giovedì 13 settembre 2007

VENTI DI GUERRA? Un interessante articolo di MAURIZIO MOLINARI


Fonte: LA STAMPA.it
Guerre segrete di Bush
in Iran, Siria e Kurdistan





"Colpite da Israele forniture nucleari di Pyongyang a Damasco"


CORRISPONDENTE DA NEW YORK

Elicotteri iraniani abbattuti, bombardamenti sui villaggi curdi in Iraq, raid di commandos peshmerga nell’Azerbaijan occidentale, centinaia di profughi in fuga dalle rappresaglie di Teheran e un blitz terra-aria israeliano contro una base siriana ai confini turchi dove l’Iran stava accumulando materiale top secret arrivato dalla Corea del Nord.

Non si tratta di una simulazione della «war room» del Pentagono né di un romanzo di Le Carré bensì di quanto avvenuto nelle ultime settimane in un Medio Oriente attraversato da un crescendo di combattimenti segreti che nessuna delle parti ha interesse a rivelare perché descrivono un aumento di tensione capace di degenerare in un ampio conflitto regionale fra alleati di Washington e di Teheran.

L’area dove gli scontri sono più duri è il confine fra Kurdistan iracheno e Iran occidentale, dove a combattersi sono i guerriglieri curdi del Pjak (Partito per la vita libera del Kurdistan) e le Guardie della rivoluzione iraniana. Il Pjak nasce da una costola del Pkk curdo, è composto da volontari curdi iraniani e tedeschi, ha le basi sulle montagne irachene del Qandil e si batte per l’autonomia del Kurdistan iraniano, sconfinando con i suoi attacchi nella provincia di Kermanshah abitata in prevalenza da azeri. La guerriglia del Pjak è vecchia di 10 anni, ma dalla metà del 2006 è diventata più aggressiva grazie all’addestramento ricevuto da consiglieri americani e britannici così come al sostegno logistico del Pdk (Partito democratico del Kurdistan) di Massud Barzani, co-gestore del Kurdistan iracheno dopo la caduta di Saddam. Da febbraio gli scontri si sono intensificati: i pasdaran iraniani hanno perso uomini, mezzi, elicotteri e anche il comandante regionale Saeed Qahhari. Teheran ha risposto creando la base «Hamza» a ridosso del confine, da dove i Guardiani della Rivoluzione sconfinano in Iraq e bombardano i villaggi civili. Non esistono stime ufficiali delle vittime ma secondo Amir Taheri, direttore di Politique Internationale, la «guerra iraniana contro i curdi» avrebbe già causato centinaia di morti su entrambi i fronti. Fra i caduti anche il «dottor Meraat», come veniva chiamato il comandante curdo di origine tedesca di alcune unità del Pjak. A inizio settembre i bombardamenti iraniani in territorio iracheno sono stati a tal punto pesanti da spingere il ministro degli Esteri di Baghdad, Hoshyar Zebari, a recapitare a Teheran una protesta formale in ragione delle «centinaia di profughi in fuga». Fra le notizie filtrate anche un blitz curdo fin dentro Kermanshah, capitale provinciale dell’Azerbaigian occidentale, e la presenza a fianco del Pjak di uomini del Pkk turco e del gruppo ex comunista anti-ayatollah dei Komalah.

La guerriglia irredentista curda serve a Washington e Baghdad per tenere sotto pressione l’Iran, accusato dal generale David Petraeus di sostenere attivamente i gruppi terroristici sciiti e sunniti che destabilizzano l’Iraq, ma Teheran combatte con basso profilo per evitare di trasformare i propri 4,5 milioni di curdi in un caso internazionale.

Sull’altro lato del Kurdistan iracheno, in territorio siriano, si è svolto la scorsa settimana un inedito blitz di terra e aria da parte delle truppe israeliane sul quale è stato il «New York Times» a sollevare il velo, grazie alle informazioni raccolte in ambienti del Pentagono. Si è trattato, secondo queste fonti, di un attacco notturno contro una base segreta siriana dove l’Iran stava accumulando materiale militare top secret acquistato dalla Nord Corea. Secondo le fonti Usa «gli israeliani pensano che Pyongyang stia vendendo a Siria e Iran quanto rimasto» dei programmi missilistici e nucleari e dunque il blitz - concluso con successo e avvenuto con la conoscenza di Washington - avrebbe distrutto sul nascere un centro di smistamento e uso di pericolose armi destinate agli Hezbollah libanesi oppure a rimanere nascoste nel deserto. Il perdurante silenzio di Gerusalemme sul raid, le dure proteste di Damasco e Pyongyang, l’avallo di Washington e il basso profilo di Ankara confermano che la notte di guerra in Siria - con impiego anche di truppe di terra, secondo la Cnn - ha lasciato il segno, accrescendo ulteriormente la pressione militare nei confronti dell’Iran di Mahmud Ahmadinejad alleato di Hamas ed Hezbollah. Ma non è tutto: la III divisione di fanteria dell’Us Army si appresta a costruire in Iraq una base militare ai confini con l’Iran al fine di intercettare e bloccare il flusso di armi ai miliziani di Baghdad. «Sarà una minaccia contro di noi, non permetteremo che venga costruita» ha avvertito l’inviato di Teheran, Alì Larijani

mercoledì 12 settembre 2007

IRAN: NUOVE SANZIONI



Iran: Onu, "Nuove misure contro Teheran per nucleare"
NEW YORK - Saranno presto varate nuove misure contro l'Iran, che rifiuta di rinunciare ai propri programmi nucleari. Lo ha riferto il rappresentante permanente degli Usa alle Nazioni Unite, Zalmay Khalilzad, confermando che Washington preme per ''ulteriori misure in modo da aumentare la pressione sull'Iran con l'obiettivo di ottenere una maggiore collaborazione'' da Teheran. (Agr)

COMMENTO: Intanto ben vengano nuove e pesanti sanzioni ma non bastano da soli per scoraggiare il regime dei mullah di abbandonare l'idea della costruzione della bomba atomica. Secondo quanto noi abbiamo appreso dall'interno del regime dei mullah, la bomba atomica viene considerata " la garanzia per la soppravvivenza" del'islam e del regime dei mullah. Allora secondo me è assai difficile che i dirigenti del regime mollino la presa cosi facilemnte. Allora, cosa bisogna fare? Prima di tutto bisogna far capire ai mullah che la comunità internazionale è seria e determinata a impedire la costruzione della bomba atomica. Poi bisogna accompagnare le sanzioni dell'Onu con una serie di provvedimenti che dimostrino che l'obiettivo delle sanzioni non è il popolo iraniano bensi il regime dei mullah. Quali? Prima di tutto riconoscere alla popolazione il diritto di cambiare le cose democraticamente e con le sue proprie capacità. Successivamente rimuovere il nome della reistenza iraniana, i Mojahedin del popolo, dalle liste nere degli Stati Uniti d'America e dell'Unione Europea. Cioè bisogna dare un degnale forte. Altrimenti come si dice in Iran " è pestare l'acqua nel mortaio"! Per combattere il piano atomico militare del regime dei mullah prima di tutto ci vogliono tre elementi essenziali: prontezza. fermezza e determinazione. Aggiungo che il regime dei mullah, prima di entrare nel progetto atomico militare si è dotato abbondantemente di questi tre elementi. A questo punto la mia domanda è qusto. Possiamo combattere il progetto atomico iraniano senza dotarce anche noi di questi tre elementi?
La risposta a voi.
karimi davood

martedì 11 settembre 2007

Iran: Chi è il nuovo capo dei Corpi della Guardia della Rivoluzione Iraniana?



Il nuovo comandante della Sepah Pasdaran, Jafari

martedì 11 settembre 2007
CNRI- Mohammad Ali (Aziz) Jafari, il nuovo capo dei Corpi della Guardia Rivoluzionaria iraniana (IRGC) è uno dei membri più anziani dell’IRGC. Tra i suoi compagni è meglio conosciuto come Aziz le cui tattiche non convenzionali erano famose durante la guerra Iran-Iraq. Non bisogna confonderlo con il Brig. Gen. Mohammad Jafari Sahraroudi, uno dei più pericolosi comandanti della Forza Quds.

Jafari fu designato, inizialmente, comandante dei fronti meridionali dell’IRGC ma subito, grazie alle sue eccezionali capacità, fu trasferito ai fronti di nordest caratterizzati da un terreno molto più difficile. Prima degli ultimi giorni del conflitto, ha assunto il comando per un breve periodo del Presidio della Forza Quds nel Kurdistan iraniano.



Dal 1990 al 1993, nel ruolo di comandante delle foze di terra dell’IRGC, s’iscrisse all’università dell’IRGC, Imam Hossein per completare gli studi in tattiche di combattimento e di battaglia.
L’8 agosto del 2000 era al comando della Base Sarallah di Teheran, uno dei due stabilimenti dell’IRGC più vitali per la sicurezza del regime nel caso di sommosse popolari. È ampiamente riconosciuto che il Leader supremo Ali Khamenei stesso seguì da vicino le attività dei due presidi militari.


Per la seconda volta, dal 1995 al 2005, prese il comando delle forze di terra dell’IRGC.
Nell’agosto del 2005, su ordine diretto di Khamenei, Jafari fu trasferito al Centro Strategico dell’IRGC.
Aziz Jafari nella gerarchia è secondo solo al Comandante supremo delle forze IRGC, Rahim Safavi. In seguito alla gerra Iran Iraq, Khamenei promosse solo 19 comandanti dell’IRGC. Aziz Jafari fu tra il primo gruppo di quelli che ricevettero la promozione.
Cosa implica la promozione di Jafari a comandante dell’IRGC è una domanda che riguarda il futuro.
Quello che è certo, comunque è il fatto che la Forza diventa sempre più brutale in Iraq e altrove.

sabato 8 settembre 2007

ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEI MOJAHEDIN DEL POPOLO IRANIANO


43 ANNI DI RESISTENZA CONTRO DUE DITTATORI
43 ANNI FA TRE STUDENTI UNIVERSITARI DI TEHERAN HANNO FONDATO ORGANIZZAZIONE DEI MOJAHEDIN DEL POPOLO IRANIANO


Dopo il colpo di stato angloamericano contro il popolare governo di Mohammad Mossadegh, avvenuto agli inizi degli anni 50, il popolo e la nazione iraniana sono entrati in una profonda fase di oppressione politica e sociale. E'iniziata una dura campagna di repressione degli intellettuali e dei simpatizzanti del popolare premier Mossadegh. Questo periodo duro' parecchi anni ma non si fermo' mai la volonta' del popolo iraniana nel ripristinare la democrazia e la liberta' in Iran. Il fuoco giaceva sotta la cenere. I tre studenti dell'universita' di Teheran rappresentavano il fuoco. Si stava maturando e concependo un fenomeno che successivamente si e' rivelato il concetto e la sintesi di quasi cent'anni di varie rivolte e ribellioni e rivoluzioni del popolo iraniano. Il neonato fu chiamato Mojahedin del popolo. Il gruppo dei tre fondatori(SAID MOHSEN, MOHAMMAD HANIFNEJAD, ALI AKBAR BADI ZADEGAN), hanno stilato e scritto lo statuto dei Mojahedin del popolo basando la loro ideologia sui principi dell'ISLAM PROGRESSISTA. Per il momento mi fermo qui e successivamente ne parlero'di piu.
Intanto auguri al popolo iraniano e ancora di piu ai Mojahedin del popolo e ai loro leader
karimi davood

venerdì 7 settembre 2007

Iran, esecuzione di massa in piazza



IL GIORNALE.IT

di Gian Micalessin
giovedì 06 settembre 2007
I boia iraniani sono tornati al lavoro e hanno messo a segno un nuovo record stagionale. In un solo giorno 21 condannati a morte sono stati portati al patibolo e lasciati penzolare dalla forca. Erano quasi tutti contrabbandieri di droga, organizzatori, staffette e fiancheggiatori di quell’immenso traffico di narcotici che dall’Afghanistan invade l’Iran e la Turchia. Non a caso diciassette dei condannati sono stati messi a morte nella provincia orientale di Khorasan Razavi, crocevia del grande traffico di droga. Altri quattro sono stati impiccati nella pubblica piazza di Shiraz, capoluogo di quella provincia di Fars famosa - prima delle rivoluzione islamica - per la sua produzione di uva da vino.

Oggi la provincia di Fars detiene, invece, il macabro record delle esecuzioni capitali. Un record esibito con un certo orgoglio dalle autorità locali che anche ieri hanno scelto la piazza centrale di Shiraz, affollata da migliaia di curiosi, per mettere in funzione forche e patiboli. Quando le gru hanno sollevato in cielo i corpi agonizzanti dei quattro disgraziati l’enorme folla ha applaudito ed esultato. Poi alcuni gruppi di sostenitori del governo hanno invocato «la fine delle attività criminali» e la «continuazione delle esecuzioni fino all’eliminazione di tutti i delinquenti». «Queste condanne a morte - ha subito dichiarato Abdolnabi Najibi, responsabile del dipartimento provinciale della giustizia - sono la dimostrazione pratica dell’impegno con cui il sistema giudiziario cerca di imporre la sicurezza sociale e combattere la corruzione e la delinquenza». Nel resto del Paese non si respira certo aria di clemenza. Da metà luglio, quando il governo del presidente Mahmoud Ahmadinejad ha lanciato la cosiddetta campagna contro il vizio e la corruzione, i boia di Stato hanno già portato a termine 56 sentenze capitali. La media è senza precedenti anche per la Repubblica islamica. Durante tutto il 2006 forche e gru avevano spezzato il collo a 177 condannati. Quest’anno in poco più di otto mesi il loro numero ha già superato quota 210.

Queste cifre fanno indignare Amnesty international e le altre organizzazioni in prima linea nella lotta contro la pena di morte. «Siamo sconvolti e preoccupati, continuiamo a chiedere al governo di Teheran di ordinare un’immediata moratoria sulla pena di morte», dichiaravano ieri dalla sede londinese di Amnesty. Non più tardi di un mese fa anche l’Unione europea si era dichiarata «profondamente turbata per la serie di impiccagioni pubbliche», eseguite nelle piazze iraniane.

giovedì 6 settembre 2007

FERMIAMO IL BOIA IN IRAN





Sciopero della fame dei detenuti iraniani contro la pena di morte
Fonte: Articolo21
di Ahmad Rafat*

Oggi 5 settembre, in Iran, 21 persone sono state impiccate a Mashad e a Shiraz. Oggi 5 settembre, a Sanandaj, i due giornalisti curdi condannati a morte lo scorso 17 luglio, hanno accolto l’invito a sospendere, dopo 54 giorni, lo sciopero della fame e proseguire con altri mezzi la loro battaglia per la giustizia. Oggi 5 settembre, 26 detenuti iraniani, in diverse carceri del paese, in un’azione senza precedenti, hanno annunciato uno sciopero della fame di tre giorni, a partire da venerdì 7 settembre, per protestare contro la nuova ondata di esecuzioni che ha sconvolto il paese e per l’abolizione della pena di morte. Oggi 5 settembre, il premier Romano Prodi, e i presidenti delle commissioni esteri della Camera e del Senato, hanno ricevuto a Roma Saiid Jalili, vice ministro degli Esteri della Repubblica Islamica. Oggi 5 settembre, il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, ha espresso a Gerusalemme, durante un incontro con il premier israeliano Ehud Barak, la sua preoccupazione per gli sviluppi del programma nucleare iraniano. Oggi 5 settembre, qualcuno avrà espresso la propria preoccupazione anche per l’esecuzione di 21 persone, non tutti trafficanti e assassini, impiccati a Shiraz e Mashad? Oggi 5 settembre, qualcuno avrà ricordato al vice Ministro iraniano, in visita a Roma, che l’Italia e gli italiani sono contrari alla pena di morte e si battono per la moratoria internazionale? Nei comunicati della Camera, del Senato e di Palazzo Chigi, non abbiamo riscontrato nessun cenno che ci rassicuri sul fatto che il nostro governo, e le nostre istituzioni, abbiano espresso la loro preoccupazione per la sorte di Adnan Hassanpour e Hiwa Boutimar, e i tanti altri in attesa di essere impiccati per ordine dei tribunali iraniani. Gli iraniani, sono ancora convinti che l’opinione pubblica internazionale e soprattutto quella occidentale creda nei valori come la sacralità della vita umana e i diritti umani. I 26 detenuti che invitano i loro compagni di cella nelle carceri della Repubblica Islamica a lottare per l’abolizione della pena di morte, non esitano a definirci la loro unica speranza. “ I nostri sguardi- scrivono- sono rivolti a voi, uomini che credete nei valori come democrazia e libertà, solo voi uomini liberi e associazioni che si battono per i diritti umani nel mondo, potete salvarci, non lasciateci soli, non abbandonateci, sosteneteci perché nessun essere umano, nessun giovane e adolescente sia più impiccato, perché la vita è sacra”. A questi uomini coraggiosi, che nemmeno la durezza del carcere è riuscita a privare del loro coraggio, una risposta la dobbiamo. Lo impone la nostra coscienza.

CONDOGLIANZE PER LA SCOMPARSA DI PAVAROTTI


A nome della nostra associazione esprimo le nostre profonde condoglianze alla famiglia del grande pavarotti e al popolo italiano. Siamo vicini alla sua famiglia e ai suoi figli. Lo spirito di Pavarotti rimarrà vivo nella sua voce e nelle sue azioni umanitarie.
karimi davood, presidente associazione rifugiati politici iraniani in Italia
Roma, 06.09.2007

APPELLO DEL PRESIDENTE MARYAM RAJAVI


Iran: Il Consiglio di Sicurezza Onu apra il dossier sui crimini contro i diritti umani di Teheran
mercoledì 05 settembre 2007
di Maryam Rajavi*

La macchina di morte della dittatura religiosa al governo in Iran ha realizzato un'accelerazione senza precedenti a partire dall'inizio di luglio. Giovani del mio paese vengono impiccati ogni giorno nelle prigioni, nelle strade ed in posti pubblici.
Un gran numero di persone, più di 600 solo nella prigione di Gohardasht ad ovest di Tehran, ed attualmente nel braccio della morte. Migliaia di persone sono arrestate ogni giorno. Studenti, giovani e sostenitori della maggiore organizzazione dell'opposizione iraniana, i Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI), sono torturati brutalmente nelle prigioni dell'Iran e in particolare nella sezione 209 della nota prigione di Evin a Tehran.




La guerra che il regime dei mullah ha dichiarato al popolo iraniano con l'ascesa di Mahmoud Ahmadinejad , entrata in una fase critica; nei suoi due anni di governo almeno 60 detenuti sono stati giustiziati per reati politici. Un gran numero di persone sono state colpite a morte dalle forze repressive del regime durante le proteste in tutto l'Iran. Più di 200 individui sono rimasti vittima di uccisioni indiscriminate nelle strade da parte di agenti governativi.
Il regime iraniano θ alle prese con una grave e definitiva crisi. Le crescenti proteste pubbliche, in particolare le sollevazioni del 25 e 26 giugno in tutta la nazione contro il piano di razionamento dei combustibili, hanno rappresentato campanelli d'allarme per i mullah, i quali hanno individuato come unica via d'uscita un incremento delle esecuzioni di massa e delle pubbliche impiccagioni.

Questi crimini perpetrati giornalmente sotto la diretta supervisione del capo supremo del regime Ali Khamenei, richiedono una risposta decisa da parte della comunitΰ internazionale.
Purtroppo perς, la politica di accondiscendenza ha prodotto un assordante silenzio di fronte al fascismo religioso al potere ed ha rafforzato attraverso incoraggiamenti, dialogo e scambi i religiosi al governo, che invece dovrebbero essere perseguiti per i loro crimini contro l'umanitΰ.
La decisione illegale dell'Unione Europea del 28 giugno 2007 di mantenere il PMOI nella sua lista delle organizzazioni terroriste ha violato apertamente la sentenza della Corte di Prima Istanza della Comunitΰ Europea e per il regime θ stato un semaforo verde all'accelerazione delle uccisioni di prigionieri politici in Iran.

La comunitΰ internazionale θ colpita da tanta brutalitΰ in Iran. Khamenei, Ahmadinejad e gli altri dirigenti criminali di questo regime, erigendo gru (usate come patiboli) che conducono i giovani iraniani alla morte, hanno sfidato la dignitΰ dell'umanitΰ.
Le persone di coscienza di tutto il mondo criticano la politica di accondiscendenza che ha permesso ai fascisti al governo ed ai loro complici di mettere il cappio al collo dei giovani. Chi dovrebbe essere ritenuto responsabile di due decenni di “dialogo critico” sui diritti umani con i governanti assassini dell'Iran che hanno trafitto il cuore dei diritti umani?

Nell'interesse del popolo iraniano, uomini e donne, il cui ardente desiderio di libertΰ θ spento con le impiccagioni sulle gru e con le fruste insanguinate, mi appello ai coraggiosi avvocati dei diritti umani, ai membri dei parlamenti, agli studenti, agli intellettuali, ai giornalisti e a chiunque possa trasmettere il grido delle vittime e la pena e la sofferenza dei loro familiari.
Chiedo aiuto a tutte le persone di coscienza per suscitare la reazione del mondo contro questa grande ingiustizia.
Il dossier sulle violazioni del regime iraniano nel campo dei diritti umani per 120.000 esecuzioni politiche, tra cui il massacro di 30.000 prigionieri politici nell'estate del 1988, per l'inumana tortura di centinaia di migliaia di altri prigionieri politici, per le impiccagioni pubbliche e di massa deve essere portato davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per l'adozione di decisioni vincolanti.

*Maryam Rajavi, presidente eletta del CNRI, Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana in esilio

mercoledì 5 settembre 2007

Iran: 21 impiccati in un solo giorno



Nonostante la presenza del commissario per i diritti dell'uomo dell'ONU, la signora Louis Arbour a Teheran, il regime dei mullah sta mattina ha impiccato 21 prigionieri di cui 4 a Shiraz, che secondo le dichiarazioni delle autorità giudiziarie del regime erano accusate di reati politici. Secondo me invitare la signora Louis Arbour è stata una beffa in faccia ai diritti mani ed è servito a giustificare le atrocità quotidiane con delle parole e termini islamici. E' servito solamente all'apparato giudiziario per convalidare la sua violenza quotidiano. Mi domando a che servito questo viaggio? E' servito a quel sistema e lobby che da anni sponsorizza la violenza interna e il terrorismo esterno del regime dei mullah.
karimi davood
vi riporto la notizia ripresa d La Repubblica on line:

Teheran, 13:43

IRAN: 21 DETENUTI IMPICCATI IN UN GIORNO, 189 DA GENNAIO

Ventuno detenuti sono stati impiccati in Iran in un solo giorno. Diciassette trafficanti di droga nella provincia nordorientale di Khorasan Razavi e quattro nella citta' meridionale di Shiraz. Non si sa se le esecuzioni abbiano avuto luogo in pubblico o nelle carceri. Dall'inizio dell'anno sono stati giustiziati finora 189 detenuti. In tuto il 2006, invece, secondo Amnesty International le condanna eseguite sono state 177. La pena di morte in Iran si applica a numerosi reati tra cui anche lo stupro e il traffico di droga.

martedì 4 settembre 2007

Rafsanjani e il nuovo incarico. Cambierà qualchecosa?



Questa pietra usata recentemete in un villagio vicino a Ghazvin quasi due mesi fa per la lapidazione di un uomo è la vera faccia di Rafsanjani.


Iran: Rafsanjani eletto capo 'controllori' Khamenei
TEHERAN - L'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani e' stato eletto oggi capo dell'Assemblea degli Esperti, organo di controllo per la supervisione sull'operato della massima carica istituzionale del Paese, attualmente occupata dall'ayatollah Ali Khamenei, capofila degli ultra-conservatori. La nomina di Rafsanjani a scrutinio segreto e' stata resa nota dall'agenzia di stampa ufficiale Irna. (Agr)


Commento:
Sono stato interpellato da molti colleghi che mi domandavano cosa succederà adesso con il nuovo incarico di Rafsanjani" moderato"? La mia risposta è secca e tagliente. Non succederà nulla. Non cambierà nulla. Rafsanjani non è uomo di cambiamento. Cambiamento reale si ha con il popolo iraniano e con la virtù della sua resistenza. Rafsanjani è uomo del regime che per 28 anni ha avuto le mani nello spargimento del sangue degli innocenti: iraniani, americani, europei, iracheni, afghani ecc...
Rafsanjani è un vecchio elemento al servizio della "Velayate Faghih". Sotto questo ordine costituzionale del regime dei mullah nessun uomo potrà azzardare di cambiare qualchecosa. Ammesso che ne abbia la volontà. Ma sappiamo che rafsanjani non ne ha assolutamente la voglia. Sarà lui stesso la prima vittima di un eventuale cambiamento. Allora escludo qualsiasi cambiamento e sviluppo. La stroia di questi ultimi 10 anni ha dimostrato che dall'interno del regime non nasce nulla di buono. Gli otto anni di Khatami "moderato" hanno partorito Ahmadinejad. La politica di accondiscendenza è totalmente fallita. Ma gli autori non haanno il coraggio di ammetterla. Ma anzi insistono ancora sulla sua prosecuzione. Il viaggio della signora Arbour in Iran è una viva testimone. Ne parlerò di più in futuro. Concludo ribadendo che il cambiamento in Iran è possibile solamente con il contributo del popolo iraniano e il sostegno morale e politco del mondo civile. Anche perchè il regime dei mullah è nemico numero uno della civiltà di oggi. Basti guardare le sue interferenze nel mondo musulmano e non. In Iraq sparge il sangue degli innocenti a ritmo giornaliero e costante. E' un regime che sta correndo verso la bomba atomica. E' un regime di cui la sua ideologia è mille volte più pericolosa della sua bomba atomica. La politica di accondiscendenza europea è un terreno fertile al suo sviluppo e propagarsi. Ne ha la responsabilita Ayattollah Solana. Il futuro non lontano gli chiederà perchè tanta accondiscendenza nei confronti di un regime cosi violento e bestiale? Spero che lui abbia tanta intelligenza da mettersi subito al lavoro e si prepari per la risposta. Il popolo iraniano ha già deciso di cambiare da solo e democraticamente il suo destino.
karimi davood

domenica 2 settembre 2007

Caricatura: impiccagioni



Autore: Tofigh, rifugiato politico iraniano

sabato 1 settembre 2007

IRAN: SEPAH PASSDARAN NELLA LISTA NERA AMERICANA? BASTERA A FERMARE IL TERRORISMO IRANIANO?


La notizia è della scorsa settimana. Ma dal momento che non avevo la disponibilità di scrivere ho preferito rimandare la mia opinione per la prima occasione. Eccoci qua. Sono tornato dal lavoro-ferie e cercherò di recuperare il tempo perso per altri impegni. Forse dire il tempo perso è sbagliato ma comunque è importante tornare con più forza e piùconvinzione e lavorare sugli argomenti che sono di attuale interessamento. Naturalmente il caso della Sepah Passdaran è molto importante. Anche perchè, gli americani inserendo il corpo del terrorismo iraniano nella lista terroristica vogliono lanciare anche un messaggio molto forte e importante.
Ma torniamo ad analizzare questa mossa americana. Se l'intenzione è di quelli buoni cioè in direzione del disarmo totale del regime dei mullah vi dico che non illudetevi ad raggiungere in un immediato futuro ad una piacevole conclusione e risultato sperato. Il perchè si trova nella stessa notizia. gli americani stanno cercando di mettere il bastone tra le ruote del terrorismo iraniano senza sbarrare la loro strada. Vi faccio un esempio: questa azione assomiglia ad un provvedimento della polizia stradale di una qualsiasi città italiana che provvederà a installare dei bastoni a zig zag lungo la strada che porta da Roma ad Ostia. La corsa verso Ostia si rallenta naturalmente ma non si ferma. Comunqua la gente arriva al mare ma con qualche ora di ritardo. Idem l'azione americana. Non basta mettere il bastone tra le ruote del terrorismo. Bisogna anche sbarrare la sua strada. Come? Attraverso il riconoscimeno della resistenza iraniana che è la maggior vittima di questo corpo terroristico. Basti vedere che nei 26 anni passati quasi 120.000 simpatizzanti e membri di questa resistenza sono stati massacrati da questo corpo terroristico del regime dei mullah. Anzi è stato fondato con l'obiettivo di affrontare l'opposizione iraniana. Il solo riconoscimento della resistenza iraniana, rimuovendola dalla stessa lista terroristica americana significa sbarrare la strada della Sepah passdaran e anche un significativo messagio sia al regime che alla popolazione iraniana. E' in questa maniera che si può sperare nella cura. Altrimenti assomiglia ad una cura presentata da un incompetente medico che prescrive aspirina per un malato colpito da un tumore curabile. Ma con un'altro tipo di cura. Cura specialistica e mirata. E programmata a dei tappi assai specifici e chiari.
Altrimenti è un gioco tra i ratti che si girano intorno ad un palo e non si capisce chi rincorre contro di chi!!! La Sepah Pasdaran sa benissimo che finchè gli Stati Uniti d'America tengono l'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano nella lista terroristica, qualsiasi mossa intrapresasi contro di loro è un gioco di carta e non un azione seria.
E' il caso che gli americani tengano conto di questa realta. Il regime dei mullah si sta avvicinando velocemente verso la bomba atomica. Il tempo è stretto e scarso. E il futuro incerto e preoccupato.
E' il tempo di affidarci alle volontà del popolo iraniano. Alla terza via presentata dal presidente Maryam Rajavi.
karimi davood

giovedì 9 agosto 2007

MANIFESTAZIONE A ROMA CONTRO LE IMPICCAGIONI IN IRAN



IRAN: OGGI A ROMA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO ESECUZIONI =
Roma, 9 ago. - (Aki) - Piazza della Repubblica a Roma sarà oggi pomeriggio
teatro della manifestazione di protesta contro le esecuzioni e le impiccagioni
pubbliche eseguite in Iran. L'evento è organizzato dall'Associazione dei
rifugiati politici insieme all'associazione degli studenti iraniani residenti In
Italia. Gli organizzatori vogliono così esprimere il loro dissenso ''contro il
regime degli Ayatollah e la loro politica del terrore''.
Come sottolineano nelloro comunicato, l'Iran è attualmente sottoposto a forti pressioni, sia interne- con il dilagare del ''malcontento popolare'' - che internazionali, a causa dell'evidente ''coinvolgimento e partecipazione del regime dei mullah negli atti di terrorismo internazionale'' in Iraq, Afghanistan, Yemen.
A questa situazione, le autorità hanno risposto con azioni di terrore che - dietro
sollecitazioni da parte della resistenza iraniana - sono state fermamente
condannate dall'Italia per bocca del ministro degli Esteri Massimo D'Alema e del
premier Romano Prodi. Una presa di posizione accolta positivamente dalla
comunità iraniana, che per questo pomeriggio ha organizzato una ''manifestazione
di protesta contro il regime dei mullah''.
''La nuova ondata di violenza in Iran - spiegano gli organizzatori - ha una duplice fine: terrorizzare ulteriormente la popolazione interna e allo stesso tempo mandare un messaggio chiaro alla comunità internazionale per tenersi lontano per quanto riguarda il progetto atomico iraniano''. ''Esprimersi oggi contro la violenza e il terrore in Iran è un buon investimento sulla sicurezza di domani'', hanno concluso.

(Csc/AKI)09-AGO-07 12:20

mercoledì 8 agosto 2007

Roma: manifestazione contro le esecuzioni in Iran


"Esprimersi oggi contro la violenza e il terrore in Iran è un buon investimento sulla sicurezza di domani"

Contro le esecuzioni e le impiccagioni pubbliche in Iran, Associazione dei rifugiati politici insieme all'associazione degli studenti iraniani residenti in Italia promuovono una manifestazione di protesta contro il regime degli Ayattolah e la loro politica di terrore e di terrorismo. Ultimamnete l'opinione pubblica mondiale ha assistito e testimoniato una serie di senza precedenti esecuzioni pubbliche in Iran. Il regime dei mullah si trova in una situazione assai critica sia dal punto di vista interno che esterno. All'interno del paese si stanno dilagando il malcontento e il dissenso popolare e all'esterno si evidenziano ulteriormente il coinvolgimento e la partecipazione del regime dei mullah negli atti del terrorismo internazionale. Basti guardare in Iraq, in Afghanistan, in Yemen, in America, in Europa ecc...
Addiritura in Argentina la magistratura ha emanato un ordine di arresto per 4 alti dirigenti della repubblica islamica . Il cerchio si sta stringendo intorno al collo del regime dei mullah e di conseguenza gli ayattolah si stanno manifestando la loro paura in una serie di azioni di terrore e di minaccia in particolare contro lo stato di Israele. In Iraq si sta evidenziando il coinvolgimento del regime di Teheran negli atti del terrorismo contro le forze americane e contro i partiti democratici e la popolazione inerme irachena.
Grazie a nemerosi sollecitazioni della resistenza iraniana con cui aveva invitato tutti i governi occidentali e democratici a esprimersi contro la nuova ondata di violenza in Iran, molti paesi tra cui l'Italia ha condannato fermamente le impiccagioni in Iran: per bocca del ministro degli esteri e anche attraverso il premier Prodi.
La comunità iraniana esprime la sua soddisfazione per le dichiarazioni di condanna espresse da parte del governo italiano e organizza una manifestazione di protesta contro il regime dei mullah.
Secondo noi la nuova ondata di violenza in Iran ha una duplice fine: terrorizzare ulteriormente la popolazione interna e allo stesso tempo mandare un messaggio chiaro alla comunità internazionale per tenersi lontano per quanto riguarda il progetto atomico iraniano. Esprimersi oggi contro la violenza e il terrore in Iran è un buon investimento sulla sicurezza di domani.
Karimi Davood, presidente associazione rifugiati politici iraniani in Italia

Luogo e la data della manifestazione:giovedì pommeriggio alle ore 17 in piazza della repubblica
per informazioni: 3387862297

IRAN: VIETATA BICICLETTA ALLE DONNE









L'annuncio in un'ordinanza della polizia


(ANSA) - TEHERAN, 7 AGO - Biciclette, pattini e scooter sono sconvenienti per le donne iraniane, che quindi non potranno piu' farne uso in pubblico.Lo ha annunciato la polizia di Isfahan con un'ordinanza. Gli agenti hanno avvertito che prenderanno misure contro coloro che non rispetteranno il divieto. L'uso della bicicletta da parte delle donne non e' mai stato visto di buon occhio dai conservatori iraniani. Le iraniane si servono della bicicletta praticamente solo in qualche parco con piste ciclabili.

 
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