giovedì 3 luglio 2008

DICHIARAZIONI ALLARMISTICHE DEL PROFESSOR PANICCIA, MASSIMO ESPERTO IN STRATEGIE MILITARI


FOTO: PROFESSORE PANICCIA, DOCENTE DELL'UNIVERSITA' DI TRIESTE
Commento: il treno senza freni del progetto per la costruzione della bomba atomica islamica dei mullah sta conducendo il mondo intero verso una catastrofica guerra di cui la fine è ignota. Esattamente questo è obiettivo del regime dei mullah: portare il mondo intero in una crisi generale e senza fine per poi costringerlo, attraverso l'uso della sua violenza terroristica, di accettare la "realta atomica iraniana". Tutto l'obiettivo dei mullah si sintetizza in quste quattro parole: il "mondo deve accettare la nostra realta atomica". Il che significa sottomettersi al terrorismo iraniano per secoli e secoli subirne la atrocità politica e ideologica e medievale.
E' da anni che noi continuamo a ribadire che la nomina del passdar Ahmadinejad alla presidenza del regime dei mullah è stata una dichiarazione di guerra sia al popolo iraniano che a tutto il mondo. E anche abbiamo sottolineato la pericolosità del suo progetto atomico rivelando in tempo tutti i suoi particolari aprendo l'occhio del mondo su una realta tenuta nascosta per ben 18 anni. Ribadiamo ancora che la soluzione non è la guerra ai siti atomici. La giusta via è quella di aiutare la popolazione iraniana a liberarsi da soli da questo tumore maligno che ormai sta prendendo delle dimensioni catastrofiche. Il vento della guerra che si soffia in questi giorni e che ne parlano anche i massimi esperti mondiali ne è la prova.

karimi davood
A voi l'intervista con Arduino Paniccia, docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste e consulente di strategie militari:

''Gli Usa non parteciperebbero ma darebbero appoggio laterale a Tel Aviv''

Iran, l'esperto: ''Israele attaccherà quanto prima''


Arduino Paniccia, docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste e consulente di strategie militari: ''Un'azione dimostrativa e non di forza nei confronti di Teheran''

Roma, 2 lug. (Ign) - "E' una questione molto delicata, ma dopo il mio recente viaggio in Israele e Medio Oriente mi sento di azzardare un'ipotesi: le notizie di un attacco contro l'Iran hanno un certo fondamento". Lo rivela a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos, Arduino Paniccia (nella foto), docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Trieste, uno dei massimi esperti italiani di strategie diplomatiche e militari. Per Paniccia, che ha commentato la notizia diffusa in questi giorni dal network americano Abc secondo la quale Israele potrebbe sferrare un attacco militare contro le centrali nucleari dell'Iran entro l'anno, "l'attacco che il governo di Tel Aviv compirà molto presto, sarà un'azione dimostrativa e non di forza nei confronti di Teheran". Un attacco preventivo, "leggero" ed unilaterale, che prenderebbe le mosse da un rapporto riservato in possesso delle intelligence israeliane, americane e inglesi.

"Questo documento -continua Paniccia- proverebbe che il programma nucleare iraniano" - che ha subito una forte accelerazione nel corso di quest'anno- "verrà terminato molto presto, entro la fine del 2009". A questo si aggiunga che, ''secondo altre indiscrezioni, i comandi militari di Iran e Siria saranno affiancati a breve sotto un unico organismo". Minacce troppo forti per Olmert che, se aggiunte alle prossime elezioni americane, che potrebbero modificare gli attuali scenari diplomatici e geopolitici in medioriente, aumenterebbero la probabilità di un'azione militare. Secondo l'esperto ''Israele potrebbe sferrare un'incursione aerea su pochi obiettivi dimostrativi entro la fine dell'estate'', con un effetto non di annientamento, ma di dimostrazione. "Vogliono far capire che Israele è in grado di colpire: pochi target, non in superfice, ma in profondità''. Un'incursione rapida, capillare e di precisione come quella dell'anno scorso contro la Siria.

E' difficile stabilire quali scenari si aprirebbero in caso di un bombardamento contro l'Iran. Secondo il docente, se l'attacco resterà solo dimostrativo, "non si aprirà una crisi internazionale troppo aspra". Non sarà dunque una "catastrofe planetaria" come molti, da entrambe le parti, sostengono: ''la marina iraniana è troppo debole per attuare delle significative azioni di rivalsa''.

E la ricaduta sui prezzi del petrolio? ''L'oro nero subirebbe una temporanea impennata sui mercati -spiega- per poi ridimensionarsi dopo una ventina di giorni e scendere addirittura al di sotto delle quotazioni raggiunte in questi giorni. Solo un quarto dei rifornimenti di greggio passa attraverso lo stretto di Hormuz e i contraccolpi non sarebbero significativi per il mercato internazionale".

Quale sarebbe il ruolo degli Stati Uniti? "Il 70-80% della classe politica americana -prosegue Paniccia- non desidera un intervento diretto contro l'Iran, ma ne è preoccupata". Washington, secondo il docente, non lascerebbe mai solo il suo storico alleato. Un coinvolgimento diretto è impensabile, visti anche i risvolti drammatici del conflitto in Iraq, "ma è probabile -conclude- che gli Usa mettano comunque a disposizione di Israele le basi militari, fornendo assistenza e sostegno laterale alle operazioni di Tel Aviv".

mercoledì 2 luglio 2008

IRAN DEMOCRATICO VISTO DA NELLA CONDORELLI



Politica in movimento
Iran
il cambiamento democratico



Marjam Radjavi, dove osano le aquile


di Nella Condorelli
E così, Marjam Radjavi ce l’ha fatta. A sette anni esatti dall’iscrizione dei Mujahedin del Popolo Iraniano tra i terroristi internazionali, e’ riuscita a portarli fuori dalle sabbie mobili della lista nera.
Per il momento, solo in Gran Bretagna, ma la decisione del Parlamento inglese di annullare la proscrizione nei confronti dell’OMPI, Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, e’ di quelle destinate a pesare sull’agenda internazionale. A partire dall’Unione europea che dovrebbe adottarne una simile nel giro di pochi giorni. “Una settimana, al massimo due”, sostengono i responsabili degli Affari esteri dei Mojahedin, il maggiore partito politico del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) che, da trentanni, riunisce gli oppositori in esilio degli ayatollah di Thèran, dai monarchici alle sinistre, messi fuori legge e perseguitati, ovunque e senza tregua, dal regime komeinista della Guida Suprema.
Esponente di punta da sempre dei Mojahedin del Popolo, Marjam Radjavi e’ la presidente del CNRI. Eletta nel 1998, dopo avere via via scalato tutti i gradini della piramide interna, convinta sostenitrice della politica dei diritti umani e dei diritti delle donne su cui ha costruito approccio e prassi politica, in altre parole l’intera architettura della sua azione, portando una maggioranza di donne nei luoghi decisionali del Consiglio e dell’Organizzazione, e rivoltando come un calzino umori e abitudini del suo popolo in esilio. Tre milioni di persone, uomini, donne e bambini, rifugiati politici nei cinque continenti.
56 anni, una laurea in ingegneria, una figlia di primo letto, Marjam e’ sposata in seconde nozze, - c’e’ chi dice, “nozze politiche”-, a Massud Radjavi, il leader storico dei Mojahedin, alla testa della rivoluzione che nel 1979 porto’ alla fuga dello Shah Palhevi dall’Iran. Poco piu’ di un anno dopo, costretto a fuggire anch’egli da Thèran, travolto dall’affermazione della corrente komeinista piu’ oscurantista, e dalla selvaggia repressione scatenata dal partito dei religiosi contro proteste di piazza e guerriglia partigiana. A pagare il prezzo di sangue piu’ alto, per tutti gli anni Ottanta e anche oltre, i suoi Mojahedin del Popolo, 120mila morti, un’intera generazione di giovani, profondamente motivati dal punto di vista ideologico, vittime di torture ed esecuzioni sommarie che non risparmiarono nessuno, neanche i familiari, neanche le donne incinte, neanche i neonati. Mentre la dittatura del “velayat-e faqiq’, il principio komeinista della Guida Suprema religiosa, si andava via via consolidando.

Carismatico quanto lo e’ d’altra parte anche Marjam, Massud Radjavi e’ considerato dai suoi lo stratega occulto dell’operazione che ha portato alla cancellazione dei Mojahedin dalla lista dei terroristi internazionali. E Marjam, la politica sagace e prudente quanto tenace e incrollabile che ha condotto le alleanze interne e internazionali necessarie.
Questo, almeno, il sussurro che la vostra cronista ha colto qua’ e la’, sabato 28 giugno, al Centro Sportivo di Villepinte, periferia di Parigi, dove settantamila iraniani elettrizzati hanno condiviso l’ufficializzazione dell’evento con la presidente Radjavi, (Massud e’ ancora clandestino), e con tutto lo stato maggiore del CNRI, organizzatore della Convention "Avec Marjam Radjavi, pour le changement democratique en Iran", presente una foltissima delegazione di parlamentari ed esponenti di diversi governi occidentali e mediorientali.
Dall’Australia al Canada, dalla Giordania all’Iraq, dalla Palestina alla Tunisia, dalla Gran Bretagna (rappresentata dai Lords, con in testa Lord Corbett, che hanno votato la cancellazione) al Parlamento europeo, agli Stati Uniti, partecipi con numerosi delegati tra i quali si notava il vicesegretario di Stato, parecchi congressisti e rappresentanti di organizzazioni non governative. Presenti per l’Italia, gli onorevoli Carlo Ciccoli di Alleanza Nazionale, Amalia Schirru del Partito Democratico, Paola Goisis della Lega Nord, Beatrice Lorenzetti del Popolo delle Liberta’. Tra gli ospiti, anche rappresentanti religiosi, cattolici e battisti, missionari, esponenti dell’ebraismo, con il rabbino capo di New York.
Convention imperniata in sostanza da una parte sulla massima visibilizzazione della decisione londinese, con una Marjam sorridente e felice come mai si era vista, in mezzo all’incontenibile entusiasmo della sua gente, tailleur ricamato e foulard bianco-argentato-azzurro nei toni del palco su cui spiccava il nuovo logo, un segno rosso stilizzato su campo piu’ scuro. E, dall’altra, sulla (ri)conferma ufficiale del ruolo istituzionale di Massud Radjavi e del protagonismo politico della sua citta’, Achraf, lo “stato” provvisorio dei Mojahedin su suolo iracheno, al confine con l’Iran. Spina nel fianco degli aytollah che per anni hanno cercato con tutti i mezzi (disinformazione e delegittimazione politico-religiosa comprese) di ottenerne la chiusura, bersaglio degli iraniani che sostengono gli sciiti di Badgad, e recentemente al centro di una petizione a favore della sua indipendenza, come citta’ dei mojahedin, firmata da tre milioni di iracheni sostenitori della politica di Massud.

Il voto inglese. La decisione votata all’unanimita’ dalle due Camere del Parlamento britannico, la Camera dei Lords e la Camera dei Comuni, accoglie e ratifica di fatto la sentenza della Corte d’Appello inglese del maggio scorso, e quella della Corte di Giustizia europea (2006), che avevano definito l’organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano “non terrorista”.
Avversato dal premier Gordon Brown, piuttostro propenso ad accogliere le pressioni contrarie di Teheran (fu sotto la presidenza di Kathami, nel 1999, che l’OMPI venne inserita nella lista nera, prima dall’UE e dagli Stati Uniti, e dopo via via dai vari governi europei), sostenuto invece tanto da parlamentari conservatori quanto dai laburisti, il voto inglese rappresenta per i Mojahedin molto piu’ di una legittimazione e persino molto di piu’ di un riconoscimento politico.
Nei fatti, quel che interessa a Marjam e a Massud Radjavi, e a tutti i Mojahedin, dallo stato maggiore sino all’ultimo militante di base, e’ la ricaduta che questa decisione avra’, sta avendo, in patria. Da Thèran a Mashad, da Akwaz (la regione dell’industria petrolifera, sul Golfo) ad Isfahan, a Shiraz, a Qom, alle piccole e media citta’ di provincia di questo sterminato Paese, grande quattro volte l’Italia, con ottanta milioni di abitanti.
Sino a ieri, il nome dei Mojahedin vi era bandito. Per criminalizzarlo presso un’opinione pubblica sempre piu’ provata e distante dalla dittatura religiosa, sempre piu’ insofferente alle regole imposte dalla presidenza Ahmadinejead, - codice di abbigliamento per donne e uomini, luoghi separati (l’ultimo: il cosiddetto “parco della liberta’ di Thèran, un giardino pubblico riservato alle donne, vero e proprio spazio di segregazione sessuale, cinto da un’alto muro di cemento), censura sulla musica e sulla stampa, riesumazione di punizioni corporali come frustate pubbliche, recrudenscenza della pena di morte anche per minorenni, lapidazioni e amputazioni di arti…, insomma un catalogo di violazioni di diritti umani, insopportabile per i moderni ceti borghesi e cittadini del Paese -, … dunque, per criminalizzare il nome dei Mojahedin e segarne le radici popolari, gli aytollah hanno sempre fatto ricorso proprio alla questione della lista nera. “Come dire: abbiamo ragione noi, se anche l’Occidente li considera terroristi…”, mi spiega un responsabile OMPI, “ma adesso, questo non sara’ piu’ possibile…,aggiunge. “Il castello di menzogne del regime e’ destinato a crollare, e sara’ il popolo a farlo fuori. Noi iraniani siamo gente paziente. Un anno, dieci, trenta…quello che conta e’ il risultato, il destino dell’Iran non puo’ essere e non sara’ questo anacronistico regime religioso, antidemocratico…”.
Il pensiero corre alla rivoluzione che costrinse alla fuga lo Shah Reza Palhevi, il 16 gennaio 1979, saranno giusto trant’anni l’anno prossimo. Anche li’, vinsero le manifestazioni e le proteste popolari che montavano da mesi e mesi come un fiume in piena, nonostante gli arresti indiscriminati, il carcere e le torture con le quali per anni la polizia segreta, la Savak, aveva cercato di stroncare l’opposizione politica… Contestato dagli studenti nelle universita’, assediato dalle proteste popolari, boicottato dai grandi mercanti dei bazaar, tutti dietro il pavese dell’“iranita’ sciita” (la questione dell’identita’ nazionale), quindi isolato dalla perdita del favore internazionale, crollo’ alla fine come un castello di carta, il regime di Reza Palhevi che si era fatto imperatore.

La reazione in Iran. Dunque, e’ la legittimazione popolare, degli iraniani e delle iraniane in patria, quello che sta al cuore di Marjam, e ha fatto battere il cuore della convention di Roissy.
Il CNRI punta infatti all’isolamento internazionale del regime teocratico; quel che preme a Marjam e a Massud Radjavi e’ la fine degli aytollah per mano del popolo. Nel discorso di Roissy, la presidente ha chiesto al Parlamento europeo di seguire la decisione adottata a Londra, e cosi’ via agli altri governi, a partire dalla Francia presidente di turno del semestre UE che inizia a luglio. Non era certo la prima volta: da sette anni, la cancellazione dei Mujahedin dalle liste del terrorismo internazionale rappresenta il punto di snodo principale della politica della “Terza Via” che Radjavi ha citato anche a Roissy, e che in un’intervista trasmessa su Rai News24 nel 2005, ai primi venti di guerra soffiati da George W. Bush contro l’Iran, la presidente del CNRI ha sintetizzato anche alla vostra cronista.
In sostanza, ‘No alla compiacenza verso la dittatura religiosa, No all’intervento armato dall’esterno, Si all’autodeterminazione del popolo, attraverso un referendum”. Nei piani politici dell’OMPI, c’e’ dunque il rovesciamento popolare del regime teocratico, il ritorno dei Mojahedin legittimati in patria, l’instaurazione di un governo provvisorio che prepari il referendum per la scelta della forma dello stato, basato sulla democrazia rappresentativa, la liberta’ di stampa e di espressione, l’uguaglianza tra donne e uomini, e la separazione tra stato e religione.
Quanto gli iraniani di oggi, sono pronti a seguirli in questo nuovo scenario politico?
A chi glielo chiede, Marjam dalla fede incrollabile nelle sue tesi, dall’avversione profonda verso gli ayatollah eretici corrotti e corruttori, dalla passione inesauribile per la politica come azione al servizio della collettivita’, risponde ricordando le centinaia e centinaia di manifestazioni contro il presidente Ahmadinejead e la Guida Suprema Kamenej organizzate in questi anni dagli studenti universitari, dagli operai delle zone industriali, dagli insegnanti, dalle donne, dai camionisti, dalle minoranze religiose perseguitate. Sottolinea le proteste della gente qualunque, provata da una progressiva a montante poverta’ nel Paese del petrolio; denuncia gli arricchimenti illeciti e gli storni di risorse pubbliche a favore di tasche private, l’aumento esponenziale del consumo di oppio tra giovani e donne, casalinghe per lo piu’, le fughe delle ragazzine da casa, la prostituzione e la tratta degli esseri umani. Risponde con i filmati sulle esecuzioni pubbliche, le impiccagioni alle gru sulla pubblica piazza per omosessualita’ e sodomia, la lapidazione nei cimiteri delle adultere.

La decisione britannica che riconsegna le donne e gli uomini militanti dell’OMPI al loro status di “resistenti”, di “partigiani”, puo’ dunque avere un significato altissimo nell’Iran di Ahmadinejead, lontano dalle brume di questa campagna francese dove da trent’anni si consuma nel bene e nel male il destino dei capi dell’opposizione in esilio. Il che spiega le pressioni sul governo inglese prima, e l’irritazione con cui il governo di Tèrhan ha gestito poi la notizia della decisione. Non sfugge certo il suo possibile impatto sugli assetti presenti e futuri dell’intera regione. Anche la Storia vi gioca la sua parte: gli inglesi, antichi colonizzatori di quest’area (e rivali tra Ottocento e Novecento della Russia zarista, anch’essa interessata ad estendervi i suoi interessi), si sentono in qualche modo ancora a casa loro. E i cugini americani non sono da meno. Bush e’ alla fine del suo mandato, ma l’Iran rimane il chiodo fisso. A nord e a est, ci sono le repubbliche asiatiche ex-sovietiche, c’e’ la strada per l’India e per la Cina, la via del gas e la via della seta… Affari e commerci.
Forse per questo, della convention di Roissy che ha celebrato il trionfo della realpolitik di Marjam Radjavi (“siamo, siete cambiati”, disse due anni fa parlando ad un pranzo per poche decine di persone, nella sala mensa di Auvers sur Oise, dov’e’ il quartier generale del CNRI), colpiva anche l’efficienza tutta nuova (e istituzionale) dell’organizzazione. Computer e linee adsl per la stampa, traduzioni simultanee in tre lingue, grandi schermi qua’ e la’, sottotitolatura del discorso presidenziale… Ma insieme c’erano le banderolles di fiori blu, dal sapore cosi’ indiscutibilmente persiano e arabo, le colombine della pace di gesso bianco, la musica, e quel silenzio totale piombato improvvisamente sugli ospiti stranieri quando sullo schermo sono apparse le immagini del Novecento iraniano, in tutt’uno con i ritratti dei leaders che guidarono le rivolte contro l’assolutismo delle dinastie degli shah, introducendo preziose riforme costituzionali.
Dalle foto stinte di Mirza Taghi Khan che, ancora prima, a meta’ Ottocento, favori’ la riforma dell’amministrazione statale, a quelle della Rivoluzione Costituzionale che nel 1906 costrinse lo shah Mozaffar al-Din a firmare una Costituzione garante di una certa liberta’ di parola, di stampa e di associazione, alle foto di Mohammed Mossadeq, primo ministro dello Shah Palhevi, che negli anni Cinquanta nazionalizzo’ il petrolio, destituito da un colpo di stato organizzato da Cia e servizi segreti inglesi, sino ai filmati di repertorio di Massud Radjavi, e’ chiaro. A partire da un altro giugno di ventotto anni fa, il 1980, con il leader dei mujahedin che parla nella sua Tèrhan ad una folla enorme, la giacchetta verde dei guevaristi, il palco pieno di altri giovani… Sfilano velocemente, e sfumano, nello stesso documentario, le foto di migliaia di martiri, ragazzi e ragazze, volti giovani, occhiali spessi come usava negli anni Ottanta, sotto i capelli neri riga laterale o sotto un nero chador. Achraf e Massoumeh, le eroine. In quanto alla memoria, i mojahedin non l’hanno persa.

LA SEPAH PASSDARAN SI PREPARA A LLA GUERRA E CAMBIA LA SUA STRUTTURA DI COMANDO



Con l'adozione delle sanzioni contro la bomba atomica dell'Iran, la comunità internazionale ha voluto dimostrare, pur timidamente, la sua opposizione all'arricchimento dell'uranio da parte del regime dei mullah. E la risposta di Teheran? Niente meno che una reazione sempre più violento e minaccioso da parte di tutte le autorità militari e religiosi. Ma oltre alle solite risposte ci sono state anche delle reazioni materiali alle sanzioni e alle minacce provenienti dall'estero. E' di recente la notizia di forti cambiamenti al livello militare in particolar modo nella struttura della maggior forza della repressione del regime dei mullah: la famigerata Sepah Passdaran. E' da due giorni che i media del regime diffondono delle notizie sui vari cambiamenti al livello di comando della armata dei mullah. innanzitutto la Sepah Passdaran è stato suddiviso in 31 corpi autonomi su tutto il territorio con la flessibilità di organizzazione secondo le esigenze e i pericoli che si troveranno in situazioni di emergenza. Secondo le mie informazioni sono stati licenziati numerosi comandanti del Corpo oppure sostituiti e spostati in altri reparti. Questo cambio di classe dirigenziale e di organizzazione interna dimostra che il regime dei mullah sta prendendo sul serio l'opposizione del mondo intero alla sua bomba atomica e segna un punto a favore di coloro che chiedeno piu sanzioni e piu fermezza nei confronti del regime dei mullah. Comunque la notizia di per se è una preoccupante segnale della ripresa du una guerra che potrebbe essere catastrofico e dannoso sia per la comunità internazionale che per il popolo iraniano. Secondo me l'unica alternativa è quella di scegliere la terza via proposta dalla signora Maryam Rajavi, presidente eletta dalla resistenza iraniana secondo cui il mondo per evitare la guerra deve dire "non alla guerra, non alla politica di accondiscendenza e si al popolo iranianao". In poche parole bisgona lasciar libere le mani del popolo iraniano per rimuovere chirurgicamente questo maligno tumore che sta crescendo a dismisura e sta divorando tutto il mondo civile. I suoi tentacoli stanno maciullando e sterminando diversi popoli sul globo: iraniano, iracheno, afghano, libanese, palestinese, israeliano ecc...
karimi davood

martedì 1 luglio 2008

PARIGI: ALLA PRESENZA DEL PRESIDENTE MARYAM RAJAVI MANIFESTANO 70000 IRANIANI


Azar Karimi insieme all'On: Beatrice Lorenzin del Pdl

Maryam Rajavi: " la sentenza della Corte di Appello di Londra e la cancellazione del nome dei Mojahedin dalla lista nera britannica è stato il risultato della pazienza e della resistenza del popolo iraniano"


Il presidente Maryam Rajavi durante il suo storico intervento alla manifestazione di Parigi, dove ribadì i principi di un Iran democratico, laico e pluralista dove la religione è totalmente lontano dallo Stato.


Il noto giornalista italiano dott. Aldo Forbice tra la signora Loredana David e Karimi Azar, presidente associazione giovani iraniani in Italia


Due momenti della partecipazione della delegazione dei parlamentari italiani: da dx a sx, On Paola Goeisis, della Lega Nord, On. Beatrice Lorenzin della Pdl, forza Italia, On Carlo Ciccioli del Pdl, Alleanza Nazionale. Oltre i parlamentari della maggioranza era presente anche On. Amalia Schirru del Pd.

28 giugno di questo anno è rimasta una data storica per quelli iraniani che hanno coltivato per lunghissimi anni il sogno della libertà e della democrazia in Iran. Ho personalmente toccato questo sogno e ho visto i mezzi per la sua realizzazione: il popolo iraniano unito in una sola figura che è il presidente Maryam Rajavi. Altrimenti come si spiega il fatto che piu di 70000 iraniani provenienti dai 4 angoli della terra raccogliersi sotto un unico tetto e gridare tutti insieme " libertà, libertà e ancora libertà"? Comunque è stato un trionfo per la resistenza e il popolo iraniano poter raccogliere tantissima gente con un unico obiettivo: noi iraniani possiamo farcela da soli basta che la comunità internazionale rimuove le catene poste ai piedi della sua resistenza.
Oltre agli iraniani presenti nella mega sala della manifestazione si notavano numerosi personalità e parlamentari provenienti da tutti i paesi dove gli iraniani risiedono abitualmente: America, Iraq, Giordania, Canada, Australia, Italia, Germania, Olanda, Danimarca, Inghilterra...
Dall'Inghilterra: Lord Corbett, presidente dei gruppo parlamentare del partito laburista alla Camera dei Lords, Lord Waddington, ex ministro degli interni del governo del Lady Margaret Tatcher, Lord Russel Johnston, Lord King. Lord Clarke, Lord Dholakia, Baronessa Anne Gibson, Baronessa Verma, Joe Benton e tantissimi altri parlamentari occidentali. La pecularietà della manifestazione di questo anno è stata la massiccia partecipazione dei rappresentanti parlamentari giordani ed iracheni appartenenti a tutti i gruppi etnici e religiosi: Sunniti, Sciiti, Cattolici, Laici ecc..
Il giorno dopo, il ministero degli esteri del regime dei mullah ha convocato l'ambasciatore giordano a Teheran per presentargli la protesta ufficiale contro la presenza dei rappresentanti giordani alla "manifestazione dei terroristi a Parigi"!
Durante la manifestazione hanno parlato, oltre al nostro presidente, molti parlamentari europei, iracheni e giordani ricordando la grande vittoria della resistenza iraniana a Londra chiedendo all'Unione Europea di rimuovere immediatamente il nome dei Mojahedin dalla lista nera europea.
Il presidente Maryam Rajavi durante il suo intervento ha ringraziato tutti coloro che hanno affiancato la resistenza iraniana in questi 7 anni di battaglia politico e giuridico chiedendo l'immediata cancellazione anche da parte dell'UE.
L'Italia è stato rappresentato egregiamente da un gruppo abbastanza equilibrata di parlamentari di tutti i gruppi della camera: On. Amalia Schirru del Pd, On. Carlo Ciccioli del Pdl, On. Beatrice lorenzin del Pdl, On. Paola Goeisis della Lega Nord e il dott. Antonio Stango, presidente del Helsinky Watch Italia.
Era presente anche il noto conduttore radifonico del programma Zapping della radio Rai 1, dott. Aldo Forbice che ha successivamente incontrato il presidente Maryam Rajavi.
Dall'Italia ha intervenuto in rappresentanza del parlamento On. Carlo Ciccioli che tra l'altro ha espresso la solidarietà al popolo iraniano e alla sua resistenza.

mercoledì 25 giugno 2008

LE ATTRICI IRANIANE SUL PALCOSCENICO DEL TEATRO A TEHERAN

Il regime misogino dei mullah ha recentemente portato sul palcoscenico di un teatro di Teheran uno spettacolo terrificante con delle attrici tutte coperte dal punto dei piedi fino alla testa e senza i volti scoperti.
Guardate bene le foto e giudicate in quale stato d'anima vive la DONNA in Iran. E poi guardate la foto del nostro presidente della Repubblica la signora Maryam Rajavi.
karimi davood

ROMA: UN PIANO PER UCCIDERE IL PASSDAR AHMADINEJAD O UNA FUGA IN AVANTI?


Foto: Maryam rajavi, presidente eletta dalla resistenza iraniana

Vignetta: la risposta dell'Italia unita al presidente dei mullah
Notizia e commento:

Iran denuncia: c'era piano per uccidere Ahmadinejad a Roma
martedì, 24 giugno 2008 8.53
Versione per stampa

TEHERAN (Reuters) - Un consigliere di Mahmoud Ahmadinejad ha affermato che c'era un piano per uccidere il presidente iraniano durante il summit sulla crisi alimentare all'inizio di questo mese a Roma.



Commento: Il passdar Ahmadinejad, durante il suo governo, ha effettuato due importanti viaggi all'estero: il primo in Iraq e il secondo in Italia, per partecipare alla seduta generale della FAO.
Durante il primo, il presidente nominato da Khamenei ha incontrato una serie di manifestazioni e contestazioni popolari che lo hanno obbligato ad interrompere a metà il suo nefasto viaggio di morte e di violenza. In quell'occasione anche il grande Ayattolah Sciita Sistani che avrebbe dovuto riceverlo nella città santa di Karbala si è ritirato indietro. L'ha rifiutato perchè ritenuto l'incontro non in linea con gli ineteressi del popolo iracheno e che sarebbe stato un occasione d'oro per Ahmadinejad nella sua propaganda fondamentalista e terroristica.
Nel programma di Ahmadinejad c'erano anche altre due visite molto importanti nelle città sante di Karbala e di Najaf. Cancellate entrambi. Ahmadinejad una volta tornato con la coda in mezzo alle gambe e stordito per lo schiafo ricevuto dalla popolazione irachena( nella città di Baghdad ci sono state 8 grandissimi manifestazioni di tutti i ceti sociali in particolar modo le donne!), ha giustificato il suo fallimentare viaggio con una barzelletta degna dei mullah iraniani: " gli americani volevano sequestrarmi e portarmi in America, ma i nostri servizi di sicurezza facendo alcuni cambi di programma hanno lasciato gli americani con la bocca asciutta!".
Adesso sentiamo un altissimo dirigente iracheno che ha accompagnato il passdar terrorista Ahmadinejad durante tutta la sua permanenza in Iraq. Cioè fin dall'arrivo in all'aeroporto. Il presidente della Corte Suprema iracheno ha detto così:" fin dall'arrivo di Ahmadinejad io personalmente l'ho accompagnato ovunque. Le nostre forze di sicurezza gli hanno garantito la protezione fino alla partenza dall'aeroporto. Io non ho notato nessuna modifica del programma di protezione".
In poche parole il dirigente iracheno smentisce categoricamente il presidente dei Mullah e rivela la forte esigenza della giustificazione del suo fallimentare viaggio in Iraq su cui i mullah iraniani avevano investito una grande speranza.
Adesso torniamo in Italia: Ahmadinejad è arrivato il 2 giugno a Roma per partecipare all'assemblea generale della Fao sulla fame nel mondo. Nel calendario del passdar Ahmadinejad non si vedevano nessun appuntamento con le autorità del paese ospitante che di solito riserva per i capi di stato stranieri momenti cerimoniali particolari .
Secondo quanto hanno scritto i giornali governativi nessuna autorità di spicco è andato ad accoglierlo all'aeroporto Ciampino. Il che significava per Ahmadinejad il primo fallimento. Poi si è trapellato la notizia di una lezione alla Sapienza, organizzata da alcuni ambienti sollecitati fortemente dall'ambasciatore iraniano Zohrevand. Grazie all'intervento tempestivo di Azar karimi, presidente dell'Associazione studenti iraniani in Italia e grazie all'occasione offerta dal dott. Aldo Forbice, Azar direttamente dallo studio della Rai ha denunciato le intenzioni di ahmadinejad che voleva andare alla Sapienza per i fini propagandistici dato che alla Columbia University aveva subìto una grande umiliazione da parte degli studenti e in particolare da parte del rettore che lo aveva invitato a partecipare a quella famosa conferenza. Anche in questo caso la denuncia fatto durante la trasmissione Zapping ha colpito il centro e il giorno dopo il Rettore della Sapienza ha comunicato che non ha nessuna intenzione di ospitare il presidente dei mullah nella sua università. Il secondo schiaffo. Un caloroso ringraziamento al Magnifico Rettore Renato Guarini.
Dopo questo evento si è sparsa la voce di un'imminente incontro tra il Papa e ahmadinejad. Di nuovo tutta l'opposizione iraniana si è messa in moto chiedendo al Papa benedetto XVI di non stringere le mani sanguinarie di Ahmadinejad. Il Papa accolse la richiesta del popolo iraniano e ha respinto il presidente dei Mullah nonostante una serie di pesanti pressioni subite dal regime iraniano.Il terzo schiaffo.
Il quarto: dopo il rifiuto del Pontefice è arrivato puntualmente il rifiuto della politica che unanimamente hanno respinto qualsiasi contatto con Lui( un insieme di schiafi che io chiamo la grande sconfitta), in particolare la sua esclusione dal ricevimento offerto dal governo italiano e dal segretario generale delle Nazioni Unite Banki Moon.
Il quinto: la reazione della società civile insieme ai mass media che hanno contestato la sua presenza a Roma chiedendo addirittura di arrestarlo per i crimini commessi contro l'umanità in particolare per la morte violenta dei soldati italiani provocata dalle bombe di Ahmadienjad. Nell'arco della giornata del 3 giugno Roma, capitale della tolleranza e della solidarietà ha reagito come una mamma, anzi come il suo emblema, come il lupo che protegge i suoi figli dai pericoli e dalle minacce, ed ha testimoniato una decina di manifestazioni di protesta: la prima è stata la conferenza stampa organizzata dalla resistenza iraniana in Hotel adriano dove uno dei massimi responsabili del movimento ha smascherato il passato di Ahmadinejad e le sue future intenzioni. Manifestazione dei giovani ebrei al Colosseo dove dall'alto della storico monumento hanno gettato dei volantini contro il passadar presidente. Il terzo è stata una contestazione spontanea attorno al palazzo della Fao dove la gente ha chiesto l'allontanamento di ahmadienjad dal territorio italiano per le sue affermazioni antiebraiche e anti israeliane. La quarta è stata la grande ed spettacolare manifestaazione di piazza Spagna dove è stata ripresa da quasi due cento giornalisti e fotografi di tutto il mondo. La quinta è stata la manifestazione organizzata in piazza San Giovanni, dall'Associazione Studenti Iraniani in Italia, appunto dal presidente Karimi Azar dove numerosi manifestanti scandivano slogan contro il regime dei mullah e il suop presidente. la sesta e quella piu suggestiva è stata la manifestazione organizzata dal direttore Antonio polito del Riformista in piazza Campidoglio dove hanno partecipato e intervenuto numerosi cittadini romani e parlamentari e ministri e personalita della cultura. In piazza Campidoglio, il LUPO aveva l'aria piu distesa perchè aveva già, al quell'ora, allontanato il pericolo di Ahmadienjad: lui stava sull'aereo e in via di ritorno a Teheran tra le braccia del suo dattore di lavoro Ali Khamenei.
Comunque Roma ha reagito in grande stile e ha dimostrato la sua fermezza, la determinazione e la sua prontezza per la difesa di suoi principi: libertà e la democrazia non solo suoi anzi anche quelle degli altri. Grazie Roma per il tuo altruismo.
Ma il colpo mortale doveva ancora arrivare: Il ciclo delle contestazioni doveva essere chiuso in grand stile. A chi toccava di sferrare il colpo finale: Al presidente della resistenza iraniana la signora Maryam Rajavi che la notte del 5, giorno di chiusura del lavori della Fao ha partecipato in via esclusiva al programma radiofonico di Zapping e ha ringraziato sia il governo e il popolo italiano che la città del Vaticano che non ha permesso a Ahmadinejad di mettere il piede sul suo suolo.
Infatti l'intervista del presidente Rajavi è stato un occasione giusta per noi, per gli italiani e per tutti coloro che si oppongono al regime dei mullah di conoscere l'alternativa al regime dei mullah che in poche parole si sintetizza in violenza, in repressione, in terrorismo e nella bomba atomica. invece il nostro presidente ha auspicato la libertà e la democrazia in Iran e la pace nel mondo e in particolare nel medio oriente.
Chiuso questo parentesi, vorrei ricordare la parole di Ahmadienjad espresse recentemente dopo questi due fallimenti: nel caso del suo viaggio in Iraq disse che gli americani volevano sequestrarmi e portarmi in America!!! E nel caso del viaggio in Italia, in un discorso pubblico disse, pochi giorni fa " in Italia mi volevano uccidere. Grazie a Dio e alla prontezza dei nostri sevizi di sicurezza il vostro presidente ha neutralizzato tutti i tentativi ed è tornato sano e salvo tra il suo popolo"!!!
Adesso giudicate Voi. Non è una barzelletta? Debbo ricordare che Ahmadniejad odpo la sua fuga dall'Italia ha dovuto pure richiamare il suo fidattissimo ambasciatore, compagno di merenda di una volta, cioè quando lavoravano insieme nel settore delle forze speciali di "GHODS"( la divisione che si occupa dell'esportazione del terrorismo in tutto il mondo), scaricando tutta la colpa su di lui.
Adesso vi raccondo un detto popolare: un giorno un signora porta un gallo al mercato per venderlo. In un momento di distrazione un vecchietto ruba il gallo e lo nasconde nella sua manica da cui si spuntava benissimo la coda del volatile. Quando il giovane ri rivolge al vecchietto chiedendo se aveva visto il suo gallo, lui giurava su tutti santi sciiti di non averlo visto. il giovane rimasta stupito dai continui giuramenti del vecchietto disse: non so se credere ai tuoi giuramenti o alla coda del gallo che spunta dalla manica della tua giacca!!!
Adesso la storia è idem: non sappiamo credere alle parole di Ahmadineajd o ai suoi barzelletti stupidi?
Karimi Davood

martedì 24 giugno 2008

LONDRA CANCELLA IL NOME DEI MOJAHHEDIN DEL POPOLO IRANIANO DALLA LISTA NERA


La signora Maryam Rajavi, presidente eletta dal Consiglio Nazionale della Resistenza iraniana

Il simbolo dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano
Iran/ Londra cancella Mujaheddin iraniani dalla lista terroristi
Tuesday, 24 June 2008
La Pmoi era stata messa al bando nel 2001 nel Regno Unito
Londra, 23 giu. (Ap) - Londra cancella formalmente i Mujaheddin del popolo iraniano o 'Esercito di liberazione nazionale dell'Iran' ('The People's Mujahedin of Iran', spesso indicati con la sigla Pmoi) dalla lista dei gruppi terroristi messi al bando nel Regno Unito.
I deputati britannici hanno ratificato la decisione dopo che la Corte d'Appello britannica a maggio scorso ha deciso che la Pmoi non andava più inserita nelle liste delle organizzazioni bandite.
La Pmoi è stata vietata per la prima volta in Gran Bretagna nel 2001. Il governo ha perso il ricorso contro la sentenza della Corte. Il ministro aggiunto Tony McNulty, responsabile per la sicurezza e l'anti-terrorismo, ha dichiarato all'Assemblea parlamentare che il gruppo è stato responsabile di atti di terrorismo in passato.

lunedì 23 giugno 2008

NOTIZIA STRAORDINARIA: GRAN BRETAGNA HA TOLTO IL NOME DELLA RESISTENZA DALLA LISTA NERA INGLESE

Ho appena avuto la notizia della rimozione del nome della resistenza iraniana dalla lista nera britannica
Le due Camere inglesi hanno votato il decreto governativo per la rimozione del nome dell'Organizzazione dei Mojahedin del popolo Iraniano
Grande conquista per tutti coloro che hanno sostenuto la resistenza iraniana e hanno lottato duramente per la rimozione del suo nome dalla lista nera Europea.
Questa decisione è il primo passo per la totale rimozione del nome della resistenza iraniana dalla lista nera dell'Unione Europea
Grande festa e gioia popolare tra gli iraniani
Questa decisione è arrivata dopo la storica sentenza della Corte di Appello di Londra che ordinava al governo britannico di rimuovere definitivamente il nome dei Mojahedin dalla lista nera
E' stato fatto un importante e vitale passo verso la totale rimozione del nome della legittima resistenza del popolo iraniano dalla lista nera europea
Adesso tocca all'Unione Europea di scusarsi con il popolo iraniano rimuovendo prima possibile il nome dei Mojahedin dalla sua lista nera
E' caduta una delle peggiori accuse fatte dalla inghilterra contro il popolo iraniana e la sua legittima resistenza
I miei migliori auguri a tutti coloro che ci hanno sostenuto in questo tortuoso cammino verso la libertà e la democrazia in Iran
Un duro colpo contro il regime dei mullah e contro il fondamentalismo islamico che è la base fondamentale della destabilizzazione del mondo
Caduto uno dei piu importanti pilastri dellaa politica di accondiscendenza nei confronti del regime dei mullah
Alla base di questa storica decisione chiediamo all'Unione Europea di rimuovere immediatamente il nome della resistenza iraniana dalla sua lista nera

domenica 22 giugno 2008

Tamburi di guerra. Esercitazioni per un attacco militare contro i siti atomici dei mullah


Le navi da guerra americane nella zona di guerra


Commento di karimi davood:
Ultimamente il direttore dell'Agenzia per l'Energia Atomica delle Nazioni Unite l'egiziano Albaradei ha minacciato di dimettersi se i siti atomici iraniani venissero bombardati! fare tali dichiarazioni da parte del direttore di questa agenzia è molto grave e dimostra in qualche modo i dubbi avvanzati agli oppositori iraniani secondo cui Albaradei ha adottato una politica molto morboda nei confronti della questione atomica dei mullah. Secondo me sarebbe meglio che Albaradei se ne vada prima del bombardamento dei siti atomici dei mullah dove secondo le informazioni difuse dalla resistenza iraniana i mullah stano facendo gli esprimenti delle testate nucleari particolari e portano anche avanti l'arricchimento dell'uranio. Per Albaradei il bombardamento dei siti atomici dei mullah significa anche la fine disastrosa della sua ambigua carriera. La sua complicità di pensiero e di azione ha permesso ai mullah iraniani di portare avanti indisturbati i loro piani atomici ed oggi grazie ad Albaradei ci troviamo di fronte ad un scenario assai pericoloso e disastroso. Allora suggerisco all'egiziano albaradei di andarsene prima possibile e rifugiarsi nella pattumiera della storia dell'umanità dove lo raggiungeranno a presto anche i suoi fedeli mullah iraniani. Il popolo iraniano non perdonerà coloro che hanno contribuito l'ingrandimento del mostro iraniano e che oggi minacciano le dimissioni nel caso di attacco ai siti nucleari militari dei mullah.
Una grand parte della colpa di questa situazione ricade sulla testa di Albaradei.
Karimi davood, analista politico iraniano.


Vi lascio un interessante articolo di Guido Olimpio:

Esteri
Venti di guerra Oltre 100 caccia hanno condotto una missione di 1.500
Attacco all’Iran, la prova generale
Simulazione israeliana su Creta
ElBaradei dell’Aiea: «La regione diventerebbe una palla di fuoco»



Il presidente iraniano Ahmadinejad (Reuters)
WASHINGTON - Nome in codice «Glorious Spartan 08». Teatro operativo: il tratto di mare a sud est dell’isola di Creta. È in questo splendido angolo di Mediterraneo che l’aviazione israeliana ha simulato - dal 28 maggio al 18 giugno - l’attacco all’Iran. Oltre cento caccia F16 e F15, con l’ausilio di aerei per il rifornimento in volo, hanno condotto una missione di 1.500 chilometri, la stessa distanza che divide lo Stato ebraico dall’impianto nucleare di Natanz. I jet hanno sganciato bombe, condotto raid contro i radar, attuato manovre evasive. In loro supporto velivoli per la guerra elettronica ed elicotteri che trasportavano i commandos dell’unità speciale 5101, conosciuta come Shaldag, e gli incursori della Sayeret.

Una delle simulazioni prevedeva infatti il recupero di piloti abbattuti in «territorio ostile». Al loro fianco i greci, che hanno offerto l’ospitalità dei poligoni e provato interventi coordinati. Gli israeliani, di solito estremamente riservati su quello che combinano, hanno passato al New York Times le informazioni su «Spartan 08» accostando le manovre a un possibile blitz contro l’Iran. E hanno spiegato, con l’abituale pragmatismo, quali fossero gli obiettivi. Il primo - tecnico - era quello di esercitarsi in un raid a lungo raggio. Le forze aeree israeliane sono abituate ad azioni di questo tipo. Hanno organizzato il raid di Entebbe andando a liberare ostaggi in Uganda e distrutto il reattore iracheno di Osirak. Ma proprio il ricorso «al lungo braccio» ha spinto gli avversari di Israele a dotarsi di contromisure e dunque una eventuale incursione in territorio iraniano può rivelarsi insidiosa.

Il secondo obiettivo era ribadire agli Stati Uniti e ai governi occidentali che l’opzione militare non è poi così lontana. Se i ripetuti tentativi negoziali falliranno, non resterà che la forza. Le fughe di notizie, i «piani» rivelati dai giornali, gli scenari dei think thank fanno parte di una accurata regia per preparare le opinioni pubbliche. E la stessa interpretazione va data alle previsioni nere di politici come il tedesco Josckha Fischer e del più coinvolto ex premier israeliano (di origini iraniane) Shaul Mofaz. Il punto non è più «se» ma piuttosto «quando» ci sarà l’assalto. Preoccupato per questi sviluppi, Mohammed ElBaradei, il direttore dell’Aiea, l’ente per l’energia atomica dell’Onu, ha detto ieri sera che si dimetterà nel caso di un attacco contro l’Iran: «Secondo me, è la peggiore opzione possibile. Trasformerebbe la regione in una palla di fuoco... Se l’Iran non sta già costruendo armi nucleari, lancerà un corso accelerato con la benedizione di tutti gli iraniani».

Agitando le sciabole gli israeliani hanno anche voluto accentuare le inquietudini degli ayatollah, ormai da tempo sotto una forte pressione psicologica e diplomatica. Ogni giorno Teheran dovrà chiedersi se la formazione di jet in avvicinamento sono l’ennesima simulazione o il colpo di maglio. Gli iraniani sono convinti che ai loro confini si sta preparando qualcosa. E reagiscono a parole e con i fatti. Il presidente Ahmadinejad promette ritorsioni pesanti, l’ayatollah Ahmad Khatami minaccia conseguenze «terribili ». L’aviazione è in costante allerta e nelle ultime settimane i vecchi caccia F4, eredità dello scià, si sono levati in volo per intercettare aerei finiti fuori rotta. Lo stato maggiore ha intensificato il programma per potenziare la difesa contraerea: sono state acquistate diverse batterie di missili russi «Sa 300» e «Sa 20». Inoltre gli iraniani hanno chiesto aiuto ai tecnici di Mosca per migliorare i radar.

Una necessità emersa dopo il raid compiuto da Israele in Siria il 6 settembre. Il blitz - che per alcuni esperti ha rappresentato un’ulteriore prova di attacco - ha dimostrato che i radar russi sono stati «accecati» con sistemi da guerra elettronica. L’intelligence khomeinista ha anche monitorato con attenzione le attività dell’Us Air Force. Nell’agosto di un anno fa, una formazione di F16 statunitensi ha condotto una misteriosa missione d’addestramento - durata 11 ore - dall’Iraq all’Afghanistan. Per l’analista William Arkyn «c’entra l’Iran».

E se il cielo promette tempesta, sul terreno la situazione non è serena. Minoranze etniche e oppositori interni sembrano spinti da nuova linfa e forse nuovi aiuti. I separatisti curdi sono passati all’attacco anche al di fuori della loro regione. I beluci del gruppo Jundallah continuano ad attaccare i pasdaran. Si sono mossi anche gruppi inediti: il Movimento jihadista della Sunna e i «Soldati dell’Assemblea del Regno» (nazionalisti). Entrambi hanno rivendicato la strage nella moschea di Shiraz. Negli ambienti della diaspora non si esclude che le tattiche «mordi e fuggi» di questi nuclei siano legate a un ordine segreto firmato da George Bush alla fine di gennaio con il quale si autorizzano «attività clandestine» per destabilizzare l’Iran. Uno spettatore interessato, la Russia, ha fatto sentire la sua voce. Il ministro degli Esteri Lavrov ha lanciato ieri una severa messa in guardia. Non sarebbe strano se i russi avessero seguito da vicino le manovre a Creta: come ai tempi della Guerra fredda, la Marina ha rimandato in Mediterraneo le sue navi spia. A volte innocui pescherecci, irti di antenne, più interessati ai segreti che ai pesci.

Guido Olimpio
21 giugno 2008

venerdì 20 giugno 2008

STUDENTI IRANIANI RINGRAZIANO IL SINDACO DI ROMA GIANNI ALEMANNO


Nella foto: un momento della contestazione degli studenti dell'università di Zanjan di pochi giorni fa

Nella foto il sindaco di Roma Alemanno
I sette si dichiarano ''prigionieri di coscienza''

Studenti iraniani ad Alemanno: "Grazie per il sostegno"

Sette esponenti del movimento studentesco iraniano, detenuti nel carcere di Teheran, hanno consegnato ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL una lettera per il sindaco di Roma. Ringraziamenti per il suo appoggio al movimento democratico nella Repubblica islamica e per la volontà di intitolare una via della capitale alla lotta per la democrazia in Iran. Nello scritto si chiedono simili iniziative anche in altre capitali

ascolta la notizia Roma, 20 giu. - Un grazie al sindaco di Roma Gianni Alemanno (nella foto) per il suo sostegno al movimento democratico nella Repubblica islamica e per essersi espresso in modo favorevole rispetto all'idea di intitolare una via di Roma alla lotta per la democrazia in Iran.

E' questo il contenuto della lettera, inviata al primo cittadino romano tramite AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL, da sette attivisti e leader del movimento studentesco iraniano, rinchiusi nel carcere di Evin, a Teheran. ''Egregio signor Gianni Alemanno - scrivono Majid Tavakkoli, Ehsan Mansour, Abolfazl Jahandari, Mohammad Hasan Fallahizadeh, Saiid Derakhshandi, Sabbah Naseri e la studentessa Hedayat Ghazal - la data del 18 Tyr 1378 (9 luglio 1999) ha segnato una svolta nella storia della lotta per la libertà e contro la repressione del movimento studentesco iraniano e vorremmo ringraziarla profondamente per la sua attenzione e per le sue dichiarazioni a favore della proposta di dedicare una via di Roma a questa data storica: si tratta di una decisione che darebbe nuova linfa alla lotta di chi si batte per la democrazia in Iran''.

I sette studenti, che in calce alla lettera si dichiarano ''prigionieri di coscienza e leader del movimento studentesco'', considerano la proposta del sindaco di Roma ''un passo importante destinato a rafforzare le già profonde relazioni tra gli eredi di due antichi imperi, quello persiano e quello romano''. E si augurano che ''un simile nobile gesto'' possa essere ''seguito anche da altre capitali del mondo''.

Irandemocratico: anche la mia associazione si unisce al coro di ringraziamento degli studenti iraniani al sindaco di Roma Gianni Alemanno augurandogli buon lavoro e tanti successi per la città e per la sua amministrazione e in particolare tanta fermezza e determinazione nel suo sostegno alla lotta del popolo iraniano e della sua resistenza organizzata.
Grazie Alemanno
Karimi Davood, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani in Italia

EINESTEIN: "PAZZO E' COLUI CHE FA SEMPRE LA STESSA COSA SPERANDO IN UN ESITO DIVERSO"


nella foto: un momento della manifestazione contro Ahmadinejad a Roma. Si nota molto bene la bandiera tricolore con il simbolo del leone e del sole.

nella foto, il grande scienziato, Einestein
Il Foglio.it
19 giugno 2008

Che avesse ragione D'Alema?
Parla l'ambasciatore israeliano Gideon Meir
Ma allora dialogare col nemico si può?Israele fa una tregua con Hamas e discuterà con i siriani, Assad va a Parigi e Rice sostiene il governo dominato da Hezbollah
Roma. Ma allora è lecito parlare con il nemico? Dal sostegno di Condoleezza Rice al nuovo governo libanese dominato da Hezbollah alla tregua fra Israele e Hamas, la ragione sembra pendere dalla parte di un fautore del dialogo con Hamas e l’Iran come l’ex ministro degli Esteri, Massimo D’Alema.
La Francia annuncia che il presidente siriano Bashar el Assad siederà allo stesso tavolo degli israeliani al summit del 13 luglio a Parigi tra Ue e i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Secondo Michael Leeden, autore di “The Iranian Time Bomb”, il modello D’Alema rafforza i nemici. “L’occidente ha trattato con l’Iran per trent’anni e quando dico Iran dico anche Hamas e Hezbollah. Tutti i presidenti americani, da Jimmy Carter a Bush, hanno negoziato con Teheran. I risultati li vediamo. Einstein ha definito pazzo colui che fa sempre la stessa cosa sperando in un esito diverso”.

“Israele continua per vie indirette a cercare un modo per riavere il soldato Shalit indietro”, spiega Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica di Milano. “E in politica la forma è tutto. Il segretario di stato Rice non parla a Hezbollah, ma al governo libanese. Sarebbe diverso se ci fosse un esecutivo Hezbollah. D’Alema a Beirut prese sotto braccio la forza che persegue la fine di Israele e che teneva in scacco il governo Siniora. Può anche aver ragione D’Alema nella parte sull’eccessiva critica rivolta alla sua politica. Ma le due situazioni sono diverse”. Fiamma Nirenstein, parlamentare del Pdl, separa il metodo israeliano da quello D’Alema: “A parlare con Hamas è l’Egitto, non Israele. Ci dev’essere sempre un dialogo per salvare delle vite umane. Altra cosa è sedersi a tavola con gli assassini come se fossero uguali a noi. E’ l’errore di chi, come D’Alema, va a braccetto con Hezbollah. E’ sbagliato non il dialogo in sé, ma l’equivalenza e l’indifferenza. La nostra identità è diversa da quella jihadista, non beviamo assieme a loro”. L’ambasciatore israeliano in Italia, Gideon Meir, assume una posizione di pragmatismo. “Non è una negoziazione fra Israele e Hamas, ma tramite l’Egitto”, spiega al Foglio Meir. “Hamas non ha cessato la sua attività assassina, ha investito in armi e miseria. Non poteva far altro che cedere alla richiesta dell’Egitto di un cessate il fuoco. A Gaza la vita è miserabile, Hamas perde terreno, la gente muore di fame e la protesta cresce. Da qui la decisione di una tregua. A differenza di Hamas, noi dobbiamo combattere casa per casa senza sparare sui civili. Per questo abbiamo deciso di dare una chance all’Egitto e al capo dell’intelligence Omar Suleiman per un cessate il fuoco. Tuttavia, resta un accordo molto fragile”.

Meir non nomina D’Alema, ma ribadisce che ogni dialogo con Hamas è inaccettabile. “A meno che Hamas non accetti le tre condizioni internazionali: che rinunci alla violenza, riconosca Israele e si impegni a rispettare gli accordi sottoscritti dall’Anp nelle sedi internazionali. Senza un accordo simile, non ci sarà mai dialogo. Chi vuole parlare a Hamas, sappia che parla con chi persegue la distruzione di uno stato”. Hamas significa Teheran. “Hamas è un ramo dell’Iran, come Hezbollah. Hamas è stata addestrata da Teheran, le loro armi vengono dall’Iran, perché l’Iran è il più grande esportatore di terrorismo al mondo. Il governo italiano deve essere ringraziato sul dossier Iran, per come si oppone al presidente Ahmadinejad. Un uomo che fomenta un nuovo Olocausto mentre costruisce armi nucleari. Per Hezbollah, vale lo stesso. L’Iran decide come e quando porre Israele sotto pressione attraverso Hezbollah. Ahmadinejad ricorda in tutto un uomo che prese il potere nel 1933 in Germania. Abbiamo imparato la lezione della storia?”.
di Giulio Meotti
Commento: Il popolo iraniano da trentanni vive sotto la feroce repressione del regime dei mullah e combatte costantemente, nelle strade, nella fabbiche, nella scuole, nelle università, questo regno del fondamentalismo di matrice khomeinista che ha preso in ostaggio oramai l'intero mondo mettendo a repentaglio seriamente la sicurezza di tutto il globo. Allora chi meglio di noi può dare un giudizio sulle intenzioni dei mullah che hanno costruito negli anni passati grazie alla complicità dei politici europei, quali D'Alema e i compagni un capillare sistema terroristico di cui le due braccia sono Hezbollah e Hamas? Ma questo mostro gigante che si può anche chiamare la piovra non ha solamente queste due braccia. Ci sono anche altri strumenti e organizzazioni che sono al suo commando e al momento opportuno eseguono lavori di intimazione e di pulizia( etnica, religiosa, politica, ideologica).Massimo D'Alema fa parte di un gruppo di supporto che noi iraniani chiamiamo "gli uomini di accondiscendenza". Uomini che oramai hanno la sorte legata al regime dei mullah. Non possono più staccare il loro ombelico dalla madre patria del terrorismo e della violenza clericale iraniano.
Ma una osservazione sulle parole dell'ambasciatore lo farei. Israele non deve porre condizioni a Hamas o a Hezbollah. Loro non possono decidere senza il consenso della patria del terrorismo. Qualsiasi negoziato con loro significa perdere del tempo. Esattamente succede come successo con il programma atomico dei mullah. Hanno portato avanti dei negoziati per 5 anni e che cosa hanno ottenuto? Nemmeno un giorno di sospensione dell'arricchimento dell'uranio come aveva chiesto l'agonizzante gruppo 5+1. Finche il regime dei mullah esisterà nell'Iran, Israele non vedrà mai pace, tranquilità, serenità. Sarà sempre sottoposto al tiro dei vari Ghassam-Khomeini e vivrà nel terrore permanente.
Il 3 giugno, alla presenza dei rappresentanti dei partiti politici italiani e di fronte alle telecamere di tutto il mondo, in occasione dell'arrivo del passdar terrorista Ahamdinejad a Roma, dal palco di piazza Campidoglio a grande voce ho gridato e dimostrato la bandiera tricolore persiano con in mezzo l'emblema del "leone e del sole" dicendo: con questa bandiera in Iran tutta la regione e il mondo vivrà in pace e serenità, allora aiutateci a portarlo a Teheran."
Ribadisco ancora una volta che se Israele ritiene che Hamas accettando le loro tre condizioni loro possono aprire seri dialoghi con i palestinesi finalizzati a pacificare la situazione, io con grande coraggio dico: sbagliate pure voi. Allora non avete conosciuto bene i mullah iraniani. Il giorno prima che voi arriverete alla firma di un accordo di pace con Hamas, dico vero pace e non tregua, il regime dei mullah avrà occupato militarmente il Kenest, parlamento israeliano e la sede del governo!!!
L'ultima parola. Per gli israeliani è più facile toccare con mano il sole che arrivare alla pace con Hamas!
Karimi Davood, analista politico iraniano

giovedì 19 giugno 2008

ITALIA INSISTE ANCORA DI ENTRARE NELLA CAMERA MORTUARIA CHIAMATA 5+1



L'ITALIA INSISTE DI ENTRARE NEL DEFUNTO GRUPPO 5+1
UNA GRANDE TRAPPOLA TESA DAL REGIME DEI MULLAH
A BENEFICIARNE è IL PROGRAMMA ATOMICO MILITARE DELL'IRAN

Approfondimento di una notizia:
L'Italia insiste ad entrare con la forza, grazie ai buoni rapporti econom-politici con un paese che è il primo in assoluto nella sponsorizzazione del terrorismo internazionale: basti guardare il numero dei soldati morti con le bombe iraniane in Iraq e in Afghanistan. E quanti altri ancora ci metterranno la pelle? Speriamo di non. la realtà non si modifica con le mie o le speranze di qualcun altro. La strategia terroristica iraniana è quella di cacciare dall'aria mediorientale tutti gli esrciti del paesi stranieri compreso quello italiano. Il regime dei mullah quando colpisce non guarda al volume dei suoi affari con i paesi che deve colpire. Schiaccia il bottone e via. Lo sa benissimo che i paesi colpiti, per la meschinità politica che hanno adottato nei suoi confronti non hanno il coraggio di rispondere adeguatamente. Almeno cosi si sno conmportati i governi di centro sinistra che hanno preferito di accogliere i loro soldati in barella che in piedi non disturbando il sonno dei mullah. Il regime dei mullah è ben consapevole di questa realtà che noi chiamimo la politica di accondiscendenza. Un apolitica che ha causato gravissimi danni sia alla poplazione iraniana che al mondo intero permettendo al regime dei mullah di portare avanti la sua politica di espansione della rivoluzione islamica e il suo vettore strategico: la bomba atomica, chiamato dallo stesso dittatore iraniano Khomeini "la garanzia per la soppravvivenza dell'Islam".
Nel precedente articolo sul gruppo 5+1 avevo scritto che " insistere di entrare in un gruppo già fallito e con la encefalografia ultrapiatta è una scelta sbagliata e fuori comune in particolare per un grande imprenditore come Presidente Berlusconi che non è abituato a fare il becchino". Ribadisco anche oggi che secondo le mie informazioni ottenute dall'interno dell'Iran, il discorso dell'allargamento del defunto gruppo 5+1 è stato avvanzato dallo stesso regime dei mullah. Per due motivi molto palesi: il primo riguarda il momento molto delicato in cui ci stiamo avvicinando verso la quarta rislouzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che potrebbe aggravare con le sue restrizioni addottate la situazione attuale del regime dei mullah avvicinando le posizioni dei protagonisti della questione iraniana alle posizioni americane che battono sui tamburi di guerra. Il secondo motivo è che aprire lo stesso discorso dell'allargamento del gruppo porterebbe via un sacco di tempo distraendo l'attenzione dalla questione fondamentale che è l'arricchimento dell'Uranio. In questo caso, un gruppo ingrandito assomiglia ad una vacca grazza che non camminerà piu alla velocità desiderata e di conseguenza aiuta il regime dei mullah di giocare sulle divergenze inetrne e temporeggiare ulteriormente portando avanti la costruzione della bomba atomica. Bisogna tener conto che il problema degli iraniani è il tempo e basta. Loro devono temporeggiare per arrivare al punto di non ritorno. Se riescono ad arrivare a questo punto inizia il catastrofe umano. Ecco perchè sostengo che l'Italia se vuole far bene deve tirarsi indietro e anzi deve chiedere snellimento del gruppo stesso e non ingrandimento. Questo è il più grave errore del governo del presidente Berlusconi. La trappola del regime dei mullah ha funzionato. Ecco perchè io sostengo che per fare gli affari e la guerra prima di tutto bisogna andare a scuola per conoscere sia moralmente che materialmente il fenomeno"MULLAH". Altrimenti dopo un certo tempo il presunto oppositore sia iraniano che straniero metterà sulla testa e sul capo il famoso "turbante bianco nero"!!!
L'abilità del regime dei mullah, in questi trentanni è stato questo gioco. Incantarre i piu agguerriti oppositori facendoli diventare addirrittura i grandi maestri della ideologia fondamentalisat islamica. Come? ve lo raccontero in un altra occasione.
Intanto leggete la notizia di oggi.
karimi davood, analista politico iraniano

Repubblica.it

Roma, 14:30
IRAN: FARNESINA, ITALIA NON HA RINUNCIATO ENTRARE "5+1"
"L'Italia non rinuncia a entrare nel gruppo di 5+1 che cura il dossier nucleare iraniano. La proposta italiana resta sul tavolo". Cosi' Pasquale Ferrara, portavoce della Farnesina, ha ribadito la posizione del governo italiano, correggendo alcune ricostruzioni "creative" della stampa sulla posizione espressa ieri a Berlino dal ministro degli Esteri. "Quello che Frattini intendeva dire e' che non siamo innamorati di una formula. Non ci interessa far parte di un club". Secondo Ferrara, "in questa fase di passaggio delicata di fronte a una nuova proposta dell'Ue noi non vogliamo inserire un elemento che in qualche modo possa costituire un fattore di competizione in un tema un cui abbiamo un obbiettivo comune". "L'Italia", ha concluso il portavoce della Farnesina, alla luce dei rapporti "storici e diplomatici che ha con l'Iran,puo' svolgere un ruolo efficace" nelle trattative.

martedì 17 giugno 2008

FRANCIA, PARIGI, 17 GIUGNO 2003, GIORNATA DI ONORE E DI ORGOGLIO PER IL POPOLO IRANIANO


Un ritratto significativo delle due donne, Neda e Seddighe, che hanno protestato contro l'arresto del presidente Maryam Rajavi, alimentando la fiamma della loro rabbia con la loro carne ed ossa.

I tre giudici della Corte di Appello di Londra che hanno rilasciata la storica sentenza sulla rimozione del nome della resisetnza iraniana dalla lista nera britannica


Il testo:il 17 giugno 2003 è una data storica per la resistenza iraniana e per la sua indipendenza economica e politica. All'alba di questo giorno, più di 300 elementi delle forze speciali francesi hanno aggredito violentemente tutti gli uffici pubblici della resistenza iraniana compreso la residenza abituale del nostro presidente della repubblica la Signora Maryam Rajavi, arrestandoli e portandoli nelle carceri francesi. In quel giorno la repubblica francese ha segnato nella sua storia una pagina nera e vergognosa che non farà onore alla grande patria della libertà e della democrazia nonchè la terra dei rifugiati politici. Il governo francese del presidente Chirac ha commesso il più grave errore della sua presidenza cedendosi al regime degli ayattolah. Infatti, l'operazione del 17 giugno è stata elaborata nei minimi dettagli con la collaborazione dei servizi segreti del regime dei mullah che avevano in qualche modo ingannato i loro colleghi francesi consegnadoli false informazioni. A parte di tutto ciò, l'operazione di Auver Soir Oise, che a detta degli analisti francesi era senza precedenti nella storia recente, fu portata avanti con l'obiettivo di decapitare la resistenza iraniana ignorando un fattore assai importante e innegabile: la volontà e la determinazione del popolo iraniano nella lotta al regime dei mullah. Subito dopo la diffusione della notizia, io ho appreso dalla Radio Rai 1 quando accompagnavo mio figlio a scuola, tutti gli iraniani simpatizzanti della resistenza iraniana hanno abbandonato il lavoro, la casa, la famiglia, le cure mediche, l'ospedale riversandosi nella città di Auver Soir Oise in periferia parigina. In poche ore, la risposta dei simpatizzanti è stata una massiccia prersenza attorno alla residenza del presidente Rajavi che si trova tuttora in questa piccola cittadina che tra l'altro ospita anche le spoglie dl famoso pittore olandese Van Gog. L'operazione francese aveva un significato molto particolare e puntava a decapitare per sempre la dirigenza politica del movimento facendo un favore politico ai mullah in cambio di straordinari contratti economici con grandi compagnie nazionali. Ma il popolo iraniano aveva letto le carte di entrambi i protagonisti dell'operazione. Ha reagito egregiamente a questa senza precedente violenza organizzata, scandendo un unico slogan: liberate il presidente della repubblica della resistenza iraniana la signora Maryam Rajavi. Le strade europee sono state testimoni dei grandi sacrifici che l'umanità abbia mai potuto testimoniare. Contro questa ingiustizia ed oltraggio al popolo iraniano molti cittadini, in varie parti del mondo, da Roma, a Londra, da Parigi a Teheran, da Berlino ai paesi bassi, si sono immolati di fronte alle ambasciate francesi dimostrando la loro forte rabbia verso questa sporca operazione del tipo Buisness-politico. Nel frattempo, anche la popolazione francese è scesa in piazza prendendo le distanze dal suo governo, condannado questa ingiustizia e scendendo a fianco degli iraniani che avevano già iniziato uno sciopero della fame di massa attorno alla residenza del presidente Rajavi. Un ringraziamento particolare ai cittadini di questo piccolo paese che si trova in periferia di Parigi e al suo Sindaco Peirre che instancabilmente hanno lavortao per aiutare gli ospiti iraniani venuti da quattro angoli della terra. Ci sono stati momenti indimenticabili ed emozionanti che rimarrano nella storia e nella memoria del popolo iraniano. Non dimenticheremo mai coloro che in questa tenebra notte hanno rischiato e non hanno rifiutato il nostro grido di aiuto. Il presidente Chirac rimarrà nella storia per quello che ha fatto ma ormai per noi lui si trova già nel dimenticatoio del popolo iraniano. Qui debbo ricordare doverosamente due ragazze, due coraggiose e giovanissime donne che hanno perso la vita alimentando la fiamma della loro rabbia con la loro carne e ossa: Neda Hassani e Seddighe Mojaveri, due donne di 25 e 45 anni che con la loro rabbia hanno duramente protestao l'operato del governo francese. Grazie alle quali la resistenza iraniana è riuscita ad illuminare la tenebra notte della politica e ha dimostrato al mondo stesso che la sua battaglia è mirata contro il regime dei mullah e nulla di più. Una battaglia per la libertà e la democrazia in Iran.
La presidente Rajavi, dopo 16 giorni di prigionia nel carcere parigino ha dichiarato che nel suo pensiero aveva messo sul conto tutto meno che quello di essere incarcerato in un paese come la Francia terra dei diritti civili e terra di asilo politico.
Grazie alle manifestazioni e alla mobilitazione della popolazione francese e le sue rappresentani politici e sindacali, e anche grazie alla giustizia francese il governo di Chirac si è visto costretto a scarcerare la presidente Rajavi dopo 16 giorni di prigionia rilasciando anche gli altri un pò alla volta. Nel corso di questi anni, la giustizia francese ha rilasciato una serie di sentenze che hanno condannato l'operato del governo scartando qualsiasi ipotesi di terrorismo alla resistenza iraniana. Le sentenze dei tribunali francesi sono diventati una solida base giuridica per le cause intraprese dalla resistenza contro l'inserimento del suo nome nella lista nera europea di cui l'ultima vittoria risale ad alcune settimane fa quando la Corte di Appello di Londra ha sentenziato l'innocenza dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano ordinando al governo britannico di rimuovere definitivamente e immediatamente il loro nome dalla lista e di non provare più a fare il ricorso contro questa sentenza! Un doveroso ringraziamento al signor Giudice Niccolas Addison Philips capo della Corte di Appello di Londra.
Dopo 5 anni passati tra varie attività politiche e giuridiche la resisetnza iraniana è riuscita a dimostrare la sua innocenza dalle accuse terroristiche formulategli contro sulla base di una serie di interessi economici e politici che sono le fondamenta della politica di accondiscenza europea verso il regime fondamentalista e terroristica dei mullah.
Dopo questa vergognosa parentesi di ingiustizia al goiverno francese di Chirac è rimasta eternamente lo sdegno e la umiliazione di aver ceduto al regime dei mullah in cambio dei contratti economici e alla resistenza iraniana è rimasta una data a cui facciamo rifermineto ed onore tutti gli anni e la celebriamo puntualmente raccogliendoci nella cittadina di Auver Soir Oise, la residenza abituale della presidente Rajavi, dimostrando la nostra eterna solidarietà a chi rappresenta la libertà, la democrazia, il pluralismo e la laicità dello stato futuro della repubblica iraniana. Questo anno abbiamo scelto la data 28 giuno per celebrare una serie di riccorrenze compresa il 17 giugno 2003.
Adesso guardando al passato possiamo osservare quanti giganti passai abbiamo potuto fare e quanti conquiste e riconoscimenti politici e giuridici abbiamo avuto grazie a quella vergognosa e disumana operazione che è stata una dura offesa alla dignità del mio popolo. Siamo riusciti a trascinare nelle stanze giudiziarie il regime dei mullah e i suoi sostenitori, come ayattolah Chirac e dimostrare al mondo civile la nostra innocenza. Le numerose sentenze dei tribunali francesi confermano ciò che vi ho appena raccontato. La sentenza della Corte di Giustizia Lussemburgese e la Corte di Appello di Londra dimostrano che la giustizia è da parte di chi subisce l'ingiustizia in particolare quella peggiore: politica.
karimi davood

lunedì 16 giugno 2008

STRAORDINARIA NOTIZIA: TRE MILIONI DI SCIITI IRACHENI APPOGGIANO L'ORGANIZZAZIONE DEI MOJAHEDIN DEL POPOLO IRANIANO


Ing. Aljaburi durante la lettura del documento

Il rappresentante dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo insieme ai rappresentanti della società sciita irachena dimostrano il testo dello storico documento

Un momento della partecipazione alla conferenza di ieri

Appena ho avuto una straordinaria notizia secondo cui, ieri nel Campo di Ashraf in Iraq, è stata svolta una conferenza stampa per la pubblicazione di un documento firmato da 3 milioni di sciiti iracheni a favore dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano. Nel documento firmato dai semplici cittadini sciiti, fino ai capi tribu, sceiki, medici, avvocati, professionisti vari si chiede all'Unione Europea di tener conto della sentenza storica della Corte di Appello di Londra e di rimuovere immediatamente il nome della resistenza iraniana dalla lsita nera europea. Tutti i partiti politici e democratici iracheni hanno appoggiato questo documenti e hanno sottoscritto il contenuto. I sciiti iracheni denunciano il regime iraniano come l'unico responsabile delle violenze quotidiane e del terrorismo in Iraq chiedendo l'espulsione di tutti i diplomatici e uomini che si trovano sulla busta paga iraniana. Un anno fa c'è stata una simile iniziativa di altri 5 milioni e due cento milla iracheni che sottoscrivendo un appello avevano espresso la loro solidarietà alla resistenza iraniana.
La pecularietà di questa seconda iniziativa è la provenienza religiosa-sciita dei firmatari: tutti sciiti iracheni. I firmatari hanno sostenuto che la presenza dell'Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano sul suolo iracheno è una garanzia per fermare l'influenza fondamentalista iraniana nella società irachena.
karimi davood

IL GRUPPO 5+1 NELLA TRAPPOLA DEI MULLAH


Leggendo la notizia dell'Ansa diffusa da Teheran, dall'inviato Alberto Zancato, si capisce benissimo in che trappola è caduto il gruppo 5+1. Il mullah Khamenei, capo supremo religioso del regime, dopo 5 anni di fruttuosi colloqui( naturalmente per Teheran che è riuscito ad acquisire tempo necessario a complementare il suo progetto atomico militare), ha trascinato in trappola oltre a Solana anche l'intero gruppo 5+1. Attraverso un gioco straordinario di carte, Khamenei è riuscito a neutralizzare tutte le mosse politiche e militari. Attraverso uno spostamento dei ruoli ha mandato in aria tutti i gli sforzi del gruppo di Solana. Tanto vero che quando è arrivato il passdar Jalili, nuovo segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale, ha subito negato e rifiutato tutto quello che Solana aveva fatto con Larijani, allora il responsabile delle trattative sul nucleare ed ex segretario del Consiglio Nazionale di sicurezza. Leggendo la notizia di Zancato che non è certamente uno oppositore al regime dei mullah, ci si rende conto dell'esattezza di quello che la resistenza iraniana va dicendo da anni: " il regime dei mullah, compreso tutti i suoi dirigenti, dalla A alla Z, da Hashemi Rafsanjani, a Khatami, da Larijani a Jalili e Khamenei tutti sono uguali e sono anche pezzi di un puzzle micidiale e pericoloso chiamato" la repubblica islamica iraniana". Ognuno di questi elementi gioca uno specifico ruolo assegnatogli dal leader Khamenei( attraverso il Consiglio Superiore per la Sicurezza Nazionale), e hanno responsabilità diretta sia nella conduzione del terrorismo internazionale che nella repressione interna. Allora vanno spazzati nella pattumiera della storia insieme a tutto il regime dei mullah"
Vi lascio la notizia dell'Ansa scrittop dall'inviato Zanconato.
IRAN PRENDE TEMPO, MA E' 'NO' A SOSPENSIONE
di Alberto Zanconato
Ansa.it
TEHERAN - L'Iran ha risposto con una serie di dichiarazioni dal tono diverso alle proposte delle grandi potenze sul contenzioso nucleare. Ma dal labirinto delle prese di posizione emerge ancora una volta un rifiuto alla sospensione dell'arricchimento dell'uranio, che il gruppo dei '5+1' ha riproposto come condizione alle trattative. Il pacchetto presentato ieri a Teheran dal responsabile per la politica estera comune dell'Unione europea, Javier Solana, sarà studiato "tenendo ferma la 'linea rossa' della non accettazione della sospensione", ha detto un influente deputato iraniano, Alaeddin Borujerdi, presidente della commissione Esteri del Parlamento di Teheran, rimasto in carica fino al mese scorso. E comunque, ha aggiunto Borujerdi, "l'Iran non ha fretta di rispondere alle proposte" illustrate da Solana a nome di Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania. Il presidente del Parlamento iraniano, Ali Larijani, fino all'autunno scorso capo negoziatore sul nucleare, ha detto che l'assemblea studierà il documento e "difenderà in modo accorto i diritti nucleari della nazione". Il ministro degli Esteri iraniano, Manuchehr Mottaki, dopo l'incontro con Solana, aveva detto ieri che la risposta di Teheran dipendeva da quella che le grandi potenze avrebbero dato a un contro-pacchetto presentato dall'Iran il mese scorso con l'intento dichiarato di risolvere i grandi "problemi mondiali", compreso il nucleare. Molto più chiaro era stato, in contemporanea con l'inizio del colloquio fra Mottaki e Solana, il portavoce del governo di Teheran, Gholamhossein Elham, che aveva affermato che la sospensione dell'arricchimento dell'uranio "non è accettabile". Il complesso delle reazioni che arrivano da Teheran hanno fatto parlare alcuni diplomatici europei e statunitensi di una volontà della Repubblica islamica di perdere tempo - dopo un braccio di ferro durato già cinque anni - per poter continuare con le attività nucleari più controverse. E di conseguenza dell'eventualità che l'Occidente adotti nuove sanzioni contro Teheran, soprattutto nel campo bancario, che vadano al di là di quelle, blande, introdotte dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu con le ultime tre risoluzioni. A fare dubitare dell'eventualità che l'Iran faccia marcia indietro sono anche i duri commenti riservati dalla stampa vicina ai vertici del regime, come il quotidiano 'Keyhan', secondo il quale Solana "é venuto a Teheran non per avere trattative, ma per minacciare l'Iran e costringerlo ad accettare richieste illegali, con un ricatto da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati".

 
AID : AGENZIA IRAN DEMOCRATICO