mercoledì 8 settembre 2010

IRAN: MAZZONI (PPE-PDL), PAESE CHE TORTURA NON E' NOSTRO PARTNER


LE ULTIME LAPIDAZIONI ESEGUITE IN IRAN

SABATO 2 FEBBRAIO 2008

NUOVA ONDATA DI SENTENZE DI LAPIDAZIONE IN IRAN


nella foto: si vedono molto evidenti le tracce di sangue sulla pietra che ha colpito a morte l'uomo. Lesecuzione fu eseguito in un paese vicino a Karaj a 60 kilometri dalla capitale iraniana Teheran.

nella foto: la zona dove nell'estate scorso è stato lapidato un uomo. Tuttora anche la moglie vive in carcere e in attesa della stessa sorte
Nel giugno 2007 fu eseguita la stessa condanna su un uomo

Iran, docente condannato a lapidazione per adulterio


Un professore di musica, sposato con due figli, è accusato di aver avuto una relazione con una delle sue allieve. Ma l'insegnante avrebbe contratto con la ragazza un 'matrimonio a tempo'
Roma, 1 feb. (Adnkronos/Aki) - Un insegnante iraniano è stato condannato a morte per lapidazione nella città di Sari. Farivar, 49 anni, docente di musica, sposato con due figli, è accusato di adulterio per avere avuto una relazione con una delle sue allieve.


La famiglia del condannato sostiene invece che non si sarebbe trattato di adulterio, in quanto l'insegnante aveva contratto con la ragazza un 'matrimonio a tempo'. La pratica del 'sighe', o matrimonio a tempo, è diventata ultimamente in Iran un sotterfugio per sfuggire alle leggi restrittive che puniscono severamente ogni rapporto sessuale fuori dal matrimonio.

L'unico altro caso di lapidazione di un uomo risale al giugno 2007, quando a Tekestan, a nord di Teheran, fu lapidato Jafar Kiani, processato per aver convissuto per oltre 10 anni con una donna sposata, dalla quale aveva avuto anche due figli.

Commento: ultimamnete siamo testimoni dell'incremento del rilascio delle disumane sentenze quali la " lapidazione" e la " fucilazione" contro i cittadini iraniani. Recentemente, nella cittadina Shahryar vicino a Karaj a 60 kilometri da Teheran, due sorelle di 27 e 28 anni, Zahra e Zohreh Kabiri, sono state condannate alla lapidazione per un reato che precedentemente eranno state condannate a 99 frustate, già eseguite tra l'altro. 6 mesi dopo l'esecuzione delle frustate la magistratura della città di Karaj ha nuovamente arrestato le due sorelle e le ha condannate a morte attraverso la "lapidazione". Entrambe le sorelle sono sposate e madri di due piccoli.
Come ho già sostenuto, la pena di morte ha una funzione estremamente politico. La si applica in tutte le sue forme possibili, dall'impiccagione alla fucilazione, dalla lapidazione alla uccisione attraverso gettare la vittima dall'alto della montagna, rinchisa dentro un sacco a juto. Sono dei provvedimenti applicati per fomentare il terrore e la paura tra la popolazione. La resistenza iraniana, attraverso il suo leader la signora Maryam Rajavi ha lanciato un appello agli organismi internazionali e alle organizzazioni per i diritti umani di portare il dossier iraniano al Consiglio di Sicurezza dell'Onu per adottare misure idonee contro il regime dei mullah. Il giorno dopo l'approvazione della moratoria da parte dell'Onu, il regime dei mullah ha mandato un chiaro segnale e ha impiccato nelle piazze pubbliche del paese 23 persone tra cui due donne. Anche l'Associazione dei rifugiati politici iraniani in Italia aderisce all'appello della signora Maryam Rajavi e chiede al governo italiano di impegnarsi nel rispetto della moratoria dell'Onu. Tre giorni fa il regime dei mullah ha trasferito 28 prigionieri dal arcere di Rajai Shahr al famigerato carcere di Evin per l'esecuzione della sentenza della morte. 5 di loro sono stati già impiccati. Il resto è in attesa di esecuzione della pena.
Ancora una volta non mi stanco di chiedere oltre all'intervento degli organismi competenti anche quello dei semplici cittadini scrivendo al governo italiano, all'Amnesty International, ai partiti politici, ai loro rappresentanti parlamentari chiedendo la loro denuncia contro la feroce violazione dei diritti umani da parte del regime fascistreligioso dei mullah.
karimi davood

SAKINEH: RIFUGIATI POLITICI IRAN, DA TEHERAN SOLO PROPAGANDA


(AGI) - Roma, 8 set. - L'annuncio del ministro iraniano sulla sospensione della condanna alla lapidazione per Sakineh "e' solo un'uscita propagandistica per fermare il fronte internazionale che abbiamo costruito contro la pena di morte".
Lo ha affermato all'AGI il presidente dell'Associazione dei rifugiati politici, Davood Karimi. "Noi chiediamo la sospensione totale della pena di morte" ha detto Karimi ricordando che gia' due mesi fa la condanna alla lapidazione era stata commutata in impiccagione. "Finche' Sakineh non esce - ha detto Karimi - non possiamo dare peso a queste dichiarazioni". I rifugiati politici iraniano intanto hanno annunciato per domani una manifestazione a sostegno della liberazione di Sakineh davanti alla Regine Lazio insieme alla presidente Renata Polverini.

COMUNICATO STAMPA SULLA SOSPENSIONE DELLA LAPIDAZIONE DI SAKINEH

PURA PROPAGANDA DEL REGIME DEI MULLAH PER SPEZZARE FRONTE UNITA INTERNAZIONALE
A nome dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia dichiaro irrilevanti e senza nessun valore giuridico le dichiarazioni del portavoce del ministero degli esteri iraniano sulla sospensione della lapidazione della signora Sakineh Ashtiani. Questa uscita è di pura natura propagandistica per contrastare la fronte unita internazionale costituita sul caso della signora Sakineh. Va ricordato che alcuni mesi fa il regime dei mullah prevedendo una dura reazione internazionale aveva già commutato la lapidazione della signora Sakineh in impiccagione. Ma dal momento che le organizzazioni che si occupano dei diritti umani non si fidavano di questa commutazione hanno iniziato lo stesso una campagna contro la pena di lapidazione e contro la pena di morte. In precedenza, all'incirca un paio di anni fa, il regime dei mullah ha lapidato un uomo, nonostante fosse sospesa la pena di lapidazione per ordine del capo della magistratura di allora, il mullah Shahroudi.
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia sottolinea fermamente la pura natura propagandistica di questa mossa del regime dei mullah e mette in guardia l'intera comunità internazionale per quanto riguarda le intenzioni propagandistiche del regime dei mullah e chiede a tutti di non abbassare la guardia. Anzi da oggi in poi si alza il rischio della lapidazione o dell'impiccagione della signora Sakineh Ashtiani.
Davood Karimi, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

martedì 7 settembre 2010

Sakineh/ Ong donne iraniane: Almeno 14 rischiano stessa pena

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Tuesday, 07 September 2010

"E' la prova di quanto sia misogino il regime di Teheran"

ImageRoma, 7 set. (Apcom) - In Iran, oltre a Sakineh Ashtiani, ci sono almeno altre 14 donne che rischiano la lapidazione, e la comunità internazionale deve intensificare le sue pressioni per salvarle. A spiegarlo oggi ad Apcom è Shahrzad Sholeh, presidente delle Donne democratiche iraniane in Italia. "E' da 20 anni che denunciamo le lapidazioni del governo iraniano. Per fortuna è uscito il caso di Sakineh, che oggi è ancora viva solo grazie a questa straordinaria mobilitazione internazionale", ha spiegato Sholeh, la cui associazione fa capo al Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri), la principale forza di opposizione iraniana.

"E' assolutamente necessario che l'Italia, che ringraziamo per il suo generoso sostegno, e l'intera comunità internazionale, mantengano e anzi intensifichino la pressione su Teheran se vogliono salvare Sakineh da una orribile morte. Al minimo allentamento della pressione, Teheran potrebbe senz'altro procedere alla sua lapidazione. E se così fosse, sarebbe l'inizio di un massacro di altre donne - su almeno altre 14 pende una condanna alla lapidazione - e di altre migliaia di prigionieri politici che rischiano di essere giustiziati". "Anche noi, come il figlio di Sakineh (Sajjad Qaderzadeh, 22 anni, ndr) chiediamo di non mollare, e azioni sempre più concrete e mirate come le sanzioni. Ai governi di tutto il mondo, Italia compresa, chiediamo che convochino gli ambasciatori iraniani perché forniscano chiarimenti" sul caso, ha detto ancora Saharazad, informando che il 15 settembre la sua associazione manifesterà davanti a Montecitorio a favore di Sakineh. "Il caso di Sakineh è una occasione di fondamentale importanza per continuare a fare pressione sull'oppressivo regime iraniano. Ed è anche la prova, al momento ancora vivente, di quanto sia misogino il governo di Teheran", ha concluso Shahrzad.

Una breve lettera di solidarietà con Sakineh di una mamma italiana


Non sono altro che una semplice, comune cittadina italiana, consapevole che la mia voce non ha peso e non conta nulla tra miliardi di altre voci, ben più potenti ed autorevoli della mia... intendo esprimere la mia umana solidarietà e vicinanza alla signora Sakineh, una donna come tante, una madre come tante, la cui vita è preziosa al pari di quella di qualsiasi essere umano.
Un abbraccio ed un fiore per Sakineh
CRISTIANA. N.(ROMA)
Grazie di cuore cara Cristiana!


IRAN, NUOVA INIZIATIVA DELLA REGIONE LAZIO PER SALVARE SAKINEH




'Nessuno scagli la prima pietra' è la nuova iniziativa della Regione Lazio per chiedere di salvare Sakineh,la donna iraniana condannata alla lapidazione. Ad annunciarlo il presidente della Regione Lazio Renata Polverini che oggi pomeriggio ha incontrato il presidente dell'Associazione donne democratiche iraniane in italia,Shahrzad Sholeh,e il presidente dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in italia,Davood Karimi.
"Giovedi 9 settembre -ha detto polverini- in occasione della fine del Ramadan esporremo davanti al palazzo della giunta regionale una gigantografia di Sakineh sotto la quale verranno deposte delle pietre. La Regione gia' da diversi giorni si è mobilitata contro l'esecuzione e continua il suo impegno con questa nuova iniziativa per la quale invitiamo tutti i cittadini di buon senso a deporre,e non a scagliare,una pietra sotto la foto di Sakineh".
Polverini ha voluto inoltre mandare un ulteriore messaggio al figlio di Sakineh "per il coraggio che sta mettendo in campo, la sua voce che si leva e chiede aiuto al mondo puo' rappresentare momento svolta. Ci stringiamo intorno a lui e a Sakineh richiamando l'attenzione di tutte le donne e di tutti gli uomini. E' inaccettabile che in paesi come l'iran le donne siano sottomesse e subiscano pene che gli uomini non subiscono".
I rappresentanti delle due associazioni,che giovedi parteciperanno all'iniziativa hanno ringraziato il presidente Polverini per la sensibilita' e l'impegno."Se Sakineh verra' lapidata o impiccata sara' un fiume di esecuzioni - ha detto Davood Karimi - salvare sakineh significa fermare la macchina della repressione della dittatura".
Sharzad Sholeh ha ribadito "l'importanza di questa campagna contro la lapidazione di Sakineh. Chiediamo di andare avanti,questo regime è disumano e misogino come dimostrato dagli attacchi a Carla Bruni. In Iran non c'è democrazia, le donne non hanno valore né voce, la situazione è piu' drammatica di quello che si vede".

Roma, 7 set. (Adnkronos) - "Giovedi' prossimo, in occasione della chiusura del Ramadan, all'entrata del palazzo della Regione Lazio sara' esposta una gigantografia di Sakineh. Invitiamo tutti i cittadini di buonsenso a deporre, e non a scagliare, una pietra sotto l'immagine di questa donna". Lo ha detto Renata Polverini, presidente della Regione Lazio, annunciando una nuova iniziativa, denominata 'Nessuno scagli la prima pietra', stabilita oggi pomeriggio durante un incontro tra la presidente e Davood Karimi, presidente dell'Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia, e Shahrzad Sholeh, presidente delle Donne iraniane democratiche in Italia

Questa mobilitazione si aggiunge alla campagna 'No alla lapidazione' lanciata sul sito della Regione Lazio in favore di Sakineh, la donna condannata alla morte per lapidazione dal regime iraniano per adulterio e complicita' nell'omicidio del marito.

"Ci siamo ritrovati oggi -ha continuato Polverini- per rilanciare la campagna della Regione Lazio a favore di Sakineh, un simbolo della battaglia che la comunita' internazionale ha il dovere di combattere fino in fondo. Non solo lei, ma tante altre donne sono private di ogni liberta' anche soltanto per degli atteggiamenti, e vengono condannate e pene incredibili. La Regione Lazio come istituzione ed io come donna abbiamo il dovere di mobilitarci contro tutto questo". (segue)

Napolitano interviene sul caso Sakineh: «Impegno intenso dell'Italia per salvarla»



Davood Karimi: a nome del popolo iraniano e della famiglia di Sakineh ringrazio il presidente Napolitano per il Suo impegno e la Sua vicinanza al popolo iraniano. Grazie Presidente!

L'Italia è impegnata in prima linea in una mobilitazione che possa salvare l'iraniana Sakineh dalla pena di morte. Lo sottolinea il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo a una domanda dei giornalisti durante le dichiarazioni alla stampa dopo i colloqui con la presidente finlandese Tarja Halonen. «La posizione del governo italiano è stata molto netta e non solo di principio - ricorda Napolitano - c'è stata una iniziativa nei confronti del governo iraniano e ieri mi ha riferito il ministro Frattini che gli è stato fatto sapere che nessuna decisione è stata presa a riguardo».

«La sollecitazione forte del governo, delle istituzioni e dell'opinione pubblica italiana continua ad essere intensa per evitare che si compia un atto altamente lesivo dei principi di libertà e di difesa della vita», ha continuato Napolitano. Da parte sua la presidente finlandese ha ringraziato l'Italia «per il suo attivismo contro la pena di morte: è un Paese esemplare su questo tema»

Iran: la lettera del sindaco di Roma al sindaco di New york sulla visita di Ahmadinejad



Tuesday, 07 September 2010
Mr. Michael Bloomberg
Onorevole Sindaco di New York City

Caro Collega,

Le notizie sulla visita programmata dal presidente della vigente dittatura iraniana a New York per partecipare alla sessione all’Assemblea delle Nazioni Unite in settembre sono state fonte di grave malcontento tra le persone democratiche ed amanti della libertà in tutto il mondo.

Negli ultimi dodici mesi, le città iraniane hanno assistito a proteste di massa da parte di milioni di persone che hanno dichiarato al mondo di rifiutare la dittatura religiosa in tutti i suoi elementi e di cercare invece la democrazia e la libertà.

Il regime ha risposto a queste dimostrazioni ricorrendo a un numero crescente di arresti, torture, stupri e l'esecuzione di dissidenti e prigionieri politici accusando alcuni di loro di "moharebeh", o fare la guerra a Dio. L'esecuzione quasi giornaliera dei giovani e il tramandare punizioni medievali come la lapidazione sono estremamente inquietanti per la gente di tutto il mondo. L'anno scorso, l'Assemblea Generale dell'ONU ha condannato fermamente le violazioni sistematiche dei diritti umani in Iran. Questa è stata la 56 ° condanna del regime iraniano da parte di vari organi delle Nazioni Unite.

Nello stesso tempo, il regime iraniano ha intensificato le sue trame e misure repressive contro i 3.400 dissidenti iraniani residenti a Campo Ashraf, in Iraq, i quali sono considerati "persone protette" ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra. Su ordine del regime, nel luglio 2009, un attacco mortale è stato effettuato contro gli abitanti inermi del campo, portando a 11 morti ed a oltre 500 feriti. Un certo numero di parenti di questi dissidenti sono stati arrestati in Iran e condannati a morte.

Il regime clericale ha anche sfidato le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite relative al programma nucleare, e sta continuando con l'ottenimento di una bomba nucleare. Il popolo iraniano ha denunciato la teocrazia nella sua interezza, mentre il regime insiste con i suoi tentativi di ottenere un'arma nucleare e continua a esportare il suo terrorismo e fondamentalismo nel resto della regione, innescando una grave crisi regionale e internazionale. Accogliendo favorevolmente il presidente di un tale regime all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite è assolutamente inaccettabile.

Forse vi ricorderete che, durante la visita di Ahmadinejad a Roma nel giugno 2008 per partecipare al congresso dell’Organizzazione per l'Alimentazione e l’Agricoltura dell’ONU, il comune della capitale italiana ha coraggiosamente protestato ordinando che le luci della Piazza del Municipio fossero spente per 15 minuti per condannare la visita di Ahmadinejad . Questo atto di protesta ha ricevuto una straordinaria quantità di sostegno da parte dei cittadini di Roma.

Signor Sindaco,

Sono sicuro dell’ostilità nutrita da Lei e dalla stragrande maggioranza del popolo di New York, una città che simboleggia la libertà e la solidarietà globale, per la visita di questo dittatore. Ciò è particolarmente vero in quanto tale occasione e altre simili vengono sfruttate dal regime al potere in Iran per intensificare la repressione del popolo iraniano ed esportare il terrorismo e il fondamentalismo all'estero.

Pertanto, chiedo rispettosamente che dichiari la Sua opposizione alla visita di Ahmadinejad a New York City, che in effetti è condannabile nei termini più forti possibili, per dimostrare la Sua solidarietà con il popolo iraniano e il suo grido per la democrazia e i diritti umani. Vorremmo inoltre chiedere che adotti misure adeguate per impedire che venga fornita ad Ahmadinejad e alla sua delegazione ogni risorsa della città.

Sindaco di Roma, Gianni Alemanno
Roma, 27 agosto 2010

APPELLO ON. OSVALDO NAPOLI PER SAKINEH


07-09-10
IRAN: O.NAPOLI (PDL), APPELLO A GHEDDAFI, ''INTERVENGA PER SAKINEH''

(ASCA) - Roma, 7 set - ''Rivolgo un appello personale al leader libico Muhammar Gheddafi, sulla cui amicizia l'Italia puo' contare, perche' intervenga sul governo iraniano e fermi la mano del boia contro Sakineh. Gheddafi puo' cosi' dimostrare quanto a cuore gli stia davvero la sorte della donna musulmana in genere e di Sakineh in particolare''. Lo scrive in un messaggio il vice presidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli.

''Il colonnello libico - continua Napoli - ha autorevolezza e ascendente sul mondo musulmano per compiere un gesto di umanita' davvero significativo''.

'Confido in lui - conclude il vice presidente dei deputati Pdl, che rivolge al leader libico un appello personale -, il mondo guarda a Teheran perche' li' e' in gioco la vita di una donna e con essa i diritti di tutte le donne, senza distinzioni di etnia o di fede religiosa''.

Iran: Barroso, scioccato per condanna Sakineh, nessuna giustificazione


Bruxelles, 7 set. (Adnkronos/Aki) - "Sono scioccato di come i diritti delle donne siano calpestati in certi paesi, e sono scioccato di come Sakineh Ashtiani sia stata condannata alla lapidazione. E' un atto efferato". Lo ha dichiarato il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso durante il suo primo discorso sullo stato dell'Unione europea tenuto davanti la Parlamento europeo a Strasburgo. "Nell'Ue noi condanniamo questi atti, che non hanno giustificazione morale ne' religiosa", ha aggiunto Barroso, sottolineando come per l'Ue "i diritti umani non siano negoziabili".
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LA VERGOGNOSA DICHIARAZIONE DI FRATTINI:"NO A ROTTURA RAPPORTI IN CASO DI LAPIDAZIONE SAKINEH"


LUCE VERDE DI FRATTINI ALLA LAPIDAZIONE DI SAKINEH
Comunicato stampa:
Associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia condannando fermamente le ultime dichiarazioni di Frattini dichiara sdegnata da queste inopportune uscite del ministro degli esteri italiano per quanto ha detto oggi ai microfoni della Radio 24 sulla eventuale lapidazione della signora Sakineh e considera queste affermazioni come una pietra tombale su tutte le attività finora svolte a favore della signora Sakineh anche da parte del governo del presidente Berlusconi e dei suoi ministri Donna che si sono dichiarate tutte "SAKINEH". Secondo noi tali affermazioni incoraggiano di più il regime terrorista e fondamentalista dei mullah nel proseguire la sua disumana politica interna ed esterna. Chiediamo al governo italiano di smentire immediatamente tale LUCE VERDE alla lapidazione della signora Sakineh e di correggere le dichiarazioni del ministro Frattini. In questo momento storico che esiste una grande unanimità di vedute e di posizioni sulla disumana politica di repressione del regime iraniano tali uscite favoriscono solamente la parte violenta e fondamentalista che è costituita dal regime fondamentalista dei mullah.
Davood Karimi, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

07-09-10
IRAN: FRATTINI, NO A ROTTURA RAPPORTI IN CASO DI LAPIDAZIONE SAKINEH

(ASCA) - Roma, 7 set - Nessuna rottura dei rapporti diplomatici con l'Iran nel caso in cui ci fosse la lapidazione di Sakineh. Lo ha spiegato il ministro degli Esteri, Franco Frattini.

''Noi non possiamo immaginare di fare politica estera in questa maniera'', ha detto il titolare della Farnesina intervenuto ai microfoni di Radio 24, sottolineando che e' proprio attraverso la diplomazia che si puo' salvare la vita della donna. Infatti, ha aggiunto, ''all'interno del sistema iraniano da tempo e' aperto un dibattito sulla praticabilita' di un'esecuzione cosi' brutale e orribile'' come la lapidazione. E una ''grande pressione internazionale'' potrebbe far fare ai giudici iraniani una marcia indietro sulla sentenza.

Frattini si e' detto disponibile ad incontrare il suo omologo iraniano: ''Se lui venisse a Roma sarei ben lieto di accoglierlo per un incontro ufficiale''.

lunedì 6 settembre 2010

L’Iran paga i talebani che uccidono i militari alleati - L’ANALISI






dal nostro inviato a Herat Gianandrea Gaiani
Lunedì 6 Settembre 2010 (Afghanistan)

Non è certo la prima volta che emergono dall’Afghanistan prove dettagliate circa il supporto diretto che l’Iran offre ai talebani afghani in termini di denaro, armi e addestramento, ma le fonti citate dal britannico Sunday Times hanno fornito una mole di materiale tale da compromettere la posizione del regime di Teheran che a parole vuole contribuire a stabilizzare lo stato confinante.

Raccogliendo le testimonianze di fonti dell’intelligence afghana e dei combattenti talebani il Sunday Times ha scoperto che alcune società iraniane, fondate negli ultimi sei mesi per aggiudicarsi contratti per la ricostruzione dell’Afghanistan, operano in realtà come finanziatori degli insorti.

Ai talebani vengono infatti versati 1.000 dollari per l’uccisione di un soldato alleato e 6.000 dollari per ogni veicolo militare distrutto. Premi che si aggiungono alle paghe mensili pagate dall’Iran ad alcuni gruppi di talebani, pari circa 145 sterline a miliziano, più di quanto guadagni un poliziotto o un soldato afgano.

I fondi sarebbero stati trasferiti a Teheran e Dubai attraverso le banche afgane, inclusa la Banca di Kabul che è parzialmente posseduta dal fratello del presidente Hamid Karzai, Mahmood. Da questi Paesi, scrive il Sunday Times, i finanziamenti sarebbero poi tornati in Afghanistan “attraverso il sistema bancario islamico informale, noto come hawala, per essere poi girati ai talebani”.

In questo modo, ha spiegato un funzionario dell’intelligence afgana, ”le società coinvolte nel finanziamento dei ribelli possono coprire facilmente le loro tracce”. Secondo l’intelligence della Nato, la rete sarebbe stata fondata dalla Divisione speciale dei Pasdaran “al Quds” (Gerusalemme), l’unità che si occupa delle operazioni all’estero e appoggia i miliziani iracheni e i libanesi di Hezbollah.

Il Sunday Times ha anche intervistato uno di questi tesorieri talebani, che in una visita ad una società iraniana a Kabul ha ritirato fondi per un totale di 18.000 dollari che ha nascosto in un sacco di farina. I fondi erano la ricompensa per l’uccisione di diversi soldati afgani durante un attacco condotto il 12 luglio in cui erano stati colpiti due pick-up dell’esercito locale ed un veicolo blindato statunitensi

Il tesoriere, un contadino al quale è stato insegnato a leggere e scrivere in un campo d’addestramento in Iran, ha raccontato di aver ricevuto in tutto 51.000 sterline negli ultimi sei mesi. Nel settore Occidentale dell’Afghanistan, regione che confina con l’Iran posta sotto il comando italiano, il ruolo di Teheran è di grande rilievo negli scambi commerciali, nella ricostruzione afghana ma anche nel sostegno agli insorti come ha denunciato più volte la polizia di frontiera di Herat che ha catturato alcuni miliziani addestrati in tre campi istituiti dai pasdaran non lontano dal confine.

Campi localizzati dall’intelligence oltre i confini con le province di Nimruz, Farah ed Herat, fotografati dai satelliti americani e nei quali i miliziani vengono addestrati a costruire e piazzare ordigni improvvisati sempre più sofisticati. Gli stessi che hanno causato quest’anno oltre la metà dei 500 caduti tra le truppe alleate.

Finora i comandi alleati a Kabul definivano concreto il supporto militare ai talebani proveniente dal territorio iraniano pur senza accusare direttamente il regime di Mahmnoud Ahmadinejad. Un equilibrismo diplomatico sempre più difficile da mantenere di fronte al ruolo sempre più evidente dei pasdaran nella guerra afghana.

RICHIESTA DI ESPORRE LA FOTO DI SAKINEH ALLA PROVINCIA DI BOLOGNA


Politica | 06/09/2010 | ore 16.16 »
Bologna, 6 set. - (Adnkronos) - La Provincia di Bologna esponga sulla facciata della sua sede in via Zamboni un'immagine di Sakineh Mohammadi Ashatiani, la donna condannata dal regime iraniano alla morte per lapidazione "per sensibilizzare ulteriormente l'opione pubblica". E' quanto chiedono in un odg rivolto alla giunta Draghetti i consiglieri provinciali di Fli Enzo Raisi, Roberto Flaiani, Sergio Guidotti e Giuseppe Sabbioni e i colleghi dell'Udc Gianfranco Tommasi e Mauro Sorbi.

Ricordando che "che l'Italia da sempre e' contraria alla pena di morte e ad ogni forma di violenza sugli imputati", Fli e Udc di Palazzo Malvezzi chiedono che non solo la giunta dalla Provincia ma anche i parlamentari bolognesi si mobilitino per " attivare tutte quelle procedure volte a sospendere questa barbaria". "Si interrompano - recita, inoltre, l'odg - le persecuzioni fisiche e psicologiche che in quei Paesi a religione islamica vengono normalmente attuate contro le persone ed in particolare verso i cristiani".

 
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