martedì 16 settembre 2008

IRAN: BERLUSCONI, ATTENZIONE A FOLLIE SU ISRAELE


Nella foto: il premier Berlusconi
» 2008-09-16 14:26

PARIGI - "Credo che dovremo avere tutti la massima e assoluta attenzione nei confronti delle follie di chi addirittura arriva a dire, magari soltanto per ragioni politiche interne, che bisognerebbe cancellare Israele dalla carta geografica. Queste sono cose a cui noi dobbiamo avere il senso che hanno e non crediamo siano reali però già una volta c'era un tal signore che all'inizio sembrava un democratico e che poi ha fatto quel che ha fatto e voi purtroppo sapete a chi mi riferisco". E' un passaggio dell'intervento del premier Silvio Berlusconi davanti ai membri dell'Associazione ebraica Keren Hayesod, a Parigi. Il presidente del Consiglio fa un riferimento indiretto alle dichiarazioni del presidente iraniano Ahmadinejad.

"Quindi noi - ha aggiunto il presidente del Consiglio - dobbiamo avere grandissima attenzione e io l'ho detto a tutti i miei colleghi a cominciare dal presidente George Bush". "Però - ha proseguito - guardando al secolo che abbiamo alle spalle, dobbiamo dire di essere fortunati perché quel secolo è stato davvero insanguinato da due ideologie terribili: da un lato il comunismo, che credendo di poter portare la Gerusalemme celeste in terra, ha portato soltanto miseria, terrore e morte nei paesi dove è andato al potere; e dall'altra parte il nazismo che, basandosi su questo concetto assurdo della prevalenza di una razza, ha provocato gli istinti più bestiali degli uomini e ha prodotto quelle tragedie di cui voi siete state le prime vittime".

domenica 14 settembre 2008

NUOVO LOGO DELL'ASSOCIAZIONE RIFUGIATI POLITICI IRANIANI RESIDENTI IN ITALIA



Nella foto: la minorenne Atefeh Rajabi uccisa pubblicamente all' età di 16 anni il 15 agosto del 2004 a Nekah, una cittadina del nord dell'Iran

nella foto: il minorenne Behnam Zareh, impiccato nella seconda meta di agosto scorso nella città di Shiraz
Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia è un gruppo di lavoro formato dai dissidenti di nuova e di vecchia data e che si occupa esclusivamente a denunciare la feroce violazione dei più elementari diritti umani calpestati quotidianamente dal regime dei mullah in particolare i diritti delle donne e dei bambini. Sappiamo che la caratteristica fondamentale e basilare del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista è la sua misoginia. E' la sua opposizione a qualsiasi diritto delle donne e in particolare delle ragazze. Non dimentichiamo l'esecuzione pubblica delle donne e in particolare l'impiccagione pubblica di una ragazza di 16 anni, avvenuta il 15 agosto del 2004 nella città di Nekah: Atefeh, una ragazza minorenne, con dei handicap mentali che è stata portato in piazza e impiccata dal giudice religioso della cittadina, il mullah Rezaii. L'altro esempio della violenza dei mullah è la pena di morte contro i minorenni che ultimamente ha preso una dimensione assai tragica: nel solo mese di agosto sono stati impiccati di minorenni di nome Hezai( nella città di Isfahan), e Behnzam Zare( citta di Shiraz). Nelle carceri iraniane, tuttora si trovano, secondo le stime delle organizzazioni umanitarie internazionali, all'incirca 260 minorenni in attesa di impiccagione. Un'altra tragica dimensione del fondamentalismo è il suo terrorismo islamico e il suo dispregio verso la vita. Non mancano esempi in questo campo basti guardare tutto quello che avviene in Iraq, in Afghanistan, in Israele, in Palestina, in Libano e nei paesi arabi ecc...

Uno dei compiti di primo ordine della nostra Associazione, oltre a denunciare le atrocità quotidiane commesse contro le ragazze e le donne iraniane è anche quello di lavorare con la stampa e il mondo della politica italiana per portare alla loro conoscenza sia la vera situazione politica che i seri rischi che corre il mondo di oggi da parte del fondamentalismo islamico e della sua bomba atomica.
La nostra Associazione è finanziata esclusivamente da parte dei soci e di coloro che desiderano sostenerci in questo cammino e che amano la libertà e la democrazia in Iran.
Anticipatamente da parte mia e dei membri dell'Associazione Rifugiati Politici Iraniano ringrazio tutti coloro che ci aiutano e ci aiuteranno in futuro e ribadisco ancora una volta che senza il sostegno delle amiche e degli amici italiani non avremmo potuto fare tutto quello che fino ad oggi siamo riusciti a portare a termine.
Un cordiale ringraziamento a tutti coloro che desiderano sostenerci in questo dura e tortuosa strada verso la libertà e la democrazia in Iran.
Karimi Davood, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani In Italia
Roma, 16.09.2008

Berlusconi- Cheney: Iran non deve avere la bomba atomica


Nella foto: il presidente Berlisconi insieme al presidente degli Stati Uniti d'America George W. Bush



Esteri
IRAN: CHENEY-BERLUSCONI, NON DEVE AVERE ARMI NUCLEARI
Roma, 9 set. - (Adnkronos) - L'Iran non deve potersi dotare di armi nucleari. E' la posizione di Italia e Stati Uniti espressa dal vice presidente americano Dick Cheney, al termine di un incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Abbiamo concordato che non possiamo dare all'Iran la possibilita' di avere armi nucleari", ha detto Cheney


Commento: Complimenti al presidente Berlusconi per le sue chiare ferme posizioni in materia della pericolosità del fondamentalismo islamico e della sua bomba atomica. Va a Lui e al suo governo tutta la nostra ammirazione e gratitudine. Tale posizione dimostra l'intelligenza del governo italiano nel percepire quanto sia pericolosa la questione nucleare del regime dei mullah. Devo anche ribadire che il pericolo del fondamentalismo islamico è mille volte peggio della sua bomba atomica.
Con il pensiero e l'ideologia fondamentalista islamica di matrice khomeinista si può far diventare ogni ragazzo o ragazza un potenziale aspirante "KAMIKAZZE" che può far danni in ogni parte del globo. L'uso della bomba atomica da parte del regime iraniano è esclusivamente va inquadrato in un ambito estrettamente "ricattatorio". Cioè i mullah iraniano la useranno solamente per ricattare i paesi della regione e le grandi potenze e scoraggiarli da qualsiasi operazione mirata a destabilizzare oppure rovesciare il regime disumano della repubblica islamica. Ma far esplodere una bomba atomica non è cosi semplice e che prima di farlo brillare in qualche parte del mondo la comunità militare internazionale farebbe del regime di Khomeini un cumulo di macerie bruciate. Invece lo strumente del kamikazze nelle mani del regime terrorista iraniano è un mezzo valido ed efficace che oltre ad spaventare il mondo occidentale metterebbe a tacere anche moltissimi paesi che potrebbero avere in qualchemodo un opinione diverso dal regime di Khomeini. Allora se mescoliamo entrambi gli strumenti vediamo che cosa uscirebbe fuori: "il fondamentalismo islamico di matrice khomeinista + lo strumento del kamikazze uguale ad un mondo incatenato ed esausto e agonizzante che si trascina a fatica verso la sua tomba. Tutto ciò è = alla morte della civiltà".
karimi davood, analista politico e studioso in materia del fondamentalismo islamico iraniano.

giovedì 11 settembre 2008

11 SETTEMBRE, GIORNO DELLA MEMORIA PER TUTTI COLORO CHE SONO STATE VITTIME DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO IRANIANO


Volendo e non volendo oramai questa data è entrata prepotentemente e tragicamente nella memoria dell'umanità. E' diventata una data da commemorare e da rispettare in onore di coloro che sono state colpite direttamente dall'odio fondamentalista e islamica di matrice khomeinista. Non bisogna dimenticare che è stato lo stesso khomeini a dichiarare l'America come un paese di "Satana" e di conseguenza da combattere. E' stato lo stesso khomeini a dichiarare la guerra al grande Satana e aprire la strada ad una lunga serie di attentati contro gli americani e i loro paesi amici. E' stato lo stesso grande Boia del popolo iraniano a dichiarare l'America come il nemico numero uno dell'Iran. Leggilo il regime dei mullah e il loro fondamentalismo. Per confermare tutto cio non è necessario ricorrere alle formule e alle equazioni difficli. Basti contare il numero dei morti americani degli ultimi trentanni. Cioè da quando il maligno regime dei mullah ha preso il piede a Teheran. Non c'è posto in cui non si possano contare le vittime americane: dall'Iraq all'Afghanistan, dal libano all'Israele e via dicendo. Khomeini ha coltivato il seme dell'odio e della violenza contro il mondo civile auspicando di portare il mondo intero sotto la bandiera del fondamentalismo islamico. A tal fine lo stesso Khomeini ha suggerito ai suoi discepoli di riccorrere alla costruzione della bomba atomica per " salvaguardare la soppravvivenza della repubblica Islamica"!
Concludo e ribadisco che finchè esisterà questo regime fondamentalista e terrorista ci saranno ancora altri 11 semttebmre e forse anche peggio di quello che è avvenuto 8 anni fa per mano di alcuni ragazzi esaltati dal fondamentalismo islamico di matrice khomeinista.
Spero che la comunità internazionale se ne renda conto della gravità del problema iraniano che che apra gli occhi sulla realta del paese e della diffcoltà in cui vive tutta la popolazione riconoscendo alla resistenza iraniano il suo fondamentale ruolo nel contrastare realmente il maligno fenomeno del fondamentalismo sialmicxo di matrice khomeinista. Secondo me l'unica via vera e saggia è quella di sostenere il popolo iraniano e la sua resistenza per rovesciare il regime fondamtalista iraniano e per togliere per sempre dal corpo della socità di oggi questomaligno e pericolosissimo tumore che lo ha afflitto trentanni fa. Altrimenti la metastasi fara la sua strada e mescolata alla bomba atomica ci ritroveremo fra pochi anni l'intera regione mediorientrale sotto la influenza del regime dei mullah.
Esattamente come è successo con l'Iraq. Gli americani hanno cacciato il governo precedente e hanno consegnato volontariamente o involontariamente il paese nelle mani dei sicari iraniani.
Il mio augurio è che il prossimo 11 settembre possiamo celebrare la memoria dei caduti dell'11 settembre nella grande pizza della libertà di Teheran. sono sicuro che quel giorno i caduti di quel disumano attentato gioiranno insieme al popolo iraniano sentendo che la giustizia ha fatto il suo dovere.
A quel giorno
viva il ricordo di tutte le vittime del fondamentalismo islamico a prescindere dalla razza e dalla nazionalità compreso i 120000 ragazzi e ragazze iraniane uccise sotto la tortura negli ultimi trentanni.
karimi davood, presidente associazione rifugiati politici iraniani in Italia

mercoledì 10 settembre 2008

HUMAN RIGHT WATCH: IRAN, IMPICCATI 26 MINORENNI


Nella vignietta il capo supremo del regime dei mullah, ayattollah Khamenei si rivolge alla ragazza condannata a morte dicendo: "non fare smorfie, non guardarmi male, ti sto impiccando legalmente"


l'agenzia stampa francese in una nota da Washington ha scritto che secondo l'organizzazione per i diritti umani americana, Human Raight Watch, fin dal 2005 sono stati impiccati in Iran 26 minorenni e per cui il regime dei mullah ha il posto nel guinness dell'impiccagione dei minorenni. Secondo questa organizzazione almeno 6 casi sono stati avvenuti nell'anno 2008. Human Right Wacth ha lanciato un urgente appello all'assemblea generale dell'Onu per intraprendere delle immediate azioni contro l'uccisione dei minorenni in Iran. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, nelle carceri iraniani si trovano almeno altri 100 minorenni in attesa dell'impiccagione.
Anche noi aderiamo a questo appello chiedendo l'immediato intervento delle organismi competenti a favore dei minorenni che rischiano la vita. Tenendo conto delle recenti esecuzioni dei minorenni chiediamo anche l'intervento del governo italiano presso gli organi competenti nonchè il regime dei mullah, condizionando qualsiasi relazione e lo scambio politico commerciale, al miglioramento delle condizioni dei prigionieri politici nonchè all'immediata sospensione dell'esecuzione dei minorenni in Iran.
karimi davood

LE GRIDA DI AIUTO DI UN MINORENNE POCHI GIORNI PRIMA DELL'IMPICCAGIONE




Nella foto: il minorenne Behnam Zare, impiccato nella saeconda meta di agosto nel carcere di Shiraz, nonstante una forte mobilitazione delle organizzazioni iraniane e straniere a suo favore. la seta di sangue da parte dei mullah iraniani ha prevalso sulla pietà umana del popolo iraniano che ha tentato tutte le strade pure salvare il minorenne Behnam.
Condoglianze dela mia associazione e degli amici italiani alla famiglia di Behnam.

A voi la dolorosa grida di aiuto lanciato da behnam pochi giorni prima della sua impiccagione avvenutosi nel carcere di Shiraz:

"Mi chiamo Behnam Zare,
e' da tre anni che vivo nel carcere di Adel Abad di Shiraz,
io sono un assassino,
ho commesso questo reato all'eta di 15 anni,
sono fortemente pentito del mio operato,
mi rivolgo a voi, i difensori dei diritti umani, a voi uomini liberi, perfavore salvatemi,
e' stato un incidente,
vi prego di salvarmi,
io voglio vivere,
io voglio essere libero,
sto passando gli ultimi giorni della mia vita,
e' possibile che mi mandino al plotone di esecuzione in qualsiasi momento,
vi chiedo se il Dio sarà soddisfatto che io muoia all'eta di 15 anni?
mi rivolgo a coloro che ascoltano la mia voce,
cè qualcuno che possa aiutarmi?
io vi chiedo di portare la mia voce all'attenzione di tutti i popoli del mondo,
vi chiedo di salvarmi,
io voglio vivere,
vi chiedo di salvarmi,
io voglio vivere,
salvatemi,
io voglio vivere,
io voglio vivere,
io voglio vivere..."


Irandemocratico: pochi giorni dopo questo doloroso appello di Behnam, lo spirito maligno di khomeini si è fatto vivo prepotentemente ( come in tanti altri casi recenti e non lontani tra cui attentati terroristici di vari generi verificatisi dall'Argentina al Libano, dall'Afghanistan all'Iraq, dall'America Latina all'America del Nord....) e si è attorcigliato attorno al collo di questo minorenne e con tutto l'odio disumano di cui è alimentato e composto ha posto fine alla vita di un giovane minorenne che aveva tanta voglia di "vivere".
Alla vigilia dell'11 settembre devo ricordare che il fondamentalismo islamico ha un cuore che batte la musica della violenza, dello spargimento del sangue degli innocenti, della destabilizzazione degli equilibri politici in tutte le parti del globo, del fomentarsi della povertà e della fame. Tutto ciò nel nome dell'Allah!
Nel nome di questo innocente minorenne, impiccato appena pochi giorni fa dichiaro che finche batte a Teheran il cuore del fondamentalismo non ci sarà mai e mai la pace e la stabilità nè nella regione e nè nel resto del mondo. Aggiungo che la macchina nucleare del regime fondamentalisto sta correndo a gran velocità verso la costruzione della bomba atomica islamica che sarà la vera causa scatenante della prossima guerra nella regione. La costruzione della bomba "atomica islamica" ha una rilevanza strategica e di protezione e di prevenzione da qualsiasi attacco e aggressione proveniente dall'estero. Lo stesso dittatore Khomeini chiamò la bomba atomica " la vera e necessaria garanzia per la sopravvivenza della repubblica islamica iraniana"!!!
Infine colgo occasione per esprimere la nostra profonda solidarietà con le vittime dell'11 settembre e aggiungo concludendo che tutte le azioni del regime iraniano hanno un doppio messaggio: uno rivolto all'interno del paese e l'altro rivolto all'estero. Quando i mullah portano in piazza la plotone di esecuzione e di fronte agli occhi del pubblico spaventato e terrorizzato tirano su, grazie alle grù, il corpo dei giovani iraniani, chiamando pure le telecamere stranieri, vogliono trasmettere un solo messaggio sia al popolo iraniano che ai governi stranieri: questa è la fine di chi osa a sfidarmi e rivolgendosi agli stranieri li mette in guardia da qualsiasi interferenza e aggressione specificando con il linguaggio della violenza che porterà anche a casa loro la forca e la violenza. Credo che il regime iraniano sia stato sempre fedele con le sue promesse. Non le ha mai tradite. Le ha sempre mantenute.
karimi davood, analista politico iraniano ed esperto in materia del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista.

lunedì 8 settembre 2008

Usa e Israele pronti a bombardare l'Iran

IL TEMPO.IT
08.09.2008
SOLO UNA RIVOLTA INTERNA PUO' SALVARE TEHERAN

Di Aldo Forbice

Ormai tutti ne sono convinti: l'Iran sarà presto bombardato. Non è chiaro se con missili o bombe convenzionali (o nucleari) sganciate da aerei. La differenza fra gli "analisti" di politica iraniana e i nostri commentatori è sulla data, e se saranno gli americani o gli israeliani a prendere l'iniziativa.


O entrambi. Ma qui giocano molti fattori. Intanto ci limitiamo a far notare che, finalmente, europei, americani e israeliani hanno preso coscienza che il regime iraniano è deciso ad andare avanti sul programma nucleare di Khamenei e Ahmadinejad, che ha poco da spartire con l'uso civile di questa energia. Il presidente-dittatore non perde occasione per ribadire che le tre serie di sanzioni economiche e finanziarie decise dall'Onu non hanno danneggiato molto Teheran. Anzi il regime islamico ha trovato il modo di aggirare l'embargo facendo provviste di grano dal nemico storico...gli Usa. Verranno acquistato 1,8 milioni di tonnellate di cereali dal Grande Satana, un paese con cui non ci sono rapporti diplomatici da 30 anni.
I media iraniani non hanno parlato di questo accordo perché Ahmadinejad, che aveva promesso sussidi agli agricoltori (600 miliardi di rial) e la nascita di qualche migliaio di cooperative (ne erano previste 1113, ma ne sono nate 95) ha imposto una rigida censura. Ora però l'attenzione è concentrata sul prossimo attacco aereo, previsto tra il 5 novembre e il 19 gennaio 2009. Date calcolate in base alle elezioni Usa, che avranno luogo a novembre e al cambio della guardia ufficiale alla Casa Bianca. Quasi sicuramente ad essere colpite saranno la centrale di Isfahan, l'impianto di Natanz (dove sono concentrate migliaia di centrifughe per l'arricchimento dell'uranio), il centro di produzione di plutonio di Arak, ma anche altri impianti sotterranei (uno vicino a Teheran).
Chi agirà per primo? Le diplomazie sono al lavoro. È certo che gli israeliani si stanno preparando (hanno già attuato una esercitazione attorno a Creta nel giugno scorso: l'isola non è stata scelta a caso: si trova a 1500 chilometri da Israele, la stessa distanza che separa lo stato ebraico dal territorio iraniano) e, per il momento, vengono "frenati" da Bush, alle prese con la campagna elettorale. Ma i tempi sono vicini per l'ora X. Se l'attacco non dovesse riuscire sarebbe inevitabile una reazione missilistica contro Israele e le basi americane nel Golfo Persico. Ma, d'altra parte, Gerusalemme, polemizzando anche col nostro ministro degli Esteri, ha definito "una catastrofe" se Ahmadinejad riuscirà a vincere la scommessa dell'arma atomica.
Per il momento ci sembra tiepida l'iniziativa dell'Ue, mentre l'Onu prepara nuove sanzioni economiche contro Teheran. Ma lo Stato fondamentalista non sembra preoccuparsene. C'è solo da augurarsi che la popolazione e la resistenza iraniana facciano sentire la loro protesta contro un regime sanguinario (220 impiccagioni dall'inizio del 2008). È l'unica speranza per prevenire una nuova catastrofe.

giovedì 4 settembre 2008

NUOVE INIZIATIVE INTERNAZIONALI PER ALLONTANARE LA SIRIA DAL FONDAMENTALISMO IRANIANO



Commento:
A proposito delle attività nucleari militari iraniane va ribadito con la fermezza che il regime dei mullah si sta avvicinando velocemente alla fatidica data del "non ritorno". Si stanno ultimando gli ultimi lavori per la costruzione della bomba atomica. La parola è della resistenza iraniana. La stessa fonte che 5 anni fa rivelò per la prima volta l'esistenza di un diabolico progetto militare atomico compreso una decina di siti super segreti e super specializzati nella costruzione dei pezzi e degli strumenti necessari alla costruzione della "prima bomba atomica islamica iraniana", chiamato dal piu' grande boia del secolo scorso, ayattollah khomeini " la garanzia per la soppravvivenza della repubblica islamica iraniana"!!!. Leggilo il regime dei mullah. l'Islam non ha mai avuto la necessità di garantirsi la soppravvivenza con la bomba atomica costata fino ad oggi miliardi e miliardi di dollari riducendo sul lastrico un intero popolo e mettendo al serio rischio la sicurezza dell'intero mondo. Un popolo costretto a vendersi la figlia per due soldi non pensa mai alla soppravvivenza dell'Islam. Caso mai penserà a come sfamarsi la pancia dei propri figli.
Comunque a proposito della nuova iniziativa del presidente Sarkozy mirata ad allontanare la Siria dal fondamentalismo islamico iraniano desidero esprimere la nostra piena soddisfazione anche perchè la Siria deve capire che oramai è arrivato il tempo di decidere da quale parte stare? In Iran esiste una provverbio secondo cui" non si può nutrirsi sia dal sacco e sia dal mangiatoio". Si riferisce al cavallo che porta con se un sacco di fieno. Bisogna scegliere ol il "sacco" oppure il "mangiatoio". Fino ad oggi la Siria si è nutrito sulla pelle del popolo iraniano ricattando il regime dei mullah sulle sue attività terroristiche in Libano avendo in cambio per quasi trentanni il petrolio gratis. E non solo il petrolio.
Secondo me il gesto del presidente Sarkozy è molto prezioso e bisogna incoraggiarlo a proseguirlo in direzione e in funzione antiiraniano.
karimi davood

Iran; Nucleare, Sarkozy: Teheran si prende "un grosso rischio"

Roma, 4 set. (Apcom) - Con lo sviluppo del suo programma atomico per fini militari l'Iran si prende "un grosso rischio", e Israele un giorno potrebbe attaccare i siti nucleari iraniani. Lo ha detto oggi il presidente francese, Nicolas Sarkozy, durante il vertice di Damasco con il presidente siriano Bashar al Assad, il premier turco Recep Tayyp Erdogan e l'emiro del Qatar, Hamad ben Khalifa al Thani.

"L'Iran si prende un grosso rischio se continua il suo processo per lo sviluppo del nucleare militare", ha detto Sarkozy. "Ne siamo certi, perchè un giorno, quale che sia il governo israeliano, potremmo ritrovarci un mattino con Israele che ha attaccato".

Secondo Sarkozy, se si vuole evitare questa "catastrofe" è necessario che l'Iran blocchi il suo programma di arricchimento dell'uranio. "La Francia - ha assicurato il presidente - è pronta ad aiutare l'Iran con il nucleare civile, come testimonianza della nostra buona volontà", ma Teheran "non può rifiutare i controlli completi e onesti" compiuti dagli ispettori dell'Aiea, l'Agenzia internazionale per l'energia atomica.

martedì 2 settembre 2008

IMPICCATO UN MINORENNE DI 17 ANNI



Sono appenna tornato da Calabria, dove avevo organizzato una mostra. Con enorme dispiacere ho avuto la notizia dell'impiccagione del minorenne Behnam Zarei che all'eta di 15 anni aveva ucciso un suo compagno di giochi.
Purtroppo l'intera mobilitazione delle organizzazioni per i diritti umani non ha potuto ammorbidire il cuore dei genitori della vittima e di conseguenza il regime sanguinario e disumano dei mullah ha stretto attorno al collo del giovanissimo Behnam tutto il suo odio e sdegno che nutre verso il popolo iraniano. Il motivo è semplice ha bisogno di versare il sangue degli innocenti per poter garantire la sua maligna soppravvivenza. Questa violenza è l'altra faccia della bomba atomica dei mullah.
Qui sotto vi lascio l'ultima intervista rilasciata da Behnam prima dell'impioccagione. Si sente la sua voce in persiano ma si capisce lo stesso. Non ha bisogno dell'interprete per far capire tutta la sua disperazione.
Solidarietà e condoglianze della mia associazione alla famiglia di Behnam. Arriverà il giorno in cui il popolo iraniano si rivendicherà il sangue innocente di tutti i Behnam.
http://ca.youtube.com/watch?v=XDw37nK2WKs ( il link della voce di behnam)
karimi davood

giovedì 7 agosto 2008

AVANTI VERSO OLIMPICO E VERSO CINA



I NOSTRI MIGLIORI AUGURI A TUTTI GLI ATLETI IN PARTICOLARI I NOSTRI ATLETI ITALIANI

ENNESIMO RIFIUTO IRANIANO. 5+1 PESTA ACQUA IN MORTAIO


7/8/2008
Nuclerare, presto sanzioni a Iran
Da gruppo 5+1 una nuova risoluzione

I Paesi del gruppo "5+1" (i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell'Onu più la Germania) sono d'accordo sulla necessità di lavorare a una quarta risoluzione, a settembre, contro l'Iran. Lo ha annunciato il Dipartimento di Stato Usa che ha respinto la lettera di risposta iraniana all'offerta di incentivi come "una tattica dilatoria". Più cauta la Russia secondo la quale non ci sarebbe un accordo definitivo.

L'Iran "non ha fornito una risposta chiara" al pacchetto d'incentivi offerto dal gruppo del "5+1" durante i colloqui tenuti lo scorso 19 luglio a Ginevra, in Svizzera. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, Gonzalo Gallegos. "Siamo molto insoddisfatti per il fatto che l'Iran ha nuovamente mancato di fornire all'Alto rappresentante della politica estera Ue, Javier Solana, una risposta chiara al generoso pacchetto di incentivi internazionali", ha detto Gallegos, sottolineando che la "lettera che abbiamo ricevuto ha tutta l'apparenza di una tattica di stallo" nei negoziati sul dossier nucleare.

Il "5+1" ha presentato, nel corso della riunione di Ginevra, una serie di incentivi economici per convincere Teheran a rinunciare all'attività d'arricchimento dell'uranio. Stati Uniti e partner europei, in quella sede, avevano precisato che una mancata risposta da parte iraniana si sarebbe tradotta in ulteriori sanzioni votate al Consiglio di Sicurezza dell'Onu. "Non abbiamo altra scelta, se non quella di perseguire misure nei confronti dell'Iran, nel quadro di questra stragegia di stallo", ha concluso il portavoce del Dipartimento di Stato Usa.

L'ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite Vitaly Ciurkin ha detto che il gruppo dei "5+1" non ha ancora raggiunto un accordo definitivo. Rispetto agli Stati Uniti, Ciurkin ha usato toni più cauti. "E' un argomento molto delicato", ha sottolineato il diplomatico di Mosca, ribadendo che eventuali sanzioni contro Teheran verranno discusse in settembre.

martedì 5 agosto 2008

Il Messaggero.it: La Rajavi e la strategia della Resistenza Iraniana


Il presidente Maryam Rajavi insieme al presidente Gianfranco Fini, On. Carlo Ciccioli e Mohaddessin, ministro degli esteri del Consiglio Nazionale della Reisistenza Iraniana


Saturday, 02 August 2008
di Sergio Talam

Il Messaggero del 25 luglio, Due occhi luminosi che non parlano di guerra, né di dolore, né del rischio di morire in ogni momento. La mente corre alla nobiltà antica della Persia. ma il fatto è che Marvain Rajavi stringe nelle mani un tesoro. E la convinzione di non essere mai sola. Lontana dalla sua terra, il martoriato Iran dove l’uomo è schiavo nel nome di dio, la leader del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (un vero parlamento in esilio che opera a Parigi) marcia per il mondo insieme ad un popolo che l’aspetta e spera in lei.

Ed è un popolo lanciato verso il futuro, pieno di giovani - l’età media è 26 anni - e di tante donne perseguitate per il solo fatto di essere donne: se sciolgono i capelli, se cantano o se ballano. se camminano da sole. "L’Iran demonizza l’eros perché non lo conosce", dice la scrittrice iraniana Azar Nafisi.

La Maryam, leggiadra e guerriera, racconta come fosse per domani dell’Iran in cui le donne saranno libere come l’acqua che rompe la montagna; racconta di un parlamento in esilio composto più di donne che di uomini.

Mentre Maryam Rajavi ringrazia Roma e il parlamento italiano che si è schierato con lei, viene naturale pensare che il dominio dei pochi, da sempre, passa per la segregazione della donna. Ogni dittatura reprime il pensiero libero, ma solo la teocrazia, "il regime fascista islamico" come lo chiama Maryam, organizza la sistematica repressione di un genere umano: immobilizza la donna per rendere gli uomini più poveri, più tristi, buoni solo come soldati di una mitologia religiosa; la reclude in un cantuccio perché ha paura di lei, "come un uomo impotente tiene in catene la sua bella moglie" (Azar Natisi).

"Come mai porta il velo, signora Rajavi?", le chiedo incuriosito da quel drappo così controverso che le incornicia il viso. "Perché sono una donna musulmana e credo che ogni donna debba vestirsi come desidera: l’imposizione di vestirsi in una certa maniera e' contro l’Islam".

Due parole, due concetti sferzanti come la sabbia nel vento: la voglia quasi rabbiosa di restare fino in fondo musulmana, la pretesa veemente di declinare l’Islam come libertà e rispetto dei diritti umani. La guardo e penso alla sua storia di ragazza della borghesia di Teheran che si laurea in ingegneria e lotta prima contro lo Scià, che le uccide una sorella, poi contro l’Ayatollah, che le uccide un’altra sorella, incinta, dopo averla torturata. E la storia di una rivoluzione fallita, il simbolo di un’illusione, quella di uscire dal dominio del monarca amico degli Usa per entrare in una nuova era: i giovani che sognavano la democrazia sbatterono il muso contro il potere religioso e otto anni di guerra con l’Iraq. "Signora, la società iraniana ha la forza per credere ad una nuova rivoluzione?". Ancora quello sguardo sicuro, radioso, aperto sul futuro: "E’ lo stesso regime a dire che il 90 per cento del popolo è contro i mullah".

Maryam Rajavi sente che il clima sta cambiando. Dopo il Regno Unito, che ha aperto gli argini, anche Francia, Belgio e Italia stanno decidendo di togliere i Mujahedin del Popolo Iraniano (Mpoi) dalla lista delle organizzazioni terroristiche. Tenere la resistenza iraniana dentro quel recinto di infamia era la conseguenza di una convenienza e di un calcolo sbagliato: la convenienza di non inimicarsi una potenza del Medio Oriente ("la posizione di Parigi puzza di petrolio", ha detto un deputato francese) e il calcolo di piegare l’Iran del nucleare e dei missili puntati su Israele con le sanzioni e le minacce di guerra.

”La formula ‘o il dialogo o la guerra’ è solo un inganno", dice Maryam Rajavi, ed è l’unico caso in cui la voce lesi alza appena. "C’è una terza via fattibile: il cambiamento democratico della società iraniana per mano del popolo e della resistenza".

La piccola donna dal viso dolce che porta il peso delle torture, delle mutilazioni, dei 120mila morti perché accusati di dissenso, pare davvero felice di incontrare il mondo occidentale, proprio quello che i giorni pari minaccia Teheran e quelli dispari lo blandisce con onori politici e diplomatici.

Maryam non sembra darsi pena per le debolezze, le ipocrisie, le incertezze di una comunità di paesi che tratta Ahmadinejad con la stessa leggerezza con cui le democrazie europee trattarono Hitler: "La minaccia del regime iraniano non riguarda solo noi ma tutto il mondo".

E quel tipo che comanda a Teheran, quel giovanotto che inchioda il resto del pianeta con la sua barbetta e l’aria innocua da laureato con lode, non lo chiama mai "presidente dell’Iran" ma solo "presidente dei mullah". Per lei, per Maryam leggiadra e guerriera il vero Iran è un sogno che deve ancora venire.

LA SECCA RISPOSTA DEI MULLAH ALLE RICHIESTE DELLA COMUNITA' INTERNAZIONALE


foto: il presidente Maryam Rajavi insieme al presidente della Camera On. Gianfranco Fini, On. Ciccioli e il ministro degli esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana Dott. Mohaddessin

Nucleare, Iran consegna risposta scritta a proposta Ue
martedì, 5 agosto 2008 10.14


TEHERAN (Reuters) - L'Iran ha consegnato ai rappresentanti dell'Unione europea la sua risposta scritta alla proposta delle sei maggiori potenze mondiali per mettere fine al controverso programma nucleare iraniano. Lo ha riferito oggi l'agenzia di stampa Fars, mentre una fonte Ue a Bruxelles ha detto di non poter confermare.....


Commento e riflessione: la risposta qualsiasi che sia sarà evidente che non soddisfarà la comunità internazionale e secondo me avvicina ancora di piu il mondo intero ad una guerra inevitabile e catastrofica voluta fondamentalmente dal regime dei mullah. Una buona parte di questa colpa cade sulla testa dell'alto rappresentante della politica estera dell'Unione Europea Ayattolmullah Solana. E' lui il responsabile numero uno di una sbagliata politica che ci sta conducendo verso la guerra. E' la sua politica di accondiscendenza che ha permesso al regime dei mullah di portare avanti indisturbato la sua politica di arricchimento dell'uranio e la costruzione della sua bomba atomica islamica. Solan and company hann permesso al regime di Ahmadinejad di temporeggiare e prendere per fondo schiena tutto il mondo civile che vive in una situazione di terrore e di ansia.
La comunità iraniana chiede alla politica europea e americana di porre fine a questa situazione di tira e molla che favorisce solamente il regime dei mullah e la loro bomba atomica. Secondo me Teheran sta cercando di temporeggiare fino alle presidenziali americane e poi quello che succederà succederà. Loro sperano nell'elezione del candidato nero Obama. Per il regime dei mullah, l'investimento di miliardi e miliardi di dollari in seno alla campagna di Obama ha delle logiche giustificazioni: Obama non è uomo di guerra!
Comunque vadano le cose la guerra ci sarà finche il regime dei mullah restera in piedi. Per me Obama non ha nessuna chance di vincita. E non so se il candidato repubblicana seguirà le orme di Bush ma so solamente una cosa che il regime dei mullah non arretrerà nemmeno di un milimetro e di conseguenza la guerra ci sarà con chiunque regni su Casa Bianca.
Riflessione:
La recente visita miracolosa del nostro presidente Maryam Rajavi a Roma ha dimostrato che una buona parte della politica italiana entrata in letargo da anni ancora vive in una situazione di semicoscienza e mezza ubrica senza rendersi conto della gravita della situazione. E per fortuna una larga fetta della politica, di orientamento di destra, ha gli occhi aperti e vive nell'ansia della prossima guerra contro l'Iran. Purtroppo nella scena politica italiana i valori si sono confusi e nel caso iraniano la destra che ha le radici nell'anti resistenza prende le difesa della resistenza iraniana e la sinistra che ha le radici nella resistenza anti fascista prende le difese della dittatura più sanguinaria della storia dell'umanità. Questo è l'evoluzione della specie umana. Ecco perchè ho chiamato miracoloso il viaggio del nostro presidente Maryam Rajavi a Roma. Nturalmente non generalizzo la questione. Nella recente risoluzione firmata dalla maggioranza dei parlamentari italiani ci sono numerosi componenti di sisnitra e di centro. Ma la destra ha occupato e giocato, in questa facenda, la parte che aspettava storicamente alla sinistra, difensore delle cause dei popoli.
Grazie di cuore al presidente Fini che ha voluto ricevere il nostro presidente. Grazie ancora al sindaco di Roma Gianni Alemanno che ha voluto rendere omaggio alla resistenza iraniana ricevendo il presidente Maryam Rajavi e grazie ancora a tanti parlamentari tra cui Carlo Ciccioli, Beatrice Lorenzin, Jole Santelli, Paola Goesis e tanti altri che hanno lavorato per la realizzazione di questo viaggio.
karimi davood, analista politico iraniano

venerdì 1 agosto 2008

INTERVISTA DI MARYAM RAJAVI CON LA STAMPA DI TORINO: DATECI FIDUCIA, ABBATTEREMO IL REGIME DEI MULLAH


26/7/2008 (20:18) - INTERVISTA
Maryam Rajavi: dateci fiducia, abbatteremo il regime degli ayatollah

La Rajav davanti a Montecitorio



Capo della resistenza iraniana in esilio, è stata ricevuta a Roma e ha rivolto un appello al Parlamento

La Stampa.it
CARLA RESCHIA
Mentre Teheran annuncia trenta esecuzioni capitali e il presidente Ahmadinejad viene incoronato «Eroe nazionale del nucleare» da un gruppo di saggi dei Guardiani della rivoluzione, le milizie volontarie fedelissime agli ayatollah, a Roma si sta concludendo la prima visita italiana di Maryam Rajavi, presidente del Consiglio nazionale della Resistenza iraniana ed esponente dell’opposizione in esilio, laica e riformista al regime iraniano.

Oggi l’incontro con il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, con l’invito a parlare in autunno al Consiglio comunale della capitale, ma anche nei giorni scorsi l’agenda è stata fitta di impegni e contatti importanti. L’obiettivo è innanzitutto ottenere il definitivo sdoganamento del Pmoi, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo in Iran, di cui la Rajavi fa parte, messa sulla lista nera delle organizzazioni terroriistiche da Unione Europea e Stati Uniti nel 2001. Ha cominciato, a fine giugno, il Regno Unito, ritirando il Pmoi dalla lista delle organizzazione terroristiche, all’indomani di un voto del Parlamento. All’inizio del mese, in Francia, la richiesta ha ottenuto l’appoggio di 290 parlamentari francesi di tutti i partiti - sui 577 dell’Assemblea nazionale.

Signora Rajavi ha ottenuto qualche promessa di impegno da parte del Parlamento italiano?

Per ora non ho ricevuto alcuna promessa formale, ma sono fiduciosa perché a Montecitorio ho ricevuto un documento firmato da decine di deputati di tutti i partiti in cui si esprime sostegno alla causa del cambiamento democratico in Iran. Penso che sia importante il fatto che il Parlamento si esprima con voce forte e univoca su questo tema e, e che l’opinione pubblica italiana lo appoggi. Stiamo aspettando:speriamo innanzitutto di venire rimossi dalla lista dei terroristi, come è già accaduto in Gran Bretagna. E auspichiamo che sia anche l’Italia a prendere l’iniziativa per inoltrare questa richiesta all’Europa. Ho molto apprezzato il rifiuto del vostro governo e del Papa a incontrare Ahmadinejad durante la sua visita in Italia in occasinoe del vertice Fao, a giugno, è un segnale importante.

Giudica seria la minaccia nucleare iraniana?

E’ una vera e grave minaccia che alcuni stanno cercando di ignorare in nome dei rapporti economici. Nel 2002 siamo stati i primi a denunciare questa situazione. Ma la politica atthale non porta a nulla. i negoziati occidentali con l’Iran sono serviti solo a prolungare una situazione inaccettabile che ha permesso agli ayatollah di guadagnare tempo. Qualunque forma di negoziato con l’Iran è inutile: la comunità internazionale deve prendere decisioni molto serie.

E cioè la guerra?

Trovo furoviante l’alternativa sanzioni oppure guerra. C’è una terza via ed è il cambiamento democratico da parte della popolazione e della resistenza iraniana. Non è vero che il popolo iraniano vuole gli ayatollah, il sostegno al regime è debole. E’ una dittatura così fragile, così in contrasto con la comunità internazionale che basterebbe poco a farla crollare.

Che cosa, esattamente?

Bisogna rispondere agli ayatollah con l’unico linguaggio che capiscono. Stop agli affari, stop alla vendita di armi, massima pressione sul regime. E sostegno all’opposizione interna, che è forte e pronta. I governi occidentali ignorano lo stato esplosivo della società iraniana. Il popolo e la resistenza iraniani chiedono all’Occidente di fermare la politica di appeasement nei confronti dei loro assassini. Una politica che ha trascinato il mondo verso un rischio di guerra e per questo abbiamo scelto una terza via: no all’appeasement, no alla guerra, si al cambiamento democratico per mano del popolo iraniano e della sua giusta resistenza.

Lei pensa che Ahmadinejad intenda usare le armi nucleari di cui sta cercando di dotarsi, o è solo una minaccia che agista per acquisire potere e autorevolezza di fronte al mondo islamico?

Ha promesso la cancellazione dello stato di Israele, non credo sia uno scherzo, si rischia la terza guerra mondaile. Ma c’è un pericolo ancora più grave: se il governo totalitario ed estremiata dell’Iran avesse la bomba atomica potrebbe usarla come mezzo per imporre il fondamentalismo nel mondo.

 
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