mercoledì 23 dicembre 2009

DURI SCONTRI AD ISFAHAN E NAJAFABAD PER DOPO LA MORTE SOSPETTA DELL'AYATOLLAH MONTASERI

NAJAFABAD E' IN UNO STATO DI GUERRA CON NUMEROSI SCONTRI TRA LA POPOLAZIONE E FORZE DI SICUREZZA
CONTINUANO IN TUTTO IL PAESE DURI SCONTRI TRA LA POPOLAZIONE FEDELE ALL'AYATOLLAH MONTASERI E LE FORZE DELL'ORDINE
SOSPETTI SULLA SUA MORTE HANNO PORTATO LA GENTE IN MANFESTAZIONI E CORTEI DI PROTESTA
SI PREVVEDONO ENORMI DIMOSTRAZIONI DI PROTESTA IN OCCASIONE DEL SETTIMO E DEL QUARANTESIMO GIORNO DELLA MORTE
IL REGIME HA ALLERTATO TUTTE LE SUE FORZE DI SICUREZZA REGOLARI E PARAMILITARI BASIJI
NELLA CITTA' DI QUM VIGE UNO STATO DI ALLERTA PERMANENTE

ANCHE NELLA CITTA' NATIVA DI MONTASERI CI SONO STATI DURISSIMI SCONTRI IN PIAZZA. LA GENTE HA CHIESTO IL SOCCORSO MEDICO E MEDICINALI DI PRIMO SOCCORSO
NUMEROSI FERITI E ARRESTI


Nella foto Ayatollah Montaseri, deceduto in modo sospettoso alcuni giorni fa

Secondo le informazioni appena giunte da Isfahan sono in corso duri scontri tra la popolazione fedele al defunto ayattollah Montaseri e le forze di sicurezza. I manifestanti dddddi Isfahan gridavano "Morte al dittatore, morte a Khamenei". Tra la popolazione iraniana e' molto diffusa la convinzione secondo cui Ayatollah Montaseri e' stato ucciso con l'ordine diretto di Ali Khamenei. Recentemente Ayatollah Montaseri aveva chiamato lo stesso leader dei mullah come " uomo oppressore, dittatore e da abbattere". E di conseguenza Khamenei aveva minacciato di "chiudere la bocca a coloro che minavano con le loro azioni e le loro parole la credibilita' politica e religiosa dello stato islamico".
davood karimi
un interessante articolo de Il Giornale scritto da Gian Micalessin

lunedì 21 dicembre 2009, 07:00 Teheran, trovato morto l’ayatollah scomodo che appoggiava i ribelli
di Gian Micalessin


Lo incontrai tre anni fa. Hossein Ali Montazeri era un soffio di voce in una fragile gabbia di pelle e ossa. Scivolava piegato dall’asma tra i libri e scrivanie di quell’antica, frugale residenza nel cuore della città santa di Qom, in Iran. Mi scrutò come un fantasma da dietro gli occhiali in cinemascope mentre io, piegato davanti a lui imploravo un’ intervista. Incrociai il suo sguardo. Era l’ultimo fuoco di quel corpo raggrinzito. Due occhi stanchi, ma capaci di scavarti dentro. Gli occhi del Grande ayatollah che un tempo insegnò religione all’imam Ruollah Khomeini. Non rispose neppure. Alzò sul mio capo la manina da mummia tremula e mi congedò in un sussurro di fatica: «Sei italiano, salutami il Papa, Dio ti benedica».
L’ayatollah Montazeri se n’è andato nel sonno a 87 anni. Per la gioia, e per la paura di Ali Khamenei, l’usurpatore che vent’anni fa gli rubò il titolo di erede di Khomeini. La maledizione di Montazeri è tutta nel suo funerale. Inizia stamattina ed è il grande appuntamento dell’opposizione. Vi partecipano Mir Hossein Mussavi e Mehdi Karrubi; è l’ultimo saluto al Grande ayatollah bandito dal regime, ma promosso a guida spirituale dall’onda verde. Quando la scorsa estate si diffondono le voci sulla spietata repressione, Montazeri è il primo a schierarsi: «Un sistema politico - scrive - basato sulla forza, l’oppressione, la frode, l’uccisione e l’uso di torture medievali e staliniste è illegittimo e va condannato». Stamattina l’altra «guida», l’Ali Khamenei che gli scippò il titolo di «supremo» deve decidere come difendersi da quel fantasma. Decidere se far finta di nulla o rischiare l’indignazione degli ayatollah di Qom spedendo legioni di pasdaran e miliziani basiji a «blindare» la città santa e l’ultimo addio al grande rivale. Comunque vada avrà perso, avrà dimostrato la sua debolezza. Montazeri del resto è la sua bestia nera. Nel1989, quando l’Assemblea degli esperti deve scegliere l’erede dell’imam, lui Khamenei è un semplice «hojatoleslam» due gradini sotto a quel rango di grande ayatollah indispensabile per la nomina. Per promuoverlo a Suprema guida ci vogliono le acrobazie istituzionali del presidente Ali Akbar Rafsanjani e una modifica della costituzione di cui il grande ayatollah Montazeri è stato teorico e ispiratore. Quando l’illustre sconfitto osa ricordargli che comanda senza averne titolo, Khamenei si vendica seppellendolo nella casa di Qom, costringendolo per cinque anni agli arresti domiciliari. Ma far star zitto Montazeri non è facile e la storia lo dimostra.
Nel 1987 quando è ancora l’erede designato di Khomeini è il primo a chiedere la legalizzazione dei partiti politici, denunciando il fallimento della Rivoluzione e dei tentativi di esportarla. «Dobbiamo ispirare il mondo con il buon esempio - dichiara - non addestrando e armando gruppi armati». La resa dei conti arriva alla fine dell’estate del 1988, quando denuncia le esecuzioni di massa di migliaia di prigionieri politici, auspica una politica più aperta e liquida con una battuta la fatwa per l’assassinio dello scrittore Salman Rushdie: «La gente nel mondo si sta facendo l’idea che la principale attività dell’Iran sia uccidere le persone». Due giorni dopo un Khomeini furioso «dimette» il proprio successore e gli revoca il titolo di grande ayatollah. Cancellando il proprio maestro Khomeini elimina l’architetto dell’architrave sui cui si regge il potere. L’architrave, introdotta nella Costituzione da Montazeri, il velayat e faqih, il concetto di suprema magistratura che concede alla Suprema guida la capacità di discernere bene e male. Una capacità quasi divina e fonte di potere assoluto. Ma anche un potere assai facile da delegittimare. Quando Khamenei manda basiji e pasdaran ad arrestare e torturare i manifestanti che contestano il risultato elettorale, a Montazeri basta una frase per destituire di ogni autorità il vecchio nemico. «L’ingiustizia è l’opposizione intenzionale all’insegnamento religioso, a ogni fondamento di ragionevolezza e razionalità, a quel consenso che rappresenta la legge. Chi si oppone a questo principio non è più qualificato a governare».

PARTECIPAZIONE DI UNA DELEGAZIONE DELLA RESISTENZA IRANIANA AL CONVEGNO DELL'UDC


Un breve videoclip della partecipazione di Azar Karimi, presidente dell'associazione giovani iraniani in Italia al congresso dell'UDC

Sabato scorso ha partecipato al congresso nazionale dell'Udc una delegazione dell'Associazione dei Giovani iraniani, simpatizzanti della resistenza iraniana durante il quale la presidente Azar karimi e' intervenuta portando il saluto dei ragazzi e delle ragazze della rivolta iraniana ai partecipanti del congresso. Azar durante il suo intervento ha ringraziato il presidente Casini per aver partecipato alla manifestazione in piazza San Lorenzo in Lucina e per il suo continuo sostegno alla lotta del popolo iraniano per la liberta' e la democrazia in Iran aggiungendo che le manifestazioni di dissenso popolare continuano ancora con gli slogan " morte al dittatore, morte a Khamenei" il che significa che la volonta' della popolazione e' quella di rovesciare l'intero sistema governativo islamico instaurando la liberta' e la democrazia in Iran. Azar ha infine ricordato la famosa terza via proposta dalla presidente Maryam Rajavi" No alla plitica di accondiscednenza, no alla guerra e uso delle armi e si al cambio democratico da parte del popolo iraniano".

domenica 20 dicembre 2009

UNA TRISTE NOTIZIA: MORTO GRANDE AYATTOLLAH MONTASERI


In questa foto si vede la Fatwa di Khomeini, scritta in persiano e dal proprio pugno, in cui ordina ai giudici religiosi il massacro di tutti i prigionieri politici simpatizzanti dei Mojahedin del Popolo. Il grande Ayattollah Montaseri si è opposto duramente contro questa Fatwa e ne ha preso seriamente le distanze motivo per cui Khomeini lo destitui dall'incarico di suo successore.

Nella foto: il corpo dell'ayattollah Montaseri esposto nel cortile della sua abitazione a Qum


Grande commozione e tristezza tra la comunità iraniana per la scomparsa di uno dei più grandi uomini religiosi della Persia che non ha voluto partecipare ai crimini commessi dal regime di Khomeini al costo di perdere il suo prestigioso incarico come il suo successore di Khomeini .
Nell'estate del 1987 quando Khomeini ordinò il massacro di trentamila prigionieri politici simpatizzanti dell'organizzazione dei Mojahedin del popolo, Ayattollah Montaseri ci si oppose fortemente criticando lo stesso Khomeini dicendo che " i Mojahedin sono una ideologia e l'ideologia va combattuto con le idee e non con eliminazione fisica dei suoi simpatizzanti". Questa critica ha costato all'Ayattollah Montaseri la perdita del suo incarico come successore . Ma Lui coraggiosamente ha accettato tutte le conseguenze delle sue affermazioni e ha sempre avuto una posizione da critico al regime islamico affermando spesso di non essere d'accordo su nulla con gli attuali governanti iraniani. Anche dopo le elezioni del 12 giugno scorso ha mantenuto le sue posizioni critiche partecipando con più energia alle manifestazioni di dissenso popolare accusando lo stesso leader Ali Khamenei di essere un dittatore e un criminale da cacciare via.
Recentemente, il leader della resistenza iraniana Massoud Rajavi in una lettera aperta scritta ai componenti del Consiglio dei Guardiani aveva proposto di dichiarare l'illegittimità del leadership di Khamenei sostituendolo con il grande Ayattollah Montaseri. Dopo la falsa rielezione di Ahmadinejad, Montaseri è sceso in campo con una nuova linfa ed energia suscitando un grande ammirazione e simpatia della popolazione. Secondo le informazioni appena giuntemi, dalle prime luci di alba, sono iniziate ondate di cortei e caravan da tutte le città vicine al Qum dove è deceduto. Ayattollah Montaseri era nato nel 1923 nella città di Najafabad.
Le nostre più sentite condoglianze alla famiglia, ai simpatizzanti e a tutti coloro che ammiravano la sua anima critica, ribelle e umana.
Naturalmente aspettiamo anche eventuali comunicati della famiglia e per ora ne prendiamo atto che il movimento di dissenso popolare contro l'intero regime di Ahmadinejad ha perso uno dei suoi più popolari anelli di congiunzione.
Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia
.
Nella foto, ayattollah Montaseri, uno dei religiosi più critici al regime di Ahmadinejad
Notizia Ansa:Iran, morto grande ayatollah Hossein Ali Montazeri
Ex successore designato dell'ayatollah Khomeini
20 dicembre, 09:20


TEHERAN - Il grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, uno dei religiosi iraniani più critici del regime ed ex successore designato dell'ayatollah Khomeini a guida del paese, è morto. Lo scrive oggi l'agenzia ufficiale iraniana Isna. Montazeri, che aveva 87 anni, è morto la notte scorsa nella città santa sciita di Qom, 130 chilometri a sud di Teheran. L'importante religioso era stato escluso dalla successione a Khomeini come Guida suprema della Repubblica islamica nel 1988, dopo avere criticato apertamente parte delle politiche del regime. Da allora è vissuto a Qom, quasi come un recluso, costantemente sorvegliato dagli apparati di sicurezza. Dal 1997 ha anche trascorso cinque anni agli arresti domiciliari per avere duramente criticato l'attuale Guida, l'ayatollah Ali Khamenei. Negli ultimi anni, tuttavia, il grande ayatollah, che godeva ancora di un vasto seguito religioso, ha fatto sentire spesso la propria voce critica. Dopo le contestate elezioni del giugno scorso che hanno visto confermato alla presidenza Mahmud Ahmadinejad, Montazeri ha preso decisamente posizione al fianco del cosiddetto 'movimento verde' di protesta guidato dall'ex candidato moderato Mir Hossein Mussavi e da quello riformista Mehdi Karrubi.


E' MORTO L'AYATOLLAH DISSIDENTE ALI MONTAZERI

(AGI) - Teheran, 20 dic. - Era lui la vera fonte di ispirazione delle proteste che da giugno scorso scuotono l'Iran, mostrando alla comunita' internazionale un altro volto della teocrazia islamica. Non il ricco e fin troppo potente Hashemi Rafsanjani, non il deludente ex presidente Mohamad Khatami, e neanche l'ex candidato presidenziale Mir Hossein Moussavi, oggi oppositore del regime ma ieri primo ministro e, dunque, sospettabile di contiguita' con un potere oggi odiato. Non loro, ma il Grande Ayatollah Hossein ALi Montazeri, morto a 87 anni, e' stato la "Guida Spirituale" dei giovani e degli studenti che da mesi contestano l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica Islamica e la copertura a lui data dall'altra "Guida Spirituale", quell'Ali Khamenei che alla morte di Khomeini fu scelto per quella carica al posto di Montazeri.
La storia dell'Iran torna da oggi a Qom, la citta' santa sciita in cui Khomeini predicava contro lo scia' e che il fondatore della teocrazia islamica aveva trasformato nel centro irradiarote di una dottrina rivoluzionaria che avrebbe trasformato il Medio Oriente e gli stessi rapporti interni tra sciiti e sunniti nel mondo islamico. E' a Qom che Montazeri e' morto, e' da li' che la notizia e' arrivata ed e' stata rilanciata dalle veline dell'Iran e della Fars: "Hossein Ali Montazeri e' morto questa notte", hanno scritto le agenzie di stampa ufficiali omettendo il titolo di colui che al contrario di Khamenei gli studi religiosi li aveva completati.
I titoli, per la verita', gli furono tolti nel 1989, dopo uno scontro durissimo che Montazeri, che si era fatto il suo carcere duro negli anni dello scia', ebbe con Khomeini. Quando quest'ultimo era in esilio in Francia era stato lui a raccolgoliere in patria i fondi per la Rivoluzione, fino all'arresto acvvenuto nel 1975. Fu il primo presidente dell'Assemblea degli Esperti -l'organo competente per l'elezione e la rimozione della Guida Spirituale- e fu tale il suo carisma che la stessa Assemblea lo designo' "futura Guida della Rivoluzione islamica". Tra i nemici nella famiglia rivoluzionaria contava Rafsanjani (oggi anche lui rivale di Khamenei e Ahmadinejad) che tramo' contro di lui e provvide a farlo definitivamente fuori dai giochi alla morte di Khomeini. Ma Montazeri era gia' caduto in disgrazia presso il capo supremo della Rivoluzione.
Khomeini non poteva sopportare le sue critiche alle esecuzioni di massa e le citazioni sulla clemenza di Maometto. Nel 1989, pochi mesi prima di morire, Khomeini disse di essersi sbagliato sul compagno di strada di una vita e impose a Montazeri di dimettersi da presidente dell'Assemblea degli Esperti. Le faide succedute alla morte dell'ayatollah provvidero poi a confinarlo per sempre a Qom- tirandolo fuori' da li' solo per trasferirlo in carcere quando Khamenei non ne poteva piu' delle sue critiche- senza pero' ridurne il carisma, rimasto intatto fino a oggi.
E' a Qom che secondo il sito riformista Parlemanews si stanno dirigendo migliaia di iraniani per partecipare ai funerali di Montazeri: "A migliaia arriva da Isfahan, Najafabad, e altre citta", per i funerali, che si terranno domani, di colui che non aveva esitato a scagliare una fatwa contro l'attuale regime, definendolo fondato non piu' sul "Velayat-e-faqih" -la dottrina con cui Khomeini defini la supremazia del guirista islamico e della sharia- bensi' sul "velayat-e-nezami", la supremazia dei soldati.

Iran: morto Grande Ayatollah Montazeri,critico del regime
(Reuters) - Il Grande Ayatollah Hossein Ali Montazeri, figura religiosa di primo piano che avrebbe dovuto essere il successore di Ruhollah Khomeini e che da tempo era critico verso il regime di Teheran, è morto. Lo annunciano oggi i media di Stato.

Alla notizia della morte di Montazeri, migliaia di suoi sostenitori hanno deciso di partire Qom - dove viveva - per partecipare ai funerali previsti per domani, ha reso noto il sito moderato Parlemannews.

L'87enne Montazeri, che aveva contestato il risultato delle elezioni presidenziali di giugno che hanno ridato la vittoria a Mahmoud Ahmadinejad, era stato uno degli architetti della rivoluzione islamica del 1979, ma poi era entrato in collisione con la leadership religiosa, fino a trascorrere cinque anni agli arresti domiciliari, fino al 2002.

Doveva essere lui il successore dell'Ayatollah Khomeini alla guida dell'Iran. Ma dopo che nel 1989 contestò l'esecuzione di massa di prigionieri, a succedere a Khomeini fu, nello stesso anno, l'Ayatollah Ali Khamenei, ancora oggi massima guida spirituale del paese.

"Hossein Ali Montazeri è morto nella sua casa ieri sera", ha reso noto l'agenzia di stampa ufficiale in un dispaccio che non indica il titolo ufficiale di Montazeri.

L'Ayatollah risiedeva da anni a Qom, città santa per gli sciiti che si trova a sud di Teheran, ed era uno dei più anziani e importanti religiosi iraniani.

Ad agosto, aveva definito l'attuale regime una "dittatura", affermando che la gestione da parte delle autorità delle rivolte di piazza dopo le elezioni di giugno avrebbe potuto portare "alla caduta del regime".

sabato 19 dicembre 2009

un nuovo videoclip in memoria del grande simbolo della resistenza del popolo iraniano contro il regime barbaro e fondamentalista di Ahmadinejad

Analisi: L’Iran occupa un pozzo di petrolio iracheno

Recentemente il regime fondamentalista di Ahmadinejad ha ricevuto dei duri colpi sia da parte del popolo iraniano che da parte della sua legittima resistenza organizzata. l'esempio più tangibile di questa dura lotta è stato il grande successo della giornata dello studente del 7 dicembre scorso dove migliaia e miglia di studenti scortati e sostenuti dai semplice cittadini hanno manifestato contro il regime al grido" morte a Khamenei, morte al dittatore". Il che significa che la lotta della popolazione per libertà e la democrazia si sta radicalizzando prendendo nuove forme di organizzanzione e di mobilitazione. Un'altro fallimento subito dal regime iraniano riguarda il giorno 15 dicembre scorso data per cui il governo iracheno aveva preanunciato una scadenza per chiudere il campo di Ashraf dove tuttora vivono quasi 34oo membri della resistenza iraniana. Anche questa scadenza grazie ad una grande mobilitazione popolare e internazionale è caduta nella prescrizione e il governo del premier Al Maleki non ha potuto fare altro che alzare le mani di fronte alla volontà di un popolo che ha già deciso di mandare alla patumiera della storia un regime barbaro, medievale e fondamentalista con tutte le sue ramificazioni interni ed esterni ed indotto. Di fronte a questa grande sconfitta il regime dei mullah ha voluto dimostrare ancora i suoi muscoli attrofizzati minacciando ancora una volta il governo iracheno di agire militarmente nel caso che la prossima volta non esegua gli ordini di Teheran.
Secondo le informazioni pervenutemi dalle fonti interni, il giorno 15 dicembre lo stesso Ali Khamenei seguiva direttamente via telefono l'evolversi della situazione del campo di Ashraf impartendo ordini su ordini ai comandanti sul campo per attaccare militarmente i residenti del campo, come avvenne il 28 luglio scorso, dove morirono 11 e rimasero feriti altri 500 membri della resistenza iraniana. Ma tutto invano. Il governo iracheno non ha potuto fare altro che organizzare un tour giornalistico e propagandistico nel campo di Ashraf accolto con grande favore ed entusiasmo di tutti i residenti del campo che parlavano coi giornalisti stranieri spiegando loro le motivazioni delle loro decisioni sul non abbandonare il campo di Ashraf. In questo tour il governo iracheno aveva portato con sè una decina di pulman su cui montati degli altoparlanti che in persiano lanciavano degli inviti in persiano e in arabo, per portare via coloro che si presentavano ai funzionari iracheni esprimendo la volontà di abbandonare il campo! il risultato? Nessuno si è presentato e i decine e decine di pulman sono tornati indietro colmi di vergogna per lo stesso governo Al maleki. L'occupazione del pozzo iracheno va letto pricipalmente in questo occhio!
Comunque, la politica del saccheggio del petrolio iracheno va avanti da anni e gli iraniani portano via indisturbati una buona parte del petrolio iracheno. Ci sono numerosi indagini del parlamento e del governo iracheno sui comportamenti del regime di Teheran e puntualmente finiscono nell'archivio per ragioni di stato! Anche l'operazione dell'occupazione del pozzo petrolifero di Fakka fa parte di questa politica di ricatto per costringere il governo iracheno di portare avanti la politica di repressione contro l'opposizione iraniana dislocata nel campo di Ashraf. Una politica disumana e terroristica che va negata ed affrontata con una netta presa di posizione da parte del governo americano e da parte dell'Unione Europea.
Secondo me non bisogna trascurare i costanti lanci dei missili di ogni tipo, le numerose minacce rivolte all'Israele, la negazione dell'olocausto, le operazioni di occupazione del territorio iracheno nonchè la dura repressione delle pacifiche manifestazioni di protesta del popolo iraniano ed il massacro e la mattanza dei membri dell'opposizione democratica avvenuto il 28 luglio scorso: sono tutti elementi di una catena che una volta trascurata da chi di dovere deve vigilare sulla sicurezza del mondo ci porterà inevitabilmente a finire dentro una feroce e catastrofica guerra di cui la fine mi rimane troppa ignota!
Karimi davood


Vi propongo, al riguardo, un interessante articolo di Marta Allevato pubblicato sul quotidiano Il Giornale.
di Marta Allevato


Non bastavano le provocazioni dei test missilistici e la sistematica repressione dell’opposizione in patria. L’Iran ormai gioca al rialzo nel braccio di ferro con la comunità internazionale e ieri, al confine tra la Repubblica islamica e l’Irak, hanno spirato venti di guerra: un gruppo di militari iraniani ha sconfinato in territorio iracheno, occupando un pozzo petrolifero. L’episodio si è tinto di giallo in un rincorrersi tutto il giorno di smentite e reticenze. Solo nel tardo pomeriggio il vice ministro iracheno degli Interni, Ahmed Ali al-Khafaji, ha confermato: «Undici soldati sono penetrati dopo mezzogiorno nel campo petrolifero iracheno di al-Faqqa e hanno innalzato la bandiera iraniana». Al-Khafaji ha anche sottolineato che «fatti di questo genere sono già accaduti nel corso della settimana». I pozzi del campo di Faqqa - a est della città di Amara, con riserve pari a un milione e mezzo di barili - a giugno erano stati inseriti nel primo round di aste petrolifere senza trovare, però, acquirenti tra le major partecipanti.
Per ora sembra che Bagdad non abbia deciso di intraprendere azioni militari, nella speranza di trovare una risposta diplomatica alla situazione. Ma quando c’è di mezzo l’Iran, si sa che la via diplomatica non sempre è quella più facile da percorrere. Le relazioni tra i due Paesi che negli anni Ottanta hanno combattuto una sanguinosa guerra per otto anni, sono però migliorate da quando in Irak - dopo la caduta di Saddam Hussein nel 2003 - è salito al potere un governo guidato da partiti sciiti. Analisti iraniani sostengono che episodi di “furto” di petrolio dai pozzi iracheni, spesso dirottato verso il Golfo Persico, si verificano regolarmente da anni, nel silenzio di Bagdad che tende a «chiudere un occhio» con Teheran.
L’invasione è il culmine di un’escalation di tensione innescata dal regime dei mullah. Tra ieri e la notte precedente si è verificato un po’ di tutto: il sito di microblogging Twitter è stato vittima di un'intrusione di hacker di un gruppo autodefinitosi Iranian Cyber Army, che aveva fatto lo stesso anche in un sito dell'opposizione; Teheran ha ribadito di essere impegnata nella sperimentazione di un tipo di centrifughe di nuova generazione per l'arricchimento dell'uranio e il presidente Ahmadinejad ha voluto ricordare, a margine della conferenza di Copenaghen, che la politica di Barack Obama è identica a quella di George W. Bush ed è «la presenza militare americana il motivo principale delle crisi che viviamo oggi in Medio Oriente».

giovedì 17 dicembre 2009

Tre giorni di Mostra di tappeti persiani

Care amiche e cari amici
per tre giorni mi assento da Roma per una mostra di tappeti persiani che si svolgerà nel nord est Italia. Dopo il furto dei miei tappeti avvenuto il 12 settembre la situazione è assai duro e difficile per cui ultimamente mi tocca fare salti mortali. Ma io resisto perchè devo resistere! La resistenza è l'unica garanzia per tutelare la salute e l'incolumità fisica e mentale. Essendoci sotto le festività natalizie se c'è qualcuno che desidera acquistare qualche tappeto è pregato ad contattarmi. lo raggiungo in qualsiasi parte dell'Italia.
Purtroppo non ho la possibilità di comunicare via internet per cui chi mi vorrà contattare è pregato a chiamarmi sul cellulare al numero 3387862297.
grazie a tutti.
karimi davood

LE FORTI PREOCCUPAZIONI DEL MINISTRO RONCHI SULLA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN IRAN


IRAN: RONCHI, “BENE FRATTINI, EUROPA BATTA UN COLPO”





“Condivido in pieno la preoccupazione del ministro Frattini per il costante aumento della tensione in Iran” dichiara il ministro delle Politiche Europee, Andrea Ronchi. “La repressione sta assumendo contorni sempre più gravi ed è arrivato il momento che l’Europa batta un colpo, mettendo da parte le timidezze che ne hanno contraddistinto l’azione fino ad oggi, e si faccia sentire con maggiore convinzione sia sul fronte della difesa dei diritti umani, sia su quello dell’escalation nucleare. Sono in costante contatto con gli esuli iraniani in Italia e raccolgo quotidianamente da loro notizie sempre più preoccupanti. Non è possibile tacere ulteriormente. La comunità internazionale deve adottare misure più efficaci e aumentare la pressione sul governo iraniano”.

domenica 13 dicembre 2009

SOLIDARIETA' CON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI

A nome dell'Associazione rifugiati politici iraniani desidero esprimere la nostra piena soldiarietà al presidente del consiglio italiano On. Silvio Berlusconi condannando ogni atto di violenza contro la Sua persona.
Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

mercoledì 9 dicembre 2009

FINALMENTE ANCHE UN PREMIO ALL'AYATOLTERRORE ALI KHAMENEI, CAPO SUPREMO DEL REGIME TERRORISTICO DEI MULLAH



Nella foto un prigioniero politico kurdo, ferito e arrestato durante i combattimenti sulle montagne del kurdistan iraniano e impiccato subito dopo in pubblico. Questa la avera faccia del regime dell'ayattolterrore Ali khamenei, premiato dagli studenti di una universita di Oslo

IRAN: A KHAMENEI IL PREMIO DITTATORE DELL'ANNO, BATTUTI MUGABE E KIM JONG-IL
9 dic. - (Adnkronos/Aki) - L'ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della Repubblica Islamica, si e' aggiudicato l'edizione 2009 del premio 'Dittatore dell'anno', che gli studenti dell'universita' di Oslo assegnano "all'individuo che si e' distinto per aver ispirato la massima ostilita' nei suoi confronti da parte della popolazione e delle altre Nazioni, e che ha significativamente incrementato il livello di sofferenza umana, privando la gente dei mezzi di sostentamento e scatenando guerre".

martedì 8 dicembre 2009

Una nuova ondata di attentati terroristici iraniani in Iraq

Con una nuova ondata di attentati dinamitardi di oggi nelle strade di Baghdad il regime dei mullah ha ancora una volta colpito il cuore dell'Iraq per nascondere e arginare l'importanza delle manifestazioni popolari di ieri. Dimostrazioni di dissenso verso l'intero regime terrorista e barbaro dei mullah che hanno toccato in un modo incredibile l'intero paese.
La nostra piena solidarietà e condoglianze con il popolo iracheno.
secondo me il regime di Ahmadinejad ha voluto vendicarsi, con le bombe di oggi a Baghdad, la sua sconfitta sul piano politico iracheno dove tutti i partiti politici hanno adottato una nuova legge elettorale che taglia drasticamente le mani iraniane dalla scena politica del paese.
karimi davood

le manifestazioni del 16 Azar e la stampa internazionale


Ieri ancora una volta l'Iran e gli iraniano erano sui primi flash di quasi tutte le radio tv italiane ed stranieri che hanno dato, nonostante l'assenza dei loro corrispondenti in Iran, una grande copertura delle manifestazioni che hanno colorato tutte le strade iraniane dando una gioia e linfa nuova a tutta la popolazione. Lo slogan principale dei manifestanti che hanno invaso l'intero paese ha colpito e ha mirato il cuore del regime, appunto Ayatolterrore Ali Khamenei, capo supremo del regime:" Morte a khamenei, morte alla dittatura".
ieri sera alle 11 e 35 partecipando al programma di approfondimento di Sky News 24e commentando la giornata di protesta e le immagini che arrivano attraverso gli stessi dimostranti e via internet ho focalizato questo punto aggiungendo che lo slogan "Morte a khamenei" significa la ferrea volontà del popolo iraniano per porre fine, per sempre, a trentanni di un regime di violenza, di terrorismo, di misoginia, di discriminazione, di spargimento di sangue e di repressione. E alla fine, alla domanda del conduttore che mi chiedeva cosa pensavo dei piani atomici ho risposto che il regime dei mullah è fortemente motivato ad andare avanti su questa strada e se non viene rovesciato nei tempi brevi dal popolo iraniano sicuramente andremo verso una sicura e catastrofica guerra!
In ogni caso la giornata di ieri ha dimostrato ancora una vlta che la rivolta popolare, nonostante tanta violenza usata dal regime de mullah sia nelle strade che nelle sue carceri non si è fermata e non si fermerà mai ed andrà avanti fino al rovesciamento del quadro politico ed ideologico attuale.
Una cosa che ha colpito ieri tutto gli osservatori stranieri è stata la forte partecipazione di tutta la popolazione iraniana a fianco dei suoi studenti piccoli e grandi. Nei cortei si vedeva chiaramente la presenza fortissima delle mamme, degli anziani e della gente comune.
Un doveroso ringraziamento a tutti coloro che ieri hanno ancora testimoniato la ferrea volontà del popolo iraniano per un cambiamento democratico in Iran dimostrando la vivacità della popolazione e la sua fortissima convinzione che la democrazia, la libertà e la sicurezza mondiale sono degli elementi realizzabili solo e solo attraverso un cambio totale del regime dei mulllah consegnandolo per sempre, insiem a tutti i suoi sponsor interni ed esterni, alla pattumiera della storia.
karimi davood

lunedì 7 dicembre 2009

16 AZAR, GIORNATA DELLO STUDENTE: "MORTE A KHAMENEI, MORTE ALLA DITTATURA". 12 mila arresti, centinaia di manifestanti feriti

Iran: polizia attacca oppositori
Scontri a Teheran durante manifestazione anti-governativa
07 dicembre, 15:42


(ANSA) - TEHERAN, 7 DIC - Gravi incidenti a Teheran: le forze di sicurezza hanno attaccato migliaia di oppositori. Lo riferiscono testimoni. I manifestanti radunati scandivano slogan anti-governativi ma la polizia e' intervenuta per fermare e disperdere i dimostranti che intendevano marciare verso l'universita' centrale della capitale. Gli oppositori, tra cui molte donne, si sono dispersi nelle vie adiacenti, inseguiti dagli agenti, mentre cassonetti di immondizia venivano dati alle fiamme.


IRAN: ATTACCO MILIZIA ANSAR HEZBOLLAH IN UNIVERSITA' HAMEDAN, MOLTI FERITI

Teheran, 7 dic. - (Adnkronos/Aki) - La milizia paramilitare degli 'Ansar-e Hezbollah' (I compagni del partito di Dio) ha attaccato oggi pomeriggio l'Universita' Bu'ali, nella citta' nord-occidentale iraniana di Hamedan. Lo riferisce il sito studentesco 'Amirkabir', spiegando che alcuni elementi della milizia Hezbollah, durante i festeggiamenti organizzati in occasione della Giornata dello Studente, sono entrati nel campus universitario, aggredendo gli studenti che stavano lanciando slogan anti-governativi. Sarebbero numerosi gli studenti feriti, tra cui molte ragazze. Le milizie Hezbollah erano munite di spray lacrimogeni e acidi
















IRAN, NUOVI SCONTRI NELLA GIORNATA DELLO STUDENTE


Esteri

In Iran ancora manifestazioni contro il regime. Testimoni riferiscono di nuovi scontri tra dimostranti e polizia e anche di spari da parte delle forze dlel'ordine


"Morte alla dittatura, morte a Khamenei. Con questi slogan hanno incominciato a manifestare gli studenti iraniani a Teheran". Lo dice a CNRmedia Sholeh Sharzad, presidente dell'associazione donne iraniane in Italia. "Abbiamo ricevuto le notizia degli scontri già da due ore - continua Sharzad -. Più di mille studenti si sono radunati davanti all'università di Teheran, già chiusa da ieri". Inoltre "Sappiamo anche che a piazza Enghelag già si sentono gli spari. Sono in corso scontri con la polizia". Ma le proteste non si limitano alla capitale iraniana. "Sono cominciate le manifestazioni anche a Shiraz e Isfhahan" conclude Sharzad. Su CNRmedia.com i primi video delle proteste a Teheran, caricati su Youtube dai manifestanti che hanno aggirato i blocchi alle telecomunicazioni imposti dalle autorità iraniane.

CNRmedia - 07/12/09

venerdì 4 dicembre 2009

IRAN: BERLUSCONI, E' PREOCCUPAZIONE PIU' GRANDE

Roma, 3 dic. - (Adnkronos) - L'Iran "rappresenta la preoccupazione piu' grande" condivisa da Italia e Russia. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella conferenza stampa congiunta che ha tenuto a Villa Madama con il Presidente russo, Dmitry Medvedev.

"Ci siamo particolarmente soffermati" su questo tema, ha quindi aggiunto Berlusconi, riferendo i contenuti del vertice italo russo appena concluso, e in cui i leader dei due Paesi, aveva sottolineato poco prima il capo del governo italiano, si sono "trovati d'accordo su tutto: su ogni tema le visioni sono perfettamente identiche". Martedi' la Russia ha lasciato trapelare la sua posizione favorevole all'introduzione di nuove sanzioni economiche contro l'Iran.

mercoledì 2 dicembre 2009

Gli eurodeputati favorevoli alla decisione del tribunale spagnolo di investigare sui crimini commessi nei confronti dei residenti del campo di Ashraf


Martedì, 01 December 2009
CNRI - In un comunicato stampa, Martedì, Gli Amici dell'Iran libero dell'Intergruppo presso il Parlamento europeo ha accolto con favore la decisione del Tribunale centrale investigativa per indagare sui crimini commessi dal governo iracheno contro i residenti di Ashraf.
Di seguito è riportato il testo del comunicato stampa:

Gli eurodeputati accolgono favorevolmente la decisione della Corte Nazionale di Spagna per indagare sui crimini commessi il 28 e il 29 luglio nei confronti dei residenti di Ashraf Camp da parte delle autorità irachene.

La Corte dichiara che i residenti di Ashraf sono sotto la protezione della Quarta Convenzione di Ginevra


Amici di un Iran libero dell'intergruppo nel Parlamento europeo, che consiste di un gran numero di deputati provenienti da varie tendenze politiche, accoglie con favore la decisione della Corte centrale investigativo, Numero 4, della Corte Nazionale di Spagna, il 26 novembre 2009, per indagare sui reati commessi il 28 e il 29 luglio nei confronti dei residenti del campo Ashraf, che ospita 3.400 membri del movimento di opposizione iraniano, People's Mojahedin Organization of Iran (PMOI / MEK).

La decisione della Corte si basa sul fatto che l'attacco a Camp Ashraf, con 11 morti, centinaia di feriti e oltre 1000 persone picchiate, potrebbe costituire una grave violazione delle Convenzioni di Ginevra e dovrebbe essere studiata.

Il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione storica il 24 aprile 2009 su Campo Ashraf, insistendo sulla Convenzioni di Ginevra. Ora un tribunale competente in Europa si è pronunciata sui diritti dei membri del PMOI in Iraq, sotto la protezione della Quarta Convenzione di Ginevra.

La denuncia presentata presso la Corte fa riferimento anche al ruolo di alcune autorità iraniane a esercitare pressione sul governo iracheno nel quadro del suo obiettivo di eliminare il PMOI.

Vorremmo congratularci con i residenti di Ashraf per questa importante decisione legale che afferma chiaramente che è l'obbligo per le autorità irachene a garantire la loro integrità fisica e trattarli in base alle Convenzioni di Ginevra.

Invitiamo ancora una volta il primo ministro iracheno Maliki di non stare a faccia a faccia contro la comunità internazionale sui diritti fondamentali delle persone che hanno vissuto legalmente in Iraq per molti anni. L'Iraq deve cooperare pienamente con la Corte Nazionale di Spagna, l'invio alla Corte tutti i documenti necessari per indagare su questi crimini e di identificare i responsabili.

A nome della Fofi:

• Alejo Vidal-Quadras, vicepresidente del Parlamento europeo (Spagna)
• Stephen Hughes, First Vice President del Gruppo socialista e Democratici (Regno Unito)
• Tunne Kelam, PPE (Estonia)
• Jim Higgins, Questore (Irlanda)
• Søren Søndergaard, GUE / NGL (Danimarca)
• Filip Kaczmarek, PPE (Polonia)
• Chris Davies, ALDE (Regno Unito)
• Alexander Alvaro, ALDE (Germania)
• Edit Bauer, PPE (Slovacchia)
• Leonidas Donskis, ALDE (Lituania)
• Sari Essayah, PPE (Finlandia)

domenica 29 novembre 2009

Iran, l'ayatollah Amoli lascia: «Il mio popolo soffre e io non posso aiutarlo»

Un'altro concreto esempio della forte e profonda spaccattura al vertice del regime fondamentalista e terrorista iraniano
Si è dissociato anche ayattollah Javad Amoli, già Imam della preghiera del venerdi della città santa Qom


Nella foto Ayattolah Javad Amoli

L'ayatollah Javadi Amoli non guiderà più la preghiera del venerdì nella città santa sciita di Qom.

MILANO - L'ayatollah Javadi Amoli, uno dei religiosi più in vista dell'Iran, fra quelli incaricati di guidare la preghiera del venerdì nella città santa sciita di Qom, si è dimesso dal suo incarico di imam. Il gesto è chiaramente da mettere in relazione alla politica di repressione attuata dal presidente Ahmadinejad dopo la sua contestata rielezione. Nei mesi seguiti alle elezioni presidenziali del giugno scorso, l'ayatollah Amoli aveva più volte criticato i metodi di repressione delle proteste e aveva manifestato compassione per le sofferenze del popolo iraniano.

L'ULTIMO SERMONE - Il quotidiano Etemad, che dà notizia oggi della decisione, non precisa i motivi, ma riferisce alcune frasi pronunciate dall'ayatollah nel suo ultimo sermone, due giorni fa. «Gli Ulema (i leader religiosi) hanno il dovere di ascoltare la gente e di risolverne i problemi», aveva detto Amoli, aggiungendo: «Il nostro Paese vive del sostegno del suo popolo e noi non dobbiamo intraprendere azioni che facciano perdere al popolo la fiducia nel sistema». La posizione dell'ayatollah, personaggio religioso già stimato ai tempi di Komeini, aveva destato preoccupazione nel regime, tanto che nei mesi passati nella città santa di Qom sono stati organizzati vari raduni di fondamentalisti per protestare contro i sermoni di Amoli. Come sottolinea il quotidiano Etemad, il leader religioso non mancava mai di «criticare severamente la situazione politica ed economica del popolo».

«HO FALLITO» - Più volte, durante le proteste e i tafferugli seguiti alla rielezione di Ahmadinejad, Amoli aveva rinunciato a guidare la preghiera del venerdì. «Quando l'imam del venerdì espone i problemi che assillano la gente e quei problemi vengono risolti, questo prova che egli li ha espressi bene. Ma se quei problemi non vengono risolti, significa che egli ha fallito nel suo intento», ha detto sconsolato Amoli nel suo sermone di addio.


29 novembre 2009

 
AID : AGENZIA IRAN DEMOCRATICO