sabato 29 gennaio 2011

IMPICCATA ALL'ALBA DI STAMATTINA ZAHRA BAHRAMI


Iran: impiccata irano-olandese Bahrami
Famiglia, false accuse costruite dopo arresto in proteste piazza

29 gennaio, 16:52

(ANSA) - TEHERAN, 29 GEN - Non sono bastati l'intervento dell'Olanda ne' l'interessamento del Parlamento europeo a salvare la vita di Zahra Bahrami, una donna di 46 anni con cittadinanza iraniana e olandese impiccata oggi a Teheran. Dopo essere stata arrestata nelle manifestazioni anti-governative del 2009, era stata condannata a morte per traffico di droga. I familiari della donna affermano che quelle sulla droga erano accuse fabbricate dalle autorita' iraniane.

Appello Ue a Iran: stop pena di morte
Ashton: dichiarare una moratoria il più presto possibile
27 gennaio, 20:57


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(ANSA) - BRUXELLES, 27 GEN - L'Unione europea è "molto preoccupata" per l'ondata di esecuzioni capitali in Iran e chiede a Teheran di sospendere questa pratica. "Le esecuzioni nel Paese stanno avendo una tendenza allarmante", dichiara l'alto rappresentante della politica estera della Unione Europea, Catherine Ashton. "La Ue chiede alle autorità iraniane di fermare immediatamente tutte le sentenze di pene capitali pendenti e di dichiarare una moratoria il più presto possibile", ha aggiunto.

mercoledì 26 gennaio 2011

IL MIRAGGIO DEGLI ACCORDI CON IL REGIME DI TEHERAN: SOLO DELUSIONI

IL NEGOZIATO
Nucleare, delusione a Istanbul
Tra Occidente e Iran nessun accordo
Conclusa la due giorni di incontri in Turchia tra il gruppo 5+1 guidato dalla Ashton e i rappresentanti di Teheran, che rivendicano il diritto all'arricchimento dell'uranio. La rappresentante Ue: "Non sono fissate date per un nuovo round, ma la porta della diplomazia resta aperta"
La delegazione iraniana a Istanbul, al centro il capo negoziatore Saeed Jalili
ISTANBUL - Si sono conclusi con un deludente nulla di fatto i colloqui di due giorni a Istanbul sul nucleare iraniano fra Teheran e le potenze occidentali. Lo ha detto la responsabile della politica estera Ue, Catherine Ashton, che guidava la delegazione dei 5+1. La Ashton, a nome del gruppo composto dai paesi del Consiglio di sicurezza (Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna) più la Germania, ha dichiarato nella conferenza stampa conclusiva che non è previsto alcun nuovo incontro con Teheran, ma che la porta della diplomazia resta aperta, se l'Iran intende dimostrare gli scopi pacifici del suo programma nucleare: "Il processo può andare avanti se l'Iran sceglie di rispondere positivamente", ha detto la Ashton. "Ora aspettiamo di sentire se l'Iran, dopo aver riflettuto", ha aggiunto. Da parte sua il capodelegazione iraniano, Said Jalili, ha detto invece che sono previsti nuovi incontri, per i quali però non sono stati ancore fissati nè una data né un luogo.

Le posizioni sembrano rimanere inconciliabilli. Teheran ha parlato di disponibilità alla "collaborazione" con l'Occidente, purché si riconosca e si rispetti il suo status di fatto di Paese nucleare, e vuole dirottare la discussione sul disarmo globale e sulle dotazioni nucleari militari di Israele. E, malgrado le speranze del 5+1, Teheran ha messo in chiaro nelle settimane precedenti di non voler nemmeno discutere del proprio programma nucleare, né dell'attività di arricchimento dell'uranio, che considera propri diritto non negoziabili. E così è stato: le discussioni interlocutorie del primo giorno, secondo fonti diplomatiche, non hanno nemmeno toccato l'argomento, malgrado - dice una fonte presente ai colloqui citata dalla Reuters - la Ashton "sembra aver avuto un certo successo nel restringere i divari e gli iraniani sembrano interloquire positivamente con lei". Neanche una seconda riunione nel pomeriggio di ieri, protrattasi fino a tardi in serata a Istanbul, è riuscita a entrare nel vivo delle questioni. Secondo la Bbc, una fonte diplomatica a questo punto ha cominciato ad esprimere frustrazione nei confronti del comportamento di Teheran.
(22 gennaio 2011)

ROMA, DI FRONTE ALL'AMBASCIATA DEI MULLAH , MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO LE BARBARIE IN IRAN


FERMIAMO LE IMPICCAGIONI DEI PRIGIONIERI POLITICI
IN IRAN

Condanniamo l’impiccagione di due prigionieri politici arrestati nelle proteste post-elettorali del 2009

Manifestazione di fronte all' ambasciata Iraniana a Roma
Giovedi 27 Gennaio 2011
Ore:15
Via Nomentana n.363


No alle esecuzioni dei detenuti
No alla dittatura religiosa al potere in Iran!
Basta la politica di accondiscendenza con i fondamentalisti islamici in Iran

La comunità iraniana in Italia condanna l’impiccagione dei prigionieri politici Jaafar Kazemi e Ali Haji Aghai apparteneti all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano avvenuto lunedi 24 gennaio. I due detenuti furono arrestati durante le manifestazioni post-elettorali del 2009.
La comunità iraniana lancia un appello per una manifestazione di protesta contro le barbarie perpetuate dal regime dei mullah e per impedire l’ondata di impiccagioni dei prigionieri politici in Iran.

Comunita’ iraniana in Italia
Associazione Donne Democratiche Iraniane in Italia
Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia
Associazione Medici Iraniani in Italia
Associazione Giovani Iraniani in Italia

26 Gennaio 2011

martedì 25 gennaio 2011

IRAN DIETRO ALL'ATTENTATO ALL'AEROPORTO DI MOSCA

Tenendo conto degli ultimi avvenimenti internazionali riguardo la questione atomica iraniana in cui la Russia ha giocato attivamente un ruolo chiave, ovvero i negoziati nucleare della 5+1 in Turchia e il ripensamento della Russia ad avviare il centrale atomica di Bushehr, nonostante innumerevoli promesse, io credo che dietro gli attentati all'aeroporto di Mosca ci sia di sicuro manus lungus dell'Ayattolterrore Ali Khamenei. Secondo la mia esperienza trentennale di opposizione al regime terroristico dei mullah, l'Iran ha sempre reagito con massima violenza al dissenso interno ed internazionale. Basti osservare il crescente numero di esecuzioni degli ultimi giorni, all'intensificarsi degli attentati contro le forze straniere in Afghanistan in cui molti soldati sono stati trucidati sotto le bombe iraniane. Bisogna ricordare che il regime dei mullah ha sempre guardato alle opposizioni interne degli altri paesi come una preziosa fonte di pressione e di ricatto. Se non si concepisce questo argomento difficilmente vi si può ragionare e capire le ragioni di cosi tanta violenza ed odio. Spesso e volentieri i terroristi della forza Ghods della sepah Passdaran sfruttano persone innocenti e ignare a trasportare del materiale esplosivo nei luoghi prescelti e le fanno saltare attraverso uso del telecomando da chi è già presente sul luogo dell'attentato. Non bisogna trascurare il fatto che pochi giorni fa il mullah Ayattolterrore Ali Khamenei ha promosso di un grado il generale Passdar Soleimani capo della Sepah Ghods del quale ne è il responsabile esecutivo delle azioni ed operazioni extra territoriali della Sepah Passdaran. Lascio immaginare a chi di competenza quali saranno le conseguenze di una furia integralista di ampio spettro che secondo me è frutto di una politica di accondiscendenza internazionale che da anni sta devastando l'intero mondo dando la possibilità al regime di Ahmadinejad di portare avanti una dura politica di repressione interna a cavallo di un attacco terroristico contro i suoi stessi alleati di ieri.Il mondo politico deve prendere una seria lezione dal 11 settembre di New York, al 13 marzo di Spagna e dalle bombe nelle metropolitane di Londra fino ad arrivare all'attacco dell'aeroporto di Mosca altrimenti diventeremo tutti ostaggi del fondamentalismo islamico senza via di scampo.
In conclusione vorrei aggiungere che a tutto ciò esiste un rimedio di poco costo ma di gran efficacia: il popolo iraniano e la suo legittima rappresentante la presidente Maryam Rajavi che alcuni anni fa ha proposto la Sua terza via.
Davood Karimi analista politico iraniano

lunedì 24 gennaio 2011

E' terminato l'inverno!

IN ONORE DEI CADUTI DELLA GRANDE RIVOLTA POPOLARE

IMPICCATI ALL'ALBA DI OGGI DUE NOTI ATTIVISTI IRANIANI




Comunicato stampa congiunto:
Associazione Donne democratiche insieme all'associazione giovani e associazione rifugiati politici iraniani residenti in italia condannano fermamente l'impiccagione di Jafar Kazemi, anni 52 e Mohammad Ali Haj Aghai, di anni 60, padri di due componenti della resistenza iraniana dislocati nel campo di Ashraf. l'esecuzione di stammattina preceduta da una lunga serie di impiccagioni avvenuti nel mese passato( all'incirca 100), è il segno chiaro di una impennata di azioni repressive nei confronti del popolo iraniano che lotta perla libertà e la democrazia in Iran nonchè l'altra faccia della medaglia che è il terrorismo internazionale di cui le vittime sono ben noti al mondo intero. Il regime dei mullah impossibilitato ad affrontare la grande rivolta interna e l'unanimità dell'opinione internazionale contro il suo programma atomica militare si è visto costretto a ricorrere alla repressione e al terrorismo colpendo i pionieri della libertà in Iran e i difensori della pace in medioriente quali le forze armate stranieri presenti in Afganistan e in Iraq. La morte del soldato italiano, luca Sanna e l'impiccagione di due noti prigionieri politici di stamattina dimostra la debolezza ed indulgenza con cui la comunità internazionale sta affrontando il pericolo del fondamentalismo e del terrorismo iraniano. Pertanto Noi, le tre associazioni degli oppositori iraniani ci rivolgiamo al governo italiano per chiedere la ferma condanna delle esecuzioni dei prigionieri politici e della politica del terrorismo iraniano che ha immerso nel lutto numerose famiglie italiane. Riteniamo che la politica del silenzio è il fratello maggiore delle plotoni di esecuzione e delle bombe iraniane. Chiediamo al governo italiano e in particolare al presidente Berlusconi di portare al Consiglio di Sicurezza dell'Onu la proposta di esaminare la questione dei diritti umani e del terrorismo internazionale gestito e finanziato dal regime iraniano.
Infine desideriamo esprimere le nostre profonde condoglianze al presidente Maryam Rajavi, ai familiari di Jafar Kazemi e Mohammad Ali Haj Aghai e ai loro figli che si trovano nel campo di Ashraf, avamposto della libertà e della democrazia iraniana.
Associazione Donne democratiche iraniane
Associazione Giovani iraniani
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

domenica 23 gennaio 2011

ENNESIMO FALLIMENTO DELLE TRATTATIVE SUL NUCLEARE DEL REGIME DEI MULLAH


ANSA.it > Mondo > News

TEHERAN....

NULLA DI FATTO NEI COLLOQUI A ISTANBUL - Nessun risultato, nemmeno un accordo su un prossimo appuntamento, ma la porta della diplomazia resterà aperta, se Teheran ci ripensa: come le premesse della vigilia facevano presagire, sono terminati così oggi i due giorni di colloqui di Istanbul fra l'Iran e le sei potenze occidentali sul controverso programma nucleare iraniano. "Delusione" è la parola usata al termine degli incontri da Catherine Ashton, responsabile della politica estera Ue che ha mediato le discussioni, per indicare il sentimento della delegazione del gruppo di 5+1 (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia e Germania). E sembra non aver sortito alcun effetto sui colloqui turchi neanche l'annuncio, fatto in contemporanea dall'ambasciatore iraniano presso l'Aiea, Ali Asghar Soltanieh, secondo cui Teheran è pronto a passare uranio a basso arricchimento alla Russia in cambio di uranio altamente arricchito da stoccare provvisoriamente in Turchia. La delegazione iraniana, ha detto nella conferenza stampa conclusiva l'Ashton, ha mostrato chiusura, ha posto "precondizioni inaccettabili".

"Noi siamo venuti con delle proposte specifiche e pratiche che miravano a stabilire fiducia", ha detto la britannica, e avevamo avanzato delle idee, fra cui una nuova versione dell'accordo per lo scambio con l'estero di uranio arricchito. Nulla di fatto e quindi nessun ulteriore incontro all'orizzonte, ha detto la Ashton, per la quale, tuttavia, per Teheran "la porta resta aperta" e "il processo può andare avanti se l'Iran risponde positivamente", mentre intanto le sei potenze "restano compatte". Nel primo round dei colloqui, lo scorso dicembre a Ginevra, almeno le parti si era dette d'accordo a rivedersi. Stavolta no. Secondo la controparte iraniana, invece, il tutto è rimandato a successivi incontri, per i quali, precisa però il numero due della delegazione iraniana, Massud Abolfazl Zohrevand, non sono stati fissati ancora né un luogo né una data. Ma il sostanziale fallimento, afferma Said Jalili, capo della delegazione, è da imputarsi al fatto che qualsiasi accordo non può non "riconoscere i diritti" della Repubblica islamica ad avere il proprio ciclo di produzione di combustibile nucleare.

I diritti dell'Iran di arricchire l'uranio, ha detto Jalili nella conferenza stampa conclusiva a Istanbul, deve essere rispettato dai Paesi occidentali. Una conclusione del resto perfettamente in linea con le dichiarazioni che da Teheran si sono susseguite nelle settimane che hanno preceduto il tanto atteso appuntamento di Istanbul, dal presidente Mahmud Ahmadinejad al ministro degli esteri ad interim, Ali Akhbar Salehi: l'Iran non intende andare a Istanbul per discutere quelli che ritiene suoi diritti inalienabili e non negoziabili, cioé il diritto di avere energia nucleare e di arricchire da solo l'uranio. Semmai, ha fatto presente oggi Zohrevand, per Teheran la discussione avrebbe dovuto vertere sul disarmo globale e il presunto arsenale nucleare di Israele.

Tony Blair «Oggi è l’Iran la minaccia da affrontare»

Per la seconda volta in un anno l’ex premier britannico Tony Blair è tornato davanti alla commissione di inchiesta sulla guerra in Irak a Westminster, che deve accertare la legittimità del coinvolgimento di Londra. Blair ha espresso rincrescimento per i caduti e ha poi spostato il discorso sull’Iran, accusando Teheran di appoggiare gruppi terroristici nella regione e di sabotare il processo di pace in Medio Oriente. «Gli iraniani lo fanno perchè non sono d’accordo con il nostro modo di vivere. A un certo punto dovremo togliere la testa dalla sabbia e capire che l’Iran è solo una parte di un quadro molto più vasto di quella regione. Bisognerà affrontare quella battaglia».

mercoledì 19 gennaio 2011

CONDOGLIANZE PER LA MORTE DEL SOLDATO ITALIANO LUCA SANNA

Le mie profonde condoglianze per la morte del soldato italiano, Luca Sanna, caduto sotto il fuoco del fondamentalismo islamico in Afghanistan!

lunedì 17 gennaio 2011

Iran: procuratore smentisce, condanna Sakineh non e' stata sospesa

17 gennaio, ore 15:29

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Teheran, 17 gen. - (Adnkronos/Aki) - "La condanna a morte emessa nei confronti di Sakineh Mohammadi Ashtiani non e' stata sospesa, al momento non ci sono novita' rilevanti sul caso e tutto resta come prima". E' quanto ha dichiarato il procuratore nazionale iraniano, l'hojjatoleslam Mohseni Ejei, in un'intervista rilascia all'agenzia di stampa ufficiale 'Irna', smentendo la notizia circolata in mattinata circa la sospensione della condanna a morte nei confronti della donna accusata di adulterio e complicita' nell'omicidio del marito.

Cristiani perseguitati in tutto il mondo


Camera dei Deputati

On.le Alessandro Pagano


“Gli Approfondimenti”



E’ sempre la solita storia da duemila anni a questa parte! Il cristianesimo si conferma una religione scomoda e quindi da eliminare a tutti i costi. Già Tacito la dichiarava “perniciosa”; un decreto Senatoriale del 35 d.C., “strana ed illecita” ; Svetonio “malefica” ; Minucio, “tenebrosa e nemica della luce” ; Tacito, “detestabile”.
Per tutti questi motivi, da sempre è stata posta fuori legge e perseguitata. Solo nel XX° secolo si sono registrati 45 milioni di martiri, più di quanti ne abbiano fatti i 19 precedenti secoli messi assieme.
Oggi i maggiori persecutori dei cristiani sono gli islamici, i quali dichiarano senza timore di voler conquistare il mondo nel lungo periodo e di voler distruggere il Cristianesimo in Terra Santa e Medio Oriente nel breve periodo.
E’ un fatto talmente evidente, con migliaia di morti in tutto il mondo e con centinaia di migliaia di esuli, che chi continua a negare ciò dimostra solo di essere in mala fede.
Il perché di queste persecuzioni risiede nel fatto che la cultura cristiana è una autentica diga alle mire espansionistiche dell’Islam. Una volta eliminate le minoranze cristiane, per il fondamentalismo le porte del mondo occidentale si spalancherebbero.
I cristiani, tra l’altro, sono scomodi anche perché spesso sono gli artefici dello sviluppo culturale dei loro Paesi. Essi sono strumento vitale di modernità, ma la parte più numerosa dell’Islam è contraria a qualsiasi processo di modernizzazione.
L’Islam, statistiche alla mano, risulta rispettoso delle altre religioni quando esse sono numericamente maggioritarie, oppure quando sono forti culturalmente. Viceversa quando le altre religioni sono minoritarie, esso diventa prevaricante.
In questo momento l’Islam ha capito di avere di fronte un Occidente debole e diviso, incapace di difendere se stesso e gli altri, e coerentemente con la propria ideologia e con lo stesso Corano, rilancia sempre di più. Solo in Iraq dal 2004 ad oggi si è passati da 1 milione di cristiani a quattrocentomila. 600mila persone sono state quindi costrette ad un vero e proprio esodo verso altre nazioni.
Da qui la necessità di sostenere i cristiani perseguitati attraverso un sostegno concreto e non attraverso sterili chiacchiere.
Le reazioni dopo la strage di fine anno in Egitto sono infatti un termometro che l’epoca delle chiacchiere deve finire. Persino il Santo Padre, che all’Angelus del 2 gennaio 2011 aveva detto una ovvietà e cioè che “in atto vi è una strategia di violenza che ha di mira i cristiani”, è stato malamente strapazzato dall’ Imam del Cairo, Ahmed al-Tayeb. E dire che al-Tayeb è considerato un Imam tra i più moderati.
La cosa non è strana! Nell’Islam, come è risaputo, manca qualsiasi senso di autocritica. Magari in privato è disponibile ad ammettere qualche colpa, ma in pubblico ogni intervento è apologetico.
Giorni fa un importante giornale egiziano ha pubblicato sessanta interventi sulla strage. Tutti gli interventi hanno sostenuto che l’attentato non aveva niente a che fare con l’Islam e che semmai vi era stata la solita mano di Israele e Stati Uniti.
Nel frattempo abbiamo assistito ad un salto di qualità. Gli attacchi terroristici hanno assunto una connotazione religiosa sempre più marcata e sono giunti ad un livello di violenza sempre più efferato, al punto di puntare ad uccidere gente inerme dentro le Chiese mentre prega, cioè nel momento di maggiore debolezza, e sempre durante le feste religiose più importanti, al fine non soltanto di colpire le vite umane, ma anche di scoraggiare psicologicamente queste genti.
Nigeria, Pakistan, Iraq, Filippine, Egitto, Libano e così via… ormai la lista è impressionante. Il totale dei perseguitati raggiunge i 200 milioni di persone. Certo! Non tutte le violenze sono riconducibili al fondamentalismo islamico, ma la stragrande maggioranza dei casi sì.
Benedetto XVI nel Messaggio dell’Angelus del 2 gennaio 2011 è andato oltre. Con grande lucidità ha spiegato che il pericolo non viene solo dal fondamentalismo, ma anche dal laicismo. IL Pontefice ha ragione perché entrambi sono due forme di totalitarismo.
Infatti il fondamentalismo è una dittatura palese e aperta, perchè vuole imporre la religione con la forza della violenza. Ma anche il laicismo è una dittatura che però è subdola perché relega la religione ad una sfera privatistica (al limite credi in ciò che vuoi dicono i laicisti purché non lo si manifesti, non lo si testimoni e non lo si condivida con altri).
Ecco perché le tragedie del fondamentalismo vengono sfruttate dal laicismo, il quale sostiene altresì che tutte le religioni producono solo scontri e violenza.
Per questi motivi abbiamo sostenuto in Parlamento una mozione del PDL che poi è stata unificata a quella degli altri partiti. La Camera all’unanimità ha chiesto che il nostro Governo si impegni, attraverso pressioni diplomatiche ed economiche, affinchè nei Paesi dove i cristiani sono perseguitati, il diritto alla libertà religiosa sia e completamente garantito.
Perché è risaputo sin dalla notte dei tempi che la libertà religiosa è la madre di tutte le libertà.


Alessandro Pagano

ENNESIMA IMPICCAGIONE DEI PRIGIONIERI POLITICI



Nella foto il prigioniero politico kurdo, Hossein Khazri, impiccato pochi giorni fa.

mercoledì 12 gennaio 2011

un interessante videomusica persiano della cantante popolare persiana Homeira

Appello internazionale per la liberazione di Nasrin Sotoudeh


DIRITTI UMANI

CNRI – La signora Nasrin Sotoudeh, avvocato dei prigionieri politici in Iran, è stata condannata a 11 anni di carcere, il divieto per 20 anni di lasciare il paese e 20 anni divieto alla pratica. E' stata accusata di "collaborare contro la sicurezza nazionale, propaganda contro il sistema e di non rispettare il codice di abbigliamento durante un discorso."

Nasrin Sotoudeh, madre di due bambini di 3 e 10 anni, è stata tenuta in isolamento nella sezione 209 del carcere di Evin a Teheran dal suo arresto 5 settembre 2010.
La resistenza iraniana chiede al Consiglio di sicurezza dell'ONU, Alto Commissario per i diritti umani, relatori speciali sugli arresti arbitrari e donne, tutti i diritti umani e le organizzazioni per i diritti delle donne, gli ordini degli avvocati e giuristi di tutto il mondo ad adottare misure urgenti per liberare la signora Sotoudeh e altri prigionieri politici.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

 
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