mercoledì 10 dicembre 2008

IRAN: CONFERENZA AL SENTAO IN OCCASIONE DEI 60 ANNI DELLA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI



In occasione del sessantesimo anniversario della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, alcune associazioni italiane e iraniane hanno organizzato una conferenza presso la sala dei caduti di Nassiriah del Senato italiano, per celebrare questa giornata e focalizzare l’attenzione del pubblico e dei mass media sulla grave situazione in cui versano i diritti umani nel paese dei mullah. Alla conferenza hanno partecipato molti sentaori e deputati di entrambi gli schieramenti politici tra cui Sen.Fasano, Sen. Bornacin. Sen. Perduca, Sen.Nessa, On. Forlani, On. Ciccioli, Nella Condorelli, giornalista e Dott. Antonio Stango e Avv. Menicacci che hanno parlato e esaminato la grave situazione dei diritti umani in Iran. Durante la conferenza è stato proiettato un breve filmato sulla violazione dei diritti umani in particolare sulle impiccagioni pubbliche in Iran. La sala della conferenza fu tappezzato da numerose fotografie dei caduti della resistenza iraniana stampate su grandi striscioni. Inoltre erano stati esposti dei pannelli che dimostravano le foto delle vittime della repressione e della violazione dei diritti umani tra cui lapidazioni, amputazioni, impiccagioni, fustigazioni ecc... Tutti i partecipanti hanno concordato sulla necessità di istituire una commissione speciale di sorveglianza sul rispetto dei diritti umani in Iran. Diversi oratori intervenedo alla conferenza hanno parlato della necessità di prestare una particolare attenzione sul rispetto dei diritti dei residenti del campo di Ashraf dove tuttora vivono all’incirca 3500 uomini e donne fuggite dalla feroce repressione adoperata dal regime dei mullah ricordando la urgente necessità di insistere, onde evitare una catastrofe umanitaria, sulla continuità della sorveglianza del campo di Ashraf da parte delle truppe americane.
karimi davood
La notizia diffusa dall'Ansa:
DIRITTI UMANI: 60/MO; PIU'INFORMAZIONE SU VIOLAZIONI IN IRAN
ROMA
(ANSA) - ROMA, 10 DIC - "I diritti umani impiccati. La tragedia di 30 anni di oppressione, torture, lapidazioni e impiccagioni in piazza nel regno dei fondamentalismi in Iran". Questo il tema di una conferenza stampa organizzata nel giorno in cui si celebrano i 60 anni della Dichiarazione dei diritti umani dell'Onu, dalla Resistenza iraniana in Italia, insieme all'associazione Nessuno tocchi Caino.
"E' ancora più importante recuperare informazione sulla qualità del regime iraniano ora che l'attenzione internazionale sta per spostarsi dall'Iraq all'Afghanistan, la cui stabilizzazione esige una soluzione regionale che necessariamente coinvolge l'Iran", ha detto il senatore Marco Perduca, neo segretario della Commissione per i diritti umani del Senato, intervenendo al dibattito.
Perduca, reduce da una missione ad Ashraf, città dell'Iraq dove vivono alcune migliaia di muhjaeddin iraniani oppositori del regime di Ahmadinejad ha denunciato inoltre il fatto che "desta ulteriore preoccupazione il modo in cui si racconta l'Iran, dandone un'immagine di paese tranquillo e privo di terrorismo interno" per salvaguardare le relazioni commerciali che "ad esclusione di Usa e Israele tutti i paesi del mondo hanno a cominciare dall'Italia, che ha superato nello scambio commerciale la Germania".
Il senatore Giorgio Bornacin ha sottolineato che "occorre smascherare una volta per tutte un regime che si basa sul terrore e sul quotidiano calpestare dei diritti umani della gente", mentre l'onorevole Carlo Ciccioli ha sostenuto che "c'é una sorta di congiura del silenzio su ciò che accade all'interno del paese: mutilazioni, fustigazioni, lapidazioni, é una sorta di Medioevo del comportamento".(ANSA).

Diritti umani: Iran, impedito viaggio Nasrin Sotudeh




(ANSA)- TEHERAN, 10 DIC -Agenti dei servizi di sicurezza impediscono all'avvocatessa iraniana Nasrin Sotudeh di partire per l'Italia, dove era attesa per un premio. La donna, impegnata in diverse cause per la difesa dei diritti umani e delle donne, e' stata bloccata all'aeroporto di Teheran da agenti della sicurezza che le hanno sequestrato il passaporto. Nasrin Sotudeh ha difeso diverse femministe arrestate negli ultimi anni. Oggi avrebbe dovuto partecipare a un incontro alla Casa internazionale delle Donne di Roma.

I 60 ANNI DELLA" DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI"


ALI KHAMENEI E IL SOGNO DELLA BOMBA ATOMICA ISLAMICA

AHMADINEJAD IN UNA RECENTE APPARIZIONE NELLA CITTà DI ZANJAN HA INACCIATO I NEMICI DELL'ISLAM DI "AGGIUSTARLI" CON QUEST "PRODOTTO TIPICO DELLA CITTA' DI ZANJAN!!!

NELLA FOTO UN IMPICCAGIONE DI MASSA

NELLA FOTO UN MINORENNE AL MOMENTO DELL'IMPICCAGIONE

NELLA FOTO I PASSDARAN AL LAVORO PER LA LAPIDAZIONE DI UNA GIOVANISSIMA DONNA

NELLA FOTO: UN MOMENTO DELLA FUSTIGAZIONI PUBBLICA

NELLA FOTO ATEFE RAJABI DI ANNI 16 IMPICCATA IN PIAZZA NELLA CITTA' DI NEKAH DURANTE LA PRESIDENZA DI KHATAMI

NELLA FOTO UN PRIGIONIERO KURDO FERITO IN UNO SCONTRO A FUOCO E SUCCESSIVAMENTE IMPICCATO IN PIAZZA

NELLA FOTO: UN MINORENNE IMPICCATO POCHE SETTIMANE FA
Per quanto riguarda Iran i 60 anni di età della dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti umani ha coinciso con due dittature, politico il primo e teocratico il secondo, con un dossier colmo di violazioni più inaudite contro i diritti umani: torture, amputazioni, impiccagioni,fucilazioni di massa, lapidazioni, avvelenamenti di massa, genocidi, massacri, impiccagione dei minorenni, terrorismo, esportazione delle rivoluzione, interferenze, chador obbligatori, piu di 30 tipi di torture, tra cui TOMBA; PESI ALLE PARTI INTIME, APPESI AL SOFFITO, BRUCIATURE CON IL FERRO, FUSTIDAZIONI, ASSISTERE ALLE FUCILAZIONI E ALLA PRATICA DELLA TORTURA DEI COMPAGNI, VIOLENZA CARNALE DI FRONTE AI PARENTI E MARITI E MOGLIE, ...
Negli ultimi tre decenni il regime dei mullah ha passato per le armi all'incirca 120000 prigionieri politici di cui l'ultimo risale a poche settimane fa: nel braccio 209 del carcere di Evin è stato ucciso sotto tortura il prigioniero politico di nome Abdolreza Rajabi, già condannato all'ergastolo e accusato di essere simpatizzante dei Mojahedin del popolo. Con tanta sicurezza posso affermare che l'Iran dei mullah detiene il guiness delle violazioni dei diritti umani tanto vero che è stato condannato per ben 55 volte dalle commissioni competenti dell'ONU. Negli ultimi tre anni, da quando Ahmadinejad è salito al potere grazie alla scelta del capo supremo Ali Khamenei, il numero delle impiccagioni si sono moltiplicati per 10 tenendo conto che molte esecuzioni non vengono pubblicate dai mass maedia del regime. Nelle carceri iraniane esistono numerose donne condannate alla lapidazione e vivono costantemente sotto uno stato di terrore e di tensione. Recentemente è stata impiccata una donna di nome Fateme Haghighat Pajouh condannata a morte per aver ucciso il "marito temporaneo" al momento della violenza sessuale sulla figlia di 14 anni. Nulla ha potuto fermare la macchina della violenza dei mullah. La donna nonostante madre di due ragazze addolescenti è stata soffocata nello spirito maligno del " vecchio guffo di Jamaran", appunto Khomeini. E' una definizione del grande giornalista italiano Igor Man. Insieme a Fatemeh sono stati impiccati anche altri 9 uomini. Tempo fa il giorno dopo di una altra giornata mondiale contro la violenza il regime dei mullah ha impiccato in una sola giornata altri 23 prigionieri di cui anche una donna di 30 anni madre di due bambine piccole.
Comunque questi 60 anni dei diritti umani hanno testimoniato, per quanto riguarda l'Iran un oltraggio permanente e un insulto vero e proprio ai principi umanitari di questa dichiarazione. Sia lo Scià che Khomeini hanno portato avanti, con metodi diversi, ma con spiriti unanimi, una politica di repressione e di depressione che hanno mirato in primiss le donne e i minorernni: quasi la metà del numero dei caduti è costituto dalle donne come è costituito dalle donne più della metà dei componenti della resistenza iraniana che hanno conquistato il loro meritevole posto nella leadership dell'opposizione. Basti vedere il nostro presidente che è una donna: Maryam Rajavi. Naturalmente questi 60 anni di violenza non sono rimasti senza risposta: sia al tempo dello Scià che al tempo del "grande Guffo di Jamaran", il popolo iraniano ha saputo dare la sua risposta alle due dittature: il primo rovesciato nel febbraio del 79 e il secondo in procinto a finire nella pattumiera della storia appena si tolgono le catene dalle mani e daI piedi della resistenza iraniana. La rimozione del nome dei Mojahedin dalle liste nere europee e americane è il primo passo.
Secondo me l'unica commemorazione valida in occasione della celebrazione dei 60 anni della dichiarazione dei diritti umani è quella di chiedere agli organismi competenti la rimozione immediata del nome della resistenza iraniana dalla lista nera europea e americana. Così è che si commemorano il ricordo di coloro che sono stati vittime di questa ingiustizia. Sappiamo che numerosi uomini e donne iraniane vengono giustiziate e uccise sotto la tortura solo perchè hanno la loro organizzazione-madre nella lista nera. E tale fatte offre il miglior occasione ai boia di Teheran di uccidere i miglior figli del popolo iraniano sotto questa falsa etichetta.
Viva la dichiarazione universale sui diritti umani.
Abbasso la politica di accondiscendenza che ha permesso e permette tuttora il prolungamento del regime sanguinario e terrorista dei mullah.
viva la resistenza iraniana in particolare i Mojahedin del popolo. E' prima volta che faccio riferimento diretto a questa organizzazione e, naturalmente era un debito per me nei confronti dei suoi caduti, commemorarli in questa maniera.
Karimi Davood, analista politico iraniano

martedì 9 dicembre 2008

IRAN: PER VENDETTA IMPICCATO A META'


» 2008-12-08 19:10

di Alberto Zanconato

TEHERAN - Un uomo condannato a morte in Iran è stato lasciato pendere a lungo dalla forca prima di essere deposto ancora vivo, ma con probabili danni irreversibili al cervello e alla spina dorsale, per volere dei familiari della vittima, che hanno accettato denaro per salvarlo solo in extremis. L'episodio è avvenuto ieri a Kazerun, città nel sud del Paese, secondo quanto scrive l'agenzia Irna, che titola la notizia "dolce epilogo di una esecuzione". Un epilogo arrivato in realtà dopo che il condannato, secondo la stessa agenzia, era rimasto appeso "per alcuni minuti".

Un tempo sufficiente per subire danni irrimediabili. Il procuratore della Corte rivoluzionaria di Kazerun ha detto che l'uomo è stato ricoverato in ospedale, ma non ha fornito particolari sulle sue condizioni. In un analogo episodio avvenuto lo scorso anno a Bandar Abbas, vicino allo Stretto di Hormuz, il condannato aveva riportato danni irreversibili al cervello, dopo essere stato lasciato appeso per alcuni secondi. Secondo i dettami della legge islamica vigente in Iran, il condannato a morte per omicidio ha salva la vita se i famigliari della vittima gli concedono il 'perdono', in cambio di un risarcimento in denaro.

I congiunti dell'ucciso che decidono di fermare l'esecuzione lo fanno normalmente nei giorni precedenti, o in alcuni casi fino a pochi istanti prima, quando il condannato è già sul patibolo con la corda al collo. Ma in questo caso, evidentemente, i parenti della vittima hanno voluto assaporare la sofferenza del condannato, prima di fermare l'esecuzione e intascare il denaro. L'agenzia Fars dà intanto oggi notizia di altre tre impiccagioni, queste portate a compimento, avvenute a Shahr-e-Kord, nell'ovest dell'Iran, nei confronti di altrettanti uomini condannati per omicidio.

Esecuzioni che portano ad almeno 226, secondo notizie di stampa, il numero delle persone messe a morte a partire dall'inizio dell'anno nella Repubblica islamica, dove la pena capitale è prevista, oltre che per l'omicidio, per una serie di reati, tra i quali la rapina a mano armata, la violenza carnale, il traffico di stupefacenti, ma anche l'adulterio, l'omosessualità e l'apostasia. Secondo dati di Amnesty International, nel 2007 sono state 317 le esecuzioni capitali in Iran, che si è piazzato così al secondo posto dopo la Cina nella graduatoria dei Paesi con il più alto numero di persone messe a morte.

lunedì 8 dicembre 2008

CONFERENZA STAMPA AL SENATO: DIRITTI UMANI IMPICCATI IN IRAN


Mercoledi prossimo si terrà una conferenza stampa presso la sala stampa del Senato italiano a cui aderisce anche l'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia.
karimi davood

STUDENTI UNIVERSITARI DI TEHERAN: "WE WANT DEMOCRACY","MORTE AL DITTATORE"



Nelle foto: Ieri i coraggiosi studenti in particolare le studentesse delle università di Teheran con i cartelli in mano su cui c'è scritto" noi vogliamo la democrazia", hanno dato vita au una grande manifestazione di protesta contro il regime teocratico,dittatoriale dei mullah scandendo lo slogan" morte al dittatore", come ai tempi dello Scià.

GLI STUDENTI DI TEHERAN:" MORTE AL DITTATORE"

In occasione della giornata dello studente," 16 Azar, Rooze daneshjoo",( 6 dicembre), il regime dei mullah aveva previsto e organizzato un raduno presso una famosa università di Teheran alla presenza del capo supremo dei mullah, Ali Khamenei, detto anche Ali mendicante( al tempo dello Scià, il capo supremo attuale del regime terroristico iraniano si dedicava anche al lavoro di accattinaggio). L'obiettivo dei mullah era di rubare dalle mani degli studenti questa eroica giornata dedicata ai loro tre colleghi uccisi dal regime dello Scià e allo stesso tempo, per motivi di sicurezza, annullare tutte le iniziative organizzate dagli studenti universitari di Teheran. Ma grazie alle proteste dei miglior figli del popolo di Teheran, pionieri della libertà e della democrazia, il regime fu costretto ad annullare l'intervento del capo supremo. Nel frattempo numerosi studenti avevano dato appuntamento all'università di Teheran, facoltà di ingegnieria meccanica, per la commemorazione della giornata dello Studente, intitolando la giornata" l'università, il grido della libertà". Il massiccio afflusso degli studenti di tutte le facoltà ha spaventato le forze di sicurezza che ha deciso di chiudere tutti gli ingressi causando l'ira e la protesta degli studenti che hanno dato vita ad uno scontro fisico con gli uomini della sicurezza.
Gli studenti lanciavano continuamente questi slogan: "morte al dittatore", " unità, unità, unità"," lo studente accetta la morte ma non abbassa la testa".
Queste manifestazioni sono l'unica risposta al regime fondamentalista e terroristico, l'unico sponsor principale dei missili "Ghassam" che piovono costantemente sulle teste dei bambini e delle donne ebrei e a coloro ( per fortuna pochi e di dubbia provenienza),che grazie ai petrodollari del regime terroristico dei mullah, distribuiti sulle varie isolette, tra cui quella maltese, chiedono vergognosamente di mantenere ancora il nome della resistenza iraniana nella lista nera dell'Unione Europea. Naturalmente la resistenza iraniana, non riconosce queste oscure e piccolissime forze degna di una risposta diretta, ma allo stesso tempo risponde direttamente al regime fondamentalista e terrorista dei mullah, attraverso il popolo e i suoi pionieri della libertà e della democrazia: appunto gli studenti universitari.
In ogni caso ritengo opportuno ricordare un provverbio persiano: dove si dice "javabe ablahan khamushi ast". Tradotto in italiano significa: L'UNICA RISPOSTA DEGNA DI QUESTI IGNORANTI E' IL SILENZIO". Ma naturalmente all'estero. All'interno del paese la risposta tocca ai pionieri della libertà e della democrazia, dove gridano fortemente "we want democracy".
Karimi Davood, analista politico e presidente dell'Associazione rifugiati politici iraniani in Italia

Viva gli studenti

sabato 6 dicembre 2008

Viaggio a Ashraf, tra i resistenti in fuga dall'Iran


Nella foto: l'ingresso del campo di Ashraf situato a 150 km da Baghdad dove risiedono 3500 membri della resistenza iraniana

nella foto: alcune donne, membri della resistenza iraniana che risieono nel cambo di Ashraf

Viaggio a Ashraf, tra i resistenti in fuga dall'Iran

• da Il Riformista del 5 dicembre 2008, pag. 14
di Marco Perduca

Ashraf è un ex campo profughi nella provincia irachena nord orientale di Diyala, a un’ottantina di chilometri dal confine con l’Iran. Oggi ospita circa 3.500 resistenti iraniani in fuga dal regime dei Mullah. Dopo aver partecipato alla rivoluzione contro lo Scià, i mojahedin del popolo avevano preso le armi anche contro Komeini e, per questo, sono stati bersaglio di persecuzioni, arresti sommari, torture ed esecuzioni giudiziarie ed extragiudiziarie. Si stimano in oltre centoventimila le vittime del regime e il museo della resistenza del campo di Ashraf ne dà una sia pur parziale testimonianza.

Ho visitato il campo dal 19 al 23 novembre scorso, insieme ad Antonio Stango del Partito Radicale Nonviolento, Yulia Vassilieva di “Nessuno Tocchi Caino” e Giancarlo Boselli, vice sindaco di Cuneo che ha dichiarato Ashraf città sorella nella resistenza. Motivo della visita dare seguito alla dichiarazione sottoscritta nel settembre scorso da oltre 460 parlamentari italiani di tutti i gruppi che, oltre a chiedere la cancellazione dell’organizzazione dei mojahedin del popolo iraniano dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione europea, esprime preoccupazione circa la sicurezza dei residenti di Ashraf.

La visita, non ufficiale, era stata sconsigliata dalla Farnesina per motivi di sicurezza, anche perché dal giugno scorso esiste, mai smentita, una dichiarazione pubblica del portavoce di Al Maliki, in cui si annuncia che presto il governo iracheno, di concerto con la Croce Rossa internazionale, avrebbe espulso i mojahedin e perseguito in base alla legge anti-terrorismo chiunque venga sorpreso a portar avanti attività assieme a loro. Nel frattempo si è tentato di fare terra bruciata intorno ad Ashraf. I mojahedin sono al centro di una serie di attacchi, tanto fisici quanto mediatici, portati avanti dalle fazioni sciite che compongono la coalizione che sostiene l’attuale governo iracheno. Nell’ultimo anno, un paio di mojahedin che avevano lasciato il campo per approvvigionamenti sono stati uccisi mentre sono una ventina gli iracheni solidali coi residenti ad Ashraf che sono stati ammazzati in circostanze misteriose.

Nelle settimane scorse, la questione di Ashraf è più volte entrata come nota dolente nei negoziati tra il Governo iracheno e l’Amministrazione Bush sul ritiro progressivo delle truppe USA dal paese. I mojahedin non sono stati coinvolti nel processo negoziale ed è più che probabile che, una volta che le truppe americane dovessero smobilitare, la sicurezza dei residenti di Ashraf non potrebbe essere garantita da un esercito iracheno agli ordini del governo di Baghdad sempre più alla mercede del regime di Teheran.

Dopo la prima guerra del Golfo nel 1991, i mojahedin hanno riorganizzato la propria vita ad Ashraf, facendo evacuare i bambini e di fatto proibendo qualsiasi tipo di vita famigliare all’interno del campo perché possibile impedimento a emergenze dovute all’irrompere di attacchi contro di loro. Da allora, infatti, i 36 chilometri quadrati di Ashraf sono divisi in varie unità dove volontari uomini e donne vivono separatamente su un modello socio-economico molto simile ai kibbutz israeliani degli anni Sessanta dove non esiste proprietà privata e danaro, la vita è organizzata intorno al lavoro nelle officine, nei campi, nelle scuole e nell’addestramento alle varie necessità della resistenza.

Nella seconda guerra del Golfo, gli americani hanno bombardato Ashraf provocando 50 vittime e, nell’estate del 2003, i mojahedin hanno consegnato ai generali USA un armamentario di quasi tremila pezzi, tra carri armati, contraeree, armi di vario tipo nonché quintali di munizioni. Da quel giorno ad Ashraf non esiste più un’arma e gli americani considerano i mojahedin come rifugiati il cui status è regolato dalla quarta convenzione di Ginevra. La sicurezza dei residenti di Ashraf è garantita da un battaglione di 500 fanti americani nel lato settentrionale della città, Camp Grizzly, oggi sotto il controllo del generale Ray Odierno. Inoltre gli americani hanno imposto una zona di protezione dove per un raggio di cinque chilometri non è consentita la presenza, ma solo il transito, a truppe irachene. Vista la vicinanza col confine iraniano, il comando statunitense ha anche costruito una base aerea.

Ashraf sarebbe una città totalmente autosufficiente se non fosse per l’acqua e la benzina per cui dipende dall’esterno. Nei giorni di nostra presenza, abbiamo visitato unità manifatturiere, agrarie, scolastiche, nonché l’ospedale che serve i mojahedin ma anche gli iracheni che vivono nei dintorni. Dal 2003 molta della strumentazione meccanica a scopo bellico è stata convertita per fabbricare caravan o pannelli per l’assemblaggio, che avviene sempre in loco, di immobili prefabbricati a varia destinazione d’uso. Poiché i residenti non hanno il permesso di lasciare il campo, i rapporti cogli iracheni vengono tenuti da intermediari arabi che, in cambio, possono anche usufruire delle strutture ospedaliere del campo e della disponibilità di farmaci generici messi a loro disposizione gratuitamente. Anche per questo, all’inizio dell’anno, sono state raccolte oltre cinque milioni di firme di cittadini iracheni in calce a una dichiarazione di benvenuto e solidarietà nei confronti dei mojahedin che è scolpita in un monumento all’ingresso del campo.

Gli sceicchi, capi tribù e responsabili di organizzazioni dei diritti delle donne che abbiamo incontrato durante la nostra visita, hanno tutti manifestato grandi preoccupazioni per le sorti dei residenti ad Ashraf se e quando gli americani lasceranno il campo, ma anche per il proprio futuro visto il ruolo che il campo svolge soprattutto dal punto di vista sociale. La simpatia coi mujiaidin è particolarmente forte tra i sunniti e tutti coloro che ritengono sempre più pervasiva l’influenza, se non la presenza, degli iraniani in Iraq. Le denunce raccolte in occasione dell’incontro cogli iracheni indicano gli iraniani intenti a fomentare le divisioni religiose per provocare instabilità, da gestire poi col pugno di ferro e di concerto con Teheran.

Per una ventina di anni i mojahedin hanno partecipato a incursioni militari prima a fianco dell’esercito iracheno durante la sanguinosa guerra che ha contrapposto Iran e Iraq per tutti gli anni Ottanta, e successivamente contro i pasdaran su suolo iraniano. Dopo un progressivo cambio di strategia, da almeno cinque anni non si registrano attacchi armati in Iran da parte dei mojahedin, che sotto la guida della leader della resistenza Maryam Rajavi hanno scelto la via politica della opposizione al regime. Per questo, tramite la loro diaspora in Europa, oggi sono principalmente impegnati nella richiesta di cancellazione del loro gruppo dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea, un’iscrizione che paradossalmente non indica nomi di responsabili contro cui si possano eseguire le sanzioni previste da tale decisione, e contro la quale si sono già pronunciate un tribunale britannico e la stessa Corte di Giustizia delle Comunità europee, la quale proprio ieri ha annullato per la terza volta una decisione del Consiglio Europeo basata questa volta su una richiesta del governo francese. L’ostinazione europea a voler mantenere i mojahedin nella lista dei terroristi si può spiegare solo con un’Europa succube del ricatto energetico del regime iraniano.

La cancellazione dalla lista nera europea e la sicurezza dei residenti ad Ashraf vanno di pari passo proprio perché la prima incide strutturalmente sulla seconda. Su questo nodo politico, anche l’Italia dovrà prendere posizione. La settimana prossima, la Commissione Esteri della Camera dei Deputati discuterà e voterà su una risoluzione presentata da rappresentanti di tutti i gruppi politici che indirizza il governo a sostenere in sede europea le istanze umanitarie dei residenti ad Ashraf come previste dalla Convenzione di Ginevra e il rispetto della sentenza della Corte di Giustizia europea che dichiara illegittima e infondata la iscrizione dei mojahedin del popolo iraniano nella lista del terrorismo. Sarà il banco di prova, non solo simbolico, della coerenza e del rigore con cui il nostro paese intende difendere i diritti umani, affermare la legalità europea e affrontare la minaccia alla pace e alla sicurezza mondiale rappresentata oggi dal regime iraniano.

venerdì 5 dicembre 2008

Su Mumbai il turbante di Khomeini


ATTENTATI DI MUMBAI, UN BIGLIETTO DI VISITA DI AHMADINEJAD CONTRO AMERICA, INGHILTERRA E ISRAELE
E' STATA UNA MANOVRA TERRORISTICA PER TESTARE L'EFFICACIA DELLA SUA MACCHINA OPERATIVA
UNA MANOVRA COSTATA CARA ALLA POPOLAZIONE INDIANA:DECINE DI CENTINAIA DI MORTI E FERITI TRA CUI UN ITALIANO



Commento: ringrazio il giornalista Igor Man, grande esperto dei problemi del medioriente in particolare Iran. Il suo articolo di oggi pubblicato sulla Stampa di Torino, entra nella profondità dell'anima del fondatore del fondamentalismo islamico, appunto come lo definisce Igor Man, " il vecchio guffo di Jamaran" Khomeini( nella tradizione iraniana dove si posa il guffo porterà con se morti e miseria).
Il giorno dopo gli attentati di Mumbai ho scritto che l'impronta di questo terrorismo è combattibile con quello del regime dei mullah. Avevo anche sostenuto che per risalire agli organizzatori e mandanti dell'attentato bisognava partire dagli obiettivi dell'operazione: colpire gli americani e gli inglesi e gli israeliani. Ultimamente molti dirigenti del regime dei mullah sentendo sulla loro pelle la minaccia di una forte reazione militare congiunta israelo-americana avevano iniziato, uno alla volta, di lanciare una serie di minacce contro gli americani e gli israeliani. Successivamente è entrato nel mirino del fondamentalismo anche la Gran Bretagna che ha chiesto inasprimento delle sanzioni nel caso che i mullah non accettino la volontà delle Nazioni Unite sulla sospensione dell'aricchimento dell'Uranio.
Secondo il regime iraniano la scesa in campo dell'Inghilterra e il suo cambio di rotta fu interpretato come un accordo concordato con gli americani per dare la copertura prossima alle operazioni militari contro i siti atomici iraniani. Allora è entrato in campo il terrorismo contro il "TRIADE", cioè America, Inghilterra e Israele. Ecco perchè sostengo che per risalire ai mandanti di questa catena di simultanea serie di operazioni terroristiche, bisogna partire dagli obietivi prefissati dell'operazione. Prima di tutto una tale azione necessità il supporto di un paese in guerra con la comunità internazionale. Non credo che il Pakistan o altri paesi della regione abbiano un minimo interesse di entrare in conflitto con il mondo occidentale. E per quale motivo? Per raggiungere quali obiettivi vitali che necessitano una tale azione che si può paragonare all'11 settembre americano.
Io mi sono domandato: a chi ha giovato tale operazione:la mia risposta è stata chiara e limpida: al regime fondamentalista e terrorista iraniano. Perchè? Perchè in questa maniera ha dimostrato che è uomo di azione e che ha potuto anche provare e testare la sua organizzazione extraterritoriale e portare a termine contemporaneamente una manovra terroristica e valutare l'efficacia dei suoi uomini sul terreno di azione e poi alla fine dare anche il suo messaggio al TRIADE: "io sono pronto e questo è il mio biglietto di visita. Chi mi vuole mi può sfidare. Io sono pronto".
Alcuni giorno dopo gli attentati di Mumbai, il nostro presidente Maryam Rajavi, in un messaggio di condoglianza al presidente indiano ha ricordato: QUESTO TERRORISMO HA PRESO CORPO CON LA NASCITA' DEL REGIME DEI MULLAH E FINIRA' CON LA FINE DEL REGIME TERRORISTICO RELIGIOSO CHE ATTUALMENTE REGNA IN IRAN

A voi la conclusione e l'articolo di Igor Man
:
Karimi Davood, analista politico iraniano
IGOR MAN
LA STAMPA.IT
La strage di Bombay è passata in pagina interna ma non son pochi i lettori che continuano a interrogarsi e interrogano il Vecchio Cronista. Anticipiamo l’avvenire andando su Marte ma facciamo della Terra un mattatoio? domanda il signor Pietro Lamanna (Chieti). Vediamo. Il terrorismo nichilista («mi uccido per uccidere») è il frutto di una cinica manipolazione del Corano, che si vuole sia stato dettato da Allah al profeta Maometto per il tramite dell’Arcangelo Gabriele. È Khomeini, l’imam che ha spodestato lo Scià Reza Pahlevi con la sua rivoluzione a mani nude, a «inventare» codesta bomba umana.

Intervistato ad hoc in quanto insigne giuresperito, Khomeini afferma che sì il Corano condanna il suicidio. Ma chi si uccide per ammazzare il nemico è degno di «amore e rispetto» e dunque meritevole del Paradiso. L’imam cava dal suo logoro turbante la terribile carta quando l’Iran deve affrontare l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein, inopinatamente promosso, dagli Usa, alleato (scomodo ma valido). Un esercito raccogliticcio, quello persiano, contiene l’offensiva irachena, non solo: riesce a insidiare Bassora, città chiave del conflitto. Gli iracheni lamentano tuttavia la mancanza di sminatori sicché gli tocca segnare il passo. Qui il colpo di teatro: Khomeini arruola i bambini. Li veste di bianco con la benda del sacrificio in fronte, li manda, scalzi, a bonificare i campi minati. Saltando per aria con le mine.

Come a prevenire lo stupore e lo sdegno del mondo, Khomeini riempie i giornali delle fotografie degli impuberi «martiri», pubblica lettere esaltate dei genitori dei piccoli i cui parenti il governo colmerà di benefit. Nonostante il sacrificio dei bimbi-martiri, Khomeini subirà il cessate il fuoco dell’Onu. Da quel momento il vecchio gufo di Javaran varerà l’insegnamento del «martirio» spedendo pasdaran un po’ dappertutto nel mondo. La tattica operativa del terrorismo attuale risale presumibilmente ai dettati dell’organizzazione russa Narodnaya Volya (1878-1881): colpire nel mucchio «per uccidere sbalordendo». Anteriore ai russi assassini dello zar Alessandro II, la leggenda del Grande Vecchio della Montagna, capo della setta degli «assassini»: si vuole che fossero ismailiti venuti dalla Persia in Siria nel secolo undecimo: uccidevano anch’essi «per sbalordire». Epperò non si uccidevano per uccidere. Dopo la liberazione di Saigon, il generale Giap disse che «il terrorismo serve ma non risolve». In ogni caso i terroristi andavano classificati come «commandos speciali», non eroi. Così i tre vietcong terroristi, già considerati eroi, rimasero senza medaglia.

Da sempre il terrorismo viene considerato arma «non eroica». L’Agenzia ebraica e Ben Gurion condannarono con sdegno la strage di Deir Yassin (9 aprile 1948), opera dell’Irgun e del Lehi: 250 palestinesi massacrati e gettati nei pozzi o lasciati marcire all’aperto.

Il «salto di qualità» si ha con Khomeini, fonte, l’imam, d’un turpe contagio. Khomeini «spiega» che suicidarsi non è peccato mortale quando si uccide il nemico infedele. Non necessariamente, dunque, i terroristi-suicidi (vedi i replicanti di Bombay) sono tutti persone senza più nulla da perdere come la maggior parte dei «martiri» palestinesi nati e cresciuti in quelle fogne che chiamiamo «campi». E allora? Nel nuovo disordine che ci angustia dopo lo stupro delle Torri Gemelle, riesce difficile immaginare che il terrorismo-suicida più non colpisca. Ma come tutte le cose terrene, finirà. Mai nella storia la contestazione terroristica è diventata istituzione.

giovedì 4 dicembre 2008

GRANDE VITTORIA DELLA RESISTENZA IRANIANA: CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA PER LA TERZA VOLTA VOTA A FAVORE DEI MOJAHEDIN DEL POPOLO



I NOSTRI MIGLIORI AUGURI ALL'AMATISSIMA PRESIDENTE RAJAVI PER LA VITTORIA DELLA GIUSTIZIA SULL'INGIUSTIZIA
LA TERZA SENTENZA ELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA E' FRUTTO DELLA TERZA VIA PROPOSTA DAL PRESIDENTE RAJAVI
E' UNA GRANDE CONQUISTA DELLA LINEA POLITICA INDICATA DAL PRESIDENTE RAJAVI
LA TERZA SENTENZA DELLA CORTE INDICA CHE LA GIUSTIZIA EUROPEA NON E' OSTAGGIO DELLA POLITICA DI ACCONDISCENDENZA SEGUITO DA SOLANA
QUESTA SENTENZA E' UNA SPINA NELL'OCCHIO DEL REGIME DEI MULLAH E DEI LORO SOSTENITORI
I NOSTRI MIGLIORI AUGURI AL PRESIDENTE RAJAVI, AI COMBATTENTI PRESENTI NEL CAMPO DI ASHRAF E A MASSOUD RAJAVI, IL GRANDE ARCHITETTO DELLA RESISTENZA IRANIANA.
LA SENTENZA E' ANCHE FRUTTO DEL SACRIFICIO DI 120000 CADUTI DELLA RESISTENZA E DELL'INFATTICABILE DI UN GRUPPO DEI GIURISTI EUROPEI CHE CONVINTI DELLA LEGITTIMITA' DELLA CAUSA DELLA RESISTENZA DEL POPOLO IRANIANO HANNO SCAVATO CON "DENTI E UNGHIE" UNA GRANDE MONTAGNA DI PIETRA COSTRUITO SUL CAMMINO POLITICO DEL PRESIDENTE RAJAVI
UN GRAZIE DI CUORE A QUESTI GIURISTI E UOMINI E DONNE LIBERI CHE SENZA PRETENDERE NULLA HANNO PORTATO A TERMINE UN LAVORO CHE FINO A POCHI ANNI FA SEMBRAVA PIU' DIFFICILE DEL VIAGGIO SULLA MARTE!
ANCHE UN RINGRAZIAMENTO SINCERO AI POLITICI ITALIANI CHE HANNO SOSTENUTO LA RESISTENZA IRANIANA

Karimi Davood


Maryam Rajavi: la sentenza della Corte dell'UE rappresenta la vittoria della giustizia, ora il Consiglio dell'UE dovrà porgere le proprie scuse ai Mojahedin e compensare i danni immensi inflitti al popolo iraniano
Per la terza volta il tribunale ha annullato la decisione del Consiglio dei Ministri ed ha ordinato al Consiglio di rimborsare tutte le spese sopportate dall'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano

Nel comunicato stampa del tribunale si sottolinea che il verdetto è stato emesso già il giorno successivo all'udienza, il processo più veloce di questo tipo

La signora Maryam Rajavi, presidente eletto della resistenza iraniana, ha definito la sentenza di oggi del Tribunale di Primo Grado della Comunità Europea come la vittoria della giustizia. Ha dichiarato che già il giorno successivo all'udienza la corte ha posto fine alla decisione illegittima del Consiglio dei Ministri Europeo di mantenere l'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo all'interno della lista nera.
Basandosi sul verdetto, ha osservato che l'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano non compare più sulla lista dei terroristi dell'UE e non vi può ritornare. Il Consiglio ora è obbligato a rilasciare un annuncio ufficiale con questa informazione. L'UE deve estendere le proprie scuse a OMPI ed al popolo iraniano. L'UE deve compensare i gravi danni inflitti al popolo iraniano ed alla resistenza iraniana.
La signora Rajavi ha ripetuto che questa sentenza rappresenta un duro colpo per il governo francese che ha strumentalizzato in modo vergognoso un fascicolo vuoto. Per accontentare i fanatici religiosi al governo in Iran, la Francia ha minato tutti i principi giuridici ed etici ed ha chiesto di mantenere i mojaheddin nella lista, ha sottolineato.
Ieri la corte ha dimostrato che né il Consiglio dell'UE né il governo francese hanno alcun documento contro i Mojahedin. Al contrario, hanno imposto la volontà della dittatura medioevale che governa l'Iran ignorando le procedure giuridiche fondamentali. I rappresentanti del Consiglio dei Ministri dell'UE ed il governo francese non sono riusciti ad opporre neppure una minima difesa per le proprie azioni illegittime essendo stati sommersi da numerose contestazioni da parte dei giudici. Hanno replicato semplicemente col silenzio.

Dopo il verdetto di oggi la signora Rajavi ha messo in guardia il Consiglio affermando che se continuerà a fare gli interessi dei mullah rifiutandosi di applicare le disposizioni della corte perderà tutta la propria credibilità. “Faccio appello ai leader europei affinché non permettano che alcuni gruppi di interesse tengano in ostaggio la credibilità dell'Europa facendo pressione sul Consiglio perchè non agisca secondo giustizia e non osservi le disposizioni della corte”.
Ha osservato che l'udienza di ieri ed il verdetto di oggi comportano molte più implicazioni della semplice cancellazione dell'etichetta di terroristi. L'etichetta in sé non era credibile. Il cuore del problema sono la democrazia e la libertà del popolo iraniano.
Dalla parte opposta si schierano coloro che vogliono contrapporsi ai desideri del popolo iraniano. Costoro hanno intrapreso vergognose trattative con i mullah in cambio di interessi economici immediati dimostrando di non comprendere a fondo la natura del regime.
Quest'ultimo ha dato carta bianca agli integralisti al governo per sopprimere brutalmente il popolo iraniano. Inoltre ha permesso ai mullah di esportare il terrorismo in Iraq ed in altri paesi medio-orientali, di avvicinarsi alle armi nucleari e di potenziare la gittata dei propri missili per raggiungere l'Europa.

Includendo i Mojahedin nella lista nera hanno impedito il cambiamento democratico in Iran ed hanno privato il mondo dello strumento di cambiamento più importante.
E' ora che l'occidente corregga il proprio errore fondamentale riguardo la questione iraniana cancellando tutte le restrizioni a carico della resistenza.
Segreteria del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana 4 dicembre

IRAN: PRESIDENTE MUJAHEDDIN POPOLO,CONSIGLIO UE CHIEDA SCUSA

(ANSA) - ROMA, 4 DIC - E' la vittoria della giustizia, ora il Consiglio europeo chieda scusa al popolo iraniano. Così la signora Maryam Rajavi, presidente eletto della resistenza iraniana, ha commentato la sentenza di oggi con cui la Corte di

giustizia europea ha annullato la decisione del Consiglio Ue di bloccare i fondi dei Mujaheddin del Popolo (principale forza di opposizione iraniana). Lo rende noto un comunicato del National Council of Resistance of Iran.

"La sentenza della Corte dell'Ue rappresenta la vittoria della giustizia, ora il Consiglio dell'Ue dovrà porgere le proprie scuse ai Mujaheddin e compensare i danni immensi inflitti al popolo iraniano", ha detto Rajavi osservando che "in base al verdetto, l'Organizzazione dei Mujaheddin del Popolo Iraniano non compare più sulla lista dei terroristi dell'Ue e non vi può ritornare. Il Consiglio ora è obbligato a rilasciare un annuncio ufficiale con questa informazione".

La presidente Rajavi ha inoltre dichiarato che "questa sentenza rappresenta un duro colpo per il governo francese che ha strumentalizzato in modo vergognoso un fascicolo vuoto: per accontentare i fanatici religiosi al governo in Iran, la Francia ha minato tutti i principi giuridici ed etici ed ha chiesto di mantenere i mujaheddin nella lista".

Dopo la sentenza di oggi, Rajavi ha messo in guardia il Consiglio europeo affermando che "se continuerà a fare gli interessi dei mullah, rifiutandosi di applicare le disposizioni della Corte, perderà tutta la propria credibilità ".(ANSA).

mercoledì 3 dicembre 2008

Attentati di Mumbai

Ricevo e volentieri pubblico un interessante articolo scritto dal Dott. Jamshid Ashugh sugli ultimi avvenimenti terroristici che hanno insanguintao la capitale economica dell'India dove sono stati uccisi e feriti un migliaio di persone di varie nazionalità tra cui l'imprenditore italiano De Lorenzo.
Karimi Davood

Ora è il momento di chiedere a Romano Prodi, Koffi Annan e De Villepin di rispondere all’opinionepubblica mondiale. Ora che con i nostri occhi spalancati e con i pensieri confusi vediamo le immagini di un terrorismo ormai mondiale e come ha rivelato il premier Indiano Singh anche ben organizzato, se non hanno il coraggio di rispondere al mondo, devono avere il coraggio e la responsabilità di rispondere ciascuno al proprio popolo. Nonostante per il momento gli attentati non avvengono in Europa, essi colpiscono i cittadini di tutto il mondo ovunque essi si trovino.
E’ arrivato il momento che tutti i paesi del mondo, con un'unica voce, con una medesima forza, con tutte le forze politiche di destra, di centro e di sinistra, gli intellettuali, gli artisti, i giornalisti, gli impiegati, gli operai, gli studenti e tutte le altre forze, si riuniscano per affrontare questo pericolo mondiale che si avvicina sempre più alle nostre case e che a breve busserà alla nostra porta.
Ora è arrivato il momento che tutti insieme chiedano a Prodi, Annan e Villepin di chiarire cosa
hanno fatto in questo ultimo mese in Iran da Khamenei ed Ahamadinejad. Quali
ruoli ha assegnato Khamenei a ciascuno di loro? Come è apparso sul quotidiano IL GIORNALE, Koffi Annan ha percepito due milioni e mezzo di euro. A cosa è servita una paga cosi cospicua? Forse a far tacere sul sangue versato a Mumbai e sulle innumerevoli vite spezzate?
Ora anche Javier Solana, responsabile degli affari esteri europei deve rispondere: perché, mentre l’America cerca di stringere il cerchio intorno al regime di Tehran, lui fa di tutto per assolverlo?
Queste persone devono chiarire chi sono gli sponsor morali del regime di Tehran nel mondo che
permettono tutto questo e come fanno questi terroristi ad avere le mani libere per compiere degli attentati catastrofici e disumani come quello di Mumbai.
Sanno dirci come mai gli attentati in India sono scoppiati appena un mese dopo il loro
grande raduno in Iran? Sapevano perfettamente che lo sponsor ufficiale del
terrorismo mondiale è il regime di Tehran.
E’ arrivato il momento di fermare questo Treno che trasporta con se morti e cadaveri al suo
punto d’origine, il regime di Tehran, e con se i suoi sponsor internazionali.
Ora che sappiamo che Prodi, Annan e Villepin hanno consolidato un’amicizia con Ahmadinejad,
siamo consapevoli del fatto che loro di certo non pensano al futuro dei nostri figli.
L’unica via che è rimasta da percorrere per uscire da questa crisi è la via della pace, della solidarietà, dei diritti e della prosperità per il futuro di tutta l’umanità, una via presentata dalla signora Maryam Rajavi, presidente del Consiglio della Resistenza Iraniana (Cnri), al parlamento europeo, italiano, francese e tedesco, ed è stata appoggiata dalla maggioranza dei parlamentari europei.
Ora è arrivato il momento che tutto il mondo, con l’unica voce e con l’unica forza dagli intellettuali, dei politici, degli artisti, dei giornalisti, degli impiegati, degli operai di destra, sinistra e di centro, si riunisca intorno al grido della signora Maryam Rajavi per voltare pagina contro il terrorismo mondiale del regime di Tehran. Perché il mondo non è di destra, di sinistra o di centro, il mondo appartiene ai nostri figli. Non ancora sappiamo quale strada politica essi perpetueranno, ma siamo certi che sono dalla parte della vita, non del terrorismo, e che non dovrà più esserci un altro Olocausto, un episodio indimenticabile della storia umana di cui la signora Rajavi giorni fa ha commemorato il ricordo in Germania.

Dott. Jamshid Ashough 03.12.2008

martedì 2 dicembre 2008

DIRITTI UMANI. Iran, condannata alla lapidazione per adulterio



ICN-News.com
2008-12-02 ROMA (Nessunotocchi Caino.it)


La Corte Suprema iraniana ha confermato la condanna alla lapidazione di una donna riconosciuta colpevole di adulterio nella città di Shiraz, riporta il giornale Etemad Melli.
La stessa Corte ha confermato anche una seconda condanna morte, questa volta mediante impiccagione, emessa nei confronti della donna, identificata dal giornale come Afsaneh R., per l'omicidio di suo marito.
Avrebbe commesso il crimine con l'aiuto del suo amante, identificato come Reza.
Secondo il giornale, la decisione della Corte Suprema risale allo scorso agosto, tuttavia nessuna spiegazione è stata fornita sul perché sia stata resa pubblica soltanto ora.
Le condanne a morte originarie sarebbero state emesse ad aprile.
Per la complicità nell'omicidio, Reza dovrà scontare 15 anni di carcere, mentre per la "relazione illecita", cioè al di fuori del matrimonio, è stato condannato a subire 100 frustate. A salvarlo dalla lapidazione è stato il fatto che non è sposato.
Lo scorso luglio, un gruppo iraniano per i diritti umani ha detto che otto donne e un uomo sono stati condannati alla lapidazione in questi ultimi anni per adulterio.
Ad agosto, la magistratura iraniana ha dichiarato di aver eliminato questo tipo di pena dal nuovo codice penale, le cui linee generali sono state già approvate dal Parlamento, mentre i dettagli ancora devono essere discussi dai parlamentari, prima dell'approvazione finale e dell'entrata in vigore.
La magistratura ha detto inoltre che diverse condanne alla lapidazione sono state sospese e poi commutate in pene detentive o frustate, tuttavia non è noto se qualcuno dei nove condannati rientri tra quelli cui è stata risparmiata la vita.
Nel luglio 2007, le autorità della Repubblica Islamica hanno lapidato un uomo, Jafar Kiani, riconosciuto colpevole di adulterio.

L’Iran manterrà la pena di morte per i gay: “Lo vuole la sharia”


nella foto: impiccagione di due ragazzi gay nella città di Mashad avvenuto nel 1997
Panorama.it
Martedì 2 Dicembre 2008
L’Iran manterrà la pena di morte per i gay, in base alla legge islamica, anche se fosse approvato dall’Onu un documento della Ue sulla depenalizzazione dell’omosessualità nel mondo, contro il quale si è espresso ieri il Vaticano. Lo ha detto oggi all’ANSA Mohammad-Taqi Rahbar, della commissione Giustizia del Parlamento iraniano. ‘’In base alla sharia (legge islamica, ndr) e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile - ha affermato Rahbar, che appartiene all’ala fondamentalista maggioritaria - Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione'’. Inoltre, ha aggiunto il membro della commissione Giustizia, ‘’le leggi islamiche garantiscono tutti i diritti'’.
Ieri, in un’intervista all’agenzia francofona I.Media, monsignor Celestino Migliore, rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite a New York, ha espresso la contrarietà del Vaticano alla proposta di depenalizzazione che la Francia si appresta a presentare a nome dei Paesi della Ue. ‘’Anche se ratificheranno la depenalizzazione - dice da parte sua Rahbar - non potranno imporla, perché ciascun Paese ha le sue leggi, diritti e linee rosse'’.
Lo scorso anno, rispondendo alla domanda di uno studente sulla pena di morte per i gay durante un dibattito alla Columbia University di New York, il presidente Mahmud Ahmadinejad affermo’ che ‘’in Iran non esistono omosessuali'’, attirandosi reazioni di protesta e ilarita’.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, l’omosessualità è ancora considerata reato in una novantina di Paesi, e in alcuni, come in Iran, è punita appunto con la morte. Un caso che ha scosso le coscienze a livello internazionale è stato quello di Makwan Muludzadeh, un ragazzo gay di 20 anni impiccato lo scorso anno nel nord-ovest dell’Iran perché riconosciuto colpevole di ’sodomia’ quando aveva 13 anni. In Iran, infatti, anche i minorenni possono essere condannati a morte. Makwan, secondo i giudici, aveva compiuto violenze sessuali su altri tre ragazzini. Ma alcune organizzazioni per la difesa dei diritti dei gay hanno parlato di altre esecuzioni in cui i condannati erano stati riconosciuti colpevoli di rapporti consenzienti.
Secondo Rahbar, questi casi ‘’sono rarissimi, perché il sistema giudiziario (iraniano) ha imposto una serie di limitazioni, che rendono anche difficile provare il reato, come quella in base alla quale il rapporto sessuale deve essere confermato da quattro testimoni attendibili'’. E comunque, aggiunge, le dichiarazioni e convenzioni internazionali non possono essere imposte ai Paesi. ‘’E’ il caso - sottolinea Rahbar - della Convenzione internazionale per i diritti delle donne, adottata da molti Paesi, compresi alcuni islamici, ma non da noi, perché vi sono alcune parti che non accettiamo'’.
GAY: BATTAGLIA, NAPOLITANO PRENDA LE DISTANZE DAL VATICANO
(ANSA) - ROMA, 3 DIC - La comunita' gay chiede al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di ricevere una delegazione di parlamentari e associazioni di omosessuali, alla luce delle polemiche scaturite dalla posizione del Vaticano sulla proposta francese, a nome dell'Ue, di depenalizzare il reato di omosessualita' in tutto il mondo.
'Serve una risposta politica al Vaticano - ha detto Imma Battaglia, leader storica della comunita' gay, in una conferenza stampa insieme ai deputati Margherita Boniver e Benedetto Della Vedova del Pdl e Paola Concia e Matteo Mecaci del Pd - per questo rivolgiamo un appello a Napolitano affinche' incontri i gay italiani. Chiediamo al capo dello Stato di prendere le distanze dalla posizione del Vaticano'.
Imma Battaglia ha quindi mostrato la foto di due ragazzi iraniani, 'torturati e impiccati nel loro Paese' solo perche' omosessuali, e ha dato la parola a Davood Karimi, dell'associazione dei rifugiati iraniani, che ha definito le dichiarazioni del rappresentante del Vaticano all'Onu 'un'offesa per la comunita' iraniana'. 'Il Vaticano offende i diritti umani - ha protestato - dando una copertura religiosa a cio' che fa il regime iraniano agli omosessuali'.
Quello di mons. Migliore, secondo Paola Concia del Pd e' un 'gravissimo errore politico' e l'Italia 'deve tener duro su questo punto'. La deputata si e' impegnata ad attivarsi subito, insieme agli altri colleghi presenti, per l'incontro con Napolitano e ha preannunciato che proporra' un Question time al ministro degli esteri Frattini per riferire in aula. (ANSA).

Aids/ Donne marocchine, appello per liberare due medici in Iran

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NELLA FOTO: On. Suad Sbai, parlamentare del Pdl
GRAZIE ON. SBAI PER LE SUE BATTAGLIE A FAVORE DEL RIPRISTINIO DEI DIRITTI UMANI IN IRAN
Roma, 2 dic. (Apcom) - L'associazione delle donne marocchine Acmid in occasione della giornata internazionale della lotta all'Aids, ha lanciato un appello per la liberazione di Arash e Kamiar Alaei, due medici arrestati il 21 giugno scorso, per chiederne la liberazione. I due medici iraniani, spiega l'associazione, si occupavano proprio di combattere il virus dell'Hiv e nel 2004 avevano denunciato alla Bbc la sua diffusione in Iran. Sono stati arrestati mentre si recavano negli Usa per partecipare a una conferenza medica.

"Da quanto abbiamo appreso - informa in una nota l'associazione presieduta da Souad Sbai - le autorità iraniane muovono ai fratelli Alaei l'accusa infondata di essersi resi colpevoli di attività di destabilizzazione della Repubblica islamica mentre invece essi godono di reputazione internazionale per l'azione intrapresa in favore della prevenzione e della cura dell'aids in Iran. Per questo chiediamo alle autorità iraniane che siano presto liberati e al mondo dell'associazionismo italiano di mobilitarsi in loro favore".

Kamiar e Arash Alaei, sono rinchiusi nel carcere di Evin a Teheran insieme ad altri oppositori della Repubblica islamica. Il famigerato centro di detenzione, che sorge a pochi chilometri a nord-est di Teheran, viene ironicamente chiamato "università", visto il numero elevato di studenti ospitati nelle sue celle negli ultimi 29 anni. Fondata nel 1971 dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi per reprimere tutte le forme opposizione alla sua autorità, quella di Evin è una delle poche istituzioni monarchiche sopravvissute alla rivoluzione islamica. Gestita direttamente da Savak, la temutissima polizia segreta dello Scià, era stata progettata per ospitare 320 detenuti, di cui 20 in celle singole. Ma già nel 1977 ospitava circa 1.500 carcerati, mentre ora si superano i 15mila.
commento:
un ringraziamento di cuore da parte dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia all'Associazione Acmid in particolare all'On. Sbai per le sue battaglie per il ripristinio dei diritti umani in Iran.

lunedì 1 dicembre 2008

MUMBAI: CICCHITTO, PERICOLO TERRORISMO ISLAMICO ELEVATO

LA REPUBBLICA.IT
24ore - Politica
Roma, 11:37

"Esce confermato dalle testimonianze che l'operazione realizzata in India da terroristi islamici, il cui riferimento ad al Qaeda e' probabile anche se non e' ancora certo, aveva per obiettivo, come nazionalita', americani ed inglesi e per obiettivo razziale gli israeliani. Rimane cosi' confermato, dopo anni di analisi opportunistiche e ottimiste, che il pericolo del terrorismo islamico e' elevato, che Israele, gli israeliani, gli ebrei sono sempre nel mirino e che, comunque, per un verso in Pakistan-Afghanistan e per altro verso in Iran sono concentrate, sia pure per aspetti molto diversi, le componenti di piu' elevato pericolo su questo terreno". Lo afferma Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL.

IRAN: PRESIDENZA UE RINNOVA APPELLO, LIBERI SUBITO MEDICI ANTI-HIV


Fondato nel 1971 dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi

Iran, tra torture e omicidi l'incubo degli oppositori rinchiusi nel carcere di Evin

Kamiar e Arash Alaei, i due medici iraniani scomparsi a giugno mentre stavano recandosi negli Usa per partecipare a una conferenza medica sulla lotta all'Aids, sono rinchiusi nel centro di detenzione, che sorge a pochi chilometri a nord-est di Teheran

ultimo aggiornamento: 01 dicembre, ore 14:38
Roma, 1 dic. - (Aki) - Kamiar e Arash Alaei, i due medici iraniani scomparsi a giugno mentre stavano recandosi negli Usa per partecipare a una conferenza medica sulla lotta all'Aids, sono rinchiusi nel carcere di Evin a Teheran. Gli oppositori della Repubblica Islamica chiamano ironicamente il centro di detenzione, che sorge a pochi chilometri a nord-est di Teheran, "grand hotel", mentre i più giovani lo definiscono "università", visto il numero elevato di studenti ospitati nelle sue celle negli ultimi 29 anni.

Fondata nel 1971 dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi per reprimere tutte le forme di opposizione alla sua autorità, quella di Evin è una delle poche istituzioni monarchiche sopravissute alla rivoluzione islamica. Gestita direttamente da Savak, la temutissima polizia segreta dello Scià, era stata progettata per ospitare 320 detenuti, di cui 20 in celle singole. Ma già nel 1977 ospitava circa 1.500 carcerati, mentre ora si superano i 15mila. Il direttore di Evin, Farajollah Sedaqat, parla di dati ben diversi: solo 4.500 detenuti, di cui 700 donne, tutti accusati di crimini come frode fiscale e traffico di droga.

Prima del 1979, alcuni leader e teologi del movimento rivoluzionario islamico guidato dall'ayatollah Rouhollah Mussawi Khomeini, come l'ayatollah Mahmoud Taleghani e il Grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, furono rinchiusi in questa prigione. In seguito all'instaurazione della Repubblica Islamica, Evin ha mantenuto la sua triste fama di luogo di detenzione per oppositori e dissidenti del regime.

Secondo Amnesty International, il periodo più buio di questa prigione fu la fine dell'estate 1988, quando diverse migliaia di oppositori furono rapidamente processati e in seguito giustiziati. Per Human Rights Watch, pur essendo sotto l'amministrazione dell'Ufficio nazionale delle prigioni, negli ultimi anni alcune sezioni sono direttamente gestite dai Pasdaran, i guardiani della rivoluzione, e dal ministero dell'Intelligence.

A giudicare dalle testimonianze di ex detenuti, raccolte dalle organizzazioni non governative impegnate nel campo dei diritti civili, nel carcere di Evin sono applicate diverse forme di tortura e gran parte degli oppositori politici sono passati per questo centro di detenzione. Uno dei casi più famosi è quello della fotogiornalista irano-canadese Zahra Kazemi, che nel giugno 2003 fu arrestata mentre realizzava un reportage all'esterno del carcere e che morì per una emorragia. Secondo il rapporto ufficiale si trattava della conseguenza di una caduta, ma da un'inchiesta del Majlis, il parlamento iraniano, risultò che si trattatava invece dell'effetto delle percosse ricevute. ...


Bruxelles, 1 dic. - (Adnkronos/Aki) - Nella giornata internazionale della lotta all'Aids la presidenza francese di turno dell'Ue rinnova il suo appello all'Iran per la liberazione "immediata" di Arash e Kamiar Alaei, i due medici iraniani impegnati nella campagna contro la diffusione del virus dell'Hiv nella Repubblica Islamica arrestati dalle autorita' di Teheran lo scorso giugno. "La posizione espressa dalla presidenza di turno dell'Ue lo scorso settembre resta valida" ha affermato ad AKI una portavoce del governo di Parigi, confermando la "profonda preoccupazione per la situazione di Arash e Kamiar Alaei in Iran". Nel precedente documento la presidenza sottolineava che "le autorita' iraniane, in modo del tutto infondato, hanno accusato i fratelli Alaei, che sono riconosciuti a livello internazionale per il loro lavoro di prevenzione e cura dell'Aids in Iran, di partecipare ad attivita' volte a destabilizzare la Repubblica islamica". Una situazione che ad oggi, ricorda la portavoce, "non ha subito nessun cambiamento".

Cronaca
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Moroni (ospedale Sacco di Milano): ''Sostegno e il supporto morale alla vicenda''

Medici anti-Aids, le adesioni all'appello Adnkronos

Palumbo (Pdl): ''Per Kamiar e Arash una mozione bipartisan in Parlamento''. Rosaria Iardino (Nps): ''Appello alla Farnesina affinchè si interessi alla vicenda''. Federazione nazionale degli Ordini dei medici: ''Pronti a lavorare per un'iniziativa congiunta con i colleghi europei''

ADESIONI ALL'APPELLO LANCIATO DALL'AGENZIA ADNKRONOS AL QUALE ADERISCE ANCHE ASSOCIAZIONE RIFUGIATI POLITICI IRANIANI RESIDENTI IN ITALIA

Roma, 1 dic. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Numerose le adesioni all'appello lanciato dall'Adnkronos per il rilascio dei medici iraniani Kamiar e Arash Alaei.

Ad assicurare tutto il suo ''impegno come parlamentare e farò quanto nelle mie possibilità perché Kamiar e Arash Alaei, ricercatori impegnati nella lotta all'Aids e detenuti nelle carceri iraniane, siano liberati e restituiti al loro lavoro scientifico" è il presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, Antonio Tomassini (Pdl), che ha aderito all'appello promosso dall'ADNKRONOS SALUTE nella giornata mondiale contro l'Aids.

Il presidente della Commissione Affari sociali di Montecitorio Giuseppe Palumbo propone una mozione bipartisan alla Camera dei deputati per chiedere la liberazione dei due scienziati iraniani. "Fare ciò che possiamo per la liberazione dei due scienziati è doveroso - spiega all'Adnkronos salute - ed è una questione che ci riguarda da vicino visto che, in quanto scienziati, queste persone lavorano per il bene del loro Paese ma anche per quello della comunità internazionale". Per Palumbo "la nostra solidarietà da sola non basta" e per questo è utile un'iniziativa "parlamentare che possa essere portata avanti anche attraverso il ministero degli Esteri".

E un intervento della Farnesina lo chiede Rosaria Iardino presidente del Network italiano persone sieropositive onlus (Nps): "Voglio lanciare un appello al ministero degli Affari esteri italiano affinchè si interessi alla vicenda dei fratelli iraniani Arash e Kamir Alaei impegnati da oltre dieci anni nella lotta all'Aids e detenuti in carcere". Aderendo all'appello lanciato dall'Adnkronos Iardino sottolinea come "il ministero degli affari esteri italiano deve intervenire non solo sulla loro liberazione ma anche per fare maggiore luce sulla questione della libertà di cura in Iran . Un Paese chiuso dove parlare di Hiv-Aids è un tabù perchè viene associato a comportamenti sessuali. Nella vicenda dei due medici detenuti non viene minata solo la persona, ma anche la libertà di tutti i sieropositivi. Se il motivo dell'arresto è quello legato a una patologia scomoda perchè trasmissbile per via sessuale si potrebbe pensare a un'interpellanza all'Onu per tutelare i diritti dei malati".

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco Medici italiani aderendo all'appello assicura che i medici iealiani sono pronti a lavorare per un'iniziativa congiunta con i colleghi europei a favore della liberazione dei due scienziati iraniani. "Il fatto che dei medici stiano in carcere perché fanno emergere una piaga del loro Paese è incredibilmente grave", dice Bianco spiegando che, nei prossimi giorni, la federazione degli Ordini si attiverà "per proporre che tutte le organizzazioni professionali del Vecchio continente, accreditate presso la comunità europea, facciano un appello congiunto". Bianco chiederà "che la questione sia messa agli ordini del giorno di tutte le prossime riunioni, di tutti i prossimi esecutivi delle organizzazioni europee in cui noi siamo presenti". Per il presidente dei medici italiani, infatti, "è importante sollecitare una presa di posizione dei rappresentati della professione in Europa per chiedere la liberazione di questi colleghi che stavano operando nel pieno dei propri doveri e dei propri principi".

"Solidarietà per i due colleghi iraniani rinchiusi nel carcere di Evin" dal giugno scorso arriva anche da Mauro Moroni, infettivologo e direttore del Dipartimento di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, pur non conoscendo i fratelli Karem e Arash Alaei, da sempre impegnati nella lotta all'Aids nel Paese degli ayatollah, non nega "certo il sostegno e il supporto morale alla vicenda", e si dice "pronto ad aderire a eventuali iniziative dei ricercatori, dopo essermi puntualmente documentato sulla vicenda", precisa.

Per la libertà dei due medici iraniani interviene anche Fernando Aiuti: "Non hanno nulla a che fare con la politica. Bisogna liberare subito i fratelli Alaei, e rivolgo un appello fortissimo affinché ciò venga fatto al più presto", afferma l'immunologo italiano in prima linea nella lotta all'Aids aderiendo all'appello promosso dall'Adnkronos salute. "Ho capito di chi si tratta - spiega - anche se non conosco direttamente i due ricercatori". Contro la loro prigionia, tuttavia, si schiera in maniera forte e decisa. "La mia sensibilità di fronte a un caso come questo - afferma - è piena e totale".

Aderisce all'appello-denuncia per i medici iraniani che sarebbero stati arrestati per aver diffuso dati e notizie sulla situazione in merito all'Aids nel loro paese Elisabetta Zamparutti, deputato dei Radicali eletto nelle liste del Pd, annunciando che ''presenterò in merito un'interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio e al ministro degli Esteri''.

 
AID : AGENZIA IRAN DEMOCRATICO