lunedì 10 maggio 2010

Israele è in grado di dichiarare guerra a Iran, dice vicepremier



lunedì 10 maggio 2010 15:56 Stampa quest’articolo [-] Testo [+]


HERZLIYA, Israele (Reuters) - Israele è in grado di dichiarare guerra all'Iran, secondo quanto afferma un vice del primo ministro Benjamin Netanyahu, in una rara esternazione che rompe con l'usuale reticenza del governo israeliano sulla questione iraniana, mentre i governi internazionali sono impegnati nel tenere a freno i piani nucleari di Teheran.

Avendo condotto numerose azioni contro la guerriglia sui territori dei vicini Libano e Palestina, l'aviazione di Israele ha maturato le competenze tecniche necessarie per qualsiasi eventuale attacco su siti iraniani, secondo il vice primo ministro Moshe Yaalon.

"Non c'è dubbio che le competenze tecnologiche, migliorate negli ultimi anni, hanno implementato le capacità di gittata e rifornimento aereo, comportando significativi miglioramenti nella precisione degli armamenti e delle informazioni", ha detto in una riunione con quadri dell'esercito e con esperti.

"Questa capacità può essere usata per una guerra al terrore a Gaza, per una guerra contro i razzi dal Libano, per una guerra contro l'esercito convenzionale siriano, e anche per una guerra su uno stato periferico come l'Iran", ha detto Yaalon, un ex comandante delle forze armate.

Israele, che si presume essere l'unico paese in Medio Oriente dotato di un arsenale atomico, bombardò nel 1981 un reattore nucleare in Iraq e condusse un'analoga operazione in Siria nel 2007.

Le sue velate minacce contro l'Iran sono state messe in dubbio da diversi analisti indipendenti che ritengono i possibili obiettivi troppo distanti, sparpagliati, numerosi e ben difesi per le potenzialità dei soli aerei israeliani.

I leader israeliani raramente usano il termine "guerra" discutendo di come gestire la questione Iran, il cui programma di arricchimento dell'uranio, i progetti di missili a lunga gittata e la retorica anti-ebraica sono considerati nel paese una grave minaccia.

-- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

Teheran, lettera choc di una condannata: ecco come mi uccidono



di Gian Micalessin

La ragazza, 29 anni, non parlava farsi: non ha potuto difendersi dalle accuse


«Le torture sono il mio incubo. Soffro di continuo. I dolori causati dalle sevizie patite qui in carcere non mi danno tregua. I colpi alla testa durante gli interrogatori mi hanno causato dei gravi traumi, soffro di continue, insopportabili emicranie. Il naso sanguina per ore. Continuo a svenire. L’altro “regalo” delle torture sono i danni alla vista. Cala di giorno in giorno. Ho chiesto un paio di occhiali, ma non ho avuto risposta. Quando sono entrata qui dentro, tre anni fa, avevo i capelli neri, adesso stanno diventando tutti bianchi».
È un distillato di sofferenza in arrivo dall’Iran. È una lettera dall’aldilà. Una lettera dal patibolo. È l’ultima lettera di Shirin Alam Hooli, 29 anni. Me l’hanno spedita i suoi amici. Una specie di messaggio nella bottiglia. Un’ultima flebile speranza affidata all’oceano dell’informazione internazionale per salvare dalla forca una donna 29enne colpevole soltanto di essere nata curda. Non è servito. Ieri mattina, quando l’ho scaricata dalla posta elettronica, Shirin era già morta. Penzolava da una forca dietro le mura del carcere di Evin, a Teheran, assieme a Farzad Kamangar, Ali Heydarian, Farhad Vakili e Mehdi Islamian, altri quattro curdi accusati, come lei, di militare nel Partito del Kurdistan Vita Libera e condannati come lei alla pena capitale con l’accusa d’essere “Mohareb”, “nemici di Dio”.
Shirin in verità è morta senza neppure sapere perché era stata condannata. Come annota in questa ultima lettera disperata rivolta ora ai suoi aguzzini, ora a tutti noi, le sue origini curde, la sua lingua così diversa dal “farsi” parlato dal cosiddetto “tribunale rivoluzionario” non le hanno a volte permesso di comprendere le imputazioni. «Quando m’ interrogavate non riuscivo a parlare la vostra lingua, non capivo quello che dicevate. Ho imparato un po’ di “farsi” negli ultimi due anni chiacchierando con le mie amiche nel braccio femminile. Ma voi mi avete interrogato e condannato nella vostra lingua per non farmi capire e non permettermi di difendermi». Quando il 2 maggio butta giù questi pensieri Shirin sa di non avere più speranze. «Sto entrando nel terzo anno di prigionia, tre anni nelle peggiori condizioni dietro le sbarre di Evin. Ho passato i primi due anni in stato di detenzione preventiva senza nemmeno un avvocato. Le mie richieste di conoscere i capi d’imputazione non hanno ricevuto risposta fino a quando sono stata ingiustamente condannata a morte. Perché sono stata arrestata? Perché sto per essere mandata al patibolo? Per quale crimine? Perché sono curda? Se questa è la ragione fatemelo dire, sono nata curda. La mia lingua è il curdo. La sola lingua usata con familiari e amici, la sola unica parlata fino a quando sono diventata grande è stato il curdo. Ma oggi non mi è consentito né parlarla, né studiarla. Mi chiedono di negare la mia identità curda, ma farlo sarebbe come negare la mia stessa esistenza». Shirin in quelle ore è appena tornata dall’ultimo interrogatorio. In quell’incontro cruciale con i suoi aguzzini si è rifiutato di concedere una confessione pubblica davanti ai microfoni e agli obbiettivi della televisione nazionale. Ha insomma appena rinunciato all’ultima possibilità di sottrarsi alla forca. «Oggi è il 2 maggio 2010, mi hanno portato un’altra volta alla sezione 209 del carcere di Evin per interrogarmi. Mi hanno chiesto di collaborare per ottenere il perdono e non venir giustiziata. Non riesco a capire cosa intendano quando mi propongono di collaborare. Oltre a quanto ho già detto non ho proprio nulla da dire. Pretendevano di farmi ripetere parola per parola quello che volevano loro, ma mi sono rifiutato. Loro mi dicevano “volevamo rilasciarti l’anno scorso, ma la tua famiglia non ha accettato di collaborare per questo siamo arrivati a questo punto”. Alla fine, però, hanno ammesso che sono solo un ostaggio. Uno di loro me l’ha spiegato chiaramente, non mi libereranno - ha detto - fino a quando non avranno ottenuto il loro scopo. Non mi lasceranno andare fino a quando non farò quello che vogliono. Mi terranno prigioniera per sempre o mi manderanno al patibolo». È l’ultimo pensiero di Shirin. Dopo ci sono la sua firma, la data del 3 maggio e la parola «serkefitn». In curdo significa vittoria. Shirin ha resistito ai suoi aguzzini. Non ha regalato loro la propria confessione. È andata a testa al patibolo. S’è conquistata l’ultima, estrema, disperata vittoria.

domenica 9 maggio 2010

UN VIDEO CLIP IN ONORE DEI 5 PRIGIONIERI POLITICI IMPICCATI LA DOMENICA A TEHERAN

Maryam Radjavi: L'esecuzione di 5 prigionieri politici mostra che il regime ha paura del sollevamento popolare





Maryam Radjavi: l'esecuzione di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, sono il chiaro segnale di quanto il regime tema di essere rovesciato dal sollevamento popolare



CNRI - Maryam Radjavi, presidentessa eletta della Resistenza iraniana, ha stimato che l'esecuzione criminale di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, rifletta la fragilità del regime della mullah rispetto alla collera popolare. Secondo lei, ciò mostra tanto quanto il regime tema lo sviluppo del sollevamento coraggioso del popolo iraniano per rovesciare il sistema della guida suprema.Ha detto il 1 Maggio, in seguito all'insurrezione coraggiosa dei salariati e dei lavoratori, e a distanza di un anno dai primi grandi sollevamenti popolari che il regime dei mullah cerca di intensificare il clima di terrore: moltiplica le esecuzioni nel paese, innalza le forche sui posti pubblici e ricorre alle retate di donne e di giovani ed a diverse forme di repressione. Non solo questi crimini non potranno salvare il fascismo religioso, ma rinforzeranno le grida del popolo iraniano nel suo sollevamento per instaurare la libertà e la democrazia in Iran.
La Radjavi si è appellata al Segretario generale dell'ONU, il Consiglio di sicurezza e l'alto commissariato ai diritti dell'uomo affinchè si condanni e questo crimine ignobile. La comunità internazionale, ha sottolineato, si trova di fronte ad una prova pericolosa: O l'Occidente continuerà a far silenzio sulla dittatura più insanguinata dell'era contemporanea, oppure si deciderà a subordinare e a mettere da parte le relazioni economiche e politiche con questo regime, per fermare le esecuzioni, le torture e le estorsioni.

Maryam Radjavi: L'esecuzione di 5 prigionieri politici mostra che il regime ha paura del sollevamento popolare



Maryam Radjavi: l'esecuzione di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, sono il chiaro segnale di quanto il regime tema di essere rovesciato dal sollevamento popolare



CNRI - Maryam Radjavi, presidentessa eletta della Resistenza iraniana, ha stimato che l'esecuzione criminale di cinque prigionieri politici di cui una giovane donna, rifletta la fragilità del regime della mullah rispetto alla collera popolare. Secondo lei, ciò mostra tanto quanto il regime tema lo sviluppo del sollevamento coraggioso del popolo iraniano per rovesciare il sistema della guida suprema.Ha detto il 1 Maggio, in seguito all'insurrezione coraggiosa dei salariati e dei lavoratori, e a distanza di un anno dai primi grandi sollevamenti popolari che il regime dei mullah cerca di intensificare il clima di terrore: moltiplica le esecuzioni nel paese, innalza le forche sui posti pubblici e ricorre alle retate di donne e di giovani ed a diverse forme di repressione. Non solo questi crimini non potranno salvare il fascismo religioso, ma rinforzeranno le grida del popolo iraniano nel suo sollevamento per instaurare la libertà e la democrazia in Iran.
La Radjavi si è appellata al Segretario generale dell'ONU, il Consiglio di sicurezza e l'alto commissariato ai diritti dell'uomo affinchè si condanni e questo crimine ignobile. La comunità internazionale, ha sottolineato, si trova di fronte ad una prova pericolosa: O l'Occidente continuerà a far silenzio sulla dittatura più insanguinata dell'era contemporanea, oppure si deciderà a subordinare e a mettere da parte le relazioni economiche e politiche con questo regime, per fermare le esecuzioni, le torture e le estorsioni.

IMPICCATI 5 PRIGIONIERI POLITICI

Le esecuzioni di stamattina sono una vergogna per per tutto il mondo civile che impassibilmente guarda ai suoi meschini interessi economici e non alla sorte di un popolo che sta pagando con la vita dei suoi figli il prezzo della libertà.
Mi domando quale è la risposta delle forze politiche alle grida delle mamme di questi 5 ragazzi?





Oggi, nel giorno della festa della mamma, il regime disumano e terroristico dei mullah ha ancora mirato il cuore della mamma impiccando 4 ragazzi e una dolce e bella ragazza di appena 27 anni di nome Shirin Allamolhola!

sabato 8 maggio 2010

Dibattito a Palermo su liberta' e democrazia






Dibattito al liceo scientifico Basile di Palermo organizzato dall'Officina delle Idee sulla "Democrazia e la libertà d'informazione in Italia e nel Mondo". Da sinistra Roberto Rao (Udc) componente della commissione di vigilanga Rai, Azar Karimi, presidentessa dei Giovani Iraniani in Italia, Giuseppe Piazzese (consigliere di circoscrizione) e Doriana Ribaudo (consigliere comunale).
"L'incontro è il primo di una serie d'iniziative chiamate Officine di Pace che terremo in scuole, parrocchie e sedi di associazioni - dice il presidente dell'Officina delle Idee Danilo Dominici -. Vogliamo confrontarci su alcuni valori e temi dati troppo spesso per scontati, in questo caso la democrazia. Lo vogliamo fare attraverso un parallelismo con l'Iran e approfondendo la questione della libertà d'informazione in Italia. L'esperienza della giovane iraniana siamo certi possa essere momento di grande riflessione".
Foto di Francesco Baiamonte

venerdì 7 maggio 2010

MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO LA FUCILAZIONE DEI CITTADINI AFGHANI IN IRAN. INCENDIATI LE FOTO DI KHAMENEI E AHMADINEJAD

AI: Rischio imminente di esecuzione in Iran di Jafar Kazem





06 mag 2010
Amnesty International
Azione Urgente - Un iraniano, Jafar Kazemi, rischia di essere eseguito da un momento all'altro per avere partecipato alle manifestazioni antigovernative ed a causa dei suoi legami presunti con l'organizzazione iraniana dei mojahedin del popolo (OIMP), un gruppo di opposizione vietata.

Jafar Kazemi, 47 anni, è stato fermato tra 18 e 19 settembre 2009, in seguito ad importanti manifestazioni antigovernative che hanno avuto luogo il 18 settembre, ed è stato condotto alla prigione di Evin, a Tehran. È stato accusato di avere partecipato a questi avvenimenti, durante i quali parecchie centinaia di migliaia di manifestanti hanno sfilato, ma nessuno atto violento gli è stato rimproverato.
È stato condannato a morte per " inimicizia al riguardo di Dio", e sembrerebbe che sia stato riconosciuto anche colpevole di " propaganda contro il regime." È stato giudicato con almeno un altro uomo, Mohammad Ali Haj Aghaei che sembra essere stato oggetto di accuse similari, ma Amnesty International ignora se questo ultimo è stato condannato a morte.
Jafar Kazemi sarebbe stato interrogato dalle forze di sicurezza in questi mesi, e le autorità hanno fatto pressione su lui . Il 26 aprile 2010, ha appreso che la sua condanna a morte era stata confermata dalla corte d'appello.
Il suo avvocato che può avere solamente dei contatti limitati col suo cliente, ha chiesto che i servizi del responsabile del potere giudiziale procedano ad un esame straordinario. Tuttavia, l'esecuzione può sempre avere luogo di un momento all'altro finché questa richiesta non viene accettata.

Jafar Kazemi è stato incarcerato già a causa della sua appartenenza presunta all'OMPI negli anni 1980 e1990. Uno dei suoi figli fa parte dell'OMPI e vive al campo di Ashraf, in Iraq, dove sono portati numerosi membri di questa organizzazione. Altre persone sono state condannate a morte nella cornice delle manifestazioni post elettorali:

Amir Reza Arefi, Mohammad Amin Valian, Motahareh (Simin) Bahrami, suo marito Mohsen Daneshpour Moghaddam, loro figli Ahmad Daneshpour, due dei loro amici, Hadi Ghaemi e Rayhaneh Haj Ebrahim, una donna ed Abdolreza Ghanbari.

(AU 102/10, MDE 13/047/2010 – Iran 30 avril 2010)

Iran: Appello internazionale per salvare la vita di un prigioniero politico nel braccio della morte



06 mag 2010
CNRI - Lo stato di salute di signor Mohammad Ali Haj Agha'i, prigioniero politico di 62 anni e sposato, si è deteriorato. È stato fermato il 18 settembre all'epoca di una manifestazione a Tehran condannato a morte poi come mohareb (nemico di Dio).

Aveva trascorso sette anni di prigione nel 1980 per aver dato il suo sostegno al Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI). È nel braccio della morte per la stessa ragione adesso. La sua pena è stata riconfermata senza rispettare le regole e le procedure del regime dei mullah e senza essere stata mandata alla Corte suprema. Il regime ha negato di rimettere una copia della condanna al suo avvocato.

Le sue condizioni di salute si sono deteriorate a causa delle torture e delle pressioni esercitate su lui da parte del regime per ottenere delle confessioni forzate recentemente. Non riceve nessuna cura medica.

La Resistenza Iraniana si appella al Segretario generale delle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza, alla comunità internazionale e a tutti i difensori dei diritti dell'uomo in modo tale che essi prendano delle misure urgenti e costrittive per mettere fine alla condanna a morte di Signior Haj Agha'i e di altri prigionieri e per fare liberare tutti i prigionieri politici.

Segreteria del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
Il 5 maggio 2010

giovedì 6 maggio 2010

INTERROGAZZIONE AL MINISTRO DEGLI ESTERI ITALIANO CONTRO L'INGRESSO DEL REGIME MISOGINO DI AHAMDIENJAD NELLA COMMISSION ON STATUS OF WOMEN(CSW)

A nome delle donne e di tutto il popolo iraniano che sono scesi in piazza sfidando il regime terroristico e fondamentalista di Ahmadinejad per ripristinare la libertà e la democrazia e a nome della grande martire della nuova rivolta popolare, Neda Agha Soltan ringrazio di cuore i senatori italiani che hanno presentato questa interrogazione al ministro degli esteri italiano, e ci affianchiamo alla loro protesta con tutte le nostre forze chiedendo agli organismi competenti di seguire il loro esempio organizzando una manifestazione di protesta e azioni ancora più concrete in sostegno a questa valorosa e preziosa iniziativa politico-umanitario dei senatori italiani.

grazie ancora
Non dimenticheremo mai coloro che ci sono stati a fianco nei momenti più difficili e tenebri della nostra stroria
Davood Karimi, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

Il testo integrale dell'interrogazione presentato dai senatori
CARLONI, CHIAROMONTE, FRANCO Vittoria, GHEDINI


CARLONI, CHIAROMONTE, FRANCO Vittoria, GHEDINI - Ai Ministri degli affari esteri e per le pari opportunità - Premesso che all'interno del Consiglio economico e sociale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ECOSOC), nell'ambito della Commission on Status of Women (CSW), ovvero l'organismo più autorevole creato dalle NU a favore dei diritti delle donne, mercoledì scorso è stato cooptato un rappresentante dell'Iran. L'Iran è così entrato a pieno titolo nei ranghi dei 45 Stati membri che compongono la CSW, per un mandato di quattro anni con inizio nel 2011;
considerato che:
la CSW è una commissione funzionale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), dedicata esclusivamente alla parità di genere e alla promozione dei diritti delle donne. E' il principale organo decisionale a livello mondiale. Istituita nel 1946 ha l'obiettivo di elaborare delle raccomandazioni e riferisce al Consiglio sulla promozione dei diritti delle donne in politica, nonché negli ambiti civile, sociale, economico ed educativo;
la CSW sviluppa, inoltre, raccomandazioni e proposte sui problemi più urgenti riguardanti i diritti delle donne, monitora la condizione femminile nel mondo con l'obiettivo preciso di contrastare le situazioni di discriminazione;
il mandato della CSW è stato ampliato dalla risoluzione 1987/22 dell'ECOSOC per includere le funzioni di promozione dell'uguaglianza, dello sviluppo e della pace, per monitorare l'attuazione delle misure per la promozione delle donne, per verificare e valutare i progressi realizzati sia a livello nazionale sia sub-regionale e globale;
proprio quest'anno ricorre il trentesimo anniversario della Convenzione per l'eliminazione delle discriminazioni contro le donne (CEDAW), considerato uno dei trattati internazionali più completi e strumento di diritto internazionale fondamentale per le donne di tutto il mondo;
il 2010 è un anno particolarmente importante per discutere ed agire a favore dell'empowerment delle donne; infatti, si è da poco svolta a New York la 54ª sessione della CSW con la celebrazione del XV anniversario della Piattaforma di azione di Pechino, e, a fine ottobre, ricorrerà il X anniversario dell'adozione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione 1325 (2000) sul ruolo delle donne in contesti di conflitto e post-conflitto;
rilevato che:
in Iran, da oltre un secolo e soprattutto negli ultimi trent'anni, le donne si battono quotidianamente con coraggio per favorire l'abolizione di tutte le leggi sulla discriminazione delle donne e il superamento di tutte le differenze tra i ruoli di genere;
l'attuale regime integralista in Iran è fondato sulla discriminazione sessuale e ha preso di mira le donne e le loro conquiste; il regime dei mullah ha legalizzato la violenza, istituzionalizzato la repressione delle donne nella legge e ha imposto un feroce apartheid sessuale contro le donne iraniane. Ha istituito crimini come la morte per lapidazione, la fustigazione, il velo forzato e l'umiliazione sistematica. Ha definito per legge che il valore di una donna conta la metà di quello di un uomo. Anche il diritto di successione dà alle donne la metà di ciò che spetta agli uomini. In materia di lavoro, formazione, diritto di famiglia prevalgono la discriminazione e nella vita quotidiana le pratiche offensive e degradanti come la segregazione nelle aule di università e negli autobus;
negli ultimi decenni il regime misogino iraniano ha inoltre giustiziato e torturato tante donne nelle prigioni e nelle piazze. Tra le tante uccisioni compiute dal regime, ricordiamo quella di Neda avvenuta mentre la giovane donna manifestava pacificamente per la trasparenza e il rispetto della volontà popolare nel voto;
il regime iraniano ha inoltre respinto la sottoscrizione della CEDAW, così come si è sottratto ad altre convenzioni internazionali in materia di tutela dei diritti delle donne,
si chiede di sapere:
come sia stato possibile che rappresentanti del regime misogino iraniano siano stati ammessi a far parte della CSW, essendo tale regime dichiaratamente in contrasto con gli obiettivi e i programmi della stessa commissione;
come sia stato possibile che ciò sia avvenuto dopo che lo stesso regime misogino iraniano aveva fallito il tentativo di entrare a far parte del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e quale ruolo ha assunto la delegazione italiana per impedire l'ingresso dei rappresentati iraniani nella suddetta commissione;
quali urgenti iniziative il Governo intenda intraprendere nelle sedi opportune al fine di porre rimedio a quanto avvenuto ed escludere l'Iran da uno dei più importanti organismi delle ONU, nel rispetto non solo della condizione delle donne iraniane ma, in generale, di tutte le donne e gli uomini del mondo che hanno a cuore la libertà, i diritti, la democrazia e il rispetto delle istituzioni internazionali.
(3-01304

martedì 4 maggio 2010

l'intervista di oggi pomeriggio con Radio Radicale sul convegno di stamattina alla Camera dei deputati

Oggi ho partecipato al Convegno "nuovi cittadini nel centro destra una realtà emergente"
Per chi vuole ascoltare la mia intervista con Radio Radicale.
Durante il convegno ho esposto i miei punti di vista sulla questione dell'immigrazione e sull'integrazione degli stranieri in Italia ribadendo che bisogna garantire i diritti dei nuovi cittadini in cambio del rispetto dei doveri da parte di loro sottolineando la necessità di vaccinare le comunità straniere contro il virus del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista.

UN'ALTRO ESEMPIO DELLA BARBARIE KHOMEINISTA NEI CONFRONTI DELLA DONNA IRANIANA


FRUSTATE SUL CORPO DI UNA DONNA IRANIANA PER AVER TRASGREDITO LE REGOLE TERRORISTICHE E MISOGINE DEL REGIME TEOCRATICO DI AHMADINEJAD
NON CREDO CHE CI SIANO DELLE PAROLE CHE POSSANO PARLARE PIU' DI QUANTO POSSA DIRE QUESTA FOTOGRAFIA!
QUESTA E' LA FACCIA DEL REGIME FONDAMENTALISTA E KHOMEINISTA IRANIANO
l'ALTRA FACCIA DEL TERRORISMO IRANIANO CHE UCCIDE I SOLDATI STRANIERI IN IRAQ E IN AFGHANISTAN
DAVOOD KARIMI

lunedì 3 maggio 2010

CONVEGNO ALLA CAMERA SUL RAPPORTO DEL CENTRO DESTRA E L'IMMIGRAZIONE

Roma, 4 Maggio 2010 ore 11.00
Camera dei Deputati, Sala della Mercede
Via della Mercede 55

Programma
10.30 Registrazione partecipanti
11.00 Apertura lavori
On. Souad Sbai
Giancardo Blangiardo Ricercatore Ismu
Arturo Diaconale Direttore de L’Opinione delle Libertà

Interventi
Gamal Bouchaid Presidente moderati musulmani
Tetyana Sukonnik Comunità ucraina
Jacob De Mel Comunità Costa D’Avorio
Karimi Davood Comunità Iranaiana
Kobla Bedel Comunità Togo

Conclusioni
On. Rampelli
On. Verdini
Renata Polverini Presidente Regione Lazio




Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti in Italia
Cell: 3387862297

sabato 1 maggio 2010

"L’Iran difende le donne", nuova beffa dell’Onu




01 mag 2010
di Fiamma Nirenstein

Il giornale, 1 maggio - Le strane scelte del Palazzo di vetro. Teheran entra nella commissione per i diritti femminili. Così il Paese dove violentare la moglie non è illegale, dove si può divorziare solo col consenso del marito e dove è vietato girare senza velo dovrà occuparsi del rispetto della parità.
L’Onu ogni giorno produce un inverosimile distruzione della ragionevolezza occidentale, ogni giorno ci propone il tema del suo significato, quando meno ci pensiamo ci salta su una spalla come una soffice civetta pazza. Stavolta ci fa restare a bocca aperta il Csw, la Commission on status of women dell’Onu, ovvero l’organismo dedicato alle donne del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, secondo lo statuto «il principale corpo politico globale» delle Nazioni Unite.
Il Csw dovrebbe essere dedicato esclusivamente «alla parità di genere e all’avanzamento delle donne» e ne da buone prove: infatti mercoledì ha cooptato per acclamazione l’Iran facendone un suo membro per un mandato di 4 anni con inizio nel 2011. Come si esaminino i candidati a questo alto seggio, è difficile capirlo dal momento che l’Iran, secondo gli standard che definiscono la condizione femminile nella nostra cultura, è davvero ai minimi immaginabili. Il suo ordinamento giuridico, cominciamo col dire, prevede la lapidazione dopo il seppellimento dalla vita in giù, riporta Anne Bayefsky sul suo sito di osservazione dell’Onu.
Nel 2009, un rapporto del dipartimento di Stato sull’Iran mette in luce altre bellurie al femminile: violentare la moglie non è illegale, e in generale la questione della violenza è messa in modo tale che la donna è quasi sempre violentabile e anche colpevole se denuncia l’accaduto. Infatti sono richiesti quattro testimoni maschi e due femmine per istruire un processo; una donna (o un uomo, bontà loro!) che sostengono di essere stati violentati senza le prove richieste, subiscono la pena di 80 frustate. La conseguenza è che le donne violentate preferiscono tacere, il fenomeno è di massa e praticamente impunito. Le donne in Iran sono soggette per strada a punizioni e arresti immediati se non si nascondono dentro un mucchio di stoffa e non si comportano secondo le regole del regime degli Ayatollah; un uomo che uccide la moglie scoperta in flagrante adulterio non viene condannato, nel 2008 in sette mesi sono stati riportati 70 casi di delitti d’onore.
In generale, secondo il rapporto del dipartimento di Stato, «la testimonianza di due donne vale quella di un uomo», la donna «ha il diritto di divorziare solo se suo marito firma un documento che glielo consente certificando che il marito è drogato, impotente, pazzo o che non può provvedere alla famiglia». La legge dell’Iran permette la poligamia, le leggi che regolano il reclutamento al lavoro favoriscono i maschi e e le leggi che regolano il diritto all’eredità danno alle donne la metà dei diritti di un maschio. In generale, l’Iran è per le donne un abisso di proibizioni e le ribelli pagano il doppio, basta pensare all’uccisione di Neda in piazza, su cui si legge benissimo nella pallottola a sangue freddo la vendetta delle Guardie Rivoluzionarie verso chi non si sottopone al loro volere.
Le donne sono eversive in potenza proprio in quanto hanno un corpo e un volto negato: prima dell’ammissione al Csw il National iranian american council ha presentato all’Onu un suo disperato rapporto che testimonia come «nell’anno passato l’Iran ha accusato le donne alla ricerca di conferme nella sfera sociale di minacciare la sicurezza nazionale.. e in carcere le guardie hanno picchiato, torturato, assalito sessualmente e violentato dissidenti donne e uomini. Nelle università il governo bandisce le donne dai corsi chiave, i centri che si prendono cura dei bambini vengono chiusi per bloccare il lavoro femminile, il regime di sradicare decenni di battaglie per il progresso»

 
AID : AGENZIA IRAN DEMOCRATICO