venerdì 13 marzo 2009

NUOVA INIZIATIVA DEL COMUNE DI CUNEO


CUNEO:PRESENTATO IL COMITATO DI SOLIDARIETA' CON ASHRAF







Ashraf, roccaforte della Resistenza Iraniana dove vivono 3500 persone, è 'sorella di Resistenza' di Cuneo. E' ormai da tempo che il capoluogo della Granda cerca di portare all'attenzione dei media la vicenda di questa 'frangia di dissidenti' che si oppone al regime dittatoriale vigente in Iran. Cuneo non può restare indifferente verso chi lotta per rivendicare la libertà e per vivere in una democrazia. Perché restare indifferenti significherebbe negare la propria storia e il proprio passato di città della Resistenza e della lotta contro il Regime. Proprio per ribadire questa comunanza, si è svolta ieri, presso la Sala Giunta del Comune di Cuneo, una partecipata conferenza di presentazione del 'Comitato nazionale di solidarietà con Ashraf'. Questo comitato si pone come obiettivo concreto quello di coinvolgere tutti i Comuni capoluoghi e tutte le Province d'Italia in un tam tam che tenga viva l'attenzione su Ashraf. Già qualche settimana fa il sindaco Valmaggia e il Presidente della Provincia Raffaele Costa avevano inviato una letera a tutti i Sindaci dei capoluoghi e a tutti i Presidenti provinciali, facendo un appello per il sostegno all'alternativa democratica e per il ripristino della democrazia in Iran, punto nevralgico degli equilibri di tutto il Medio Oriente. A questo appello, ha fatto sapere ieri Giancarlo Boselli, hanno già risposto il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e il sindaco di Genova Marta Vincenzi.

Presidente del Comitato è stato nominato Don Aldo Benevelli, simbolo di Resistenza e per questo, come lui stesso ha dichiarato, impossibilitato a rinunciare alla carica. "In nome del mio passato, devo partecipare a questo Comitato. E' un obbligo morale per me". Segretario del Comitato sarà il senatore Leopoldo Attilio Martino, anche lui presente in conferenza stampa. "Porto il saluto dell'Associazione Partigiani d'Italia ai partigiani e combattenti per la libertà iraniani. Tutte le dittature e le forme di repressione che tolgono la libertà vanno combattute - ha dichiarato. Presidente onorario è il titolo del quale è stato insignito il Sindaco Alberto Valmaggia, che ha ricordato come il luogo della conferenza, la Sala Giunta, sia anche il luogo dove vengono accolti i nuovi cittadini, chiamati a giurare fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione Italiana. "Tutto questo non sarebbe possibile, oggi, se qualcuno, 60 anni fa, non avesse combattuto, rendendo possibile la democrazia. C'è gratitudine da parte nostra, ma deve esserci anche l'impegno a sostenere la lotta di chi combatte per avere una democrazia nel proprio Paese. La Resistenza Iraniana ha scelto la strada della non violenza e anche per questo noi la appoggiamo". Il suo auspicio è, tra l'altro, quello di ospitare Maryam Rajavi, presidente del Consiglio Nazionale di resistenza iraniana, ospite a Cuneo.

Il vice sindaco Giancarlo Boselli, cui la questione iraniana sta particolarmente a cuore e che ha potuto visitare Ashraf e toccare con mano la situazione di quella Regione durante un viaggio in Iraq nel mese di novembre 2008, parla della tragedia in atto in Iran, dove sono all'ordine del giorno le esecuzioni capitali, gli arresti in massa degli oppositori e atti disumani di ogni genere. "Sono stato ad Ashraf, che si trova in territorio iracheno, al confine con l'Iran, da cui questi dissidenti sono dovuti scappare. Questa cittadina è un fiore nel deserto, ci sono un ospedale e un'università e vige l'autosufficienza alimentare. Ma siamo preoccupati per la sua stessa vita, perché, così come annunciato dal presidente americano, quando le truppe americane lasceranno l'Iraq, questa città passerà sotto il controllo del Governo Iracheno, che non sembra voler fornire tutte le garazia necessarie di protezione a questa sorella di Cuneo. Per questo motivo, il Comitato assumerà tutte le iniziative possibili per proteggere la città e cercherà di farlo portando la massima attenzione dei media su questa vicenda".

Boselli ringrazia pubblicamente il sindaco Valmaggia e il Presidente Provinciale Raffaele Costa per il loro coraggio. "Non molti politici si espongono per sostenere la resistenza iraniana. C'è un grande silenzio attorno a certi argomenti da parte dei media. Noi faremo di tutto per sostenere Ashraf e la sua gente. E soprattutto faremo di tutto perché se ne parli".

Barbara Simonelli

domenica 8 marzo 2009

8 MARZO, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE

http://www.youtube.com/watch?v=lo_UZoz-M-Q



I nostri migliori auguri a tutte le donne del mondo in particolare alle donne iraniane che trentanni sono sottoposte alle più disumane condizioni di vita sociale e politico in Iran. Nonostante la forte repressione in Iran le donne hanno continuato la loro battaglia per la libertà e la democrazia sfidando uno dei più brutali regimi della storia umana. Quasi la metà dei caduti della resistenza iraniana appartiene al gentil sesso. Il 52 per cento dei dirigenti dl movimento di liberazione è di sesso femminile. Nella società iraniana la DONNA è fortemente sottoposta alla doppia discriminazione socio-eco-politico. Gode di pochissimi diritti e di innumerevoli doveri in particolare nei confronti del mondo maschile. Non ha nessuna voce in merito alla famiglia e ai diritti familiari. E' considerata un elemento nato per badare al marito e al prole senza aver diritto di avere voci in merito al affidaqmento dei figli nel caso del divorzio. Nei rapporti coniugali non può pretendere il suo sacro santo diritto del divorzio. Deve subire e sopportare finche il marito non decide ad abbandonarla. Al contrario, il marito in qualsiasi momento può rivolgersi al giudice a chiedere annullamento del matrimonio. Al contrario dell'uomo che può avere 5 mogli e tantissimi amanti, la donna deve restare monogamica e nel caso di un eventuale trasgressione rischia la lapidazione . Tuttora nelle carceri dei mullah misogini si trovano 8 donne che aspettano la pena di lapidazione per adulterio. Nello scorso anno sono stati lapidati 4 uomini e una donna.
Concludo e ribadisco che le donne iraniane sono pionieri della libertà e della democrazia in Iran. Sono la speranza della nazione. Sono la garanzia della vincità della democrazia e della libertà contro la forza del male oscurantista e fondamentalista dei mullah iraniani.
Mi inchino di fronte alla loro grandezza umana e storica e bacio le loro mani una per una.
Alla fine un sentito augurio al presidente Maryam Rajavi per la sua fermezza e determinazione nella guida della resistenza iraniana.
Grazie presidente
karimi davood, presidente associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

venerdì 6 marzo 2009

ULTIMA NOTIZIA: IL MAROCCO INTERROMPE LE RELAZIONI DIPLOMATICHE CON IL REGIME DEI MULLAH


Nella foto: Il re del Marocco, Mohamed VI
Secondo quanto ha diffuso l'agenzia France Press, il Marocco ha dichiarato stamattina di aver interrotto le sue relazioni diplomatiche con il paese dei mullah.
Il ministero degli esteri del Marocco in un comunicato ha dichiarato che da "oggi, venerdi, vengono interrotti tutte le relazioni diplomatiche con il regime di Teheran".

L'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia accoglie con tanta soddisfazione questa notizia e augura al governo marocchino tanta forza e determinazione nel proseguimento della sua politica di fermezza nei confronti del regime fondamentalista dei mullah iraniani. Secondo le informazioni in nostro possesso, il governo marocchino è sempre stato nel mirino del regime terrorista di Teheran. Consideriamo tale iniziativa del governo del Marocco un'azione coraggiosa e di avanguardia nella lotta alle interferenze terroristiche dei mullah negli affari interni dei paesi musulmani tra cui il Marocco. Pertanto la consideriamo degno di una grande mobilitazione internazionale di supporto, in particolare da parte dei paesi arabi della regione.
Sollecitiamo inoltre l'adesione dei governi europei in particolare quello italiano che in questi giorni per bocca del suo ministro degli affari esteri on. Franco Frattini ha annunciato l'annullamento del suo viaggio in Iran a causa delle dichiarazioni del leader supremo del regime dei mullah contro Israele.
Colgo occasione per ringraziare il ministro Frattini per aver compreso in tempo la pericolosità di un suo viaggio a Teheran dove regna un regime fanatico e pericoloso per tutto il mondo. Ribadiamo inlotre che Teheran sempre ha sfruttato tali via vai per legittimizzare la repressione del popolo iraniano nonchè la sua politica espansionistica e terroristica.
karimi davood, presidente dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia e analista politico

lunedì 2 marzo 2009

IL VIAGGIO DI VERGOGNA DELLA DELEGAZIONE HOLLYWOODIANA NEL PAESE DEI MULLAH



QUESTO VIAGGIO INCORAGGIA IL REGIME DEI MULLAH A PROSEGUIRE IL SUO MALIGNO E DISUMANO PIANO ATOMICO, NONCHE' GIUSTIFICA LA BRUTALE REPRESSIONE DELLA POPOLAZIONE IN CORSO DA TRENTANNI
IL VIAGGIO NEL PAESE DEL CARNEFICE DEI MINORENNI E' UN OLTRAGGIO ALLA STORIA UMANA

SECONDO UN DETTO PERSIANO QUESTA INIZIATIVA DEL HOLLYWOOD E' "UNO SPUTO VERSO L'ALTO", TORNA SEMPRE SULLA FACCIA DI CHI L'HA ORGANIZZATA
GLI IDEATORI DEL VIAGGIO HANNO CALPESTATO IL SANGUE VERSATO DA CENTINAIA DI MIGLIAIA DI UOMINI E DONNE DI TUTTE LE NAZIONALITA' IN PARTICOLARE DAI SOLDATI AMERICANI CADUTI SOTTO LE BOMBE DEI MULLAH IN IRAQ E IN AFGHANISTAN

COMUNICATO STAMPA:

L'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condanna fermamente il viaggio di vergogna della delegazione Hollywoodiana in Iran e la considera uno oltraggio a tutti coloro che hanno perso la vita nella lotta per la libertà e la democrazia in Iran.
Il regime dei mullah nella sua trentennale esistenza maligna non ha risparmiato nessuno nella repressione dell'opinioni e delle libertà individuali. Nella lunga lista delle persone uccise sotto la tortura si notano numerosi attori e attrici, colleghi della delegazione hollywoodiana, uccisi barbaramente perchè erano diventati idoli per le giovani generazioni.
La nostra associazione considera tali iniziative come "pestare acqua nella mortaia" e ribadisce ancora una volta che l'unica parte che usufruisce e sfrutta questi viaggi è il regime fondamentalista dei mullah che li usa come mezzo di giustificazione e di legittimazione delle sue azioni terroristiche e disumane comprese l'uccisione dei soldati americani e stranieri in Iraq e in Afghanistan.

Karimi Davood, presidente associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia


La notizia: dal Quotidiano.net
LA DOCCIA FREDDA
Star di Hollywood in delegazione in Iran
"Obama? Si scusi per i film offensivi"
Speranzose della distensione dei rapporti Usa-Iran, le stelle dell'Academy, tra le quali Annette Bening, sono partite alla volta di Teheran per uno scambio culturale, ma l'accoglienza si è rivelata gelida


Ahmadinejad: "Sì ai colloqui con gli Usa"
Obama apre al mondo arabo

Teheran, 1 marzo 2009 - Una delegazione di star di Hollywood e di esponenti dell’Accademy of Motion Picture Arts (Ampas), che ogni anno assegna i premi Oscar, si trova attualmente a Teheran per uno scambio culturale. La visita ha carattere privato ma avviene nel contesto della speranza di una distensione dei rapporti bilaterali con l’avvento di Barack Obama alla presidenza americana.


La delegazione, di cui fanno parte le attrici Annette Bening e Alfre Woodard, ha visitato oggi il museo del cinema di Teheran ricevendo una festosa accoglienza da parte di numerosi attori iraniani.
Ma intanto il consigliere culturale del presidente Mahmoud Ahmadinejad, Javad Shamaghdari, ha chiesto le pubbliche scuse dell’Ampas per film di Hollywood degli ultimi trent'anni e di pellicole come come '300' e 'The Wrestler' che a suo parere rappresentano un’insulto all’Iran e alla rivoluzione islamica
negli ultimi 30 anni''.

domenica 1 marzo 2009

L'industria del sesso nella repubblica degli ayatollah





Iran, diritti umani. Il traffico della prostituzione femminile e la schiavitù sessuale, un mercato criminale di cui non si parla


di Donna M. Hughes ( Donna M. Hughes e’ docente e titolare della Chaire Carlson in Studi femministi all’Universita’ di Rhode Island)

Il sequestro della società iraniana da parte degli integralisti al potere assoluto si può leggere attraverso la repressione dei diritti e delle liberta’ delle donne. Sono trent'anni che i mollah al potere impongono alla popolazione femminile iraniana regole e punizioni umilianti e sadiche, riducendola praticamente in schiavitu’ in un sistema di apartheid sessuale che comprende segregazione, velo islamico forzato, e uno status di cittadine di serie B. Ma oggi viene alla luce anche un’altra maniera diffusa di disumanizzare donne e ragazze: il fiorente mercato della prostituzione e del traffico internazionale delle schiave sessuali.

E’ impossibile conoscere con precisione le cifre, ma secondo una fonte ufficiale della stessa Theran, il numero delle adolescenti che si prostituisce avrebbe avuto dall'inizio degli anni Duemila un aumento del 635 per 100. Una statistica stupefacente che da un’idea della velocita’ con cui questa forma di violenza si e’ espansa nella societa’ iraniana. A Theran, ci sarebbero oggi ben 84.000 prostitute, donne e ragazze che stanno sul marciapiede oppure nei 250 bordelli della capitale.

Il traffico delle donne ha anche una dimensione internazionale: sono migliaia le iraniane, minorenni e maggiorenni, vendute come schiave sessuali all’estero.
Secondo il capo dell’Interpol di Theran, questo traffico costituisce una delle attivita’ piu’ remunerative del Paese. E non risparmia, anzi, come vedremo, anche esponenti governativi consenzienti o addirittura implicati in prima persona. Ci sono alti funzionari che si dedicano personalmente alla compra-vendita ed allo sfruttamento sessuale di donne e ragazze.

Molte di loro sono originarie delle regioni rurali povere, dove dilaga anche la droga. La tossicomania ha raggiunto in Iran proporzioni endemiche, e alcuni genitori vendono i figli per pagarsi le dosi.
L'alto tasso di disoccupazione femminile (28 su 100 tra i 15 e i 29 anni, e 43 su 100 nella stessa fascia d’eta’), incita le ragazze in cerca di lavoro ad accettare offerte vergognose. I trafficanti di schiave profittano immediatamente di situazioni in cui donne e bambine sono piu’ vulnerabili. Così, dopo il terremoto di Bam, centinaia di ragazze rimaste orfane sono state rapite e condotte in un noto mercato di schiave di Theran, luogo di incontro di trafficanti iraniani e stranieri.

I Paesi arabi del Golfo Persico rappresentano una delle destinazioni privilegiate del traffico di schiave. Secondo il direttore del distretto giudiziario provinciale di Theran, i trafficanti puntano alle adolescenti dai 13 ai 17 anni, secondo altre fonti, sempre giudiziarie, ci sarebbero anche bambine tra gli 8 e i 10 anni tra le prostitute inviate in paesi arabi. Dopo la fuga di una ragazza di 18 anni dall’appartamento interrato di un palazzo di Theran, e’ stata scoperta una rete di trafficanti che vi teneva prigioniere decine di ragazze in attesa di essere inviate in Qatar, nel Kuweit, e negli Emirati Arabi Uniti.

Il gran numero di donne e di adolescenti iraniane che vengono ciclicamente espulse dai Paesi del Golfo Persico è un'ulteriore testimonianza dell’ampiezza del traffico.
Quando vengono rimpatriate in Iran, gli integralisti gettano su di loro la colpa dei crimini di cui sono state vittime, e spesso le condannano a punizioni corporali. Le ragazze sono costrette a sottoporsi anche ad un esame psicologico che dovrebbe determinare "perchè" e se sono "intimamente portate" a dedicarsi “ad attivita’ immorali”, con tutto quello che ne segue, compresa il divieto a vita di uscire dal Paese.

La polizia ha scoperto numerose reti criminali di prostituzione e traffico di schiave sessuali che da Theran inviavano ragazze a clienti in Francia, in Gran Bretagna ed in Turchia. Una rete che aveva base sul territorio turco, faceva entrare clandestinamente donne e adolescenti iraniane comprate dai trafficanti locali, e dopo averle munite di passaporti falsi, le trasportava verso altri Paesi europei e del Golfo Persico. La polizia ha rivelato il caso, uno per tutte, di una ragazza di 16 anni condotta in Turchia prima di essere venduta ad un uomo europeo di 58 anni per 20mila dollari.
Secondo la polizia della provincia di Khorasan, nel nord-st del Paese, ragazze da 12 a 20 anni sarebbero vendute come schiave ad uomini pakistani che le sposano per poi poterle vendere in bordelli che in Pakistan si chiamano “kharabat”. E’ stata scoperta una rete che contattava le famiglie povere dei dintorni di Mashad offrendogli di sposare le figlie. Le ragazze erano poi condotte in Pakistan via Afghanistan per essere vendute nei bordelli.
Nella provincia frontaliera del Sistan Belucistan, nel sud-est del Paese, sarebbero migliaia le giovani iraniane vendute ad uomini afgani. La loro destinazione finale e’ sconosciuta.

Anche il gran numero di ragazze che scappano di casa contribuisce all’aumento della prostituzione e del traffico di schiave. Le ragazze fuggono per sottrarsi alle regole rigide, ai maltrattamenti o alla tossicomania dei genitori e dei familiari stretti. Ma vanno a sbattere contro nuove violenze, primo tra tutti lo stupro. Il 90 per cento delle ragazze scappate di casa finisce nella rete della prostituzione, dopo aver subito stupro. A Theran sarebbero la stragrande maggioranza degli almeno 25mila “ragazzi di strada”. Studentesse vulnerabili, appena adolescenti in buona parte, che finiscono nei parchi cittadini dove sono facile preda dei magnaccia. Recentemente e’ stata smascherata anche una donna che vedeva giovani iraniane ad uomini del Golfo Persico. La donna agganciava da quattro anni ragazze scappate di casa, ed aveva venduto anche sua figlia per 11mila dollari americani.

Visto che l’Iran e’ governato da un regime totalitario, le autorita’ non possono non essere al corrente della maggior parte delle attivita’ criminose organizzate sul territorio. La scoperta di reti di schiavitu’ sessuale nel paese ha rivelato anche il coinvolgimento di molti mollah e di alti funzionari nel traffico dello sfruttamento sessuale di donne e di ragazze.
Secondo altre denunce anonime di donne pervenute agli organi di polizia, anche giudici chiamati a concedere divorzi avrebbero imposto rapporti sessuali in cambio dell’autorizzazione. Alcune donne arrestate per prostituzione hanno dichiarato che avevano dovuto sottomettersi a rapporti sessuali con poliziotti prima di essere condotte in prigione. Sono stati segnalati casi in cui la polizia aveva consegnato giovani donne per il divertimento sessuale di mollah ricchi e potenti.

Il governo ha creato in numerose citta’ rifugi destinati a venire in aiuto alle ragazze in fuga, ma i funzionari che li gestiscono sono spesso corrotti, e si servono delle ragazze ospitate per alimentare reti di prostituzione.
A Karaj, per esempio, l’ex dirigente del Tribunale Rivoluzionario e sette alti funzionari sono stati arrestati in relazione ad una rete di prostituzione che operava con adolescenti da 12 a 17 anni provenienti da un rifugio per ragazze scappate di casa, chiamato Centro di Orientamento Islamico.
I casi di corruzione come questo sono una legione. Un giudice di Karaj e’ stato scoperto e incriminato quale membro di una rete che comprava giovani donne per venderle all’estero. Mentre smantellava una rete di prostituzione a Qom, citta’ santa iraniana e centro di formazione religiosa, la polizia ha scoperto che alcuni tra gli arrestati lavoravano per organizzazioni governative, tra cui il ministero della Giustizia.

I religiosi al potere non hanno tutti la stessa posizione ufficiale sul commercio sessuale: alcuni si sforzano di negarlo e dissimularlo, altri lo riconoscono e lo facilitano. Nel 2002, un giornalista della BBC e’ stato espulso dal Paese per aver scattato alcune istantanee di donne prostitute. I funzionari hanno spiegato così la loro decisione: “La espelliamo perche’ lei ha fotografato alcune prostitute. Non e’ uno specchio autentico della vita nella nostra repubblica islamica. In Iran, non ci sono prostitute.”.

Alcuni funzionari della Direzione dei Programmi sociali del Ministero dell'Interno hanno suggerito di legalizzare la prostituzione per inquadrarla e contenere la diffusione dell’Aids, proponendo anche la creazione di bordelli chiamati “case della moralita’, ed il ricorso alla pratica del matrimonio temporaneo (che permette ad una coppia di sposarsi per un breve periodo, a volta anche per un’ora), alfine di dare una legalità religiosa alla prostituzione. L’ideologia ed i metodi degli integristi sono molto flessibili quando si tratta di dominare e sfruttare le donne.
A priori, si potrebbe credere che un’industria del sesso fiorente in una teocrazia con religiosi nelle vesti di sfruttatori sia una contraddizione, in un Paese governato dalla norma religiosa. Niente di piu’ falso.

In primo luogo, sfruttamento e repressione delle donne sono strettamente legate, l’uno e l’altra esistono là dove le donne, individualmente e collettivamente, sono private di diritti e di liberta’.
In secondo luogo, gli integristi iraniani non sono che musulmani conservatori, sostenitori di una corrente politica che considera le donne esseri intrinsecamente inferiori sul piano intellettuale e morale. Gli integristi detestano il corpo e lo spirito femminile. La vendita di ragazze e di donne a fini di prostituzione non e’ che una misura in piu’ nel loro modo di vedere il femminile, non è che il completamento dell’imposizione di nascondere capelli e corpo sotto il chador.
In una dittatura religiosa come quella iraniana, non si puo’ invocare la legge per difendere i diritti delle ragazze e delle donne. Non ci sono norme a garanzia della liberta’ e dei diritti umani. Solo la democrazia, dunque la cessazione della dittatura religiosa, puo’ garantire i diritti inalienabili della persona. E porre le condizioni per liberare le donne e le ragazze iraniane da ogni forma di schiavitu’.

APPELLO DEI SINDACI ITALIANI PER IL RICONOSCIMENTO DELLA RESISTENZA IRANIANA


fonte: Targatocn.it

VALMAGGIA E COSTA FIRMANO APPELLO PER LA DEMOCRAZIA IN IRAN

Negli ultimi mesi, numerose organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani hanno ripetutamente espresso la loro preoccupazione sulla crescente violazione dei diritti umani in Iran. Le impiccagioni pubbliche, nel solo mese di gennaio 2009, sono state 59, oltre ad impiccagioni di minorenni, amputazione degli arti, arresti arbitrari di massa delle donne e dei giovani.

Verso la fine del 2008, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha condannato, per la cinquantacinquesima volta, il regime iraniano per aver violato palesemente i diritti umani. Il regime dei mullah, accanto alle continue violazioni dei più elementari diritti dell'uomo e violando le varie risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, porta avanti il suo progetto di armamento atomico.

Le sue continue e frequenti interferenze in Iraq finalizzate a instaurare in quel Paese un regime islamico, il supporto e il sostegno al terrorismo in Libano, in Afghanistan e nei territori palestinesi mirano a creare nell’intera regione uno stato di guerra e di esplosione. I due decenni della politica di accondiscendenza e di dialogo, di concessione di incentivi finalizzati a cambiare il comportamento del regime iraniano, hanno prodotto un effetto contrario che ha incoraggiato maggiormente la classe politica iraniana a proseguire sulla strada della costruzione della bomba atomica, sulla strada della repressione delle libertà e sull'esportazione del terrorismo in medioriente, nonché in altri continenti della Terra.

L'Europa, per evitare una nuova guerra nella regione, deve sostituire la sua politica di accondiscendenza con una politica di fermezza agevolando cosi il cambiamento democratico in Iran. Una politica realista per il ripristino della libertà e della democrazia in Iran, necessaria per l'instaurazione della pace e la serenità nella regione, esige il rifiuto della strada della guerra e della politica di accondiscendenza con il regime dei mullah e allo stesso tempo il sostegno alla terza via rappresentata dalla Presidente del Consiglio Nazionale della resistenza iraniana, Maryam Rajavi.

Noi Sindaci e Presidenti delle Province italiani consideriamo il sostegno alla resistenza iraniana un nostro dovere democratico. Chiediamo al Governo italiano di riconoscere il Consiglio Nazionale della resistenza iraniana guidato dalla signora Maryam Rajavi come l'unica alternativa al regime fondamentalista iraniano. Chiediamo al Governo Italiano di schierarsi, insieme a numerosi politici e parlamentari rappresentanti i Paesi europei e del mondo, a fianco del popolo e della resistenza iraniana per ripristinare la democrazia e la libertà in Iran.

venerdì 27 febbraio 2009

E LA STORIA CONTINUA: L'ITALIA ANCORA UNA VOLTA IN BALIA DEL REGIME DEI MULLAH



E'da un pò di tempo che per gli addetti ai lavori si notavano dei forti cambiamenti nelle parole del ministro degli esteri italiano: l'On. Frattini.
Oggi su tutti i mass media italiani si parlava della proposta italiana da porre all'attenzione degli americani. Nella proposta si prevede un forte riconoscimento del ruolo iraniano come grande potenza( leggilo terroristico)ed aprirgli la porta dell'Europa e del mondo civile onde lasciarlo pascolare indisturbato e piantare le moschee e le basi per l'espansione del fondamentalismo!
Signor Frattini se l'obiettivo è questo lei è spacciato come il più inesperto ministro degli esteri della storia repubblicana. Un tale tentativo fu fatto al tempo di D'Alema quando fu primo ministro e invitò in Italia il grande carnefice del popolo iraniano Khatami. Anche in quell'occasione D'Alema pensava di aver scoperto l'acqua calda. Invece al posto dell'acqua c'era l'acido solforico che bruciò le vite di migliaia di persone in Iraq e in Afghanistan. Basti vedere il numero dei soldati italiani uccisi dalle bombe dei mullah. Anche in quell'occasione gli americani, per non sporcarsi le mani e la reputazione hanno affidato al governo D'Alema il compito di domare il mostro dei mullah. E con quali risultati ottenuti? nessuno.
La bomba atomica è andata avanti indisturbata e le vite umane iraniane e straniere spezzate in Iran, in Iraq e in Afghanista e in altre parti.
Signor ministro prima di trattare con i mullah bisogna conoscere la loro natura morale e materiale.
Mi pare che anche questa volta gli americani desiderano raccogliere gli scherementi umani con le mani d'altrui.
Non si presti a questo gioco. Il finale è spaventoso. I mullah non si prestano a questi giochi,loro andranno avanti per la loro strada e costruiranno il prima possibile la bomba atomica islamica. Per loro il negoziato e le trattative sono dei monologhi per acquistare più tempo e allontanare lo spettro della guerra fino al giorno in cui costruiranno questa maledetta bomba islamica come vettore necessario per l'espansione del fondamentalismo islamico nel mondo.
Karimi Davood, analista politico iraniano

In basso trovate l'articolo pubblicato al riguardo da La Stampa.it
Iran, Hillary dà il via libera
alla missione di Frattini

L'incontro di ieri a Washington tra Frattini e Hillary Clinton
+ Obama ai marines: "La guerra in Iraq finirà il 31 agosto 2010"



Roma si candida come apripista alle nuove relazioni tra Washington e il Paese degli ayatollah
EMANUELE NOVAZIO
INVIATO A WASHINGTON
Via libera dell’amministrazione americana alla missione di Franco Frattini a Teheran. «Non ci sono obiezioni di principio, andrò entro marzo», annuncia il ministro degli Esteri dopo l’incontro con il segretario di Stato Hillary Clinton e l’inviato di Obama in Afghanistan, Richard Holbrooke. La visita sarà soprattutto una consultazione in vista della conferenza G8 sull’Afghanistan in programma a Trieste in giugno - nessun legame col dossier nucleare - alla quale il capo della nostra diplomazia ha invitato l’Iran. «Un Paese importante per la stabilizzazione della regione» - sottolinea - e per il quale l’appuntamento italiano è l’occasione per uscire dall’isolamento. L’invito non è ancora ufficiale, in attesa di consultare i Paesi arabi moderati alla conferenza su Gaza di Sharm, lunedì. Ma il via libera di Washington alla partecipazione iraniana (si tratta ora di «stabilirne il come»), e alla missione a Teheran di Frattini, è un viatico decisivo a un’iniziativa che - se avrà successo - potrebbe consentire all’Italia di svolgere un ruolo di apripista nelle relazioni fra la Repubblica islamica e la nuova amministrazione americana. Se - come il nostro governo auspica - a Trieste siederanno allo stesso tavolo Hillary Clinton e il ministro Manucher Mottaki, comincerà una nuova fase nei rapporti fra due Paesi che da oltre 30 anni sono sull’orlo dello scontro aperto.

Fermo restando che sul nucleare resta in piedi l’impianto attuale delle sanzioni, in mancanza di solide garanzie sugli obiettivi non militari del programma iraniano. Su questo punto la signora Clinton ha confermato a Frattini la linea del doppio binario: minaccia di sanzioni accompagnata da offerte di dialogo. L’iniziativa del ministro è importante - aldilà del suo obiettivo primario - anche per la posizione italiana nell’arena mondiale, e per il rilancio delle relazioni con l’amministrazione Usa dopo il ritiro di Bush: un presidente con il quale il nostro premier si intendeva spesso a colpi di pacche sulle spalle. Con l’arrivo di Obama le regole sono cambiate e - la nostra diplomazia ne è consapevole - bisogna riconquistarsi un ruolo sulla base dei fatti. Aldilà di riconoscimenti importanti ma rituali come quelli di ieri: «L’Italia è un partner affidabile, leader in tante importanti questioni», ha detto Hillary Clinton nella breve dichiarazione che ha preceduto l’incontro. «Confermiamo il nostro pieno impegno a una stretta collaborazione con gli Usa», ha risposto il nostro ministro. Se avrà successo, quello che Frattini definisce «un cambio di passo importante» di Washington con l’Iran sarà un «fatto» di peso, con importanti ricadute anche per chi ha iniziato «una nuova strategia». Nei suoi colloqui americani, Frattini ha parlato anche di Guantanamo: l’Italia è disponibile a valutare «seriamente» le richieste americane, che per il momento però non ci sono state: «Nessuna lista di nomi», da Washington.

lunedì 23 febbraio 2009

UN ALTRO PILASTRO DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO DI MATRICE KHOMEINISTA:INNUMEREVOLI DOVERI E NIENTE DIRITTI

GIORNI DI DOLORE E DI SOFFERENZA PER UNA DONNA CONDANNATA ALLA LAPIDAZIONE
ASHRAF KALHOR, SECONDO IL RACCONTO DEL SUO AVVOCATO VIVE MOMENTI DI INCUBO E DI PAURA NEL FAMIGERATO CARCERE DI EVIN



nella foto: Atefe Rajabi di anni 16 impiccata in piazza della città di Nekah dietro l'ordine diretto di Khatami pseudo riformista e attuale candidate alle presidenziali del regime dei mullah

nella foto: lo strumento con cui il fondamentalismo islamico di matrice khomeinista governa il territorio sotto il suo regno


Un’altra caratteristica principale del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista oltre alla misoginia è la legge "tanti doveri e niente diritti". Nel regno del fondamentalismo, poiché la vita umana non ha nessun valore, e l'unico obiettivo è raggiungere la meta espansionistica, tutta la risorsa e capacità umana e materiale si concentra attorno alla conservazione e al mantenimento del potere ad ogni costo. Il che significa che in uno stato gestito dal fondamentalismo, nulla resiste alle leggi dello stato che possono interpretare solamente ed esclusivamente la volontà del gruppo clericale al potere. Per esempio, in Iran di oggi, gestito dalle regole fondamentaliste islamiche, non sono riparati alle violenze islamiche nemmeno gli uomini che hanno una vasta copertura giuridica in tutte le materie. Alcuni giorni fa è stato impiccato nella città di Sari, nel nord dell'Iran un uomo di 50 anni, maestro di musica e sposato e padre di tre figli. Prima fu condannato alla lapidazione e poi convertito nell'impiccagione. Il motivo della condanna a morte? Adulterio. Faccio questo esempio per dire che nemmeno gli uomini sono esclusi dalle pene riservate esclusivamente alle donne. Di solito le donne adultere sono condannate alla lapidazione. Tuttora nelle carceri iraniane si trovano decine di donne condannate alla lapidazione. A Teheran la signora Ashraf kalhor che vive giorni di dolore e di sofferenza. Signora Kalhor è condannata alla lapidazione per adulteria.
Per quanto riguarda il tema di quest’articolo devo aggiungere che nessun uomo o donna è escluso dalle infuria fondamentaliste dei mullah. Basti guardare il libro delle persone condannate a morte: ci si trovano ragazze di 11 anni fino alle persone anziane di 70 anni. Nessuno è riparato e coperto dalle leggi stesse del fondamentalismo. La sorte delle persone a prescindere dal sesso e dall'età è affidata nelle mani del giudice di turno che interpreta le circolari e gli ordini governativi. Per lo stesso reato una persona può essere ucciso e un’altra persona può essere lasciato libero. Anche perché la corruzione è un’altra faccia dei "tanti doveri e nulla di diritti".
Lo stesso fondatore del regime islamico dei mullah, ayatollah Khomeini ha ordinato di mettere al servizio dell'Islam fondamentalista tutte le risorse e i mezzi a disposizione del paese. Dall'A all’A. Per esempio tutti i ministeri e lo stesso presidente è al completo servizio dell'espansione dell'Islam nel mondo. Tutte le strutture governative e non devono essere disposti a collaborare con il regime in qualsiasi momento e circostanza. Chi non collabora rischia la chiusura e la morte. Anche perché la motivazione usata dai giudici è la "la mancata collaborazione per i sacri obiettivi dell'Islam"! Leggilo del regno dei mullah iraniani.
Chiudo e affermo che nel regno del fondamentalismo non ha nessun significato la parola del DIRITTO e invece la parola del DOVERE è tappezzata da tutte le parti anche sui muri.
karimi davood, analista politico iraniano

mercoledì 18 febbraio 2009

LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI






LETTERA APERTA AL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI
Caro signor Ministro Frattini
Oggi attraverso i vari telegiornali che hanno diffuso diversi reportage sul suo viaggio lampo in Afghanistan sono venuto a conoscenza delle Sue affermazioni , chiedendo“il coinvolgimento dell’Iran nel processo di pacificazione in Afghanistan” !
Signor ministro se tali dichiarazioni fossero fatte dall’ex ministro degli esteri del governo di centro sinistra io non ne avrei dato la benché minima attenzione anche perché è ben nota la vicinanza del governo Prodi al regime degli Ayatollah che sono i veri autori della destabilizzazione in Afganistan e in Iraq( basti vedere il numero dei caduti italiani).
Ma venendo da Lei che è una persona ben nota negli ambienti anti fondamentalisti mi incuriosisce molto e non so spiegarmi la ragione di questo radicale cambiamento di opinione e di posizione. Forse Lei ritiene che dal momento che la fonte fondamentale dello sponsorizzazione dei Talebani e delle forze ostili alla coalizione e al governo Afghano è il regime dei mullah allora dobbiamo trattare direttamente con l’Iran!. Se è cosi abbia il coraggio di ammetterlo.
Allora secondo Lei, il coinvolgimento dei veri autori della guerra e della destabilizzazione, è lo strumento idoneo per la lotta contro l’influenza dei mullah in Afghanistan ? Lei pensa che i mullah spendano miliardi di dollari nello sponsorizzazione del terrorismo regionale esclusivamente per esibizione e per necessità di sollecitare un loro coinvolgimento nella pacificazione?
Signor ministro in un film americano, ci fu una volta un pompiere che appiccava il fuoco alle macchine e tempestivamente si faceva trovare presente nel soccorso e nei lavori dello spegnimento dell’incendio appiccato da lui stesso. Gli obiettivi di quel povero pompiere erano quello di attirare l’attenzione dei suoi superiori per conferirgli qualche premio. Ma l’obiettivo dei mullah non è il gradimento dei loro superiori anche perché i mullah non vi considerano i superiori anzi vi considerano degli infedeli da uccidere, da massacrare e da mandare a casa non in piedi ma in orizzontale.
Secondo me quando Lei si fece sentire, i mullah prestavano più attenzione alle Sue parole, ma oggi Le assicuro che considerano le sue dichiarazioni un segno del fallimento della coalizione militare e della debolezza dell’Italia.
Lei sa benissimo che il regime dei mullah è un elemento di principale importanza nella destabilizzazione dei paesi della regione in particolare in Afghanistan e in Iraq. Non lo dico io ma lo dicono i vostri servizi di intelligence. Non si può coinvolgere il regime fondamentalista e terrorista dei mullah in un’operazione che è anni luce lontana dalla loro natura. Contro il tumore maligno del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista che mira a costruire un regno islamico in tutti i paesi della regione bisogna dimostrare la fermezza e la determinazione. Lo strumento del terrorismo usato dal regime iraniano, è il vettore che porta avanti questo disumano progetto designato dal fondatore del regime della violenza e del terrorismo appunto Khomeini. In più i mullah stanno cercando di aggiungere a questa macchina distruttrice anche la bomba atomica islamica che secondo me grazie alla politica di accondiscendenza dei paesi europei è assai vicina alla sua realizzazione.
Signor ministro
La sua dichiarazione in Afghanistan è per il regime di Teheran una posizione di debolezza e di timore e naturalmente incoraggia la loro interferenza quotidiana nella politica afghana.
Il regime dei mullah è sorretto su tre pilastri: la repressione interna( 120.000 fucilazioni e impiccagioni; il terrorismo( migliaia di morti in America, in Europa e in Medio Oriente) e la bomba atomica. Nel caso che venisse a mancare uno dei questi pilastri l’intero regime crollerebbe in poco tempo e finirebbe nella pattumiera della storia. Allora come mai Lei pretende che questo regime prenda una sega elettrica e amputare uno dei suoi più fondamentali pilastri come lo è il terrorismo? Gli eventi della striscia di Gaza sono ancora freschi e le ferite sono ancora aperte. Basta che Lei faccia un giro tra gli ospedali palestinesi e israeliani per vedere da vicino i segni della violenza iraniana scatenata attraverso i suoi tentacoli stranieri appartenenti alla Sepah Ghods.
L’alternativa a questa situazione non è quello di rifugiarsi sotto il mantello dei mullah mendicando la serenità e la pace. I mullah iraniani fin quando saranno al potere non vi concederanno nemmeno un briciolo di pace e di tranquillità. Vi attaccheranno di più quando dimostrerete la debolezza e si tireranno indietro quando dimostrerete fermezza.
Signor Ministro non si dimentichi la faccenda dei militari inglesi catturati nelle acque irachene. Quando l’ex primo ministro Blair ha dato un ultimo ultimatum i mullah iraniani hanno consegnato gli ostaggi entro il termine previsto insieme con un sacco di regali e vestiti nuovi.
L’unica lingua che i mullah iraniani conoscono è la lingua della fermezza e della forza. Il resto per loro sono solo parole al vento.
Signor ministro Lei dovrebbe coinvolgere il popolo iraniano nel processo dell’ acquisizione della democrazia e della libertà in Iran e non il regime dei mullah nella presunta pacificazione dell’Afganistan.
Le chiedo scusa di aver La disturbata. E’ da trentanni che lavoro nella lotta al fondamentalismo islamico di matrice khomeinista e posso assicurar Le che queste Sue dichiarazioni non fanno altro che piacere ai mullah e incoraggiarli nella continuazione della loro politica di destabilizzazione della regione e nella costruzione della bomba atomica islamica come mezzo strategico “di garanzia per la sopravvivenza della Repubblica islamica iraniana”( come disse Khomeini).
Cordiali saluti
Karimi Davood, Presidente Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

sabato 14 febbraio 2009

MARYAM RAJAVI: IRAN, IL VENTO DI CAMBIAMENTO


Nella foto: Maryam Rajavi a Bruxelle
Intervista a Maryam Rajavi
14 feb 2009
limes
Iran, il vento del cambiamento

di Fausta Speranza
Il People´s Mojahedin Organization of Iran (PMOI) non è più un'organizzazione terrorista per la Ue.
Lo stato dell'opposizione interna iraniana. Colloquio con Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.
(28/01/09)

“I venti del cambiamento soffieranno sull’Iran”:
con questa espressione la presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, signora Maryam Rajavi, esprime a Limes tutta la sua soddisfazione per la decisione dell’Unione Europea di rimuovere dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche il People´s Mojahedin Organization of Iran (PMOI), l’organizzazione militante di opposizione al regime dei Mullah in Iran.


A fine gennaio 2009 si ribalta, dunque, la misura voluta dalla Gran Bretagna nel 2002, dopo gli attentati in Usa dell'11 settembre.
Sulla scia delle misure straordinarie contro il terrorismo era stato inserito nella lista nera anche il PMOI, fondato già nel 1965 con l'obiettivo di rovesciare l’allora regime dello Scià rifacendosi ad un Islam moderato.
Oggi combatte quello che la Rajavi definisce “il regime fascista religioso dei Mullah” a Teheran ma, secondo vari pronunciamenti della Corte europea (l’ultimo il 4 dicembre 2008) “non ci sono serie e credibili giustificazioni” per parlare di atti terroristici.
Chiuso il capitolo europeo, resta però la lista nera degli Usa.
Maryam Rajavi, che rappresenta la rete di opposizione all’estero, parla di iscrizione “ingiustificata come non mai” e chiede al nuovo presidente USA Obama di “mettere da parte scelte di condiscendenza con i Mullah e di rimuovere il PMOI dalla lista nera”.

La Rajavi denuncia “l’uso di qualunque tipo di pressione politica e diplomatica” da parte di Teheran per mantenere il bando all’organizzazione che denuncia crimini e gravissime violazioni dei diritti umani da parte dell’attuale dirigenza iraniana.
Quando parla di “politica di condiscendenza”, la Rajavi parla anche di “gretti interessi economici” da parte di tanti paesi europei, che hanno rallentato la decisione sul PMOI e soprattutto contraddicono le sanzioni imposte per le questioni del nucleare.
A questo proposito, nello stesso giorno in cui l’Unione Europea accoglie i ricorsi sul PMOI, la Germania annuncia un’inversione di rotta:
il governo tedesco, secondo fonti di stampa, ha ordinato uno stop alle garanzie pubbliche sui crediti concesse alle aziende che esportano in Iran. Lo ha fatto dopo l’evidenza dei fatti che segnala una crescita notevole dell'export tedesco verso l'Iran nel 2008, nonostante l’irrigidimento delle sanzioni.
Tra i maggiori critici dell'aumento delle esportazioni tedesche verso l'Iran ci sono gli Stati Uniti e Israele, secondo il quale a fine novembre 2008 l'export all'Iran era cresciuto del 10,5% su base annua, fino a 3,58 miliardi di euro.

Ogni tanto torna ad alzarsi la temperatura del confronto tra Teheran e le grandi potenze mondiali del gruppo '5+1' (Usa, Gran Bretagna, Cina, Russia, Francia e Germania) sul programma nucleare iraniano e ora c’è attesa per come evolveranno le cose con l’amministrazione Obama.
A Bruxelles sottolineano che la porta del dialogo con Teheran ''resta sempre aperta'' mentre si mette in conto l’applicazione letterale delle sanzioni previste dalla risoluzione 1803 dell'ONU.
Finora Maryam Rajavi ha accusato la comunità internazionale di non saper uscire dall’alternanza tra le “carote” offerte dall’Unione Europea e il “bastone” paventato dagli Stati Uniti.

Il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana è nato nel 1981 e ha sede a Parigi.
Il suo fondatore è Massud Rajavi ma per motivi di sicurezza non è dato sapere dove si trovi.
Maryam Rajavi, invece, che è la presidente eletta, interviene pubblicamente seppure con alte misure di sicurezza.
Annualmente riunisce a Parigi circa 7000 iraniani in esilio.
Ripete che la soluzione alla crisi iraniana non è né “la politica delle concessioni al regime dei mullah, sostenuta negli ultimi due decenni dall’Occidente in generale e dall’Unione Europea in particolare, né la guerra e l’intervento militare straniero”.
La terza via, secondo il CNRI, “è una svolta democratica nel paese grazie al sostegno al popolo iraniano e alla resistenza organizzata”.
Si vedrà sarà la via che imboccherà Obama e se si tratterà di un’ulteriore terza via.
A febbraio ci sarà la prossima riunione delle grandi potenze sul programma nucleare iraniano.
Al momento il massimo esperto in tema di nucleare nell’ambito della resistenza iraniana, Alireza Jafarzadeh, che ha lasciato il suo Paese 20 anni fa ed è autore del libro “L’atomica Teheran”, ci dice che le informazioni a disposizione sugli studi sul nucleare in Iran sono quelle che provengono dall’interno del Paese proprio dall’Organizzazione dei Mujahidin del Popolo Iraniano (PMOI). A Limes ha rilasciato questa intervista:

R. - “Il regime iraniano non intende abbandonare l’arricchimento dell’uranio o nessun’altra parte del programma nucleare e, dunque, a meno che la comunità internazionale non fermi tutto ciò, il regime iraniano è sul punto di disporre della bomba atomica.

D. – La comunità internazionale secondo lei conosce realmente la situazione? Esperti certamente si sono recati in Iran per fare verifiche o hanno colloqui, come questi giorni Solana, con esponenti politici iraniani, o ci sono le posizioni degli Stati Uniti, ma secondo lei dispongono di informazioni chiare e corrette sui rischi?

R. – Io credo che il mondo sia stato nell’oscurità per quanto riguarda la realtà del programma nucleare dell’Iran.
E’ stata l’opposizione iraniana che ha messo in luce tutti i più importanti siti nucleari dell’Iran, come Natanz, Arak, Isfahan, Karaj e altri siti. L’AIEA ha raccolto le informazioni dell’PMOI, si è recata in questi siti e ha svolto le sue ispezioni.
Ma non tutti i siti nucleari iraniani sono stati ispezionati dall’AIEA, non tutti gli esperti nucleari sono stati interrogati dall’AIEA perchè il regime iraniano ha impedito il contatto con questi esperti.
Dunque noi crediamo che la pressione della comunità internazionale debba crescere in modo significativo per pretendere la sospensione del programma di armamenti nucleari dell’Iran.

D. – Quanto è avanzato il programma nucleare iraniano? Che cosa esattamente possono realizzare al momento?

R. – Io credo che il regime iraniano disponga di un avanzatissimo programma nucleare e pensando che non verranno fermati per uno, due o tre anni, allora è sicuro che avranno tutto il necessario per mettere insieme la bomba nucleare.
L’orologio sta per scoccare.
Non abbiamo molto tempo.
La comunità internazionale dovrebbe agire molto in fretta.

D. – Lei dice uno, due o tre anni. A volte si sente dire meno di due anni…

R. – Le cose si muovono molto in fretta. Esattamente nessuno può dirlo, ma anch’io confermo la possibilità di meno di due anni.

D. – I cinque anni di conflitto in Iraq, prima l’attacco e poi la guerra civile e poi l’attuale situazione di guerriglia, hanno aiutato il regime iraniano? Attualmente passa attraverso l’Iraq materiale utile per il regime in tema di nucleare?

R. – La situazione in Iraq aiuta il regime iraniano nel senso che il regime di Akmadinejad interferisce in Iraq.
Il punto in questo caso non è il nucleare ma la rete terroristica che l’Iran riesce a supportare in Iraq.
L’Iraq sta rendendo più potente il vicino Iran.
Terroristi del regime iraniano già erano presenti in Iraq e sono stati il maggiore fattore di destabilizzazione dall’inizio della guerra in Iraq nel 2003.
E’ necessario fermare tutto ciò.

D. – Parliamo di materiale importato da paesi occidentali, paesi europei in Iran: il Consiglio nazionale della Resistenza Iraniana ha denunciato diverse volte l’ingresso di materiale non lecito secondo le convenzioni internazionali e utile a scopi nucleari, è vero?

R. – E’ vero, l’anello di congiunzione in Iran è la Khatam ol-Anbia Construction Garrison, braccio economico del ministero della Difesa iraniano.
Paesi occidentali hanno assicurato all’Iran materiali tecnologici e conoscenze utili ai fini nucleari insieme con altro materiale tecnologico.
In alcuni casi lo hanno fatto con consapevolezza, in altri casi senza consapevolezza.
E’ il motivo per cui noi crediamo che l’Iran, il regime, debba essere sottoposto a un embargo totale che blocchi l’accesso a qualunque forma di tecnologia.
Non possiamo sapere cosa fanno con materiale che apparentemente è per computer o con altro materiale metallurgico.
Finchè l’Iran ha un programma nucleare e sostiene il terrorismo, i paesi europei devono assicurargli l’embargo per il petrolio, per le armi e anche l’embargo a livello diplomatico.

D. – Ma è possibile oggi, nel mondo globalizzato, fermare completamente la tecnologia per un intero popolo, per un intero paese?

R. – Sì, se prendono una decisione in tal senso, è possibile.

D. – E’ quello che chiedete all’Unione Europea?

R. – L’Unione Europea ha bisogno di mettere sotto pressione il regime iraniano incrementando le sanzioni.
Questo non significa colpire il popolo ma il regime.
Il regime sta aumentando le entrate per il petrolio e tutti i soldi non vengono utilizzati per aiutare la popolazione ma piuttosto per sostenere la rete terroristica e per far avanzare i programmi nucleari.
Ecco perchè è urgente decidere per l’embargo totale.

D. – Voi, opposizione all’estero, ricevete informazioni sui programmi nucleari del regime dall’opposizione interna.
Ma quanto è difficile avere queste informazioni?

R. – E’ molto difficile. La situazione è molto difficile e rischiosa. Delle persone hanno perso la loro vita per questo.
Ma la resistenza è talmente forte che il regime non riesce a stroncare questa e altre attività.
L’informazione continua ad arrivare anno dopo anno.

D. – Ci sono persone che hanno perso la vita anche di recente?

R. – Non proprio di recente: alcuni due anni fa.
La resistenza riesce sempre meglio ad avere informazioni.

D. – In definitiva qual è la vostra richiesta agli Stati Uniti e all’Europa?

R. - La politica delle concessioni, basata su interessi economici di vita breve, su contratti lucrativi con i mullah, ha avuto solo conseguenze negative.
L’oppressione in Iran è cresciuta, Teheran si sta dotando di armi nucleari, sta esportando il fondamentalismo nel Medio Oriente e nel mondo.
L’Europa stessa è sempre più colpita da tutto ciò.
La principale richiesta del Consiglio Nazionale di Resistenza Iraniana all’Europa, dopo quella ottenuta oggi di cancellare dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche i Mujahedin del Popolo Iraniano (PMOI), è di adottare le stesse sanzioni decise dagli Stati Uniti il 25 ottobre 2007. Gli Stati Uniti hanno adottato sanzioni nei confronti del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (Irgc) e della sua unità extraterritoriale, conosciuta come Qods Force; di nove altre entità affiliate all’Irgc, con i loro capi; di tre importanti banche iraniane. E’ qualcosa di importante.
Ma ripeto che l’embargo sulle tecnologie dovrebbe essere totale.
Agli Stati Uniti, invece, chiediamo di cancellare il PMOI dalla lista nera dei terroristi e di escludere l’attacco armato contro il nostro Paese.


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UN'ALTRA PROVA DELL'INTERFERENZA TERRORISTICA DEI MULLAH IN MEDIORIENTE

Fonte: il Foglio.it

14 febbraio 2009

Teheran apre al dialogo, ma non ferma le navi misteriose
Le rotte africane verso Gaza, un mercantile ignoto alla fonda a Cipro, la caccia di israeliani e americani
Un mercantile partito dall’Iran scivola nel Canale di Suez con un carico di armi senza proprietario. Sulla sua scia si mettono le navi della marina americana e gli 007 d’Israele: lo seguono, ma non lo possono fermare. E’ partito da Bandar Abbas, il porto iraniano dei pasdaran, ha superato le acque dell’Egitto ed è entrato nel Mediterraneo. Ora, un mese dopo, si trova a Limassol, Cipro, sotto la custodia dell’esercito greco. La stiva cela l’ultimo intrigo del medio oriente, il tesoro di una caccia che coinvolge militari e servizi segreti di tre continenti. La sua sagoma è comparsa sui radar della marina israeliana nei giorni di Piombo fuso, l’operazione militare che ha distrutto le infrastrutture di Hamas a Gaza City. L’identità reale rimane un mistero, così come la nazionalità. Alla partenza si chiama Iran Hedayat, poi diventa Famagustus e appartiene alla flotta panamense, di fronte a Gaza il capitano dichiara invece che il vascello si chiama Monchegorsk, appartiene a una compagnia di Mosca ma batte bandiera cipriota. Monchegorsk è il nome di una città russa affacciata sul mare di Barents.

Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha detto che il paese è pronto al dialogo, “se c’è rispetto reciproco”, con gli Stati Uniti. Ma, a dispetto delle aperture diplomatiche, i pezzi del piano iraniano di egemonia sul medio oriente si muovono ancora. Secondo l’intelligence militare di Israele, il mercantile alla fonda a Cipro trasportava armi per rifornire i magazzini sotterranei dei guerriglieri rimasti nella Striscia: sessanta tonnellate di missili Grad e Fajr, lanciarazzi, esplosivo per fabbricare i razzi Qassam, mine, fucili, pistole e munizioni. Un rifornimento partito in ritardo, perché ormai la flotta israeliana controlla i porti della regione e impedisce l’attracco ai convogli sospetti. Anche la marina americana segue negli stessi giorni i movimenti del vascello. L’Uss San Antonio è pronta a intervenire. E’ una nave della Quinta flotta e fa parte della Combined task force 151, il contingente internazionale arrivato nel Golfo di Aden per fermare i pirati somali.

Ha ricevuto questo ordine speciale dal Pentagono dopo un incontro fra l’ex segretario di stato americano, Condoleezza Rice, e il ministro degli Esteri di Gerusalemme, Tzipi Livni. A bordo della San Antonio ci sono elicotteri, mezzi anfibi e squadre speciali pronte all’abbordaggio. Nonostante i sospetti, americani e israeliani non fanno partire un colpo. “E’ normale che gli Stati Uniti cerchino di rimanere fuori dall’operazione – dice Rayon Tanter, presidente dell’Iran policy committee di Washington – solitamente queste operazioni avvengono sotto copertura”, perché il codice marittimo non permette di fermare una nave che batte bandiera di uno stato sovrano. Il Foglio racconta la storia il 22 gennaio; il giorno seguente, l’ambasciata iraniana di Roma chiede di rettificare. Oggi il Monchegorsk è fermo da una settimana nel porto di Limassol, guardato dai militari greci e dalle autorità cipriote. Dopo le prime verifiche, le autorità dell’isola hanno chiesto l’intervento delle Nazioni Unite. Nessuno, in via ufficiale, ha ancora detto con chiarezza che cosa nascondono le stive del mercantile partito dall’Iran.

Per il Comitato sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, il carico del vascello viola la Risoluzione 1747, che proibisce alla Repubblica islamica di esportare armi. Il presidente cipriota, Demetris Christofias, esclude che il Monchegorsk possa tornare in Iran. “Prenderemo una decisione definitiva nei prossimi giorni, dopo aver completato tutte le ispezioni”, dice all’agenzia di stampa Reuters. “Tocca al governo di Cipro decidere che fine farà il carico del mercantile”, spiega un diplomatico americano. Se il Monchegorsk tornerà in mare, la marina di Israele potrebbe intervenire, ma sfiorerebbe lo scontro armato diretto con l’Iran.
Nel Golfo di Aden, la striscia d’acqua che separa l’Africa dalla Penisola araba, c’è un altro problema. Da poche settimane due navi della flotta iraniana hanno raggiunto la regione per combattere i pirati somali. Fanno porto nella città di Aseb, in Eritrea. Per lo Shin Bet, avrebbero un ruolo anche nella storia del Monchegorsk.

Le armi trasportate dalle navi iraniane arrivano a Gaza attraverso due rotte, entrambe africane. La prima passa per la Somalia e il Sudan: i contrabbandieri prendono in consegna i carichi delle navi iraniane e le trasportano nel Sinai, dove sono smistate attraverso i tunnel che collegano Gaza a Rafah, in territorio egiziano. Questi tunnel sono stati colpiti duramente nei giorni di Piombo fuso, ma il venti per cento sarebbe ancora in funzione. La seconda rotta attraversa le acque egiziane e raggiunge il Sinai a pochi chilometri da Gaza. I mercantili lavorano nel cuore della notte, quando la marina israeliana ha il divieto di intervenire, come dice un accordo firmato con il Cairo. Il Monchegorsk non è il primo cargo misterioso seguito dai satelliti israeliani. Nei giorni scorsi, la marina di Gerusalemme ha fermato una nave libanese salpata da Tripoli e diretta a Gaza. La nave ha come nome Tali: anche il capitano di questo vascello ha fatto tappa a Cipro. Lo scorso anno, la marina greca ha bloccato il Susanna, un mercantile partito dalla Slovenia che portava armi e missili a Bandar Abbass. Pochi mesi fa, poi, i turchi hanno intercettato un carico di missili diretti in Venezuela. Sui container c’era scritto soltanto “motori per camion”.

Nei giorni scorsi, durante un vertice con gli Stati Uniti e con gli alleati europei andato in scena a Copenhagen, i diplomatici israeliani hanno chiesto di trovare una soluzione al traffico di armi in medio oriente e di permettere alle sue navi di fermare e ispezionare i mercantili sospetti. Alla fine di gennaio, il governo di Ehud Olmert ha ottenuto dalla Casa Bianca collaborazione sul piano contro il contrabbando di armi verso la Striscia di Gaza. Gli Stati Uniti forniranno tecnologia e addestramento al personale impiegato lungo i valichi. Un team di genieri americani è già a Rafah, il centro egiziano del contrabbando. Il Cairo non vede positivamente la presenza di militari stranieri sul proprio territorio e il ministro degli Esteri, Ahmed Aboul Gheit, ha fatto sapere ieri che nessuna nave militare potrà entrare nelle acque territoriali egiziane. Il paese, però, accetterà aiuti economici per fermare il contrabbando di armi. Ma gli ayatollah vogliono aumentare la propria influenza sul medio oriente e investono milioni di dollari per ricostruire, a modo loro, il Libano e la Striscia di Gaza.

mercoledì 11 febbraio 2009

DIALOGO TRA USA E IRAN. UN MIRAGGIO



notizia e il commento di karimi


Iran/ Obama: azioni Teheran potrebbero destabilizzare M.O.
Presidente Usa: è ora che Iran invii segnali costruttivi


iran: obama, spero in diplomazia…


New York, 10 feb. (Apcom) - L'Iran è un Paese che "ha una storia straordinaria ed è popolato da gente straordinaria, ma il suo Governo si comporta in modo poco utile quando si tratta di promuovere la collaborazione internazionale". Inoltre, "le azioni intraprese finora potrebbero destabilizzare il Medio Oriente".

Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nel corso della sua prima conferenza televisiva dalla Casa Bianca trasmessa in prima serata.

"Nelle relazioni con l'Iran devono essere usate tutte le risorse a disposizione del Paese, compresa la diplomazia. Mi aspetto che nei prossimi mesi ci sia un'apertura, in modo da portare le strategie nella giusta direzione. E' tempo che l'Iran invii segnali costruttivi".
COMMENTO:

Premesso che per il regime dei mullah il dialogo significa il "monologo",
premesso che per quanto riguarda i temi della discussione cioè la bomba atomica e il supporto al terrorismo interessati agli americani il regime iraniano è fortemente irremovibile,
premesso che il regime dei mullah dimostra la disponibilità al dialogo solo e solo per la perdita del tempo e per acquisire altri tempi necessari alla costruzione della bomba tomica
Premesso che i temi proposti dal presidente Obama riguardano la bomba atomica e il terrorismo due principale pilastri del regime dei mullah

posso affermare che qualsiasi dialogo, accompagnato sia dagli incentivi o dalle frustate sarà un perditempo in assoluto. I mullah mangeranno i pacchi incentivi e restituiranno le frustate nella forma delle bombe e degli attentati terroristici.
Anche perche i temi interesseti riguardano due pilastri su cui regge il regime dei mullah: la bomba atomica e il terrorismo.
Nei precedenti articoli avevo riportato che il regime dei mullah è fondato su tre pilastri: la bomba atomica, la repressione e il terrorismo. Questi sono tre motori che trainano e portano avanti la macchina del fondamentalismo islamico iraniano.
Allora come possibile che il regime dei mullah si metta ad un tavolo per discutere sull'amputazione di due dei suoi tre pilastri? la risposta è scontata e chiara come la luce del sole.
Per quanto riguarda la mia conoscenza di entrambi i protagonisti di un eventuale dialogo tra Iran e America, posso ribadire che il nuovo presidente degli Stati Uniti d'America, Barak Obama non potrà andare a lungo sulla via del dialogo, e la situazione sicuramente si precipiterà in una situazione che proietterà la prospettiva di uno scontro catastrofico e violento tra la comunità internazionale e il regime dei mullah. Il presidente Obama aveva già annunciato la sua disponibilità al dialogo basato su una certa scadenza e non a lungo termine. Teheran non potrà mai accettare una scadenza. Allora fin dall'inizio, senza entrare nel merito degli argomenti della discussione, la struttura diplomatica addetta alla preparazione delle condizioni del Dialogo-Monologo si immergerà in un tempestoso mare, pieno di insidie terroristiche da parte dei mullah.
Anche perchè con lo strumento del dialogo gli americani vogliono percorrere di persona l'ultimo shance-occasione rimasto a loro disposizione prima di entrare in una qualsiasi fase di reazione, sia militare che sanzionatorie. I mullah iraniani hanno già letto le carte e le intenzioni di Obama!
karimi davood, analista politico iraniano.

lunedì 9 febbraio 2009

SI RICANDIDA KHATAMI, GRANDE CARNEFICE ED ESECUTORE MATERIALE DELLA FAMOSA FATWA DI KHOMEINI


Traduzione della Fatwa:
In nome del supremo[Dio]

In tutti questi casi chiunque non abbia cambiato opinione la sua pena è la morte. Velocemente eliminate i nemici dell'Islam. Per quanto riguarda altre pratiche il mio parere è procedere in modalità da rendere esecutiva la pena al più presto possibile.

Ruhollah Khomeini Musavi

Nella foto:la Fatwa scritta da khomeini con cui in una sola settimana dell'estate del 1987 sono stati massacrati più di 30.000 membri e simpatizzanti dell'Organizzazione dei Mojahedin del popolo Iraniano, compresi donne e minorenni. Uno degli esecutori materiali di quella Fatw fu attuale candidato delle farse elezioni presidenziali del regime dei mullah: Khatami. In quell'estate, secondo i racconti dei prigionieri politici, lo pseudo riformista khatami si recava nelle carceri di varie città iraniane a capo di un gruppo di persone composto prevalentemente dai passdaran addetti alla fucilazione e dimostrando ai prigionieri la coppia della Fatwa di khomeini diceva " eccoci la Fatwa dell'Imam Khomeini. Vi stermineremo tutti. Abbiamo ordine di passare alle armi chiunque sia fedele ai Mojahedin". E' cosi fu. Khatami & compagni hanno applicato e praticato parola per parola le 6 righe scritte con il maligno l'inchiustro dell'odio e del disprezzo della vita umana. Sì, in quel periodo e successivamente a quel genocidio Khatami ha dimostrato quanto sia fedele, fino alle ossa, alla fede integralista e fondamentalista del "vecchio guffo" come giustamente il grande giornalista italiano Igor Man ha chiamato Khomeini. Non bisogna dimenticare che lo stesso Khatami durante la sua presidenza ha sempre obbedito al leader supremo e ha portato avanti la sua politica del terrorismo e della repressione: la famosa repressione della rivolta degli studenti dell'università di Teheran e le continue azioni terroristiche registratesi durante la fine del suo mandato in Iraq contro i soldati stranieri compresi i carabineri di Nassiriah.
karimi davood

MASSUD RAJAVI LEADER STORICO E INDISCUSSO DELLA RESISTENZA IRANIANA


MASSUD RAJAVI, ANTITESI DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO DI MATRICE KHOMEINISTA E LEADER STORICO E INDISCUSSO DELLA RESISTENZA IRANIANA
IL MERITO DELLA GRANDE VITTORIA DELLA RESISTENZA IRANIANA E DELLA RIMOZIONE DEL NOME DEI MOJAHEDIN DEL POPOLO DALLA LISTA NERA VA A LUI E ALLE SUE DIRETTIVE.
UOMO DI GRANDI QUALITA' UMANE E POLITICHE
UOMO CHE IN PRIMA FILA HA PAGATO CON IL SANGUE DEI SUOI PARENTI STRETTI IL PREZZO DELLA RESISTENZA CONTRO IL REGIME DEGLI AYATTOLAH: HA PERSO LA MOGLIE, LA SORELLA INCINTA, IL COGNATO, IL FRATELLO E ALTRI 120.000 UOMINI E DONNE CHE NEL SUO NOME, AL MOMENTO DELLA FUCILAZIONE, HANNO SCANDITO LO SLOGAN" VIVA RAJAVI, VIVA LIBERTA'"


Massud Rajavi raccoglie tutte le speranze del popolo iraniano per un Iran libero, democratico, pluralista e senza discriminazioni ne raziali ne etnici, dove tutte le donne e gli uomini a differenza della loro colore di pelle e fede religioso sono uguali uni ad altri. Nell'Iran di domani guidato da Massud Rajavi lo stato è anni luce lontano da qualsiasi religione e tutte le religioni hanno pari diritto di manfestazione ed espressione. Ogni cittadino sceglierà liberamente il modo divivere e di vestire secondo la sua fede religiosa e scelta personale. Dove le donne non saranno più costrette a subire la violenza dello stato e la discriminazione istituzionalizzata degli uomini. Dove la giustizia giudica i reati commessi alla base del codice penale e civile democratica del paese e non alla base dell'ordinamento religioso. Dove a fianco di ogni moschea costruiremo una chiesa e una sinagoga. Dove amore, passione, poesia, crescita sociale, libertà di espressione e di opinione sostituiranno l'odio e la violenza khomeinista. Dove i fiori fioriranno e spargeranno il loro profumo in tutto il mondo. Dove non esisterà mai e mai più la pena di morte, la tortura e maltrattamenti fisici. Dove le donne e gli uomini hanno pari diritti e doveri. Dove a differenza di altre società evolute la DONNA dimostrerà le sue straordinarie capacità di gestione e di amministrazione. Una grande conquista sia per le donne che per gli uomini. Secondo me dove la donna comanda la guerra non ha più ragion di essere. Grazie presidente Rajavi per averci insegnato di come vivere liberi e di come pensare da liberi uomini.

KHATAMI, VECCHIO LUPO DELLA MULLACRAZIA SCENDE IN CAMPO.



Nella foto:Ali Khamenei, leader supremo e Velayate Faghih del regime fondamentalista e terrorista dei mullah

DUE FOTO CHE RITRAGGONO ESATTAMENTE LE DUE FACCE DELLA STESSA MONETA DELLA REPUBBLICA ISLAMICA DEI MULLA: KHATAMI E AHMADINEJAD




NELLA FOTO: IL PRIGIONIERO POLITICO KURDO, FERITO E INVALIDO DI ENTRAMBI I PIEDI, IMPICCATO IN PIAZZA PUBBLICA NELL'OVEST DELL'IRAN PER ORDINE DIRETTO DI AHMADIENJAD


NELLA FOTO: ATEFE RAJABI, ANNI 16, PROSTITUA CON HANDICAP MENTALE, IMPICCATA IN PIAZZA PUBBLICA DELLA CITTA' DI NEKAH, IL 15 AGOSTO DEL 2004 PER ORDINE DIRETTA DI KHATAMI



NUOVA ERA DI DEMAGOGIA
E' PIU' PERICOLOSO DI AHMADIENJAD
AHMADINEJAD HA LA PISTOLA IN BELLA VISTA E KHATAMI LA NASCONDE SOTTO IL MANTELLO E BEL SORRISO


Premesso che in un regime dittatoriale in particolare quella religiosa non esistono delle libere elezioni,
Premesso che nella costituzione islamica iraniana esiste la "VELAYATE FAGHIH", CHE SIGNIFICA LA CONCENTRAZIONE DI TUTTO IL POTERE NELLE MANI DEL LEADER SUPREMO, DALLA A ALLA Z
Premesso che il regime iraniano sfrutta i meccanismi e i sistemi tipici dei paesi democratici ai fini di leggitimizzare la sua dittatura religiosa
Premesso che qualsiasi tipo di protesta da parte dei virtuali interlocutori delle elezioni iraniane sono represse duramente e ferocemente.
Allora posso con tanta sicurezza ripetere che le nuove e farse elezioni presidenziali dei mullah sono uno show-spettacolo scritto dal regista VELAYATE FAGHIH Ali Khamenei con esito scontatissimo. Entrambi i finti-candidati sono all'ordine completa e sublime del capo supremo Khamenei
Allora perche il leader supremo ha chiamato nuovamente in servizio il vecchio servitore della repubblica islamica, autore delle più feroci leggi e legislazioni della storia contemporanea tra cui "l'invio dei bambini monouso sui campi minati senza l'autorizzazione dei genitori"," la violenza carnale contro le ragazze prima della fucilazione" "altrimenti vanni direttamente in paradiso"!?
Cercherò di rispondere brevemente. Il primo è che ormai il pericolo americano non è quello dei primi anni della guerra Iraq - usa, quando gli americani hanno invaso l'Iraq e hanno cacciato il presidente iracheno; secondo riguarda il fattore interno. Come sapete recentemente grazie ad una campagna giuridica durata sette anni la resistenza iraniana è stata rimossa dalla lista nera europea aprendo una nuova era nelle relazioni tra gli europei e il popolo iraniano rappresentato dalla sua legittima resistenza. In poche parole se il leader supremo per necessita estere, quali la presenza forte degli americani lungo l confine con Iraq, fu costretto a nominare Ahmadinejad, oggi per il fattore interno, cioè la rinascita vittoriosa della resistenza iraniana, Khamenei è costretto cento volte di più a richiamare in servizio il vecchio lupo e figlio legittimo dell'ideologia khomeinista: fondamentalismo, terrorismo, repressione e diniego di qualsiasi diritto dell'uomo.
Il leader supremo se né accorto che la comunità internazionale in particolare gli americani non hanno più la capacità e la possibilità di attaccare il loro regime e in qualche modo secondo le informazioni in mio possesso, il consigliere per gli affari internazionali di Khamenei ha detto" che per altri ventanni gli americani non penseranno mai ad attaccare alla repubblica islamica". Allora i mullah grazie alle migliaia di bombe collocate in Iraq e in Afghanistan hanno costretto gli americani ad alzare le mani. E' per questo motivo che si sentono sicuri da parte dell'estero. E poi anche sul piano della questione atomica hanno capito che la comunità internazionale non ha seri intenzioni di affrontarlo con la fermezza e serietà. Oramai tratta con la rassegnazione. Questa è un’affermazione di uno dei consiglieri di Khamenei di cui non posso portare il nome.
Di conseguenza rimane il fattore interno. Quale personaggio può scendere in campo e di dare una mano al leader per bloccare e neutralizzare ancora questo fondamentale fattore interno? Nessuno, escluso Khatami che grazie a 8 anni di demagogismo interno ed internazionale era riuscito a convincere sia “la grande satana” americana che gli europei a inserire il nome della resistenza iraniana nella lista nera. Un fatto del genere con la faccia di Ahmadinejad non è possibilmente possibile!
La figura di Ahmadinejad ha servito ad allontanare il pericolo americano. Oggi il pericolo è scongiurato e allora è necessario di sostituire il cane Boxer con il Yorkshire. Con tanti scusi al genere canile. Anche perché ne possiedo una anche io che si chiama Sasha.
Ecco perché il leader supremo ha tirato fuori dalla sua tasca la carta bruciata e secondo una mia recente affermazione " la supposta scaduta e riciclata" chiamata Khatami.
karimi davood, analista politico iraniano

 
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