domenica 4 ottobre 2009

la lettera del responsabile del Centro degli Intellettuali e degli Artisti Progressisti Iraniani in Italia al ministro Franco Frattini


Nella foto il famoso scultore di origine persiano Reza Olia

Arresto illegale e pericolo di trasferimento in Iran di trentasei oppositori al regime.

03 October 2009
All’attenzione del
Ministro degli Affari Esteri
Dott. Franco FRATTINI
Ministero degli Affari Esteri
ROMA, 2 ottobre 2009
Egregio Signor Ministro,

Le scrivo per esprimerLe a nome del Centro degli Intellettuali e degli Artisti Progressisti Iraniani in Italia la forte preoccupazione per la vita dei trentasei cittadini iraniani membri dell’organizzazione Mojaheddin del Popolo residenti ad Ashraf (Iraq).
Il giorno 28 luglio la polizia irachena con un intervento estremamente aggressivo e violento ha prelevato le trentasei persone in oggetto e le ha richiuse in carcere.
Dopo una protesta internazionale a loro favore, il Tribunale di Baghdad ha preso in considerazione il caso e ha ordinato per ben due volte la scarcerazione dei trentasei Mujaheddin del popolo. L’autorità irachena, non considerando assolutamente le ordinanze di scarcerazione, ha mantenuto tali persone in carcere contro qualsiasi regola.
Signor Ministro, Le scrivo perché proprio oggi queste trentasei persone, residenti in Ashraf, che combattono per la democrazia e la libertà in Iran, sono stati trasferiti in un luogo sconosciuto.
Tale inaccettabile operazione di sequestro avviene da parte del governo iracheno sotto l’influenza e la spinta del regime iraniano.
Signor Ministro, c’è il concreto pericolo che queste persone vengano trasferite in Iran, visto che il regime ne ha già richiesto l’estradizione, e questo significa per loro esser condannati a morte.
Signor Ministro, mi rivolgo ad Ella a nome del mondo della cultura iraniana al fine di poter intervenire sia a livello diplomatico che governativo per salvaguardare la vita di trentasei persone che combattono un regime responsabile oggi di gran parte delle azioni terroristiche nel mondo.
Le chiedo di fare ciò che è in Suo potere per fermare il trasferimento di questi trentasei membri dei Mojaheddin del Popolo, che combattono per la libertà e per la democrazia in Iran.
RingraziandoLa per l’interesse che Ella avrà per questa delicata situazione, porgo
distinti saluti.
Il Responsabile del Centro
Lo Scultore
Reza Olia


Via San Lorenzo n. 24
Fiano Romano (RM)

sabato 3 ottobre 2009

IL GIORNALE: Iran: "Gli ayatollah mentono, ci sono altri siti nascosti"

Vi propongo un interessante intervista del mio carissimo collega Alireza Jafarzadeh, autore del libro "Iran atomico", pubblicato l'anno scorso in Italiacon il grande contributo del dott. Aldo Forbice . Alireza è uno dei massimi esperti in questione atomica iraniana e d è stato il primo a smascherare, nel 2003, tutti i piani segretissimi della bomba atomica islamica del regime dei mullah.
Alireza nel suo libro pubblica il risultato "dell'autopsia" che ha effettuato sul corpo del regime dei mullah fin dalla sua maligna nascita nel 1979. Nel libro non si parla solamente della bomba atomica ma si punta il dito contro il fondamnetalismo islamico di matrice khomeinista che è la base pericolosa della minaccia iraniana. Il fondamentalismo è mille volte più pericolosa della bomba atomica per cui bisogna concentrarsi oltre alla bomba anche al pensiero disumano e misogino del fondamentalismo islamico che fin dal 79 ha condotto l'intero mondo verso una inaudita violenza e guerra che fino ad oggi ha prodotto milioni di vittime innocenti: dal sud al nord del mondo e dall'est all'ovest. Non c'è un posto che sia risparmiata dalla sua furia. Ha colpito e colpisce tuttora in pieno giorno e ti guarda anche negli occhi attorno al tavolo dei negoziati di Ginevra sorridendo e premendo il griletto e il detonatore delle bombe e delle autobombe che hanno portato via 6 militari italiani in Afghanistan oggi e a Nassiriah ieri!
Purtroppo per l'occidente il pericolo del fondamentalismo è un fatto non ancora ben conosciuto. Immaginiamo un piatto di veleno su cesto di fuoco di altissimo calore. Quale è più pericoloso? Naturalmente il cesto di fuoco che aumenta anche gli efetti devastanti del veleno. La verità è che il regime iraniano sa benissimo che l'uso della bomba atomica è un fatto irrealizzabile e chiunque si osi a farlo è già finito e spazzato via dalla terra( riferisco al regime dei mullah), ma l'uso costante del kamikazze in tutti i paesi interessati è un fatto assai facile e anche produttivo! Allora perchè è cosi impegnato a portarlo a termine ad ogni costo? la risposta è semplice per dare una copertura nucleare al suo regime e all'espansione del regno islamcio dei mullah nella regione. Naturalmente una volta che Iran diventa atomica sente più protetto e di conseguenza diventa anche più aggressivo e incisivo.
Chiudo e aggiungo che il fondamentalismo islamico+la bomba atomica islamica uguale la distruzione totale del mondo civile contemporanea.
karimi davood


Friday, 02 October 2009
L’INTERVISTA L’ESULE
di Marta Allevato

il Giornale, 2 ottobre - Alireza Jafarzadeh è un iraniano esule negli Stati Uniti, analista politico per Fox News e autore del libro L' atomica di Teheran (Guerini e Associati).
Nel 2002 è stato lei, con le informazioni del Consiglio nazionale per la resistenza iraniana (gruppo d'opposizione al regime, ndr) a rivelare l'esistenza del sito nucleare di Natanz, dove l'Iran aveva nascosto forse la maggior parte del suo programma nucleare.

«E da allora molti altri casi hanno dimostrato che Teheran continua a mentire. L'ultima rivelazione sul sito di Qom era stata già in parte denunciata dal Consiglio nazionale per la resistenza iraniana nel 2005, quando avevamo svelato la costruzione di tunnel ad opera della ditta Khatem di proprietà delle Guardie rivoluzionarie».
Cosa significa?
«Che ora, dopo quattro anni, il mondo ha scoperto l'intero quadro del programma nucleare portato avanti in quella zona. Ma si tratta solo della punta di un iceberg«.
Cosa nasconde ancora l'Iran?
«Ad esempio ci sono altri due altri siti a Teheran, focalizzati sulla produzione di armamenti e su test e simulazioni di esplosioni in vista della bomba atomica».
In cosa consiste il programma nucleare dei mullah?
«Ci sono tre parti: l'arricchimento dell'uranio per la bomba atomica, la costruzione di testate nucleari e il sistema di missili per lanciarle».
A che punto è arrivato il regime?
«Ha ottenuto risultati nella prima e nella terza fase e ora è concentrato sulla parte più difficile che è la costruzione di testate nucleari».
L'Agenzia internazionale per l'energia atomica ne è a conoscenza?
«È la parte più segreta del programma e sotto il completo controllo delle Guardie della rivoluzione. L'Aiea ha fatto poco per avere maggiori informazioni, anche perché Teheran non permette l'accesso a molti siti».
I recenti test missilistici sono una provocazione o una reale minaccia?
«Teheran ha un avanzato programma missilistico di cui gli Shahab-3, Ghadar e Sejil sono solo degli esempi. Le mie fonti nel Paese mi dicono che il raggio di azione dei missili sperimentati in questi giorni supera di gran lunga i duemila chilometri di cui parla il regime; ormai sono molto vicini ad ottenere missili da tremila chilometri».
Capaci, quindi, di raggiungere anche Stati europei?
«Esatto. Questo dimostra che nonostante le promesse di collaborazione e l'impegno per un programma nucleare pacifico, l'ambizione nucleare di Teheran è in fase avanzata e non si è mai fermata negli ultimi sette anni, cioè da quando sono cominciati i negoziati».
E Ginevra?
«Come tutti i negoziati dal 2003, porterà solo al rafforzamento del regime».


venerdì 2 ottobre 2009

LE CONDOGLIANZE AI FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA TRAGEDIA CHE HA COLPITO MESSINA


A nome dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia esprimo le nostre più sentite condoglianze ai familiari delle vittime di questa tragedia, al governo italiano e alle autorità locali e auguro una pronta guarigione per tutte le persone che sono rimaste ferite da questa alluvione.
Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

TRENT'ANNI DOPO

Trent'anni
di dialogo


di Michael Ledeen, apparso sul Wall Street Journal il 30 settembre 2009

Proprio ora che sono iniziati i colloqui fra l’amministrazione Obama e l’Iran, occorre fare una precisazione. L’opinione pubblica è convinta che le precedenti amministrazioni statunitensi si siano sempre rifiutate di dialogare con in leader iraniani. Ma questo non è vero. La verità invece, come ha ricordato bene il ministro della difesa Robert Gates lo scorso ottobre all’Università Nazionale della Difesa, è che tutte le amministrazioni statunitensi hanno cercato di dialogare con gli Iraniani dal ‘79 ad oggi, ma hanno miserevolmente fallito.

Dopo la caduta dello Shah nel febbraio 1979, l’amministrazione Carter tentò di stabilire un legame con il nuovo regime offrendogli armi e aiuto economico. Gli Iraniani risposero che gli Stati Uniti avrebbero dovuto onorare tutti i contratti per le forniture di armi stipulati ai tempi dello Shah, tacere sulla questione dei diritti umani e consegnare gli Iraniani “criminali” che erano scappati in America dopo la Rivoluzione. I colloqui terminarono quando a novembre venne presa d’assalto l’ambasciata statunitense a Teheran.

L’amministrazione Regan – desiderosa di accelerare i tempi per il rilascio degli ostaggi dell’ambasciata – cercò un modus vivendi con gli ayatollah durante la guerra Iran-Iraq negli anni ’80. A questo scopo gli Stati Uniti vendettero armi all’Iran e gli diedero informazioni di intelligence sulle forze irachene. Importanti funzionari statunitensi – come Robert McFarlane – si incontrarono segretamente con i rappresentanti del governo iraniano per discutere del futuro delle relazioni fra i due paesi. Questi contatti terminarono con lo scandalo Iran-Contra del 1986.

Successivamente l’amministrazione Clinton rimosse parte delle sanzioni imposte da Carter e Reagan. Gli Stati Uniti negli anni ’90 permisero per la prima volta agli Iraniani di entrare negli Stati Uniti, organizzarono eventi culturali sulla cultura iraniana e scongelarono i conti bancari iraniani. Il presidente Bill Clinton e il segretario di stato Madelanie Albright si scusarono pubblicamente per le colpe passate, incluso il colpo di stato contro il primo ministro Mohammed Mossadegh organizzato dai servizi segreti britannici e dalla CIA nel 1953. Ma tutti questi sforzi caddero nel vuoto quando nel 1999 il leader supremo Ali Khamenei dichiarò che gli Americani erano “nemici della Repubblica Islamica”.

Più di recente anche l’amministrazione di George W. Bush – dipinto come l’uomo che si è opposto in tutto e per tutto ad un dialogo con i mullah – ha intrapreso lunghi negoziati con l’Iran. Vi sono stati numerosi incontri pubblici e molti altri segreti fra le due amministrazioni.
La stampa americana ha parlato raramente di questi incontri, che sono ampiamente descritti nel documentario della BBC “L’Iran e l’Occidente”.

Incoraggiati da Jack Straw, gli Stati Uniti hanno incontrato Ali Larijani, che svolgeva allora il ruolo di Segretario del Consiglio Nazionale di Sicurezza dell’Iran. Nel settembre del 2006 si sfiorò quasi l’accordo: il segretario di stato Condoleeza Rice e Nicholas Burn, suo stretto collaboratore per le questioni mediorientali, volarono a New York per aspettare una delegazione iraniana – 300 visti erano già stati emessi nel precedente fine settimana. Larijani avrebbe dovuto annunciare alla comunità internazionale l’interruzione del programma di arricchimento dell’uranio e in cambio avrebbe ottenuto la cancellazione delle sanzioni. Ma questa delegazione non arrivò mai. […]

Fino alla fine del 2006 le uniche sanzioni imposte all’Iran sono state quelle statunitensi – nonostante Clinton avesse a più riprese chiesto maggiore collaborazione alla comunità internazionale. Carter proibì le vendite di qualsiasi prodotto agli Iraniani, ad eccezione del cibo e dei farmaci. Reagan nell’ottobre del 1987 vietò l’importazione di tutti i prodotti iraniani. Clinton nel 1995 proibì agli Americani di investire nel settore petrolifero iraniano. […] Cinque anni dopo il segretario di stato Madeleine Albright allentò le sanzioni e permise l’acquisto e la vendita di tappeti e alcuni prodotti alimentari, come frutta secca, noci e caviale.

Nell’autunno del 2006 l’amministrazione Bush permise la vendita di pezzi di ricambio per aerei civili, ma nel 2008 vietò alle banche statunitensi di gestire transazioni che avevano a che vedere con l’Iran.

Per tutto questo tempo gli alleati degli USA hanno continuato a invocare la necessità di dialogare. Ma nell’autunno del 2006 anche le Nazioni Unite hanno applicato nuove sanzioni all’Iran: a dicembre dello stesso anno il Consiglio di Sicurezza ha bloccato le importazioni e le esportazioni di materiale nucleare e chiesto agli stati membri di congelare i beni di chiunque fosse coinvolto nel programma nucleare iraniano.

Nel 2007 il Consiglio di Sicurezza proibì le esportazioni di armi dall’Iran, congelò i beni iraniani e impose limitazioni ai viaggi di coloro che collaboravano al programma nucleare della Repubblica Islamica. L’anno dopo le Nazioni Unite indagarono sulle banche iraniane e autorizzarono i paesi membri ad ispezionare gli aerei e le navi che partivano ed arrivavano in Iran. Tutti questi sforzi non hanno sortito risultato alcuno.

Trent’anni di negoziati e di sanzioni non sono serviti a bloccare il programma nucleare iraniano e ad impedire agli Iraniani di minacciare l’Occidente. Per cambiare il volto dell’Iran occorre cambiare il suo governo. E il buon senso ci suggerisce che l’unica via da percorrere è quella di appoggiare l’opposizione che vuole interrompere i finanziamenti al terrorismo e garantire maggiore trasparenza sul programma nucleare.

Michael Ledeen è un esperto della Fondazione per la Difesa delle Democrazie, autore del libro “Accomplice to Evil: Iran and the War Against the West” che uscirà il mese prossimo.

Traduzione – Davide Meinero

GRANDE MANIFESTAZIONE A GINEVRA DI FRONTE AL PALAZZO DELL'ONU


Sono appena tornato da un lungo viaggio in macchina proveniente da Ginevra dove abbiamo manifestato in centinaia di persone contro il programma nucleare atomico dei mullah. Nello stesso momento erano in corso le inutili trattative del 5+1.
portare avanti delle trattative con un regime disconosciuto dallo stesso popolo significa perdere tempo e denaro e in futuro la vita di milioni di persone.
Adesso devo partire per andare a manifestare di fronte all'ambasciata americana a Roma per chiedere il loro impegno e intervento a favore dei 36 ostaggi, membri della resistenza iraniana ancora detenuti illegalmente dalla polizia irachena. Chiudere l'occhio ai crimini commessi dal regime di Ahmadinejad significa esserne partecipi giuridicamente. Naturalmente secondo la giuristizione universale sui diritti umani!
Chiudere occhio sul massacro dei soldati italiani in Afghanistan significa una netta approvazione di questa brutale azione del regime fondamentalista islamico dei mullah.
Chiudere occhio sulla violenza perpetrata contro le donne iraniane significa accendere la luce verde anche sull'espamsione del fondamentalismo e del terrorismo di cui l'uccisione della ragazza Sanaa di Pordenone è solo un piccolo esempio.
Una strada valida per affrontare il fondamentalismo iraniano esiste: sostenere il popolo iraniano in matera di politica e di azioni umanitarie.

karimi davood

martedì 29 settembre 2009

Iraq: Amnesty International chiede l'immediato rilascio dei 36 ostaggi iraniani



Un gruppo composto dai 36 residenti del Campo di Ashraf continuano ad essere detenuti a tutt’oggi in una stazione di polizia nella città di Al-Khalis, nella provincia di Diyala, a nord di Baghdad, dopo essere stati arrestati dalle forze di sicurezza irachene nei giorni che comprendono il 28-29 luglio 2009 . I 36 residenti si trovano tuttora in pessime condizioni di salute e continuano a portare avanti uno sciopero della fame.

Secondo le ultime notizie che ci arrivano, dopo il rinvio del tribunale della provincia di Diyala, il 16 settembre il giudice delle indagini preliminari nella città di al-Khalis ha confermato la sua precedente sentenza del 24 agosto 2009, ovvero l’ordine di scarcerazione dei 36 uomini, in quanto non gli era stata attribuita alcuna accusa che potesse meritare riposta. Una seconda accusa gli erano stati attribuiti, in quanto residenti illegalmente in Iraq, giudicata poi infondata dal giudice. Il pubblico ministero, che si era appellato durante la prima sentenza con il giudice investigativo, del quale si dice che abbia avuto obbiezioni sul loro rilascio senza alcun motivo

Tuttavia, nonostante la pronuncia del giudice e degli avvocati, la polizia locale di al-Khalis continua a rifiutare di rilasciare i detenuti continuando a non fornire alcune giustificazione o motivazione circa la loro detenzione.

Amnesty International chiede con URGENZA l’immediata liberazione dei 36 residenti del Campo di Ashraf senza condizioni. L'organizzazione invita il Primo Ministro iracheno, Nuri al-Maliki, ad intervenire personalmente ed urgere affinchè la polizia di Al-Khalis liberi i 36 uomini. Amnesty International ribadisce la sua opposizione a qualsiasi rimpatrio forzato degli iraniani, tra cui i 36 detenuti o di altri residenti del Campo di Ashraf in Iran, con la conseguenza che col rimpatrio vadano incontro a gravi violazioni dei diritti umani, tra cui la tortura e l'esecuzione.

Iran: nuova manifestazione studenti


2009-09-29 18:00

Contro il governo di Teheran
(ANSA) - TEHERAN, 29 SET - Un migliaio di studenti ha dato vita oggi ad una manifestazione anti-governativa all'Universita' scientifica Sharif di Teheran.Gli studenti hanno protestato contro una visita del nuovo ministro dell'Universita', Kamran Daneshju. Lo riferisce il sito riformista Mowjcamp.com. Daneshju e' l'ex capo del quartier generale del ministero dell'Interno per l'organizzazione delle presidenziali del 12 giugno, da cui e' uscito rieletto Mahmud Ahmadinejad, elezione contestata dagli oppositori

lunedì 28 settembre 2009

E se il regime iraniano avesse altre strutture nascoste?

Il Giornale.it
di Fiamma Nirenstein

aiuto L’Iran è determinato oltre la nostra povera immaginazione occidentale a ottenere la bomba atomica, e il suo bisogno esistenziale di potere legato all’idea di un compito egemonico irrinunciabile, ha dato una enorme, inevitabile evidenza di sé nei giorni scorsi: la scoperta della nuova struttura di arricchimento nucleare, che Obama voglia o no ammetterlo, lo ha portato almeno un cambiamento verbale di linea; la Russia, che è pesante, si è spostata; la Cina, mentre Sarkozy e Brown denunciavano le violazioni di Teheran, non ha potuto mantenere la sua orientale indifferenza.
«La nuova struttura, con l’aiuto di Dio, comincerà a funzionare molto presto»: se non avevamo capito bene, la cocciuta determinazione iraniana dopo che Obama, Sarkozy e Brown avvertivano Teheran che adesso «è l’Iran che deve dare risposte» come ha detto il presidente degli Usa, ce l’ha di nuovo spiegata ieri Muhammad Muhammadi Golpayegani il consigliere del leader spirituale dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei. Sarà un impianto, e ce lo avevano dapprima detto i Mujaidin al Qalk, un importante gruppo di opposizione e poi il regime l’aveva dovuto confermare all’Aiea, situato nella santa città di Qom, a sudest di Teheran.
Anche se i servizi occidentali ne avevano forse individuato le tracce, le cautele dell’Aiea che hanno sempre coperto di veli tutta la storia del nucleare iraniano, ancora una volta non sono state d’aiuto. Anche la prima indagine sul nucleare iraniano cominciò con la scoperta di due impianti a Natanz e a Arak, e anche allora era stato un gruppo di dissidenti fuoriusciti a mettere in allarme il mondo.
L’Iran ha inventato vari nascondigli del suo programma per 18 anni. Adesso una domanda prima di ogni altra non deve darci tregua: l’Iran può muovere avanti il programma anche più rapidamente dell’anno che i servizi di tutto il mondo e anche l’Aiea gli assegna prima della bomba? Ovvero ha altre strutture di arricchimento attive nascosto altrove? Perché questo significherebbe che si può incrementare l’arricchimento di uranio già arricchito nelle strutture palesi portandolo in segreto vicino al 90 per cento richiesto per la bomba.
Dopo la nuova scoperta e alla nuova concordia internazionale, il primo ottobre, alla trattativa che si apre con l’Occidente, l’Iran potrebbe cedere? La nostra risposta è che non sembra realistico. Quali che siano le mosse tattiche di Ahmadinejad, egli considera non un rischio morale e fisico ma un onore essere contrapposto all’intero Occidente nel perseguire un fine che considera indispensabile alle sorti del mondo, la dominazione islamica.
Il regime iraniano ha continuato sotto gli occhi del mondo a finanziare guerre terroriste come quelle di Hamas e degli Hezbollah, ad ammassare missili e a fornirne ai suoi amici, a sbandierare la distruzione di Israele e la negazione dell’Olocausto mentre il mondo gli chiedeva di smetterla; e intanto, costruiva la bomba atomica. Per questo vive l’Iran degli ayatollah, e non cederà. Tuttavia, è ormai un regime indebolito, che perseguita il suo stesso popolo in rivolta. Su questo, e anche considerando la vulnerabilità del frazionamento etnico, è possibile agire.
Inoltre, anche se l’élite considera il sacrificio un necessario complemento della gloria dell’Islam sul mondo, il regime teme la propria riduzione all’impotenza, e sa che un’area di grande vulnerabilità è la sfera economica. L’Iran guadagna soprattutto dalla vendita di petrolio grezzo e gas naturale e manca di tutti i prodotti raffinati derivanti dal petrolio, come la benzina. Inoltre manca di servizi finanziari per cui può risentire molto del blocco dell’attività finanziaria esterna. La gente desidera ormai la fine del regime, è molto difficile al momento che dopo le torture e le persecuzioni politiche del dopo elezione il «popolo farsi» di antica memoria si aggreghi tutto intorno al regime contro il nemico, come hanno spesso minacciato gli analisti.
Infine, mentre l’Iran fa continue parate e si pavoneggia moltissimo delle sue armi, di fatto un arsenale impressionante per un Paese in via di sviluppo, pure il loro ammodernamento è in gran parte legato alla benevolenza della Russia, che in questo periodo potrebbe svolgere un ruolo molto importante stabilendo, finalmente, che l’Iran è pericolosa anche per lei.
www.fiammanirenstein.com
Grazie Fiamma per le tue approfondite analisi e informazioni corrette
karimi

LANCIATI MISSILI CHE POSSONO COLPIRE ISRAELE E L'EUROPA. NUMEROSE MANIFESTAZIONE NELLE UNIVERSITA' DI TEHERAN

2009-09-28 18:52
IRAN, LANCIATI MISSILI CAPACI DI COLPIRE ISRAELE
di Alberto Zanconato

TEHERAN - Due missili con una gittata sufficiente per raggiungere Israele sono stati lanciati oggi nel corso di esercitazioni militari dall'Iran, che ha promesso allo Stato ebraico una risposta letale nel caso osasse attaccare gli impianti nucleari della Repubblica islamica. Se ciò avverrà, ha affermato il ministro della Difesa, Ahmad Vahidi, un ex Pasdaran, "il regime sionista esalerà l'ultimo respiro".

"Con i nostri missili possiamo prendere di mira ogni luogo della regione", gli ha fatto eco il comandante delle forze aeree dei Guardiani della rivoluzione, Hossein Salami, sottolineando che tra gli obiettivi a portata dei vettori di Teheran vi sono anche "regimi incapaci e nel mezzo di una crisi". Un riferimento appunto ad Israele. I due missili lanciati sono il Sejil, a due stadi e alimentato con combustibile solido, con una gittata di 2.000 chilometri, e lo Shahab-3, con combustibile liquido e una gittata fra i 1.300 e i 2.000 chilometri. Il ministro Vahidi ha inoltre inaugurato un impianto per la produzione di combustibile solido per rifornire i missili.

I Pasdaran hanno fatto sapere che i missili "hanno raggiunto tutti i loro obiettivi". Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Hassan Qashqavi, ha detto che si è trattato di "esercitazioni di routine, che non hanno nulla a che vedere" con le tensioni sul programma nucleare della Repubblica islamica. Ma nessuno può ignorare che i lanci sono stati effettuati dopo che, venerdì, é venuta alla luce l'esistenza di un secondo impianto per l'arricchimento dell'uranio in Iran. Un episodio che ha aumentato le preoccupazioni occidentali e ha fatto ribadire agli Stati Uniti e ad Israele di non escludere alcuna "opzione", compresa dunque quella di un attacco militare ai siti della Repubblica islamica. Le speranze di una svolta positiva sono ora tutte concentrate su un incontro in programma giovedì a Ginevra fra emissari iraniani e delle potenze riunite nel gruppo 5+1, cioé Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania. Tra i Paesi occidentali circola più insistente l'ipotesi di adottare dure sanzioni contro la Repubblica islamica.

Il capo della Commissione esteri del parlamento iraniano, Alaeddin Borujerdi, ha messo in guardia l'Occidente su un possibile fallimento dei negoziati, denunciando la "propaganda" contro il nuovo sito di arricchimento dell'uranio. Contro eventuali sanzioni si è schierato oggi anche l'ex candidato moderato alle presidenziali del 12 giugno, Mir Hossein Mussavi, punto di riferimento degli oppositori del presidente Mahmud Ahmadinejad che denunciano brogli in quella consultazione. "Nuove sanzioni aggraveranno la sofferenza di una nazione che soffre già per le azioni dei suoi uomini di governo", ha affermato Mussavi in un comunicato. Proprio oggi alcune centinaia di studenti hanno dato vita ad una manifestazione di protesta nell'Università di Teheran scandendo slogan contro Ahmadinejad ed esibendo palloncini e nastrini verdi, il colore di Mussavi. La manifestazione, hanno riferito diverse agenzie iraniane, è stata promossa contro la presenza all'ateneo per l'inaugurazione dell'anno accademico di Kamran Daneshju, nuovo ministro dell'Università ed ex capo del quartier generale del ministero dell'Interno per l'organizzazione delle presidenziali.

DUE BREVI FILMATI SULLE MANIFESTAZIONI DEGLI STUDENTI DELL'UNIVERSITA' DI TEHERAN DOVE I MANFESTANTI LANCIAVANO SLOGAN " MORTE AL DITTATORE"

UN'ALTRA PROVA DEL FALLIMENTO DELLA POLITICA DEL DIALOGO-MONOLOGO TRA OCCIDENTE E IL REGIME DEI MULLAH

La recente rivolta pos- elettorale ha portato alla conoscenza dell'opinione pubblica internazionale un fatto estremamente di vitale importanza con due aspetti fondamentali: il primo è stato la dimostrazione dell'illegittimita del governo di Ahmadineja e di conseguenza del regime dei mullah basato sul sistema del Velayate Faghih e il secondo che si è tradotto nella ferrea volonta dell'intera popolazione nel cambio totale del sistema vigente e la sua totale sostituzione con una istituzione democratica, libera, laica, pluralista e anni luce lontano e diviso da qualsiasi religione. Naturalmente la gente ha dei motivi assai giustificati per dire una volta per sempre "non alla religione nello stato" e dire si ad un Iran in cui donne e uomini hanno pari diritti e doveri, nè una virgola in più e nè una virgola in meno. Premesso ciò vorrei dire L'Iran soffrendo una gravissima situazzione interna, in aggiunta alla peggior crisi internazionale in materia di non i sacrosanti "DIRITTI UMANI", ma della sua "BOMBA ATOMICA", è stato costretto, nonostante la sbiadita politca di pressione internazionale, a dimostrare nuovamente i denti e i muscoli. Dal momento che per esperienza, il regime dei mullah sa che più dimostra i muscoli e più fomenta il terrorismo contro i soldati stranieri in Afghansitan e in Iraq più viene premiato con le "mani tese" e " PACCHI INCENTIVI" anche questa volta ha iniziato a correre per primo onde prima possibile al traguardo atomico. Ma dal momento che oltre alla sporca politica di accondiscendnza con il regime, esiste, per fortuna, anche il popolo iraniano e i "MOJAHEDIN DEL POPOLO", il regime dei mullah si è inciampato nella letame più assoluta con cui aveva costruito una barriera protettiva attorno al suo progetto atomico islamico.
La resistenza iraniana anche questa volta incastrato il regime dei mullah con un colpo fulminea portando alla conoscenza del mondo la diabolica progettazione dei detonatori esplosivi necessari allo scoppio della bomba atomica. In più la resistenza ha smascherato i dati e i numeri di un importante sito in cui segretamente il regime dei mullah portava avanti il completamento della bomba atomica islamica.
La rivelazione dei nuovi documenti e siti segreti da parte dei Mojahedin del Popolo di cui ha parlato anche On. Fiamma Nirenstein nel suo prezioso articolo pubblicato su Il Giornale di ieri, è stato un colpo duro anche alla politica del "YES WE CAN"! che crede di poter dialogare con un mostro che di fronte agli occhi sbalorditi di milioni e milioni di gente, e in pieno giorno, si è scagliato violentemente contro il grande simbolo del capitalismo americano registrando per sempre la data del 11 settembre come uno dei tristi giorni che diventano eterni per la crudeltà che li distingue.
Allora la domanda essenziale e fondamentale che nasce da questo quadro politico è scontato. Che cosa bisogna fare? E che cosa non bisogna fare? Con chi bisogna dialogare? Quali interlocutori bisogna scegliere? E chi è il vero portagonista di questa scacchiera? Per rispondere a queste domande bisogna aprire gli occhi e rispondere a questo altro quesito. Nel caso della vittoria del fondamentalismo islamico dei mulla chi è il vero perdente del gioco? La risposta è scontatissima. In primiss il popolo iraniano e poi l'intera popolazione mondiale. Allora una volta indovinata la risposta si può facilmente rispondere alle altre domande. Per esempio esiste la possibilita di dialogare con un regime che da una parte spara ferocemente sulla sua popolazione "in pacifica protesta per reclamare il rispetto del loro voto espresso a favore di uno o due candidati di questo regime"? Esiste la possibilita di mettersi al tavolo di negoziato con chi spara sui tuoi soldati in Afghanista e in Iraq e in altre parti del mondo? Esiste la possibilita di convivere con un regime che stanzia miliardi e miliardi di dollari per finanziare il terrorismo islamico internazionale riducendo la sua stessa popolazione alla fame e alla prostituzione?
Queste sono domande essenziali che ogni donna e uomo libero e democratico del occidente deve rispondere prima di fare qualsiasi passo nei confronti del regime iraniano. Per esempio è possibile parlare con un regime che poche settimane e pochi giorni prima delle importantissime riunioni internazionali,che mirano a facilitargli anche la sua esistenza maligna e cancerosa, lancia dei missili di media a lungo raggio minacciando dalla stessa tribuna dell'ONU l'eliminazione di questo e di quel paese?
Io sottolineo che ci vuole poco per capire con che mostro abbiamo a che fare. L'esperienza di trentanni ci ha dimostrato che più dimostraiamo debbolezze più siamo esposti alle bombe e al terrorismo iraniano. E di più spingiamo anche il mondo intero verso una catastrofica guerra che inevitabilmente verrà scatenato prima o dopo a causa della maledetta bomba atomica islamica anche perchè in questo mondo prima o poi si troverà qualcuno che deciderà di reagire a questa grave e pericolosa minaccia. Quel giorno sarà un cattivo inizio per il popolo iraniano e per tutti gli altri popoli della regione.
Tornando alla rivolta recente devo sottolineare che al riguardo la gente ha in diverse occasioni gridato a gran voce che il nostro "fondamnetale diritto" è quello che si traduce in liberta e in democrazia e non in "bomba atomica"! Se oggi la resistenza iraniana denuncia, al prezzo del sacrificio della vita dei suoi componenti, la diabolica bomba atomica islamica bisogna cercare la ragione nella convinzione assoluta del popolo iraniano che rifiuta fortemente l'idela della bomba atomica e rifiuta qualsiasi tentativo in tal direzione. La resistenza iraniana è convinta che l'ideologia del fondamentalismo islamica è mille volte peggiore della bomba atomica e denunciandolo parallelamente dà un grande contributo al mondo intero e dimostra una grande e indimenticabile maturità e responsabilità politica nei confronti del mondo stesso. Anche perchè il tifone del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista non conosce nè limiti e nè confini e nè regolamenti internazionali. E' convinta di rappresentare il padr eterno e riconosce in se stesso il dovere e la responsabilità di portare sulle spalle degli innocenti!!! il peso dell'ambizione fondamentalista e pericolosa per la ricostruzione dell'impero islamico regionale. Naturalmente il popolo iraniano sa di questo pericolo e sa anche il fatto che se vuole commissionare all'occidente la responsabilità di fermare il mostro atomico prima o poi finirà sotto la schiacciante peso di una violentissima e sanguinosa guerra mondiale, per cui intelligentemente è scesa in piazza e a gran voce ha gridato "Morte al dittatore, morte a Khamenei e Ahmadineja" e alla fine, di fronte agli slogan lanciati dal regime dei mullah che incitavano la gente a lanciare lo slogaan "morte all'America, all'Israele e ai Mojahedin del Popolo", ha risposto al prezzo del sangue dei suoi numerosi NEDA " MORTE ALLA RUSSIA", " Morte a khamenei e morte al dittatore". Uno slogan che deve far riflettere sia la Russia che l'America. Naturalmente qui devo ribadire ancora una volta, a nome del mio popolo, che nonostante delle maligne voci diffus abilmente dai servizi di intelligence iraniani con il contributo ben pagato dei giornalisti compiacenti iraniani ed stranieri a favore del regime , devo insistere e ripetere che nel caso dello scoppio di una qualsiasi guerra tra il regime dei mullah e la comunità internazionale, il grande popolo iraniano alzera la bandiera gloriosa della sua bellissma NEDA che è diventata anche il suo legittimo simbolo della resistenza e scenderà in piazza con tutte le sue forze di cui è in possesso e spazzerà nella pattumiera della storia dell'umanità il peggior regime che l'umanità stessa abbia mai visto sulla terra! Qualche giorno fa ho sentito che una giornalista italiana diceva alla radio che "non si può paragonare Ahmadinejad ad Hitler anche perchè lui non ha ancora ucciso milioni di persone"!!! Da noi si dice l'unica risposta degna degli ignoranti è il silenzio! Rispetto e condivido questa saggezza persiana anche perchè nelle mie vene corre lo stesso sangue di chi saggiamente ha scritto questi indimenticabili termini che in ogni momento ed epoca della storia dell'umanità rispecchiano delle reali situazioni che richiedono una certa attenzione e meditazione.
Concludo e ribadisco che ancora siamo in tempo per evitare una vera catastrofe umana e per riconoscere ad un popolo il suo legittimo diritto di sedersi al centro del tavolo del negoziato. Anche perchè il vero protagonista di domani è il popolo iraniano e non i paesi stranieri. Allora la vera risposta va cercata in questo quadro e non nel regime dei mullah. La chiave del successo e del superamento di questa enorma crisi ed emergenza umana non è nè nelle mani della politica di " Yes We Can" e nè nelle mani delle "bombe intelligenti" ma è gloriosamente custodita nelle mani della nosta amatissima presidente MARYAM RAJAVI che ha prontamente esposto al giudizio del mondo intero la sua vera alternativa chiamata "la Terza Via"!
La politica di "Yes We Can" può trascurare questa realtà ma dal momento che il regime dei mullah non è un fenomeno compattibile coi valori attuali umani allora prima o poi costringerà anche il signor "Yes We Can" ad alzare le mani è dire "Yes We Can't". Quel giorno, per l'umanità intera, sarà un altro doloroso 11 settembre con delle dimensioni abnormi che segnerà tutto il globo. Ma ancora una volta toccherà al popolo iraniano di ripiegare le maniche e di impegnarsi da solo e sacrificando milioni di Neda, per pagare il prezzo degli errori della politica di accondiscendenza dell'occidente e per riportare il paese in una direzione giusta ed equa.
Karimi Davood, analista politico iraniano

E se il regime iraniano avesse altre strutture nascoste?

Vi propongo un ottimo articolo firmato dalla mia carissima e adoratissima amica Fiamma Nirenstein, già onorevole e vice presidente della Commissione Esteri della Camera.

27 September 2009
di Fiamma Nirenstein

il Giornale, 27 settembre - L’Iran è determinato oltre la nostra povera immaginazione occidentale a ottenere la bomba atomica, e il suo bisogno esistenziale di potere legato all’idea di un compito egemonico irrinunciabile, ha dato una enorme, inevitabile evidenza di sé nei giorni scorsi: la scoperta della nuova struttura di arricchimento nucleare, che Obama voglia o no ammetterlo, lo ha portato almeno un cambiamento verbale di linea; la Russia, che è pesante, si è spostata; la Cina, mentre Sarkozy e Brown denunciavano le violazioni di Teheran, non ha potuto mantenere la sua orientale indifferenza.
«La nuova struttura, con l’aiuto di Dio, comincerà a funzionare molto presto»:

se non avevamo capito bene, la cocciuta determinazione iraniana dopo che Obama, Sarkozy e Brown avvertivano Teheran che adesso «è l’Iran che deve dare risposte» come ha detto il presidente degli Usa, ce l’ha di nuovo spiegata ieri Muhammad Muhammadi Golpayegani il consigliere del leader spirituale dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei.

Sarà un impianto, e ce lo avevano dapprima detto i Mujaidin al Qalk, un importante gruppo di opposizione e poi il regime l’aveva dovuto confermare all’Aiea, situato nella santa città di Qom, a sudest di Teheran.
Anche se i servizi occidentali ne avevano forse individuato le tracce, le cautele dell’Aiea che hanno sempre coperto di veli tutta la storia del nucleare iraniano, ancora una volta non sono state d’aiuto. Anche la prima indagine sul nucleare iraniano cominciò con la scoperta di due impianti a Natanz e a Arak, e anche allora era stato un gruppo di dissidenti fuoriusciti a mettere in allarme il mondo.


L’Iran ha inventato vari nascondigli del suo programma per 18 anni. Adesso una domanda prima di ogni altra non deve darci tregua: l’Iran può muovere avanti il programma anche più rapidamente dell’anno che i servizi di tutto il mondo e anche l’Aiea gli assegna prima della bomba? Ovvero ha altre strutture di arricchimento attive nascosto altrove? Perché questo significherebbe che si può incrementare l’arricchimento di uranio già arricchito nelle strutture palesi portandolo in segreto vicino al 90 per cento richiesto per la bomba.
Dopo la nuova scoperta e alla nuova concordia internazionale, il primo ottobre, alla trattativa che si apre con l’Occidente, l’Iran potrebbe cedere? La nostra risposta è che non sembra realistico. Quali che siano le mosse tattiche di Ahmadinejad, egli considera non un rischio morale e fisico ma un onore essere contrapposto all’intero Occidente nel perseguire un fine che considera indispensabile alle sorti del mondo, la dominazione islamica.

Il regime iraniano ha continuato sotto gli occhi del mondo a finanziare guerre terroriste come quelle di Hamas e degli Hezbollah, ad ammassare missili e a fornirne ai suoi amici, a sbandierare la distruzione di Israele e la negazione dell’Olocausto mentre il mondo gli chiedeva di smetterla; e intanto, costruiva la bomba atomica. Per questo vive l’Iran degli ayatollah, e non cederà. Tuttavia, è ormai un regime indebolito, che perseguita il suo stesso popolo in rivolta. Su questo, e anche considerando la vulnerabilità del frazionamento etnico, è possibile agire.

Inoltre, anche se l’élite considera il sacrificio un necessario complemento della gloria dell’Islam sul mondo, il regime teme la propria riduzione all’impotenza, e sa che un’area di grande vulnerabilità è la sfera economica. L’Iran guadagna soprattutto dalla vendita di petrolio grezzo e gas naturale e manca di tutti i prodotti raffinati derivanti dal petrolio, come la benzina. Inoltre manca di servizi finanziari per cui può risentire molto del blocco dell’attività finanziaria esterna. La gente desidera ormai la fine del regime, è molto difficile al momento che dopo le torture e le persecuzioni politiche del dopo elezione il «popolo farsi» di antica memoria si aggreghi tutto intorno al regime contro il nemico, come hanno spesso minacciato gli analisti.

Fiamma Nirenstein, vice presidente della Commissione degli Affari Esteri della Camera dei deputati

sabato 26 settembre 2009

Iran, Ban Ki-Moon "preoccupato" Nucleare,"onere prova spetta a Teheran"

26/9/2009


Sul nucleare iraniano "grave preoccupazione" è stata espressa dal segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon. Dopo l'annuncio dell'esistenza in Iran di un secondo impianto in costruzione per l'arricchimento dell'uranio, nei pressi di Qom, Ban ha reagito sottolineando "come sia a carico dell'Iran l'onere della prova, vale a dire la responsabilità di dimostrare che l'iniziativa sia effettivamente destinata a meri scopi civili".

IRAN: FRATTINI, IL NUOVO IMPIANTO GETTA UN'OMBRA SUL NEGOZIATO

(AGI) - New York, 25 set. - La scoperta di un nuovo impianto iraniano per l'arricchimento dell'uranio "getta un'ombra sul negoziato che si sta per aprire in Turchia": il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha espresso la "preoccupazione" dell'Italia per il nuovo sito, la cui esistenza e' stata confermata dall'Aiea. "Chiediamo un'ispezione immediata dell'Aiea in questo sito perche' la risposta data dall'Iran non persuade", ha affermato il titolare della Farnesina incontrando i giornalisti a margine dell'Assemblea generale dell'Onu.
Teheran ha assicurato che la centrale rispettera' i dettami dell'agenzia Onu per l'energia atomica, ma il capo della Farnesina ha sottolineato che "questa dichiarazione arriva dopo la scoperta fortuita ad opera dell'intelligence e non con una notifica all'Aiea da parte di Teheran". "Il negoziato inizia con questa ombra che l'Iran dovra' dissipare", ha aggiunto il ministro. "Una finestra di opportunita' e' importante", ha spiegato il titolare della Farnesina, "ma da qui alla fine dell'anno dovremo tirare le somme". Nel frattempo Frattini ha approfittato di una colazione di ieri a New York con numerosi colleghi di altri Paesi per proporre l'allargamento del gruppo negoziale con Teheran. "Solana negoziera' a nome del 5+1" ha spiegato, "e lo fara' sulla base degli elementi forniti da un certo numero di Paesi che risentiranno degli effetti positivi o negativi del fallimento o del successo dei colloqui". Del nuovo gruppo fanno parte l'Italia e i Paesi del Golfo Persico ma, secondo il capo della Farnesina, bisognera' pensare di coinvolgere anche l'India perche' "non si puo' pensare di imporre sanzioni sui derivati petroliferi all'Iran se non si coinvolge il principale esportatore che e' proprio New Delhi".

Giovane genio hi tech iraniano si vota a causa anti-Ahmadinejad

sabato 26 settembre 2009 16:54


NEW YORK (Reuters) - Ali Jahanshahi, giovane genietto dell'hi tech- britannico-iraniano, ha smesso di vendere computer per arrivare a New York dedicandosi ad un ambizioso progetto: contribuire a far cadere il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad.

Più che a protestare per la presenza nei giorni scorsi di Ahmadinejad all'assemblea generale dell'Onu, Jahanshahi ha detto di essere arrivato per scambiarsi conoscenze con altri giovani iraniani che stanno usando Internet per un"hack-attivismo" per mandare messaggi, video e informazioni ai simpatizzanti dell'opposizione in Iran.

"Il governo dell'Iran tenta di creare ostacoli ai contestatori per impedire loro di organizzarsi online, ma noi stiamo usando strumenti per superarli", ha detto Jahanshahi, 20 anni, nel corso di una manifestazione di protesta all'esterno della sede Onu.

"Noi pubblichiamo video, messaggi tweet e realizziamo siti per aiutare gli iraniani a organizzarsi".

Da quando le proteste antigovernative sono scoppiate dopo le contestate elezioni iraniane del 12 giugno, il governo ha rallentato la velocità delle connessioni Internet, chiudendo siti web ed arrestando membri dell'opposizione che tentano di organizzarsi online.

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