martedì 13 ottobre 2009

Iran/ Teheran: Karrubi sotto inchiesta Corte Islamica speciale


Aperta indagine su sua denuncia stupri in carcere
Roma, 13 ott. (Apcom) - Il candidato moderato sconfitto alle presidenziali iraniane dello scorso giugno, Mehdi Karrubi, e' stato messo sotto inchiesta da una Corte Islamica per le sue denunce di stupri in carcere di detenuti arrestati nelle proteste post-elettorali. E' quanto rende noto stamane l'agenzia ufficiale iraniana Irna citando il procuratore di Teheran, Abbas Jafari Dowlatabadi. "Un fascicolo e' stato aperto su Karrubi presso la speciale Corte per il clero", ha detto Dawlatabadi. Karrubi e' infatti un 'Akundi'; ovvero un mullah del clero sciita. Il procuratore di Teheran ha aggiunto che "alcuni individui sono stati convocate dalla Corte e le affermazioni di Karrubi sono oggetto di un'indagine". Lo scorso agosto , Karroubi, aveva denunciato stupri nelle carceri iraniane contro ragazze e ragazzi arrestati nelle proteste dello scorso giugno.

IRAN: IMPICCATI 6 DETENUTI NEL SUD, DUE SONO DONNE




Teheran, 13 ott. - (Adnkronos/Aki) - Sei condanne a morte sono state eseguite nell'ultima settimana nell'Iran meridionale. E' quanto si legge sul quotidiano conservatore iraniano 'Kayhan'. Tra i sei, cinque trafficanti di droga e una persona condannata per omicidio, vi sono due donne che erano coinvolte nel narcotraffico. Stando al giornale, le condanne per impiccagione sono state eseguite tra il 6 e l'8 ottobre scorso ad Ahvaz, capoluogo della provincia meridionale del Khuzestan.
Iran:opposizione, 4/a pena capitale
Emessa da corte rivoluzionaria dopo proteste per elezioni
12 ottobre, 11:11



(ANSA) - TEHERAN, 12 OTT - La corte di Teheran ha emesso la quarta condanna a morte nei processi per le proteste dopo la rielezione del presidente Ahamadinejad.

Lo ha reso noto oggi il sito riformista Mowjcamp. Il condannato si chiama Hamed Ruhinejad, ed e' stato condannato a morte sabato dalla sezione 28 della corte rivoluzionaria, presieduta dal giudice Moqisem. Il suo caso e' legato a quello di Mohammad Reza Ali Zamani, il primo di cui lo stesso sito ha reso nota la condanna a morte, giovedi' scorso.


Iran: impedito l'espatrio a legale
Era l' avvocato di un condannato a morte


(ANSA) - TEHERAN, 13 OTT - L'avvocato di una delle 4 persone condannate a morte nei processi per le proteste post-elettorali e' stato bloccato. Si e' visto ritirare il passaporto mentre stava partendo per l'estero.Il legale ha detto di essere stato bloccato da un agente dei servizi di sicurezza all'aeroporto,mentre stava per imbarcarsi sull'aereo che doveva portarlo all'estero.''Questo agente mi ha detto che ad impedirmi l'espatrio era stata la sezione per la sicurezza della Corte rivoluzionaria.''

IRAN: QUARTO OPPOSITORE AHMADINEJAD CONDANNATO A MORTE

Teheran, 12 ott. - (Adnkronos/Aki) - Il Tribunale della Rivoluzione di Teheran ha emesso una condanna a morte contro Hamed Ruhinejad, uno degli oppositori del governo di mahmoud Ahmadinejad. Lo scrive il sito riformista 'Mowjcamp', spiegando che Ruhinejad e' stato riconosciuto colpevole di aver collaborato con l'opposizione filo-monarchica all'estero e di aver quindi attentato alla sicurezza nazionale con lo scopo di rovesciare la Repubblica Islamica. Si tratta del quarto oppositore del governo di Ahmadinejad a subire una condanna a morte in relazione alle proteste che hanno fatto seguito alle presidenziali del 12 giugno.

lunedì 12 ottobre 2009

ATTENTATO DI MILANO CONTRO LA CASERMA SANTA BARBARA

A proposito dell'attentato kamikaze di stamattina contro la caserma di Santa Barbara di piazzale Perocchetti devo sottolineare che ho sempre sostenuto che il rischio del fondamentalismo islamico iraniano è mille volte più alto del suo rischio atomico. Il che non significa che non bisogna colpire la minaccia atomica ma aumenta l'esigenza di alzare la guardia contro i movimenti e gli sforzi del regime iraniano per la costruzione della bomba atomica islamica iraniana. E' da anni che sostengo la tesi secondo cui il regime iraniano sta arruolando dei terroristi kamikaze in tutta l'Europa e l'America. E' di pochi giorni fa la notizia secondo cui le autorità yemenite hanno denunciato il regime dei mullah per aver arruolato degli studenti yemeniti che studiano in Egitto. Secondo quanto hanno riferito le autorità yemenite, l'ambasciata iraniano al Cairo arruolava gli studenti yemeniti e gli mandava in Iran per gli addestramenti militari.Naturalmente gli addestramenti erano mirati alle preparazioni e alle azioni militari da compiere contro gli americani e gli europei. A nome dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condanno fermamente l'azione terroristico di oggi e, metto in guardia chi di competenza, di non trascurare la politica di ricatto del regime iraniano in materia delle azioni terroristiche-kamikaze. Sappiamo molto bene che il regime dei mullah è fortemente in crisi a causa della grande rivolta popolare e il dissenso interno nonchè della questione atomica che in questi tempi viente trattato in Europa. I mullah iraniani, attraverso tali azioni cercano di spaventare e terrorizzare la comunità internazionale e di portare avanti, allo stesso momento, il loro diabolico piano atomico islamico. Per contrasate tale politica bisogna dimostrare sangue freddo e tanta determinazione e una politica omogenea di supporto sostenuto da tutte le formazioni politiche italiane ed europee. Stiamo entrando in una fase molto delicata e sensibile. Senza una politica di fermezza il terrorismo iraniano colpirà ancora non solo in Italia ma in tutta l'Europa. L'attentato di oggi ha una "DNA" tutta iraniana.
karimi davood, analista politico iraniano.

domenica 11 ottobre 2009

IRAN: RONCHI AD AMBASCIATORE, COSTERNATI PER PENA MORTE


nella foto Behnoud Shojai, impiccato stammattina nel carcere di Evin
karimi davood: a nome di tutta la comunità iraniana, residente in Italia desidero ringraziare dal profondo del cuore il ministro per le politiche europee, Andrea Ronchi, per la sua sensibilità umana e politica dimostratasi durante la rivolta popolare iraniana. Oggi, come ieri, il ministro Ronchi ha voluto rinnovare il suo impegno nei confronti del popolo iraniano condannando le ultime sentenze di morte inflitte contro alcuni dimostranti arrestati durante le manifestazioni di protesta a Teheran. Una presa di posizione preziosa e coraggiosa.
Ancora, a nome del popolo iraniano e di Behnoud Shojaii, impiccato stamattina alle prime luci dell'alba, dichiaro che il sostegno e la solidarietà del ministro Ronchi è come un raggio si sole che illumina la notte più buia del cielo persiano e dà il calore e passione alla volontà popolare di continuare ad andare avanti verso un aurora di felicità, di democrazia e di convivenza civile all'interno della comunità internazionale.
Grazie Andrea!


Roma, 11 ott. (Adnkronos) - "Desidero esprimere la nostra profonda costernazione per le notizie che giungono dal suo Paese relativamente all'applicazione sempre piu' frequentre della pena di morte". Lo scrive oggi il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, in una lettera inviata all'ambasciatore dell'Iran in Italia. "Le condanne alla pena capitale e le altre pene inflitte per il coinvolgimento nelle proteste contro l'elezione di Mahmoud Ahmadinejad, nonche' il fatto che centinaia di oppositori siano ancora detenuti nelle vostre prigioni per il loro impegno a favore di principi democratici, suscitano in noi -continua nella lettera Ronchi- il piu' profondo sdegno e non sembrano coerenti con l'asserita volonta' del suo Paese di essere parte integrante delle nazioni democratiche".

IMPICCATO IL MINORENNE BEHNOUD SHOJAII


Alle prime luce di stamattina, nonostante una massiccia presenza delle madri dei caduti della recente rivolta e dei numerosi cittadini di fronte al carcere di Evin di Teheran che chiedevano la sospensione dell'impiccagione del minorenne, il regime fondamentalista e terrorista di Ahmadinejad ha stretto attorno al collo di Behnood tutto il suo odio disumano e ha immerso l'intera popolazione in un momento di incredulità e di lutto. Behnoud aveva già subito 6 momenti del genere e per tre volte aveva visto attorno al collo il cappio. Ma grazie alla forte mobilitazione dell'opinione pubblica, il regime dei mullah aveva desistito dal portare al termine la sua violenza e vendetta.
Le nostre profonde condoglianze alla famiglia e a tutti coloro che per anni hanno lottato per salvare la vita di Behnoud Shojaii.

Notizia diffusa dall'Ansa
Pena morte: Iran, un impiccato
Era accusato di un omicidio commesso quando aveva 17 anni
11 ottobre, 09:01
(ANSA)- TEHERAN, 11 OTT - Behnud Shojai, un giovane iraniano condannato a morte per un omicidio commesso a 17 anni, e' stato impiccato nel carcere di Evin a Teheran. Il giovane era in carcere da 4 anni. Anche una donna doveva essere impiccata per omicidio, ma all'ultimo momento e' stata risparmiata grazie al perdono dei familiari della sua vittima. Altri 7 condannati per omicidi commessi quando erano minorenni dovrebbero essere impiccati a tempi brevi. Sono diverse decine i giovani in carcere per gli stessi reati.

sabato 10 ottobre 2009

un vedoclip in persiano: "credetemi, la risposta dello specchio non è la pietra!

NOBEL: WASHIMGTON POST, NOI AVREMO PREMIATO L'IRANIANA NEDA


NOBEL: W. POST, NOI AVREMMO PREMIATO L'IRANIANA NEDA


Washington, 10 ott. - (Adnkronos) - Il "Washington Post" avrebbe premiato l'iraniana Neda, la ragazza uccisa nel giugno scorso a Teheran durante le manifestazioni di piazza seguite all'esito contestato del voto che ha riconfermato premiato Mahmoud Ahmadinejad. In un editoriale dedicato al Nobel per la pace assegnato a Barack Obama, "ma non e' colpa sua" se lo hanno scelto, il quotidiano americano sostiene che "un riconoscimento postumo a Neda, simbolo del movimento democratico in Iran, avrebbe riconosciuto i sacrifici fatti dal movimento e incoraggiato la sua battaglia in un momento difficile".

"La democrazia in Iran non solo libererebbe il popolo - osserva il giornale - ma migliorerebbe enormemente anche le chance della pace nel mondo, dal momento che il regime che l'ha uccisa sta perseguendo lo sviluppo di armi nucleari in aperta sfida con la comunita' internazionale".

Nell'accettare il premio, il presidente degli Stati Uniti ha detto di condividerlo con "la giovane donna che marcia silenziosamente nelle strade per difendere il suo diritto a essere ascoltata, anche di fronte alla violenza e ai proiettili". Secondo il "Washigton Post", "il solo fatto che abbia evitato di citare il nome di Neda o il suo Paese, presumibilmente per riguardo al regime iraniano con cui sta cercando di negoziare, dimostra la tensione che qualche volta esiste tra 'la diplomazia e la cooperazione tra i popoli' (di cui si parla nella motivazione del Nobel, ndr) da una parte e il sostegno ai diritti umani dall'altra. Il Comitato dei Nobel avrebbe potuto risparmiare a Obama questo dilemma, se avesse dato a Neda invece che a lui il premio".

karimi davood: condivido pienamente le affermazioni del Washington Post. Anche perchè il premio è andato nelle mani di chi ha già dimostrato la sua incapacità di fronte al rischio del fondamentalismo iraniano che ci ha portati via prematuramente Neda che è diventata il simbolo della resistenza delle donne iraniane.

NUOVE CONDANNE A MORTE IN IRAN


Iran, tre condanne a morte per proteste dopo elezioni
sabato 10 ottobre 2009 18:24
TEHERAN (Reuters) - Tre persone sono state condannate a morte oggi da un tribunale iraniano per aver partecipato ai disordini scoppiati in seguito alle controverse elezioni di giugno e per i legami con un gruppo filo-monarchico.
Lo ha riportato oggi l'agenzia di stampa Isna, senza precisare le generalità dei condannati, ma - citando un portavoce del tribunale provinciale di Teheran - rivelandone solo le iniziali.

"Le condanne a morte sono state comminate per il coinvolgimento nei fatti post-elettorali e per affiliazione ad associazioni monarchiche iraniane e al Pmoi", ha detto il portavoce, riferendosi alla People's Mujahideen Organisation of Iran, un'organizzazione d'opposizione in esilio che sia gli Usa che l'Iran considerano una formazione terroristica.

"Le sentenze non sono definitive e i condannati poossono ricorrere in appello".

IRAN: D'ELIA, PENA MORTE SOLITO MODO MORTIFERO REGIME MULLAH

(AGI) - Roma, 10 ott. - Le condanne a morte dei tre oppositori politici e' stato il modo, come al solito, mortifero del regime dei Mullah di festeggiare la giornata mondiale contro la pena di morte. Lo ha detto Sergio D'Elia, Segretario dell'associazione radicale Nessuno tocchi Caino. "Il caso iraniano - ha precisato D'Elia - non e' solo emblematico del pericolo che per il mondo, oltre che per i propri cittadini, possono rappresentare i regimi illiberali, e' anche una cartina di tornasole della coerenza e decisione con cui le cosiddette democrazie intendono affrontare un tale pericolo". Invece di combattere, "il regime dei mullah, l'Europa 'dialoga' sui diritti umani e ora - ha aggiunto - pure l'America sembra voglia accreditarlo come parte della soluzione dei problemi in Medioriente, essendo invece parte rilevante del problema. La cifra del successo di questa politica diappeasement nei confronti del regime iraniano e' - ha osservato - nel numero delle esecuzioni, che aumentano di anno in anno". Nel2008 sono state effettuate in Iran almeno 346 esecuzioni e la situazione non sembra mostrare segni di correzione di rotta, considerato che nei primi nove mesi di quest'anno 'Nessuno tocchi Caino' ha gia' registrato almeno 324 impiccagioni, tra cui quelle di 4 minorenni.

IL VIDEO DELLA LIBERAZIONE E DELLA GIOIA DEI 36 MOJAHEDIN DEL POPOLO NEL CAMPO DI ASHRAF

venerdì 9 ottobre 2009

DOVE VA IL PREMIO NOBEL PER LA PACE?


nella foto il neo premiato Nobel per la pace!!! il presidente di colore Barak Hossein Obama
Con grande sorpresa ho appreso la notizia del premio Nobel per la pace durante il ritorno dalla Calabria! Ero stanco e sonnolente e stavo pensando di fermarmi per prendere l'ennesimo caffe' che il giornale radio Rai ha dato la notizia del premio Nobel per la pace al presidente di colore americano Barak Hossein Obama. Per la rabbia e per la frustrazione ho cominciato a gridare. Ho visto il sonno che mi abbandonava di fretta e furia temendo che c'e l'avessi con lui!!!
Cronologia recente del premio Nobel per la pace: Una volta viene premiata la prima donna musulmana di origine iraniana che post premio Nobel per la pace, esattamente due anni dopo, chiede ed ottiene la pena di morte per un presunto omicidio di nome Mohammad!!!Al momento dell'esecuzione, avvenuto nel carcere di Evin, la premiata Nobel firmava a Roma un appello contro la pena di morte!!!! E una altra volta viene premiata una persona che ha chiuso entrambi gli occhi sulla mattanza dei componenti della resistenza iraniana in campo di Ashraf per mano delle forze speciali irano-irachene!!!! E che continua a non vedere i mandanti e i killer iraniani che fomentano morte e violenza contro le popolazioni locali e le forze militari stranieri presenti in Afghanistan e in Iraq. Come se fosse una cosa normale. Yes We can ritirare di fronte all'avvanzata del terrorismo e del fondamentalismo islamico iraniano e' diventato non uno slogan bensi una strategia politica dell'amministrazione del neo premio Nobel.
Sinceramente non capisco piu' niente. Forse e' effetto di 1200 km di viaggio di andata e ritorno tra Roma e Calabria. Ma mi capita spesso che faccio questi lunghi viaggi, partendo la mattina presto e tornando la sera stessa. Ci tengo a tornare la sera a casa. Ma il problema non e' questo. Prima di tutto chiarisco che non ho nulla contro il presidente Obama che lo ammiro. E' salito al potere sull'onda dello slogan "YES WE CAN". Ma quando e' entrato in Casa Bianca ha cambiato il colore e l'identita'. Fin dall'inizio ha dimostrato una forte debolezza nei confronti del regime khomeinista e del suo terrorismo a tal punto che ha cominciato a parlare pure in arabo!!! Ha sostituito la fermezza con la leggerezza e la determinazione con la rassegnazione. Due fattori essenziali per affrontare il pericolo del fondamentalismo islamico come la piu' grande minaccia del terzo millennio.
Ecco perche' non capisco la motivazione della premiazione. Forse la mia stanchezza mi ha offuscato la parte grigia del mio cervello o forse la politica di accondiscendenza ha distrutto la parte grigia degli assegnatori dell'ormai ex prestigioso premio Nobel per la pace!
A nome della mia associazione desidero esprimere tutta la mia solidarieta' con il signor Nobel per le forti sofferenze a cui e' sottoposto anche dopo la sua morte.
E al presidente Obama faccio i miei migliori auguri sperando che questo premio gli apra gli occhi e lo faccia svegliare dal letargo in cui e' sommerso fin dall'arrivo in Casa Bianca.
Mi permetto a dirgli che le future generazioni lo giudicheranno non per i premi ma per i fatti concreti per la difesa dei diritti umani e del genere umano dal pericolo del fondamentalismo islamico di matrice khomeinista rappresentato attualmente dal regime dei mullah. E alla fine desidero sottolineare che i primi auguri espressi al presidente Obama sono stati quelli del regime di Teheran . Attenzione presidente questa e' un'altra trappola tesa dal regime di Ahmadinejad.
karimi davood, analista politico iraniano

mercoledì 7 ottobre 2009

GRANDE FELICITA' PER LA LIBERAZIONE DEI NOSTRI 36 OSTAGGI



Grande felicita e festa tra gli iraniani simpatizzanti della resistenza iraniana.
La manifestazione di oggi di fronte alla Camera dei deputati in piazza Montecitorio e' scoppiata in una grande festa all'arrivo della notizia del rilascio dei nostri 36 amici che da 70 giorni si trovavano nelle mani della polizia irachena e rischiavano seriamente la vita. I manifestanti con le bandiere dell'Iran e dei Mojahedin hanno ballato e festeggiato questa grande vittoria del popolo iraniano.
A nome dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia desidero esprimere la nostra partecipazione in questo grande e storico momento di gioia e di entusiasmo e faccio i nostri migliori auguri al Presidente Maryam Rajavi, ai residenti del campo di Ashraf e ai nostri 36 eroi che con la loro determinazione e fermezza hanno neutralizzato un grande complotto dietro cui c'era il regime fondamentalista dei mullah. I 36 componenti della resistenza iraniana hanno dimostrato e rappresentato la ferrea volonta' del nostro popolo per portare a termine, al costo del sacrificio della propria vita, la grande battaglia per l'affermazione del diritto del popolo iraniano per aver un governo che sia l'espressione della maggioranza, pluralista e democratica.
Colgo occasione per ringraziare tutti coloro che in questi difficili giorni ci sono stati vicini e ci hanno sostenuto moralmente e politicamente in particolare i deputati e i senatori e personalita' politiche che hanno lavorato duramente e seriamente portando avanti una dura campagna di denuncia presso le autorita' americane e irachene chiedendo al governo di Al Maleki il rispetto dei diritti dei residenti del campo di Ashraf ricordando anche al governo degli Stati Uniti D'America che e' il responsabile numero uno della sicurezza dei residenti del campo di Ashraf come persone sotto la tutela della quarta Convenzione di ginevra e riconosciute ufficialmente come persone sotto la tutela. Va ricordato che ognuno di questi ragazzi del campo di Ashraf, dopo il loro disamro da parte degli americani hanno firmato un accordo cedendo le armi in cambio della salvaguarduia della loro sicurezza.
Tantissimi auguri ai combattenti del campo di Ashraf, al presidente Maryam Rajavi, a questi 36 eroi e a tutto il popolo iraniano.
karimi davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

GRANDE NOTIZIA DI GIOIA E DI VITTORIA! LIBERATI I 36 OSTAGGI

LIBERATI I 36 OSTAGGI E CONSEGNATI AL OSPEDALE DEL CAMPO DI ASHRAF
GRANDE SCONFITTA PER IL REGIME TERRORISTA DEI MULLAH
GRANDE VITTORIA PER LA RESISTENZA IRANIANA E PER TUTTI COLORO CHE CONSIDERANO IL CAMPO DI ASHRAF COME UNICA ROCCAFORTE CONTRO ESPANSIONE DEL TERRORISMO E DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO IRANIANO
GRANDE FESTA E GIOIA IN TUTTO IL MONDO
LA VITTORIA DELLE MANI NUDE CONTRO LE ARMI E LA FERREA VOLONTA DI ANNIENTARE TUTTI I COMPONENTI DEL CAMPO DI ASHRAF



In questi istanti la tv della resistenza iraniana, Symaye Azadi, sta diffondendo il messaggio del presidente Maryam Rajavi a proposito della liberazione dei 36 ostaggi Mojahedind del Popolo che da 70 giorni si trovavano nelle mani della polizia irachena e nonostante tre sentenze della Corte Irachena venivano illegalmente tenute nelle carceri irachene.
Questa grande notizia arriva dopo 70 giorni di lotta ininterrotta e senza sosta di tutti i residenti del campo di Ashraf e di tutti i sostenitori della resistenza iraniana in tutto il mondo dove in numerose citta euroamericane gli iraniani hanno organizzato i scioperi della fame.
Signora Maryam Rajavi ha fatto i suoi auguri ai 36 ostaggi e a tutti coloro che li hanno sostenuti sia politicamente che moralmente in particolare ha ringraziato le personalita stranieri che hanno voluto sostenere la legittimita della lotta di questi ostaggi.
Faccio i miei migliori auguri e ringraziamenti a chi ci ha sostenuto e rimasto al nostro fianco in particolar modo desidero ringraziare il dott. Aldo Forbice che nel suo quotidiano programma Zapping ha sensibilizzato opinione pubblica italiana sui pericoli a cui sono sottoposti i ragazzi e le ragazze di Ashraf.
grazie a tutti e auguri alla nostra amatissima presidente Maryam Rajavi
karimi davood

UN INTERESSANTE INTERVISTA RILASCIATA DALL-INVIATO DEL RADIO VATICANO, FAUSTA SPERANZA SUL CAMPO DI ASHRAF

PER FAVORE FATE COPI INCOLLA PER POTER VISIONARE IL FILMATO
GRAZIE KARIMI
http://www.faustasperanza.eu/interviste/ashraf.html

martedì 6 ottobre 2009

LETTERA URGENTE AL MINISTRO DEGLI ESTERI FRANCO FRATTINI

Care amiche e cari amici
i 36 ostaggi iraniani appartenenti alla resistenza iraniana che si trovano nelle mani irachene si trovano in una situazione assai critica e pericolosa. Vi chiedo di firmare questa lettera indirizzata al ministro Frattini in cui chiediamo il suo intervento a favore della liberazione di questi 36 ostaggi che da quasi 70 giorni sono in sciopero della fame.
grazie
karimi
Egregio Ministro degli Esteri, On. Franco Frattini


Intorno alle 13 di oggi, 1° ottobre, le forze di oppressione dell’Iraq hanno fatto una violenta irruzione nella prigione della città di Khalis per trasferire a Bagdad con la forza i 36 ostaggi, membri dei Mojahedin del popolo. I 36 rifugiati iraniani erano stati sequestrati dalle forze d’aggressione irachene in seguito all’attacco violento al campo di Ashraf, dove risiedono i rifugiati iraniani, attacco che ha causato 11 morti e più di 500 feriti.
I Mojahedin del popolo, ostaggi indifesi nelle mani delle aggressive forze irachene, appellandosi alla terza sentenza della magistratura di Khalis che riafferma la loro liberazione, hanno opposto resistenza al trasferimento forzato. La magistratura irachena aveva confermato, per la terza volta, il 28 settembre, di aver “ordinato a tutte le stazioni di polizia di liberarli ovunque si trovassero”. Ma i vili mercenari iracheni hanno nuovamente commesso un grave crimine contro l’umanità ed hanno selvaggiamente picchiato gli ostaggi indifesi al loro 65° giorno di sciopero della fame. Gli ostaggi, debilitati per lo sciopero della fame, svenuti e accasciati a terra, sono stati ammanettati e caricati sulle automobili degli aggressori iracheni e trasferiti in un luogo ignoto.
Ieri, 30 settembre, molti parlamentari iracheni hanno espresso la loro forte preoccupazione per i 36 rifugiati di Ashraf e hanno dichiarato: “Impedire l’esecuzione della sentenza della magistratura è un atto arbitrario che viola le leggi e i diritti dei cittadini iracheni e che offende la sacralità della legge e della giustizia. Questo vuol dire togliere libertà a persone la cui innocenza è dimostrata, questa violazione è perseguibile dalla legge ”.
La Resistenza Iraniana, considerando che i Mojahedin del popolo residenti ad Ashraf hanno consegnato le loro armi e firmato un accordo con le forze americane in Iraq, le quali si sono impegnate a tutelare la loro vita, ritiene che l’ambasciata statunitense a Bagdad e le forze statunitensi siano responsabili della salvaguardia della vita dei 36 ostaggi e pertanto sono loro che devono attivarsi, senza indugi, a farli tornare nella loro residenza al campo di Ashraf.
La signora Maryam Rajavi, Presidente eletta del CNRI, in una lettera al presidente Barack Obama e alle autorità politiche e militari statunitensi ha ricordato l’urgenza e la necessità di una loro iniziativa per porre fine a questa tragedia.
Chiediamo al Governo italiano e a Lei, come Responsabile della politica estera, di intervenire con la massima tempestività presso il governo iracheno per evitare cha si perpetui una catastrofe umanitaria annunciata.

per firmare clikkare per favore su questo link
http://www.donneiran.org/index.php?option=articles&task=viewarticle&artid=19

domenica 4 ottobre 2009

LA POLITICA DEL YES WE CAN E' ANTIDOTO DEL FONDAMENTALISMO ISLAMICO?

Quando il presidente di colore americano è salito al potere ha anche portato con se una oceanica speranza di coloro che credevano nella sua onesta politica e umana investendo tutta la loro speranza. Esattamente come quelli investitori italiani che avevano affidato tutto il loro risparmio in una famosa società di latte italiano.
Anche il mondo intero ha fatto altrettanto e ha investito tutto ciò di cui era in possesso sperando che la politica del presidente nero americano cioè " Yes We Can" possa produrre più pace e più sicurezza. Analizzando l'anno passato vediamo che che questa politica ha servito sul piatto d'oro solamente il regime dei mullah in molti campi. La politica del "Yes..." ha dimostrato una fortissima debolezza nei confronti dell'Iran che è senza precedenti nella storia dell'America. Il presidente Obama nella scelta tra il "nemico e il nemico del nemico" ha preferito fare la scorciatoia e ha scelto direttamente il nemico! sperando cosi di poter risolvere direttamente i problemi trascurando fortemente la natura e l'identità del "nemico" che è esattamente il fondamentalismo islamico di matrice khomeinista cioè quella ideologia del male che ha condotto il mondo in una innumrevoli tragedie e stragi. Il problema fondamentale secondo me nasce anche dalla natura e dalla identità del "Yes We Can". Una politica che al posto di diagnosticare il male va alla sua convivenza chiudendo entrambi gli occhi sulla sua crescita ed espansione. Il presidente Obama dovrebbe sapere che il fondamentalismo islamico è un nuovo fenomeno che va studiato nei minimi particolari e dettagli e va affrontato di conseguenza senza trascurare alcun ipotesi.
Prima di tutto bisogna capire quali sono i suoi obiettivi e traguardi e quali sono i suoi mezzi e vettori su cui si espande nel mondo. Una volta indovinati gli obiettivi e i mezzi a sua disposizione si può tranquillamente proporre una soluzione idonea al problema. Ma il presidente Obama fin dall'inizio ha dimostrato una forte debolezza nei confronti dell'Iran e del suo pericolo ed ha cominciato subito a cadere in un grande tranello tesogli dagli stessi mullah iraniani. Ha inziato a scrivere al capo supremo Ali khamenei sperando di poter fargli colpo e farlo portare sul binario giusto senza sapere che i mullah per la loro stessa natura "ricevono volentieri le donazioni ma non danno nulla in cambio"! Non bisogna dimenticare che questa politica un successo l'ha avuto: aver conquistato l'amore del fondamentalismo iraniano al prezzo della vita di migliaia di soldati americani, italiani, inglesi e cittadini innocenti in Iraq e in Afghanistan!
Un'altro esempio del successo di questa politica è stato il recente attacco delle forze armate irachene comandati dall'Iran contro il campo di Ashraf in Iraq, dove vivono 3500 oppositori e combattenti iraniani. Questo disumano atto di violenza è stato il frutto inequivocabile di questa politica. "Yes we can" ha chiuso gli occhi su questa barbara mattanza degli oppositori del regime dei mullah calpestando interamente gli stessi impegni presi con ogniuno di questi uomini e donne che in cambio della loro protezione e sicurezza avevano ceduto tutte le loro armi agli americani firmando con loro un patto di sicurezza!!!! Tutto ciò stranamente è avvenuto all'indomani della grande rivolta popolare che grazie al sacrificio di centinaia di persone come Neda hanno dimostrato la illegittimità del regime iraniano. Secondo me l'operazione della repressione del campo di Ashraf è stato un premio al secondo mandato del passdar terrorista Ahmadinejad. Un governo che è nato contro la stessa costituzione del regime di Teheran.
I residenti del campo di Ashraf hanno rispettao in pieno questi accordi ma l'America di Obama ha tradito tutte le convenzioni internazionali in materia dei diritti umani e della protezione delle persone tutelate dalle convenzioni di Ginevra, abbandonando i membri della resistenza iraniana nelle mani furiose e criminali dei mullah. Il presidente Obama chiudendo gli occhi su questo genocidio ha pensato di poter addolcire l'anima del mostro iraniano attenuando la sua terroristica pressione sui suoi soldati dislocati in Afghanistan e in Iraq. Ma inutile. Il fondamentalismo islamico è incontentabile. Nel senso che è soddisfatto per pochi secondi e poi parte all'attacco: gli attentati in Afghanistan e in Iraq nella zona verde sono il frutto della politica del "Yes we can". Esattamente come Hitler che di fronte alla politica di accondiscendenza di allora avvanzava costantemente altre richieste. Il risultato di quella politica è ben presente a tutti.
Ma attenzione, se qualcuno ha pensato che Teheran si accontenterà della totale distruzione del campo di Ashraf fa un grave errore strategico. Dopo Ashraf, il regime di Ahmadinejad organizzerà un interminabile inferno contro gli stessi americani costringendoli a scappare dalla regione con la coda tra i piedi. Anche perchè non ci sarà più la grande diga che aveva fermato per parecchi anni l'espansione del fondamentalismo islamico in Iraq e nella regione.
Un consiglio al presidente Obama: l'errore fa parte del genere umano. Non è ancora tardi. Il regime dei mullah non ha ancora costituito la sua bomba atomica ed è molto fragile. Il suo terrorismo è il segno della sua fragilita e debolezza. In mezzo a tutto ciò esiste un terzo fattore che è il popolo iraniano come la principale protagonista del teatro attuale. Meglio investire nelle speranze della popolazione e non nel futuro del fondamentalismo islamico. Il popolo iraniano rimarrà e il regime dei mulla prima o poi finirà nella pattumiera della storia. Bisogna scegliere di restare con le aspirazione democratiche della popolazione oppure finire con il regime di Ahmadinejad nella pattumiera della storia.
Presidente Obama, la scelta non è difficile. Ci vuole un pò di coraggio, determinazione e fermezza. Per il resto a far cadere il regime del male e della violenza ci pensiamo noi. Noi siamo determinati, fermi, seri e convinti di farcela.
Noi, non calpestiamo i nostri impegni, li rispettiamo e li portiamo a termine al prezzo del nostro sangue. Credo che i ragazzi e le ragazze del campo di Ashraf ne abbiano dimostrato un piccolo esempio.
Auguri presidente Obama.

karimi davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

 
AID : AGENZIA IRAN DEMOCRATICO