini che ha voluto ricevere il nostro presidente. Grazie ancora al sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha voluto rendere omaggio alla resistenza iraniana ricevendo il presidente Maryam Rajavi e grazie ancora a tanti parlamentari tra cui Carlo Ciccioli, Beatrice Lorenzin, Jole Santelli, Paola Goesis e tanti altri che hanno lavorato per la realizzazione di questo viaggio.
karimi davood, analista politico iraniano

venerdì 1 agosto 2008

INTERVISTA DI MARYAM RAJAVI CON LA STAMPA DI TORINO: DATECI FIDUCIA, ABBATTEREMO IL REGIME DEI MULLAH


26/7/2008 (20:18) - INTERVISTA
Maryam Rajavi: dateci fiducia, abbatteremo il regime degli ayatollah

La Rajav davanti a Montecitorio



Capo della resistenza iraniana in esilio, è stata ricevuta a Roma e ha rivolto un appello al Parlamento

La Stampa.it
CARLA RESCHIA
Mentre Teheran annuncia trenta esecuzioni capitali e il presidente Ahmadinejad viene incoronato «Eroe nazionale del nucleare» da un gruppo di saggi dei Guardiani della rivoluzione, le milizie volontarie fedelissime agli ayatollah, a Roma si sta concludendo la prima visita italiana di Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana ed esponente dell’opposizione in esilio, laica e riformista al regime iraniano.

Oggi l’incontro con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, con l’invito a parlare in autunno al Consiglio comunale della capitale, ma anche nei giorni scorsi l’agenda è stata fitta di impegni e contatti importanti. L’obiettivo è innanzitutto ottenere il definitivo sdoganamento del Pmoi, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo in Iran, di cui la Rajavi fa parte, messa sulla lista nera delle organizzazioni terroriistiche da Unione Europea e Stati Uniti nel 2001. Ha cominciato, a fine giugno, il Regno Unito, ritirando il Pmoi dalla lista delle organizzazione terroristiche, all’indomani di un voto del Parlamento. All’inizio del mese, in Francia, la richiesta ha ottenuto l’appoggio di 290 parlamentari francesi di tutti i partiti - sui 577 dell’Assemblea nazionale.

Signora Rajavi ha ottenuto qualche promessa di impegno da parte del Parlamento italiano?

Per ora non ho ricevuto alcuna promessa formale, ma sono fiduciosa perché a Montecitorio ho ricevuto un documento firmato da decine di deputati di tutti i partiti in cui si esprime sostegno alla causa del cambiamento democratico in Iran. Penso che sia importante il fatto che il Parlamento si esprima con voce forte e univoca su questo tema e, e che l’opinione pubblica italiana lo appoggi. Stiamo aspettando:speriamo innanzitutto di venire rimossi dalla lista dei terroristi, come è già accaduto in Gran Bretagna. E auspichiamo che sia anche l’Italia a prendere l’iniziativa per inoltrare questa richiesta all’Europa. Ho molto apprezzato il rifiuto del vostro governo e del Papa a incontrare Ahmadinejad durante la sua visita in Italia in occasinoe del vertice Fao, a giugno, è un segnale importante.

Giudica seria la minaccia nucleare iraniana?

E’ una vera e grave minaccia che alcuni stanno cercando di ignorare in nome dei rapporti economici. Nel 2002 siamo stati i primi a denunciare questa situazione. Ma la politica atthale non porta a nulla. i negoziati occidentali con l’Iran sono serviti solo a prolungare una situazione inaccettabile che ha permesso agli ayatollah di guadagnare tempo. Qualunque forma di negoziato con l’Iran è inutile: la comunità internazionale deve prendere decisioni molto serie.

E cioè la guerra?

Trovo furoviante l’alternativa sanzioni oppure guerra. C’è una terza via ed è il cambiamento democratico da parte della popolazione e della resistenza iraniana. Non è vero che il popolo iraniano vuole gli ayatollah, il sostegno al regime è debole. E’ una dittatura così fragile, così in contrasto con la comunità internazionale che basterebbe poco a farla crollare.

Che cosa, esattamente?

Bisogna rispondere agli ayatollah con l’unico linguaggio che capiscono. Stop agli affari, stop alla vendita di armi, massima pressione sul regime. E sostegno all’opposizione interna, che è forte e pronta. I governi occidentali ignorano lo stato esplosivo della società iraniana. Il popolo e la resistenza iraniani chiedono all’Occidente di fermare la politica di appeasement nei confronti dei loro assassini. Una politica che ha trascinato il mondo verso un rischio di guerra e per questo abbiamo scelto una terza via: no all’appeasement, no alla guerra, si al cambiamento democratico per mano del popolo iraniano e della sua giusta resistenza.

Lei pensa che Ahmadinejad intenda usare le armi nucleari di cui sta cercando di dotarsi, o è solo una minaccia che agista per acquisire potere e autorevolezza di fronte al mondo islamico?

Ha promesso la cancellazione dello stato di Israele, non credo sia uno scherzo, si rischia la terza guerra mondaile. Ma c’è un pericolo ancora più grave: se il governo totalitario ed estremiata dell’Iran avesse la bomba atomica potrebbe usarla come mezzo per imporre il fondamentalismo nel mondo.

martedì 29 luglio 2008

UE CONDANNA ESECUZIONI SIMULTANEE, AFFRONTO A DIGNITA' UMANA


Commento: il regime fondamentalista e terrorista dei mullah si ricorre all'uso della violenza e della repressione in situazioni di crisi. L'uso dello strumento della repressione ha un messaggio chiaro: terrorizzare la popolazione e mandare dei segnali forti all'estero. La repressione e il terrorismo insieme alla bomba atomica sono tre pilastri su cui regge il regime dei mullah. Sono tre fondamentali argomenti su cui il regime di Ahmadinejad non si arretra manco di una virgola. Tutte le iniziative intraprese da parte del regime in campo di trattative sono mirate a temporeggiare e attenuare la pressione internazionale sulla questione atomica e cosi facendo superare gli ostacoli posti da varie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e passare indenne i pochi mesi ancora rimasti fino alle elezioni presidenziali americane sperando che Obama vinca la battaglia presidenziale. L'intervista di Ahmadinejad con la tv americana di ieri va letta in questo occhio. I mullah iraniani sono dei grandi maestri prestigiatori. Pertanto posso dire a grand voce che qualsiasi ritiro su questi temi porterà il regime iraniano al collasso e al rovesciamento inevitabile. Basti che si apra un piccolo varco in uno dei questi pilastri e vedrete che il regime dei mullah si spezza in mille e si accascia in pochi nistanti su se stesso. Esattamente come è successo con il regime dello Scià. Ecco perchè i dirigenti iraniani sono intransigenti su queste questioni e non concedono nulla a nessuno. Perfino portano sul patibolo un ragazzo di appena 17 anni oppure un uomo ferito durante i combattimenti ecc... L'uso della violenza a fini di terrorizzare la popolazione e scoraggiarlo da intraprendere qualsiasi azione di dissidenza dimostra quanto sia questa struttura fragile e senza fondamenta. Alcuni giorni fa ha eseguito un impiccagione di massa a Teheran e proprio oggi ne ha portato a termine un altro.
Ogni qualvolta che la resistenza iraniana riesce a portare a termine alcune iniziative quali quello della visita del presidente Maryam Rajavi in Italia che ha avuto enormi successi presso la popolazione iraniana, il regime dei mullah subito si ricorre a dimostrare i suoi finti muscoli. Sappiamo benissimo che tali azioni minatorie oramai hanno perso la loro efficacia. Si sta avvicinando l'ora del regolamento dei conti. Gli ostacoli posti lungo il cammino della resistenza iraniana si stanno sciogliendo come il ghiaccio sotto il sole e la popolazione ne giova enormemente prendendo il coraggio di manifestare il suo dissenso e l'odio verso un regime clericale, dittatoriale, fondamentalista e terrorista.
Il viaggio straordinario del nostro presidente Maryam Rajavi in Italia e l'enorme accoglienza riservata a questa iniziativa da parte delle istituzioni italiane quali il parlamento, il comune di Roma, il Vaticano e la sua grandissimo eco sulla stampa nazionale e internazionale hanno iniettato una forte dose di entusiasmo nelle arterie della popolazione e una massiccia dose di preoccupazione e di incubo nelle malandate vene della dittatura religiosa dei mullah.
Karimi Davood, analista politico iraniano


Esteri
IRAN: UE CONDANNA ESECUZIONI SIMULTANEE, AFFRONTO A DIGNITA' UMANA
Bruxelles, 29 lug. (Adnkronos/Aki) - L'esecuzione contemporanea di 29 persone e' un "affronto alla dignita' umana". E' dura la condanna della presidenza francese dell'Unione Europea per l'impressionante quantita' di impiccagioni eseguite allo stesso momento la scorsa domenica. "L'Unione Europea - si legge in un comunicato - condanna nei termini piu' duri le 29 esecuzioni che hanno avuto luogo nel carcere di Evin, in Iran, domenica 27 luglio". L'Ue, prosegue la nota, "considera che l'azione del regime iraniano di inscenare queste esecuzione e di metterle al centro dell'attenzione dei media sia un affronto alla dignita' umana". L'Unione Europa, si legge ancora, "resta convinta che la pena capitale non possa essere la base di una politica equa ed efficace di perseguimento del crimine. L'effetto dissuasivo di questa pena non e' stato mai provato e qualsiasi errore giudiziario e' irreversibile". Del resto, prosegue la nota, "l'Unione Europea e' molto preoccupata per l'incremento del ricorso alla pena capitale in Iran negli ultimi mesi. Essa esorta le autorita' iraniane a porre fine alle sentenze capitale e alle esecuzioni, a stabilire una moratoria con l'obiettivo di abolire la pena capitale in accordo con la risoluzione adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2007, e a rispettare gli standard internazionale sui diritti umani per tutti gli iraniani".

venerdì 25 luglio 2008

ACCOGLIENZA A MARYAM RAJAVI ALL'AEROPORTO LEONARDO DA VINCI DI FIUMICINO


Il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il presidente Maryam Rajavi durante l'incontro al Campidoglio

Maryam Rajavi durante la sua visita a Roma
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IRAN, Alemanno: Roma foro di dialogo tra popoli

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha incontrato oggi in Campidoglio la signora Maryam Rajavi, Presidente della Resistenza Iraniana, accompagnata da alcuni membri del suo Governo in esilio.

La Signora Rajavi, che al suo arrivo è stata accolta da una folla festante di suoi sostenitori ed esuli iraniani, aveva chiesto l'incontro per ringraziare il Sindaco e la Città di Roma per le iniziative che sono state prese negli ultimi mesi a sostegno della democrazia e del dialogo in Iran.

Il sindaco Alemanno, dopo aver ascoltato un resoconto della situazione in cui si trova il popolo iraniano, ha sottolineato come anche questa sia una grande lezione da imparare dalla storia: quando la comunità internazionale permette a un regime di opprimere un popolo quel regime finisce per essere un problema per tutta l'umanità.

Entrambi hanno ricordato il ruolo simbolico di Roma come storico foro di dialogo e di convivenza tra i popoli, ed in tale contesto il Sindaco ha invitato la Signora Rajavi a parlare di fronte al Consiglio Comunale capitolino il prossimo autunno.

mercoledì 23 luglio 2008

BENVENUTA A ROMA PRESIDENTE MARYAM RAJAVI


Foto: Il presidente Maryam Rajavi in piazza Montecitorio
OGGI PRESENTATA A ROMA IL SOSTEGNO DELLA MAGGIORANZA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI
GRANDE SODDISFAZIONE ED ENTUSIASMO DELLA COMUNITA' IRANIANA PRESENTE IN PIAZZA MONTECITORIO
PRESIDENTE RAJAVI E' STATA ACCOLTA IN PIAZZA MONTECITORIO DA NUMEROSI DEPUTATI ITALIANI E CITTADINI IRANIANI

NUMEROSI INCONTRI ISTITUZIONALI CON LE AUTORITA' ITALIANE TRA CUI ON. FINI, PRESIDENTE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

BENVENUTA A ROMA PRESIDENTE RAJAVI
Notizie collaterali:
Da "IL FOGLIO" di giovedì 24 luglio 2008
(…)La Resistenza iraniana a Montecitorio. Ieri esponenti della maggioranza e dell`opposizione hanno lanciato un appello al Berlusconi IV affinché sostenga i dissidenti del regime di Mahmoud Ahmadinejad. Il presidente della Repubblica islamica ha ribadito anche ieri che "la nazione iraniana non arretrerà di un centimetro di fronte alle potenze che cercano di opprimerci", chiarendo che sul nucleare non farà passi indietro. II presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha ricevuto per la prima volta a Montecitorio Maryam Rajavi, del Comitato nazionale della Resistenza iraniana, che ha esortato l`Italia, l`Europa e gli Stati Uniti a cessare la "politica di appeasement" con Ahmadìnejad. Secondo Rajavi, "i negoziati sul nucleare hanno offerto soltanto concessioni e incentivi al regime".
Il ministro Frattini lo ha capito da tempo e la linea della Farnesina è fra le più intransigenti d`Europa. Frattini è lontano dall`ottimismo di Angela Merkel e Javier Solana e il 29 luglio, nella visita a Washington, potrebbe discutere con Condoleezza Rice di sanzioni più efficaci contro Teheran.(…)


Roma: per la prima volta in Italia Maryam Rajavi per due dibattiti in parlamento. Iniziative bipartisan per i diritti umani


Roma, 23 luglio 2008

Si svolgono oggi a Roma presso la Camera dei Deputati due iniziative bipartisan per i diritti umani e la libertà in Iran: un incontro con i giornalisti (Sala Stampa di Via della Missione, ore 12.00) e un convegno internazionale (Sala delle Colonne di Palazzo Marini, ore 13.00). Parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, fra i quali Elisabetta Zamparutti (radicale, gruppo PD), Carlo Ciccioli, Paolo Guzzanti, Beatrice Lorenzin, Barbara Saltamartini (PDL), Amalia Schirru (PD), Paola Goisis (Lega Nord), i parlamentari britannici Lord King of West Bromwich e David Jones (ministro ombra per il Galles), il segretario di Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia, esperti di politica internazionale ed esuli iraniani analizzeranno la situazione del Paese mediorientale, anche alla luce della crisi nucleare in atto. Agli incontri partecipa – per la prima volta in Italia – Maryam Rajavi, presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana: si tratta della leader dell’opposizione iraniana in esilio, considerata la futura presidente di un Iran libero da decine di migliaia di sostenitori sia in Iran che nella diaspora. «La presenza della signora Rajavi» ha dichiarato Antonio Stango, segretario del Comitato di Parlamentari e Cittadini per la Libertà dell’Iran «è un’occasione straordinaria per confrontarsi con chi propone una ‘terza via’, alternativa sia all’accettazione passiva di un regime sanguinosamente repressivo che punta all’arma nucleare e minaccia la distruzione di Israele che al bombardamento delle installazioni per l’arricchimento dell’uranio. Credo che occorra sostenere il movimento dei democratici iraniani, a partire da quanti propongono la parità dei diritti fra donne e uomini, la separazione dello Stato dalla religione, l’abolizione della pena di morte e la tutela delle minoranze» ha concluso Stango.

Le iniziative in Parlamento discuteranno anche la necessità che l’Unione Europea, adeguandosi alle recenti sentenze comunitarie e britanniche, cancelli l’Organizzazione dei Mojahidin del Popolo Iraniano dalla lista dei gruppi terroristici, in cui era stata inserita su richiesta del regime di Teheran.
AGENZIA MULTIMEDIALE ITALIANA

E' arrivata ieri a Roma, Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri), il braccio politico del Mko, Al suo arrivo nello scalo romano di Fiumicino, Rajavi, giunta poco dopo le 13:30 con un volo di linea della compagnia Air France proveniente da Parigi, e' stata presa in consegna sotto bordo dell'aereo da agenti della Polaria, che l'hanno accompagnata fino all'uscita dalla hall Arrivi del terminal B. Qui ad attenderla c'erano alcuni funzionari con i quali la donna, dopo essere salita a bordo di una berlina, seguita da altre vetture scortate, ha lasciato rapidamente l'aeroporto per raggiungere la Capitale.

Stamane la Rajavi ha tenuto un incontro alla Camera con numerosi parlamentari italiani. Fuori, davanti Montecitorio, un centinaio di persone ha manifestato il loro suo sostegno. I sostenitori della Rajavi indossavano una maglietta gialla con l'immagine della leader del movimento di opposizione iraniano e un cappellino con la scritta “Viva Rajavi”. Fra i manifestanti c'erano molte donne e bambini.

Maryam Rajavi e' nata in una famiglia di classe media a Teheran. Madre di una ragazza di 21 anni, si è laureata ingegnere in metallurgia all'università di tecnologia di Teheran. Comincia le sue attività contro lo Scià già negli anni '70. dopo la sua entrata all'università, e diventa rapidamente una dirigente del movimento dei Mojahedin del popolo, un'organizzazione musulmana, democratica e nazionalistica che mira all'instaurazione di un governo democratico, pluralistico e laico in Iran.

Dopo la caduta della monarchia, Maryam diventa la responsabile della sezione sociale del Mojahedin, svolgendo un ruolo chiave nell'adesione degli studenti e dei liceali. Nel 1980, si presenta alle elezioni legislative a Teheran ottenendo più di 250.000 voti.

La Rajavi ha svolto un ruolo decisivo nell'organizzazione delle due grandi manifestazioni a Teheran, in aprile ed nel giugno del 1981, contro il nascente regime. Da questo momento in poi, la repressione khomenista si accentua costringendo alla fuga Myriam Rajavi che giunge a Parigi nel 1982.
Il link per visionare il breve filmato della presenza del presidente Maryam Rajavi in piazza Montecitorio
http://www.agenziami.it/articolo/1138/Iran+Visita+a+Roma+di+Maryam+Rajavi/




23/07/2008 - Roma
Iran. Maryam Rajavi: Italia continui con la fermezza contro il regime iraniano
«Ho apprezzato l'atteggiamento di fermezza politica dell'Italia verso il regime iraniano e il popolo iraniano ha accolto positivamente il comportamento del governo italiano durante la visita di Ahmadinejad» in occasione dell'ultimo vertice Fao a Roma. Lo ha dichiarato Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana in esilio, in visita nella Capitale. Nel corso di un incontro con il presidente della Camera Gianfranco Fini, la Rajavi ha avuto modo di consegnare insieme con un gruppo di parlamentari italiani un appello per la cancellazione del gruppo dei Mujaheddin del popolo iraniano dalla “lista nera” delle organizzazioni terroristiche stilata dalla Ue. Il presidente Fini si è limitato a «prendere atto» della richiesta. Al termine dell'incontro Rajavi ha espresso l'auspicio «che l'Italia abbandoni totalmente la politica della condiscendenza col regime iraniano ma continui con la fermezza perchè questa è l'unica risposta possibile ad un regime dittatoriale. Spero inoltre che riconosca la resistenza iraniana come unico e principale interlocutore».



APCOM sulla presenza di Maryam Rajavi
Esteri
IRAN/ RAJAVI: ITALIA SOSTENGA LA RIABILITAZIONE DELLA RESISTENZA
Per presidente è incarnata dai Mujaheddin del Popolo (Mpoi)
postato 2 ore fa da APCOM
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Roma, 23 lug. (Apcom) - La signora Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana (Ncri), accolta oggi per la prima volta in Italia, ha lanciato un accorato appello al governo italiano a sostenere la sua battaglia per depennare i Mujaheddin del Popolo (Mpoi) - (l'organizzazione fa parte dell'Ncri) dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione europea.

La signora, intervenendo oggi a due riprese alla Camera dei Deputati, ha sottolineato l'importanza cruciale della rabilitazione dell'Mpoi per "un cambiamento democratico in Iran", ricordando che è stata già avallata dalla Corte del Lussemburgo e dal governo britannico e sostenuta anche dai parlamenti francese e belga e da 200 eurodeputati.

L'organizzazione, ha lasciato intendere Rajavi, per la sua grande base nella società iraniana e per gli anni di lotta sotterranea - 120 mila tra i suoi membri, ha detto, sono stati giustiziati - è l'unica al momento in grado di minacciare direttamente l'attuale regime "brutale e oppressivo" dei mullah iraniani e l'unica ad essere effettivamente temuta da Teheran. "Nel 2002 fu la prima a informare il mondo del programma nucleare iraniano", ha affermato Rajavi.

La signora ha quindi esortato l'Occidente a cessare la sua "politica di appeasement" nei confronti del regime di Teheran, la stessa che ha portato all'inserimento dell'Mpoi nella lista nera dell'Ue. Nelle "prolungate negoziazioni sul nucleare - ha spiegato - i Paesi dei 5+1 hanno offerto concessioni e incentivi uno dei quali è stato proprio quello di effettuare restrizioni contro la resistenza iraniana".

"I governi occidentali ignorano lo stato esplosivo della società iraniana. Non sanno della assolutà fragilità del regime", ha affermato ancora Rajavi che oggi è stata anche ricevuto dal presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Al contrario - ha proseguito - sono intimiditi dagli inganni dei mullah e vedono l'esportazione del terrorismo e del fondamentalismo in Iraq, in Libano e in Afghanistan come segnale del potere".

Rajavi ha quindi lanciato un appello a quella che chiama la "terza via". "Il popolo e la resistenza iraniani chiedono all'occidente di fermare la politica di appeasement nei confronti dei loro assassini. Una politica che ha trascinato il mondo verso un rischio di guerra e per questo abbiamo scelto una terza via: no all'appeasement, no alla guerra, si al cambiamento democratico per mano del popolo iraniano e della sua giusta resistenza".

Politica
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Iran: Rajavi, solo con appoggio a resistenza interna si risolve crisi nucleare

'Ahmadinejad troppo debole, non puo' compiere passi indietro su atomica'

Roma, 23 lug. -(Aki) - Per raggiungere risultati nella crisi sul programma nucleare di Teheran, la comunità internazionale deve appoggiare il movimento di resistenza in Iran: lo afferma ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL Maryam Rajavi, neo-eletta presidente del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana. A margine della conferenza che si è tenuta oggi alla Camera dei Deputati, la Rajavi spiega che il governo del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad "è una dittatura del 21mo secolo, così debole e così in contrasto con la comunità internazionale che se facesse un passo indietro si dissolverebbe". La Rajavi è anche membro dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo in Iran (PMOI), un gruppo dell'opposizione armata fuorilegge in Iran e considerato un movimento terrorista da Unione Europea e Stati Uniti: la Rajavi si trova in Italia nel tentativo di raccogliere supporto in modo da far uscire il PMOI dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell'UE.

martedì 22 luglio 2008

IRAN: FRATTINI, ENTRO SETTIMANA UE VARI ULTERIORI SANZIONI


Foto: Signora Maryam Rajavi, presidente eletta dalla resistenza iraniana

Foto: Franco Frattini, ministro degli esteri italiano

Notizia e il commento:
Bruxelles, 22 lug. (Adnkronos/Aki) -  L'Unione Europea non ha pienamente attuato le sanzioni contenute nella risoluzione 1803 del Consiglio di Sicurezza dell'Onu e dunque dovra' varare entro questa settimana ulteriori sanzioni oltre a quelle gia' stabilite. E' la posizione espressa dal ministro degli Esteri Franco Frattini a margine del Consiglio affari generali e relazioni esterne a Bruxelles. Tali sanzioni "dovranno essere prese entro fine luglio -ha spiegato- alla prossima riunione del consiglio dei rappresentanti permanenti (Coreper, che include gli ambasciatori dei Ventisette presso l'Ue) in modo che possa passare tra i punti A (quelli cioe' su cui non c'e' discussione) al primo consiglio utile dei ministri Ue entro fine luglio", e cioe' il Consiglio giustizia affari interni che si terra' giovedi' e venerdi' prossimo. Il ministro ha tuttavia sottolineato che "nessuno nella Ue vuole andare oltre quanto previsto dalla risoluzione dell'Onu".


Commento: Condivido pienamente le preoccupazioni del ministro Frattini e ribadisco ancora una volta la ferma richiesta del popolo iraniano sulla necessità di adozioni di severi sanzioni generali contro il regime fondamentalista dei mullah iraniani che è la fonte principale del terrorismo e della instabilità nella regione e nel mondo. Bisogna dare voce al popolo e alla resistenza iraniana e riconoscere prima possibile la volontà popolare per un cambio democratico in Iran.
Le sanzioni + il riconoscimento della resistenza iraniana sono due condizioni necessari per un cambiamento radicale e profonda della situazione iraniana altrimenti il mondo corre il rischio di andare verso una guerra catastrofica e devastatrice di cui la sorte è ancora ignota. Lunica alternativa valida ed efficace è quella presentata dal nostro presidente della repubblica la signora Maryam Rajavi che sintetizza in due parole la via maestra per affrontare il pericolo mondiale del fondamentalismo islamico dei mullah: la terza via, non alla guerra, non alla politica di accondiscendenza sì al popolo iraniano e alla sua legittima resistenza per un cambio democratico in Iran.
karimi davood, analista politico iraniano

venerdì 18 luglio 2008

APERTURA DELLA RAPPRESENTANZA AMERICANA A TEHERAN E' UNA REALTA' OPPURE UN MIRAGGIO?


QUESTIONE ATOMICA IRANIANA: ANCHE GLI AMEICANI AL TAVOLO DEL NEGOZIATO!
QUALI SPERANZE E LE PROSPETTIVE?
APERTURA DI UNA RAPPRESENTANZA AMERICAN A TEHERAN E’ UNA REALTA’ FATTIBILE OPPURE E’ UN MIRAGGIO?

Dopo l’uscita della notizia del prossimo incontro tra il sottosegretario del ministero degli esteri americano, Solana e gli inviati dei mullah a Ginevra, e la riapertura dopo 30 anni di un ufficio di rappresentanza americana a Teheran, molti colleghi della stampa mi chiedevano quali prospettive e speranze ci possano essere? La mia risposta è stata questa. Quando un cacciatore aziona una trappola quali sono le sue speranze? Naturalmente che qualche preda ci caschi con la testa. E’ esattamente identica la situazione. Il regime dei mullah ha esteso una trappola per catturare ancora del tempo necessario per la costruzione della sua bomba atomica islamica. I dirigenti iraniani sanno benissimo che senza il tempo necessario la bomba non sia fa. La magia e la demagogia religiosa non funzionano in questo campo. Il materiale fissile non è la gente comune che ci si imbroglia con due versetti del Corano e due riferimenti al profeta Maometto. L’atomo e l’uranio seguono una certa logica basata sulla matematica, sulla fisica e sulle regole della natura. Per arricchire l’uranio ci vogliono macchinari e strumenti adatti e il tempo necessario. Ecco la parte più importante della questione. Il tempo. E’ questa parte che fa soffrire i mullah iraniani. La resistenza iraniana nel 2003 ha intelligentemente intervenuto e ha bloccato l’avanzamento del processo della costruzione della bomba atomica islamica. Il mondo deve un grande ringraziamento al nostro carismatica presidente la signora Maryam Rajavi che con il suo grande coraggio e convinzione e sensibilità umana ha ordinato la rivelazione di tutto il programma atomico militare del regime fondamentalista dei mullah non esitando nemmeno un secondo di informare il mondo intero del pericolo che corre tutto il globo a causa della politica belligerante ed espansionistica iraniana. A conferma di tutto ciò testimoniamo la regolare denuncia di tutti i progetti atomici militari dell’Iran da parte della resistenza iraniana.
Per quanto riguarda la bomba atomica che lo stesso ex presidente Rafsanjano l’ha chiamato “ la garanzia per la sopravvivenza della repubblica islamica iraniana” leggilo il regime fondamentalista e terrorista dei mullah, vi assicuro che se i mullah avessero avuto la possibilità di acquistare al mercato nero una sola bomba l’avrebbero fatto immediatamente e dietro il pagamento di miliardi e miliardi di dollari. Ma per fortuna la bomba atomica non si vende ne al mercato libero e ne al mercato nero. Allora? Allora bisogna giocare con la comunità internazionale per temporeggiare e acquisire occasioni e intervalli giusti finalizzati dare il tempo e la possibilità materiale ai scienziati del regime di completare e assemblare prima possibile la bomba atomica islamica. In tal direzione è lecita qualsiasi mossa e azione sia politica che militare. Qui devo ribadire che uno degli obiettivi di primo piano del regime dei mullah nell’intensificazione delle sue interferenze terroristiche in Iraq e in Afghanistan è quello di costringere gli americani di accettare la “realtà e la forza della repubblica islamica iraniana”! Cioè con l’uso del terrorismo sta cercando di imporsi alla comunità internazionale. Secondo me accettarlo sarebbe un grave errore sia tattica che strategica. Qualsiasi tipo di negoziato sia in campo della sicurezza irachena che in campo nucleare sarebbe un gravissimo errore. Esattamente rispecchia la situazione di quella preda che incosciente del pericolo si avvicina al posto sbagliato e ci si perde la più preziosa cosa che un essere vivente abbia a disposizione: la vita!
Comunque vadano le cose, con apertura e senza apertura dell’ufficio di rappresentanza americana a Teheran secondo me da questa politica non uscirà mai e mai nessun “figlio” con cui si possa, dimostrandolo al mondo, tranquillizzare i popoli preoccupati della regione mediorientale e in particolar modo il popolo iraniano. E’ da anni e anni che ci si parla di una prossima apertura della rappresentanza americana a Teheran. Sinceramente io credo di più alla passeggiata del sole sulla superficie della terra che a questa favola raccontata dagli ambienti poco raccomandabili che saranno i veri responsabili della prossima catastrofica guerra in medioriente.
Per noi questa è ennesima mossa del regime dei mullah per ingannare il mondo intero e temporeggiare e imbrogliare che ci si appresta. Appunto gli uomini della politica di accondiscendenza capeggiati da Khavier Solana, responsabile per gli affari esteri dell’Unione Europea.
Karimi Davood, analista politico iraniano

giovedì 17 luglio 2008

GRANDE VITTORIA DELLA RESISTENZA IRANIANA IN FRANCIA:290 PARLAMENTARI FRANCESI APPOGGIANO I MOJAHEDIN DEL POPOLO


Foto: il presidente Maryam Rajavi durante il suo intervento di ieri alla Camera nazionale francese per la presentazione della risoluzione firmata dalla maggioranza dei membri del parlamento
IRAN/ FRANCIA: DEPUTATI VOGLIONO RIABILITARE I MUJAHEDDIN
Eliminandoli da lista nera Ue

Parigi, 16 lug. (Apcom) - La maggioranza dei deputati francesi si è pronunciata a favore del ritiro dei Mujaheddin del popolo iraniano (Pmoi) dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell'Unione europea. 290 deputati di tutti i partiti - sui 577 dell'Assemblea nazionale - hanno firmato anche una dichiarazione "per un cambiamento democratico in Iran" che in seguito è stata consegnata a Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della resistenza iraniana.

"Bisogna ritirare il nome dei mujaheddin dalla lista" dell'Ue, ha dichiarato Rajavi, secondo la quale l'accusa di terrorismo al Pmoi "è un'etichetta per mercanteggiare con il regime dei mullah"."Fra la guerra e la compiacenza con il regime iraniano, c'è una terza via democratica", ha detto. "Agiremo in questa direzione nell'ambito della presidenza francese dell'Ue", ha commentato uno dei deputati, Jean-Pierre Brard.

Alcuni deputati britannici, presenti oggi all'Assemblea nazionale, hanno lanciato un appello all'Ue a seguire l'esempio del Regno Unito, che a fine giugno ha ritirato il Pmoi dalla lista delle organizzazione terroristiche, all'indomani di un voto del Parlamento. Il movimento era stato inserito su questa lista nel 2001.

L'Organizzazione dei Mujaheddin del popolo dell'Iran (questo il loro nome ufficiale) nacque all'inizio degli anni '70... Ha partecipato attivamente alla lotta per il rovesciamento del regime dello scià, ma è poi entrata in radicale contrasto con le autorità khomeiniste (e con Khomeini personalmente) perché si opponeva alla involuzione dittatoriale e integralista della Repubblica islamica.

IL FONDAMENTALISMO IRANIANO PREOCCUPA IL PRESIDENTE BERLUSCONI


Foto: Presidente Maryam Rajavi, autrice della terza soluzione: non alla guerra; Non alla politica di accondiscendenza; Si al sostegno al popolo iraniano per un cambio democratico della situazione politica del paese
Oramai la comunità interazionale in particolar modo l'Europa si sta avvicinando alle posizioni della resistenza iraniana e sta prendendo il corpo la consapevolezza del pericolo in cui è immerso il mondo intero a causa del fondamentalismo terroristico iraniano di matrice khomeinista. Per la prima volta vedo che un premier europeo parla cosi apertamente delle sue paure e delle sue angosce sulla questione atomica e terroristica iraniana. Faccio i miei migliori auguri e complimenti al presidente Berlusconi per il suo coraggio e per la sua lealtà politica. In precedenza si cercava di nascondere la vera minaccia contribuendo non alla sicuurezza nazionale bensi alla sicurezza dei terroristi che metteveano in vero pericolo la vita degli innocenti. Spero che anche il resto dell'Europa segua il presidente Berlusconi e scena in campo con più sicurezza e più convinzione che al terrorismo e al fondamentalismo iraniano non bisogna abbassare la testa. Anzi bisogna alzare la voce e dare la voce al coloro che lo combattono sia dall'interno che dall'esterno del paese: la resistenza iraniana guidata dal presidente Maryam Rajavi che con la sua proposta ha oramai conquistato un posto particolare sulla scena internazionale. La signora Rajavi dice Non alla guerra, Non alla politica di accondiscendenza e Si al popolo iraniano per un cambio democratico della situazione politica del paese attraverso il popolo stesso.
A voi il testo delle dichiarazione del presidente Berlusconi:
24ore - PoliticaInviaStampa
Roma, 13:38
BERLUSCONI: IRAN, PROBLEMA CHE CI PREOCCUPA MOLTISSIMO
"L'Iran e' il problema che ci preoccupa moltissimo. Nonostante gli sforzi della comunita' internazionale e dell'Onu non siamo arrivati a un fermo per quanto riguarda un progetto di preparazione nucleare dell'Iran". Parlando alla Fondazione Medidea, Silvio Berlusconi traccia un quadro delle questioni sulla scena internazionale: "Ormai c'e' la certezza che l'Iran disponga di missili capaci di raggiungere Israele e andare anche a colpire il cuore dell'Europa. E' chiaro che ove Israele avesse la certezza che l'Iran disponga di armi nucleari, nessuno potrebbe fermarlo dal procedere a una reazione militare con armi nucleari. E questo sarebbe un disastro, tutti i leader internazionali sono impegnati in tal senso". Il premier ribadisce che "L'Italia fara' la sua parte" attraverso un "contributo di concretezza" avvicinando le parti in modo da tenere il dialogo sempre aperto.

domenica 13 luglio 2008

AHMADINEJAD: TAGLIEREMO LE MANI AI NOSTRI NEMICI!!!!!


Foto: un'immagine del fotomontaggio del lancio di 4 missili


Quando lo spirito e il messaggio di un corrente di pensiero va verso la pistola e il coltello, leggilo il terrorismo, bisogna tranquilizzarsi e non spaventarsi(l'obiettivo della corrente di pensiero), che quella corrente è arrivata alla fine del suo percorso. Il caso del passdar terrorista Ahmadinejad, presidente designato dal capo supremo del regime fondamentalista dei mullah è emblematico nel suo genere. Da quando lo hanno prelevato dalle carceri iraniane, in cui sparava i colpi di grazia ai detenuti condannati a morte, e messo sulla poltrona del capo esecutivo di questo regime non fa altro che abbaiare a destra e a sinistra. Naturalmente mi chiedo scusa all'animale più fedele del mondo e amico dell'uomo!
La domanda nasce spontanea. Perchè tanta minaccia insieme a tanta dimostrazione di violenza in Iran in particolare tra i giovani? La risposta è retorica. Il regime dei mullah ha paura di essere travolto e gettato nella patumiera della storia attraverso il popolo iraniano e con il sostegno della comunità internazionale. Di solito quando un regime si sente minacciato dal fuori dei confini del paese ci si rifugia sotto la gonna e la protezione del suo popolo. Ammesso che sia popolare. Ma il regime dei mullah fa il contrario. Perchè? perchè è senza le basi necessarie sociali e popolari.
Il regime dei mullah si rifugia sotto la gonna del suo strumento politico ideologico e strategico: appunto il terrorismo (vedi Iraq e afghanistan e il resto del mondo).
Il terrorismo in tutte le sue dimensioni sia reale che virtuale. Non disdegna nessun strumento nemmeno il sistema fotoshop e il fotomontaggio. Alcuni giorni fa ha usato questo metodo per spaventare il mondo dalla sua capacità militare offensiva e non difensiva. Il risultato? Ha sputato verticalmente in alto che poi è tornato sulla sua faccia. Il peggio che poteva fare. L'hanno smascherato i grandi specialisti dell'informatica.
Da oggi in poi ha deciso di tagliare le mani ai nemici prima che loro possano premere il griletto. Naturalemnte con il Fotoshop.
karimi davood

Leggiamo la notizia di Ahmadinejad:

L'Iran reagisce colpo su colpo alle minacce di attacco israelo-americano alle proprie infrastrutture nucleari. "Prima che i nemici premano il grilletto, le forze armate iraniane taglieranno loro le mani", ha detto il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa Irna. Non e' chiaro se il presidente iraniano si riferisse a quanto scritto dal Sunday Times, che riporta il sostegno di George W. Bush a una eventuale azione preventiva israeliana, ma e' evidente che nelle ultime settimane si e' avuta un'intensificazione delle minacce dall'una e dall'altra parte, arricchita da test e manovre militari compiute dai due Paesi. I venti di guerra, inoltre, cominciano a soffiare sull'intera regione. Dallo staff dell'ayatollah supremo, Ali Khamenei, era stata ventilata la possibilita' di una reazione militare che colpisca non solo lo Stato ebraico ma anche "32 basi americane" in Medio oriente. (AGI/AFP) - Teheran, 13 lug.
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sabato 12 luglio 2008

IRAN ESPERIMENTA ARMI BIOLOGICHE



foto: scimmie vervet in Africa


Recentemente alcune fonti dell'opposizione iraniana hanno diffuso una notizia secondo cui il regime dei mullah avrebbe acquistato 240 scimmie di una razza molta rara e in via di estinzione Vervet, dal paese africano Tanzania. Fin qua la notizia può suscitare qualche sentimento di pietà e di rancore. Naturalmente pietà nei confronti delle povere scimmie e rancore nei confronti di coloro che usano i metodi più feroci ai fini oscuri. Dopo la diffusione della notizia, i mass media internazionali ha cercato di aprofondire la questione dato che si trattava di una particolare razza di scimmie che non può essere usato nella "produzione dei vaccini contro paralisi infantile"! La tv "Alarabie" ha parlato di un eventuale uso delle scimmie nella produzione e nell'esperimentazione delle armi biologiche. Le scimmie Vervet furono acquistate "dall'Istituto per la produzione dei vaccini di Razi" di Teheran. Il direttore del centro confermando l'acquisto di 140 capi ha smentito altri usi diversi da quello ufficialmente dichiarato. Al contrario di quello che ha dichiarato il direttore del Centro, il venditore africano delle scimmie signor Nazir Manji ha detto a Sundy Times che " gli iraniani sono molto riservati e strani. Dicono che producono all'interno del paese i vaccini e poi pagano qualsiasi cifra anche molto bene e addirittura mandano i loro esperti in Africa per assicurarsi della espedizione. Signor Nazir ha poi aggiunto che secondo me loro usano le scimmie per altri fini anche perchè questi animali di appena 2 kili e mezzo non possono essere usati per la produzioine dei vaccini."
A prescindere dal peso delle scimmie e dalle dichiarazioni di entrambi parti, sappiamo che il regime dei mullah sta lavorando fortemente su diversi campi per la produzione delle armi non convenzionali. Alcuni anni fa la resistenza iraniana e in particolare l'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, che di recente è stata riabilitata dall'Inghilterra e rimossa dalla lista nera britannica, ha rivelato per la prima volta l'esistenza di un progetto atomico militare per la produzione della bomba atomica. La notizia ha gettato il mondo in una situazione di imbarrazzo anche perchè l'intero mondo e in particolare i servizi segreti di grandi potenze avevano fatto flop e non ne sapevano nulla dell'esistenza di un progetto durato 18 anni e in uno "stato di massimo sviluppo". Nonostante la politica di accondiscendenza europea, americana e la politica di non interferenza adottato dall' agenzia per l'Energia atomica dell'ONU e del suo capo egiziano Al Baradei, la resistenza iraniana è riuscita a costringere il regime fondamental-terrorista dei mullah ad uscire fuori e rispondere alla comunità internazionale il perchè di 18 anni di segrezza atomica? Naturalmente, grazie alla resistenza iraniana il mondo ha preso in tempo la questione e speriamo che la diplomazia faccia il suo lavoro di convincimento e di persuasione del regime dei mullah e che possa impedire agli iraniani di costruire la loro bomba atomica islamica che diventerebbe uno pericolosissimo strumento nelle meni di un regime terrorista e fondamentalista . Ma sinceramente io non ci scommette manco un pezzo di ossa di un pollo morto. Il regime iraniano continuerà ad andare avanti nella costruzione della sua bomba atomica e alla fine condurrà il mondo intero in un conflitto di dimensioni globali e spaventose.
Anche questa volta la comunità internazionale e gli organi competenti devono prendere sul serio la notizia dell'acquisto di 240 scimmie dalla Tanzania e devono andare a controllare l'uso di tali animali. Abbiamo notizie secondo cui in previsione di un imminente conflitto, dal momento che la bomba atomica non è ancore pronta, il regime dei mullah ha accellerato la produzione delle sue armi chimiche e biologiche. La notizia dell'acquisto delle scimmie africane della razza Vervet ne è una delle prove che confermano ciò che il popolo iraniano va denunciando da anni.
karimi davood, analista politico iraniano e presidente Associazione rifugiati politici iraniani in Italia

venerdì 11 luglio 2008

IRAN VA IN GUERRA CONTRO ISRAELE CON IL FOTOSHOP



Una foto montaggio del lancio dei presunti missili dei mullah


La notizia per noi iraniani che siamo i grandi conoscitori dell'identità morale e materiale del regime dei mullah non ha avuto nessun effetto di stupore. Anzi ci ha dato una conferma di cio che andiamo dicendo da anni che il regime dei mullah è il figlio della politica di accondiscendenza ed assomiglia a quel tizio che trovandosi la notte in mezzo al bosco fischiava talmente forte da far crede a chi sa chi che nel bosco è dislocato una fanteria di tiratori scelti e una divisione di corrazzieri!
Per noi iraniani è talmente evidente che il regime dei mullah ricoorendo a tali mezzi sa benissimo che i suoi interlocutori ci stanno al gioco. Altrimenti non l'avrebbe assolutamente fatto e autorizzato a farlo. Adesso bisogna sapre chi sono i suoi interlocutori compiacenti? La comunità Europea con il suo responsabile degli affari esteri Ayattollah Solana. Finchè vige nella dilpomazia europea la linea di Solana il regime dei mullah prende per il fondo schiena tutta la comunità internazionale. Naturalmente a partire dall'Europa stessa.
Non bisogna dimenticarsi che il ricorso a tali mezzi dimostra anche la grande paura dell'intero regime da una reazione militare israeliano-americana contro il suo programma atomico militare che la resistenza iraniana ha denunciato nel 2003 facendo un grand bene a tutto il mondo. Qui devo ribadire che la paura non è segno di potere. Si è vero ceh il regime dei mullah ha a disposizione una serie di mezzi non convenzionali tra cui il terrorismo ma non bisogna assolutamente dimenticare che prima o poi il mondo deve affrontarlo con i mezzi idonei altrimenti il mostro del fondamentalismo silamico si ingrandisce e ci si appropria di tutto il mondo portando l'intera umanità in una situazione assai catastrofica. Va ricordato di dovere che l'antitesi di questo fondamentalismo esiste già e ha un nome ed un cognome: la terza via del presidente Maryam Rajavi, eletta dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana; non alla guerra, non alla politica di accondiscendenza sì al popolo iraniano per un cambio democratico in Iran.
karimi davood, analista politico iraniano



A voi la notizia diffusa dal Tgcom
Iran, ritoccata la foto dei missili
Il quarto razzo sarebbe stato aggiunto
L'Iran ha mostrato al mondo la foto ritoccata del lancio di quattro razzi: nello scatto originale erano tre, il quarto è stato aggiunto. Lo scatto, pubblicato dalla pagina web d'informazione dei Guardiani della rivoluzione, mostra i missili che si alzano in volo, da una non precisata località nel deserto iraniano, lasciando una scia e nuvole di fumo. Ma gli esperti di fotografia sentenziano: "E' un falso opera di fotoritocco".

Secondo quanto riportato dal canale televisivo iraniano in arabo, Al-Alam, la foto era destinata ad illustrare il lancio da parte dei Pasdaran di un totale di nove missili, dei quali uno, lo Shahab 3, capace di raggiungere Israele.

Ma alcuni professionisti della fotografia hanno espresso forti dubbi sull'autenticita' dell'istantanea e in particolar modo sull'effettiva presenza di un missile, il secondo a partire da destra. "E' una foto ritoccata. Si vede subito che il missile è stato duplicato", ha affermato Gerard Issert, tecnico del trattamento dell'immagine ai laboratori Granon, uno dei più conosciuti a Parigi.

Gregoire Korganow, fotografo del quotidiano francese Liberation dal 1993 al 2002, si è detto "sicuro che la foto è stata rielaborata, le due linee di fumo sono in realtà l'una la riproduzione dell'altra". "E' un falso, si vedono gli stessi dettagli. Ci può essere stato il lancio di uno, due missili, ma sicuramente non di quattro", aggiunge un altro fotografo, Thierry Cohen, che ha lavorato per il quotidiano francese Le Monde 2.

giovedì 10 luglio 2008

IRAN: CITTA' DI SANANDAJ, IMPICCATO UN DETENUTO FERITO


L'impiccaggione pubblica del detenuto kurdo rimasto ferito durante un combattimento a fuoco sulle montagne dek Kurdistan. Il condannato a morte aveva anche i piedi gelati e incapace di fare movimenti autonomi.


Secondo le informazioni appena giuntemi dall'Iran, il regime di mullah ha impiccato un detenuto di nome Ahmad Khalaj condannato a morte per motivi di contrabbando di droga. I responsabili del carcere centrale di Sanandaj, dove tra l'altro avevano di recente impiccato un ragazzo di soli 17 anni, avevano organizzato l'impiccaggione del detenuto per le prime luci di stamattina. Il condannato appena accortosi della sua convocazione si scontra con i guardiani e durante collutazione viene gravemente ferito e successivamente trasferito all'ospedale del carcere. La speranza del detenuto era di rimandare l'impiccaggione ma nonostante fosse geravemente ferito è stato trasferito, dopo le prime cure, nel cortile del carcere dove l'attendeva il plotone di esecuzione che alle ore 11 ha stretto il cappio dell'odio disumano del regime dei mullah attorno al collo del detenuto ferito Ahmad Khalaj.
Questa brutale esecuzione non è estraneo alla metodica giuridica del regime iraniano. Alcuni mesi fa in un analoga situazione, i dirigenti iraniani avevano portato su una barella un detenuto kurdo ferito durante una sparatoria e l'avevano impiccato in piazza di fronte agli occhi increduli della popolazione.
La comunità iraniana esprimendo il suo profondo sdegno e dolore si rivolge alle organizzazioni umanitarie di condannare questa violenza e di mettere sotto la pressione i governi europei di condizionare qualsiasi rapporto e relazione bilaterale al miglioramente delle condizione dei diritti umani in Iran. Trascurare la violazione dei diritti umani Iran significa partecipare all'esecuzione dello stesso reato anche se con le mani non proprie.
karimi davood

 
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